Alagen-io

Alagen-io Il benessere, la cultura della nutrizione ed il metodo scientifico sono i valori del nostro lavoro.

08/05/2026

🧠 UOVA E ALZHEIMER: IL COLLEGAMENTO CHE NON TI ASPETTAVI
Amici della "scienza", a chi vi dice che le uova fanno malissimo, che ti fanno ve**re il colesterolo le placcate ateroslerotiche e la morte-di-subito, oggi porto una notizia importante direttamente dal Journal of Nutrition.
Uno studio longitudinale della Loma Linda University (quasi 40.000 over 65 seguiti per 15 anni) che ha osservato una correlazione significativa: chi consuma 1 uovo al giorno per almeno 5 giorni la settimana (e sono pochi!) mostra una RIDUZIONE del rischio di fino al 27% rispetto a chi non le mangia mai..... o preferisce la mistica fetta-biscottata-col-velo-di-marmellata.
Anche un consumo più basso (2-4 volte/settimana) dà un -20%.
Il meccanismo?
Le uova sono un concentrato di:

🔹 Colina → precursore dell'acetilcolina, neurotrasmettitore chiave per memoria e apprendimento.
🔹 Luteina e zeaxantina → carotenoidi con azione antiossidante e antinfiammatoria sul tessuto cerebrale.
🔹 Omega-3 e fosfolipidi → supportano la trasmissione sinaptica.
Attenzione: lo studio è osservazionale (non dimostra causa-effetto) ed è condotto su una popolazione (Avventisti) con stile di vita già molto sano, migliore di quello occidentale.
E il funding ha visto anche l'American Egg Board – da prendere con la dovuta cautela ..... ma inserire l'uovo in una dieta bilanciata è una strategia a basso costo e ad alto potenziale neuroprotettivo!
Non fartii illusioni: non è un "superfood magico" da solo: vedilo come un tassello in una strategia a più livelli
Se vuoi stare bene DEVI:
1) Cambiare stile di vita
2) mangiare bene
3) fare CORRETTA attività fisica
4) Entrare nello state-of-mind noto come .
Ti auguro che la tua giornata sia lieve, energica e ricca di spunti di riflessione.
Perché la tua salute vale 💪
https://bioengineer.org/study-finds-egg-consumption-linked-to-reduced-risk-of-alzheimers-disease/

04/05/2026

DUE UOVA O UNA FETTA-BISCOTTATA-CON-IL-VELO-DI-MARMELLATA?
Considerando la colazione tipica degli italiani - e la "paura immotivata" a fare colazione con le uova - il paragone che ti propongo è molto interessante: oppone un alimento a densità nutrizionale elevata (l’uovo) a uno prevalentemente glucidico e povero di micronutrienti (fetta biscottata + marmellata).
Se consideriamo 2 uova medie (circa 100 g di parte edibile) comparate ad 1 fetta biscottata (circa 10 g) + un velo di marmellata (circa 10 g, pari a ~1 cucchiaino raso) ecco cosa vediamo:
1) la fetta biscottata fornisce "tracce di minerali" (Na, K, Mg) in quantità irrisorie. La marmellata dà solo zuccheri e piccole tracce di vitamina C (se fatta con frutta, ma 10 g sono pochi) e qualche flavonoide.
2) l'uovo contiene zero zuccheri, proteine ad alto valore biologico (tutti gli amminoacidi essenziali), 10 g di grassi (di cui 3 g saturi) + lecitine, fosfolipidi, colesterolo (MA NON IMPATTA LA COLESTEROLEMIA NELLA MAGGIOR PARTE DELLE PeRSONE).

Approfondimento nei primi due commenti

Certamente 2 uova forniscono circa il doppio delle calorie di una fetta-biscottata-con-il-velo-di-marmellata (circa 70-80 kcal in più) ma le 2 uova SONO IMCOPARABILMENTE SUPERIORI ALLE calorie vuote (zuccheri) DELLA FETTA DI CUI SOPRA,
mentre offrono un ampio spettro di vitamine, minerali e composti bioattivi fondamentali (colina, luteina, selenio).

