Fisioterapista Gabriele Trotta

Fisioterapista Gabriele Trotta Specializzato in esercizio terapeutico funzionale nella riabilitazione ortopedica e neurologica

12/05/2026
E anche nel 2026 il gruppo Jingle Squats ha raggiunto un nuovo grandissimo risultato!!Grazie alla generosità di tantissi...
10/03/2026

E anche nel 2026 il gruppo Jingle Squats ha raggiunto un nuovo grandissimo risultato!!

Grazie alla generosità di tantissime persone aiuteremo a realizzare i progetti di “Fondazione Solo Per Te”, una realtà importante per aiutare bambin* e famiglie che convivono con disabilità complesse.

Per il momento il progetto si interrompe ma restate sintonizzati perchè prima o poi torneremo!!
A presto…


🧠 Il cervello è un sistema che predice, integra e ottimizza… per farlo ha bisogno di stimoli diversi!In neuroriabilitazi...
06/02/2026

🧠 Il cervello è un sistema che predice, integra e ottimizza… per farlo ha bisogno di stimoli diversi!

In neuroriabilitazione, due meccanismi possono potenziare in modo significativo l’apprendimento motorio:

🔹 Stimolazione multisensoriale
Il sistema nervoso opera in un ambiente “rumoroso”: le informazioni sensoriali non sono mai perfette.
Per questo il cervello combina vista, tatto, udito e propriocezione per ridurre l’incertezza e costruire movimenti più affidabili.
Quando un compito riabilitativo coinvolge più sensi in modo coerente:
✔ migliora la precisione
✔ aumenta la stabilità del gesto
✔ si rafforzano le connessioni sensori-motorie
Il movimento diventa più chiaro per il cervello.

🔹 Rhythmic cueing
Il cervello è anche una macchina del tempo.
I cue ritmici (metronomo, musica, segnali tattili) permettono la sincronizzazione tra reti neurali e movimento.
Questo fenomeno è noto come NEUROENTRAINMENT e:
✔ riduce la variabilità del movimento
✔ migliora coordinazione e fluidità
✔ facilita un controllo più automatico ed efficiente
Il ritmo diventa una guida esterna che aiuta a compensare deficit del timing interno, frequenti nelle patologie neurologiche.

🔗 Insieme funzionano ancora meglio
La multisensorialità migliora la qualità delle informazioni sul movimento.
Il ritmo organizza quando quel movimento deve avvenire.
📌 Molte informazioni + migliore organizzazione temporale = ambiente ideale per la neuroplasticità.
Non stiamo solo facendo fare esercizi.
Stiamo modulando come il cervello percepisce e predice il movimento.

📚Bibliografia:
* Ghai, S., et al. (2018). “Effect of rhythmic auditory cueing on parkinsonian gait: a systematic review and meta‑analysis”
* Stein, B. E., et al. (2008). “Multisensory integration: current issues from the perspective of the single neuron”
* Maier, M., et al. (2019). “Principles of Neurorehabilitation After Stroke Based on Motor Learning and Brain Plasticity Mechanisms”

28/01/2026

Optimal Challenge Point 🎯🧠

In riabilitazione, “fare tanto” non serve a nulla se non colpiamo il giusto livello di difficoltà. La neuroplasticità non risponde alla ripetizione passiva, ma alla sfida cognitiva.

🔍 Difficoltà Nominale vs Funzionale: secondo il modello di Guadagnoli e Lee (2004) ripreso da molti autori come anche Bayona et al. (2025), un compito non è difficile “in assoluto”. La difficoltà funzionale dipende dalle abilità residue del paziente. L’apprendimento ottimale avviene solo al “Challenge Point”: quel punto di equilibrio dove le richieste di elaborazione delle informazioni incontrano le capacità del soggetto.

🧠 Perché la sfida accende il cervello?
* Errore di Predizione: se il compito è troppo semplice, non c’è errore. Senza errore, il cervello non ha motivo di cambiare le proprie connessioni.
* Sistemi Noradrenergici: alcuni studi (Aston-Jones & Cohen, 2005) suggeriscono che i neuroni noradrenergici monitorano costantemente la performance per regolare l’attenzione e la plasticità.
* Attivazione Parietale: quando la complessità aumenta correttamente, vediamo un picco di attività nelle aree parietali, responsabili dell’integrazione sensomotoria avanzata.

