15/01/2026
Non lavoro con chi cerca risposte veloci.
C’è un punto, nella vita di alcune persone,
in cui la consapevolezza non basta più.
Hai letto.
Hai capito.
Sai nominare quello che vivi.
Eppure qualcosa resta fermo. Qualcosa sembra sempre inceppato.
Non sei resistente.
Non sei “bloccata”.
Ma stai chiedendo alle stesse spiegazioni
di portarti dove non possono arrivare.
Lì!
È lì che io lavoro.
Con chi è stanca di migliorarsi.
Con chi non deve essere aggiustata.
Con chi sente che il problema non è “cosa fare”,
ma da dove cominciare (o riprendere) a guardarsi.
La psicoterapia, per come la intendo,
non serve a stare meglio nel modo giusto.
Serve a smettere di vivere in una forma che non ti appartiene più. Serve a raggiungere quella sensazione impagabile: appartenersi davvero. Pienamente. Profondamente. Liberamente.
Mi spiace, io non posso promettere sollievo.
Non semplifico. Ed è per questo che questo lavoro non è per tutti.
Ed io, infatti, non accompagno tutti.
Accompagno chi ce la fa, ce l’ha sempre fatta, ma non è più solo farcela che vuole.
Chi potrebbe continuare sapendo che fare da sé è possibile, ma non sostenibile.
Accompagno chi ha a cuore il come, prima che il dove. Chi cerca la comodità ma sa stare nella scomodità che il lavoro terapeutico a volte comporta.
Non è per tutti.
E per questo funziona.