Se hai bisogno di approfondire fallo liberamente, espirmi la tua opinione ed esperienza nei commenti.
E che la salute ti accompagni ..... perchè la tua salute ha un valore inestimabile

04/05/2026

OLIO D'OLIVA?
NON PIU' DI UN CUCCHIAINO A PASTO PERCHE' FA INGRASSARE ...
Quando arriva l'ennessimo paziente con una dieta (per diabete obesità dimagrimento) in cui si consiglia
la "fetta-biscottata-con-il-velo-di-marmellata",
il latte scremato e il "cucchiaino" di olio, vorrei tanto poter rimandare il "prescrivente" a studiare all'università
Per i tanti tanti TANTI tanti errori smentiti dalla letteratura moderna.
Perchè se c'è UNA VERITA' oggi, è che si riconosce che gli zuccheri - dal punto di vista del rischio cardiovascolare - FANNO PIU' DANNI di quei "grassi" che da 15 anni sono stati "riabilitati" dalla Società dei cardiologi AMERICANI.
Ne sapevi nulla?
Immagino anche che non sai che è stato dimostrarto che l'olio extravergine d'oliva PROTEGGE DAI TUMORI DEL COLON.
Eh si, ma solo quello ITALIANO al 100%, non quello a 2,99 euro a litro che trovi in offerta..... mischiato con oli di bassa qualità.
Perchè ogni tanto una buona notizia sanitaria ci vuole. Ed è anche un ASSIST contro i fanatici della chilocalorie 😃 😃
La scoperta dell'equipe del Prof. Moschetta di BARI - finanziata dalla - è arrivata dopo uno studio lungo 5 anni su una molecola contenuta nell'olio extravergine di oliva: L'ACIDO .
Che crea una barriera che blocca l’infiammazione delle cellule intestinali e ha dimostrato di PREVENIRE IL TUMORE INTESTINALE.
Non una novità assoluta per i camici bianchi.
Sin dai tempi dello studio delle 7 nazioni del Dott. Keys, riconoscevano all'olio una buona parte degli effetti protettivi contro l'infarto.
Il cuore della dieta mediterranea!
È tra l'altro ARCINOTO a tutti che l'olio d'oliva assunto in QUANTITÀ appropriata abbassa , e .
So già che pensi.
Il dott. Prinzi è impazzito.
Non lo sa che l'olio fa ingrassare mentre PANEPASTAPIZZA e -biscottata-con-il-velo-di-marmellata invece fanno dimagrire?
Non lo sa che bisogna togliere i grassi a tutti sennò si rischia l'infarto?
Peccato che i lavori scientifici più recenti VADANO NEL SENSO OPPOSTO.
Suggerire il consumo di olio extravergine di oliva nella popolazione generale è un passo necessario per lo scienziato barese.
Ancora di più nel caso di pazienti con predisposizione ereditaria al tumore del colon, o per quelli con malattie infiammatorio croniche ( ) come o .
Ma anche nei diabetici!
Non è un caso, secondo Moschetta - che proprio in terra di Bari, come in tutta la Puglia, l'aspettativa di vita media superi gli 84 anni di età.
Ecco i miei tre consigli per te oggi:
1) Aggiungi serenaMente almeno 2-3 cucchiai di olio d'oliva extravergine (siciliano😅😅) ad ogni pasto.
32) Rottama qualunque SANITARIO (sai a cosa mi riferisco) che ti ha proibito olio e b***o o invitalo a studiare cos'è l'acido .
Ti do una chance: approfondisci l'argomento, continua a seguire la pagina e Condividi liberaMente.
Oggi hai un motivo in PIÙ per farlo: perché la tua salute vale!

P.S.: Il lavoro del Prof. Moschetta - in combo con la - è qui:
https://www.airc.it/news/nellolio-extravergine-la-sostanza-che-contrasta-i-tumori-intestinali
Buona giornata 😉

30/04/2026

Se per "salute" intendiamo solo benessere, comfort, relax, agio, senza mai superare i propri limiti, allora il triathlon potrebbe a prima vista sembrare non del tutto salutare…
Ma forse la salute è più importante del comfort. Forse è salutare accettare una sfida, mettersi alla prova, imparare, crescere, lottare e uscirne più forti. Il triathlon allena il corpo, certo, ma allena anche qualcosa di più profondo: insegna la pazienza quando i progressi sono lenti; insegna l'umiltà quando le cose non vanno come previsto; insegna il coraggio quando l'esito è incerto; e insegna la resilienza quando la mente vorrebbe mollare prima del corpo. Praticato con saggezza, il triathlon può essere una delle attività più salutari, non solo sotto il profilo fisico, ma anche mentale, emotivo e spirituale. Perché c'è qualcosa di profondamente salutare nello scegliere la crescita piuttosto che la comodità. A qualsiasi età...