📈 Lo “Shaping” clinico è alla base del successo della CIMT (Constraint-Induced Movement Therapy). Non si tratta di dare compiti impossibili, ma di utilizzare lo shaping: progressioni graduate e personalizzate che mantengono il paziente costantemente nella sua “zona di sviluppo motorio”.
💡 Il consiglio extra: se permetti al paziente di controllare parzialmente la difficoltà dell’esercizio (Self-controlled practice), i risultati in termini di ritenzione sono significativamente superiori (Andrieux et al., 2012).

📚 Bibliografia
* Maier, M., et al. (2019). “Principles of Neurorehabilitation After Stroke Based on Motor Learning and Brain Plasticity Mechanisms”
* Bayona, N. A., et al. (2025). “Motor learning principles in stroke upper-limb task-oriented training trials: progressive task difficulty and corticomotor excitability.”
* Andrieux, M., et al. (2012). “Self-control of task difficulty during training enhances motor learning of a complex coincidence-anticipation task.”

25/01/2026

Variabilità motoria e ritenzione: i meccanismi della neuroplasticità 🧠

In neuroriabilitazione, la distinzione tra performance temporanea e apprendimento permanente è il confine che separa un trattamento efficace da uno puramente transitorio.

📉 Il limite della Pratica Costante (Blocked Practice)
L’esecuzione ripetitiva e stereotipata dello stesso pattern motorio produce un rapido miglioramento della prestazione immediata, ma una scarsa ritenzione a lungo termine. Questo fenomeno avviene perché il sistema nervoso riduce il carico cognitivo, entrando in uno stato di “efficienza automatica” che non stimola la formazione di nuove tracce mnemoniche stabili.

🧩 L’Interferenza Contestuale come driver di cambiamento
La Variable Practice introduce un carico di lavoro cognitivo superiore. Attraverso la variazione sistematica dei parametri del compito (forza, velocità, traiettoria, ampiezza), costringiamo il SNC a un continuo processo di re-planning motorio.

🧠 Correlati Neurofisiologici
Le evidenze di neuroimaging (Lage et al., 2015) indicano che la variabilità:
1. Potenzia la connettività cortico-corticale: incrementa il dialogo tra la corteccia prefrontale dorsolaterale (pianificazione) e le aree motorie supplementari (esecuzione).
3. Ottimizza il network neurochimico: la novità e la sfida motoria promuovono il rilascio di acetilcolina e noradrenalina, neuromodulatori essenziali per la Long-Term Potentiation (LTP) e il consolidamento sinaptico.

🚀 Obiettivo: Generalizzazione
Il fine ultimo non è la competenza nel setting clinico, ma il trasferimento dell’abilità in contesti non strutturati. Senza variabilità, il movimento rimane legato al contesto specifico della seduta. Variando la sfida, rendiamo il pattern motorio resiliente e adattabile alle perturbazioni della vita quotidiana.

📚 Bibliografia:
* Maier, M., et al. (2019). “Principles of Neurorehabilitation After Stroke Based on Motor Learning and Brain Plasticity Mechanisms”
* Lage, G. M., et al. (2015). “Repetition and variation in motor practice: A review of neural correlates”

20/01/2026

Task vs Goal: Trasformare l’esercizio in apprendimento. 🧠🎯
Entriamo nel vivo del “cosa” e del “come” alleniamo. Non sono la stessa cosa, e la scienza ci spiega il perché.

✅ 4. Pratica Task-Specifica (Il COSA) Il cervello è un ottimizzatore: modella le mappe sensomotorie sulle condizioni esatte dell’attività. Se il target è l’autonomia nelle ADL, dobbiamo allenare quelle. 👉 La verità clinica: Essere specifici significa accettare che il sistema implementi strategie diverse (compensi) per raggiungere il risultato. Come sottolineato dalla letteratura moderna, il compenso funzionale non è un “errore”, ma spesso una risorsa per l’indipendenza.

🎯 5. Pratica Goal-Oriented (Il COME) Non è solo muoversi, è “risolvere un problema”. Spostare l’attenzione sull’effetto esterno (Focus Esterno) riduce l’incertezza e accelera l’automatismo. Neurologicamente, avere un target attiva circuiti premotori e parietali molto più potenti del movimento astratto, riequilibrando la bilancia interemisferica.

🚀 In sintesi: Il Task-Specific definisce l’ambiente reale. Il Goal-Oriented accende l’intenzione. Usarli insieme è una necessità clinica per innescare una neuroplasticità che sia davvero utile al paziente.