28/04/2026

Parliamo molto di come vivere più a lungo. Di come estendere la durata della vita.
Ma raramente ci poniamo una domanda molto più scomoda:
cosa stiamo facendo con il tempo che abbiamo già?
Perché il paradosso è evidente.
Passiamo anni a sprecare tempo
in distrazioni, in cose che non contano, in ritmi che ci allontanano da ciò che è davvero significativo.
E poi, a un certo punto, iniziamo a cercare modi per avere più tempo.
Più anni. Più durata della vita. Più estensione.
Ma che senso ha avere più tempo
se non sappiamo vivere quello che abbiamo già?
Forse la prima regola della longevità dovrebbe essere molto più semplice:
non sprecare tempo.
Non in modo frenetico o ansioso,
ma in modo profondamente intenzionale.
Il tempo non è solo una quantità.
È una qualità della presenza.
È quanto della tua vita riesci davvero a vivere,
non solo quanto a lungo dura.
La longevità, quindi, non è solo aggiungere anni alla vita.
È vivere in modo tale che il tempo non sia più un nemico da combattere o da cui scappare,
ma qualcosa da abitare, da usare, da rispettare.
Perché alla fine,
non abbiamo bisogno di più tempo.
Abbiamo bisogno di un rapporto diverso con esso.

16/04/2026

Il pane non ti fa ingrassare per le calorie. Lo fa in un altro modo.

I topi che mangiavano più non c'entrava nulla. Mangiavano le stesse calorie degli altri. Si muovevano uguale. Eppure ingrassavano lo stesso — e cominciavano a farlo già dalla quarta settimana.

Lo studio l'ha fatto l'Osaka Metropolitan University, pubblicato su Molecular Nutrition & Food Research nel 2026. Non stavano testando una dieta ipercalorica. Stavano dando farina di grano, pane e derivati a topi con un'alimentazione altrimenti identica — stesse calorie, stessa attività fisica.

Il risultato ha ribaltato uno dei princìpi base della nutrizione moderna.

Il corpo non stava assorbendo di più. Stava spendendo di meno. Il consumo di ossigeno scendeva sia di giorno che di notte. Il rapporto di scambio respiratorio saliva. Il fegato aumentava la sintesi di acidi grassi. Insulina e leptina nel sangue si alzavano. Tutto questo senza un grammo in più di cibo, senza un minuto in meno di movimento.

In parole povere: la fonte di energia cambiava il modo in cui il corpo decideva di usarla.

E qui arriva il dettaglio che nessuno si aspetta.

Non è stato identificato un singolo colpevole — né il glutine, né l'amido, né un additivo specifico. L'effetto apparteneva alla farina di grano nel suo complesso. Anche cotta al forno. Anche sotto forma di pane normale. La farina di riso mostrava effetti simili sulla composizione corporea, il che esclude che fosse una questione di grano in quanto tale.

Spoiler: il meccanismo sembra legato anche allo squilibrio aminoacidico. Il profilo proteico del grano è povero — e questo potrebbe spingere il corpo a compensare riducendo la spesa energetica invece di aumentare l'assunzione.

La parte più scomoda?

Appena la farina veniva tolta dalla dieta, il peso tornava a scendere. Le anomalie metaboliche si attenuavano rapidamente. Senza farmaci, senza restrizione calorica, senza intervento. Solo la rimozione dell'alimento.

L'assunzione fondamentale della dietetica occidentale — una caloria è una caloria, indipendentemente da dove viene — non regge di fronte a questi dati.

Non è quanto mangi. È cosa mangi, e cosa quel cibo ordina al tuo corpo di fare con l'energia.