📚 Bibliografia:
* Maier, M., et al. (2019). “Principles of Neurorehabilitation After Stroke Based on Motor Learning and Brain Plasticity Mechanisms”
* Dromerick, A. W., et al. (2021). “Critical Period After Stroke Study (CPASS): A phase II clinical trial testing an optimal time for motor recovery after stroke”
* Krakauer, J. W., & Carmichael, S. T. (2021). “Broken Movement: The Neurobiology of Motor Recovery after Stroke”
* Wulf, G. (2013). “Attentional focus and motor learning: a review of 15 years”

La Neuroplasticità non è gratis: servono massa, spazio e dose. 🧠Troppo spesso ci concentriamo solo su “quale” esercizio ...
11/01/2026

La Neuroplasticità non è gratis: servono massa, spazio e dose. 🧠

Troppo spesso ci concentriamo solo su “quale” esercizio fare, dimenticando il “come” somministrarlo. Secondo Maier et al. (2019), le prime tre regole del gioco per indurre cambiamenti reali nel sistema nervoso sono:
1️⃣ Massed Practice: L’intensità che rompe gli schemi vecchi. 2️⃣ Spaced Practice: Il silenzio (riposo) che permette al cervello di memorizzare il nuovo. 3️⃣ Dosage: La quantità critica. Senza un numero sufficiente di ripetizioni, il cervello semplicemente non si riorganizza.

Come clinici, il nostro compito è bilanciare questi tre ingredienti. Un dosaggio alto è inutile se la fatica sporca il segnale (serve lo Spacing). Una sessione “spaziata” è inutile se il volume totale è troppo basso (serve il Dosage).

Inizia a pensare alla tua seduta come a una prescrizione farmacologica: la dose e la frequenza fanno la differenza tra un effetto transitorio e un cambiamento strutturale.

“Principles of Neurorehabilitation After Stroke Based on Motor Learning and Brain Plasticity Mechanisms”, Maier et al. (2019)

Si ricomincia... dopo l’interruzione natalizia è ora di rimettersi in pista e quale modo migliore se non fare Jingle Squ...
10/01/2026

Si ricomincia... dopo l’interruzione natalizia è ora di rimettersi in pista e quale modo migliore se non fare Jingle Squats?!? 🏋️‍♂️

🗓️ Tutti i lunedì e i mercoledì, dal 12 gennaio a fine febbraio, ci vediamo alle 19:15 su Zoom.

Insieme lavoreremo sulla variabilità motoria con movimenti dinamici, divertenti e anche un po’ faticosi per farci del bene ma anche fare del bene infatti…

Il tutto è gratuito ma, per chi vuole e può, chiedo di dare un senso ai nostri sforzi con una donazione a favore di “Fondazione Solo Per Te”. ♥️

Le donazioni sosterranno concretamente bambine, bambini e famiglie che convivono con disabilità complesse, attraverso progetti di accoglienza, laboratori e vacanze inclusive basate sul valore della persona. 🧩✨

ℹ️ Per partecipare e ricevere il link contattami!! ℹ️


Ogni anno il gruppo Jingle Squats riesce a sorprendermi… sempre!!Grazie alla generosità di tantissime persone, quest’ann...
29/12/2025

Ogni anno il gruppo Jingle Squats riesce a sorprendermi… sempre!!
Grazie alla generosità di tantissime persone, quest’anno aiuteremo a realizzare la settimana di Mio Figlio ha una 4 Ruote 2026.

Da anni questa settimana è un punto di riferimento per molte famiglie che affrontano ogni giorno la SMA.
Da anni volontari straordinari donano tempo, energie e cuore, sia con le donazioni sia partecipando in prima persona.
Da anni ho imparato una cosa fondamentale: “Si può fare!” 💪 E sì, dipende davvero da ognuno di noi.

Questa è anche la storia di Jingle Squats, un piccolo grande progetto che diventa vero solo se ognuno ci crede. Grazie a chi partecipa e a chi ci sostiene… il gruppo riprende nel 2026, a breve molte novità!!

01/11/2025

Qualche anno fa ho iniziato a prestare molta attenzione alle parole che utilizzavo quotidianamente nel mio lavoro, per capire quale impatto potessero avere sulle persone.

Mi è sembrato naturale sostituire termini come dritto (e storto) con espressioni più efficaci, scegliendo di descrivere semplicemente la posizione o il movimento in base a ciò che volevo comunicare.

Con altre parole, però, la questione si è fatta più complessa. Quando si parla di dolore, ad esempio, tutto cambia: spesso si fanno troppe domande, soprattutto durante un esercizio o nel corso di una seduta.

Il dolore è un aspetto, ma non è la persona. Può essere rilevante, ma non necessariamente determinante: dipende sempre dagli obiettivi e dal momento del percorso riabilitativo.

Le parole che scegliamo possono accompagnare, sostenere o limitare: saperle usare consapevolmente è parte integrante del processo di cura.

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