In breve:
Uno studio del 2026 (Osaka Metropolitan University) mostra che la farina di grano causa aumento di peso nei topi anche senza eccesso calorico
Il meccanismo è un rallentamento del metabolismo: meno spesa energetica, più lipogenesi epatica — non più cibo ingerito
Togliendo la farina dalla dieta, il peso tornava a scendere rapidamente, senza altri interventi

05/04/2026

Vitamina D: può “riprogrammare” il sistema immunitario nei pazienti con malattie infiammatorie intestinali

Una nuova ricerca della Mayo Clinic, pubblicata su Cell Reports Medicine, mostra che la Vitamina D può aiutare a riprogrammare il modo in cui il sistema immunitario reagisce ai batteri intestinali nei pazienti con Malattie infiammatorie intestinali come Malattia di Crohn e Colite ulcerosa.

In queste patologie autoimmuni il sistema immunitario perde la capacità di “tollerare” i batteri normalmente presenti nell’intestino e inizia ad attaccarli, provocando infiammazione cronica. La vitamina D sembra avere un ruolo centrale nel ristabilire questa tolleranza immunitaria.

Gli effetti osservati includono:

rafforzamento della barriera intestinale, riducendo la permeabilità (“leaky gut”);
migliore capacità del sistema immunitario di distinguere tra batteri utili e patogeni;
aumento degli anticorpi protettivi IgA e riduzione degli anticorpi infiammatori IgG;
attivazione dei linfociti T regolatori (Treg) che limitano le risposte autoimmuni;
riduzione delle citochine pro-infiammatorie come TNF-α e IL-6;
miglior controllo dell’infiammazione della mucosa intestinale;
aumento della produzione di peptidi antimicrobici naturali;
miglioramento della composizione del microbiota intestinale, con più batteri benefici produttori di butirrato;
migliore risposta alle terapie biologiche anti-TNF;
protezione della salute ossea, spesso compromessa nei pazienti con queste malattie.

Nello studio, 48 pazienti con IBD e bassi livelli di vitamina D hanno assunto un integratore settimanale per 12 settimane. Le analisi di sangue e feci hanno mostrato un aumento degli anticorpi protettivi IgA, una riduzione delle IgG infiammatorie e un miglioramento degli indicatori di attività della malattia.

I risultati suggeriscono che la vitamina D non si limita a ridurre l’infiammazione: aiuta il sistema immunitario a “reimparare” quali batteri intestinali sono benefici e quali rappresentano una minaccia.

FONTI:
Gubatan J. et al., Cell Reports Medicine, 2026. Multi-omics reveal vitamin D regulation of immune-gut microbiome interactions and tolerogenic pathways in inflammatory bowel disease.

Photo: Front. Immunol., 21 January 2020. Relationships Between Vitamin D, Gut Microbiome, and Systemic Autoimmunity

18/03/2026


POTREBBBE ESSERE CAUSATA DA UNA CARENZA DI B12 (e )?
Quali sono i sintomi della carenza di vitamina B12?
La carenza di vitamina B12 può causare
- sintomi fisici,
- sintomi neurologici
- sintomi psicologici.
I sintomi della carenza di vitamina B12 possono svilupparsi lentamente e peggiorare nel tempo.
Alcune persone potrebbero non presentare sintomi nonostante un basso livello di vitamina B12 nell'organismo.
Le persone con carenza di vitamina B12 possono presentare sintomi e/o danni neurologici senza anemia (mancanza di globuli rossi).
I SINTOMI FISICI della carenza di vitamina B12 possono includere:
- Sensazione di forte stanchezza o debolezza.
- nausea, vomito o diarrea (QUEST'ULTIMA causa la carenza di B12)
- assenza di appetito
- perdita di peso.
- dolore alla bocca o alla lingua.
- pelle giallastra.
I SINTOMI NEUROLOGICI della carenza di vitamina B12 possono includere:
- Intorpidimento o formicolio alle mani e ai piedi.
- Problemi di vista.
- Difficoltà a ricordare le cose o confondersi facilmente.
- difficoltà a camminare o a parlare come di solito.
I SINTOMI PSICOLOGICI della carenza di vitamina B12 possono includere:
a) Mi sento depresso.
b) Mi sento irritabile.
c) sperimentare un cambiamento nel modo in cui ti senti e ti comporti.
PRIMA DI ESSERE PRESO PER DEPRESSO (o stressato ... o psichiatrico) hai due chance: o fai un esame ematico 8e valuti la carenza quando hai la B12 meno di 5-600) e ti "bombi" di B12 (meglio metilata, meglio linguale o sublinguale, meglio se 1 mg al giorno) e valuti come stai
Perchè la tua salute VALE !

15/03/2026
11/02/2026

QUANTO È CORRETTA LA QUOTA DI CARBO ASSUNTA PRIMA E DURANTE LE GARE?
È noto che uno degli aspetti maggiormente sottovalutati dagli sportivi amatoriali, anche quelli che partecipano a eventi su lunga distanza, è quello di una corretta pianificazione dell’integrazione energetica, coerente con raccomandazioni nutrizionali basate sulle evidenze. Nella mia esperienza quotidiana, nonostante impieghi molto tempo con gli atleti che seguo per spiegare loro come e quando alimentarsi correttamente, provando e riprovando tutto quanto in tempo utile prima di una gara importante, ho avuto modo di rendermi conto che molti di essi, quasi maniacali nella gestione degli allenamenti, sottovalutano invece la pianificazione e la sperimentazione sul campo in tempo utile degli schemi nutrizionali necessari per gestire al meglio la gara. A conferma, almeno per alcuni aspetti, di quanto sto dicendo, c’è un interessante studio pubblicato recentemente sull’European Journal of Sport Science (https://doi.org/10.1002/ejsc.70055), che ha analizzato quanto gli atleti amatoriali di endurance siano effettivamente in grado di pianificare e assumere correttamente i carboidrati (CHO) prima e durante una competizione, mettendo in luce un divario assolutamente rilevante tra la teoria e la pratica. Gli autori hanno valutato sessanta atleti amatoriali (38 maratoneti e 22 ciclisti), con età media di 42 anni e una lunga esperienza di allenamento, in due gare di endurance (una maratona e una gran fondo ciclistica). L’assunzione di CHO è stata verificata mediante un approccio combinato, utilizzando cioè diari alimentari nelle 24 ore pre-gara, questionari sull’assunzione pianificata e percepita durante la gara, e la pesatura delle confezioni dei prodotti sportivi consumati per stimare l’assunzione reale durante l’evento. I risultati, per certi versi attesi, ma comunque sorprendenti, confermano le mie esperienze sul campo, mettendo in evidenza che la maggior parte degli atleti non raggiunge affatto le raccomandazioni nutrizionali previste dalle linee guida. Il giorno prima della gara, ad esempio, solo il 5,3% dei maratoneti e nessun ciclista ha raggiunto i 10–12 g/kg di CHO suggeriti per il carbo-loading, con un’assunzione media di 3,4 g/kg nei maratoneti e 4,9 g/kg nei ciclisti. Pure la colazione pre-gara, anche se maggiormente in linea con le evidenze scientifiche, ha mostrato valori medio-bassi. Durante la gara, poi, l’apporto di CHO è risultato estremamente fuori tiro, con solo il 5% dei maratoneti e il 50% dei ciclisti che ha raggiunto i 60–90 g/h raccomandati. Elemento di estremo interesse è inoltre la discrepanza emersa tra quanto era stato pianificato e quanto era stato effettivamente assunto, con gli atleti che tendenzialmente hanno sovrastimato quanto hanno davvero mangiato, con un consumo reale inferiore di 5–10 g/h rispetto a quanto previsto. Considerando che la formulazione maggiormente utilizzata erano i gel, gli autori hanno rilevato che molte confezioni non venivano consumate completamente, contribuendo a un concreto deficit dei CHO assunti. Nel complesso, lo studio dimostra perciò che le pratiche nutrizionali degli atleti amatoriali sono troppo spesso lontane dalle raccomandazioni teoriche, con tutte le conseguenze del caso. Personalmente, anche se non sottolineato dagli autori, ritengo che quanto riportato sia in massima parte ascrivibile a una scarsa propensione degli atleti, troppo occupati ad allenarsi, a provare e riprovare schemi efficaci di alimentazione e integrazione nei mesi che precedono la gara. Nel mio libro “Alimentazione e idratazione negli sport di endurance” (Elika Editrice) trovate spiegato, in modo assolutamente semplice, tutto quanto vi occorre per gestire in modo corretto la vostra integrazione e la vostra idratazione prima e durante i vostri allenamenti e le vostre prossime gare. Poi però bisogna passare dalla teoria alla pratica…

Indirizzo

Via Comessatti 6
Ruda
33050

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