27/05/2022
𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐟𝐢𝐮𝐦𝐞 - 𝐓𝐡𝐢𝐜𝐡 𝐍𝐡𝐚𝐭 𝐇𝐚𝐧𝐡
Nata sulla cima di una montagna, la piccola sorgente danza la sua via verso il basso. La corrente canta mentre viaggia. Vuole andare veloce. Non è capace di andare piano. Correre, precipitarsi, magari anche volare è il suo modo di essere. Vuole arrivare.
Arrivare dove? Arrivare all'oceano.
Ha sentito parlare del profondo, blu, meraviglioso oceano. Diventare uno con l'oceano, è questo che vuole. Scendendo verso le pianure, cresce in un giovane fiume. Snodandosi nel suo percorso attraverso la bellezza dei prati, deve rallentare.
"Perché non posso correre alla stessa velocità di quand'ero torrente? Voglio raggiungere il profondo oceano blu.
Se continuo con questa lentezza, quando mai ci arriverò?"
Come torrente non era felice così com'era. Voleva tantissimo crescere fino a essere un fiume. Ma anche come fiume non si sente felice. Non riesce a sopportare di rallentare. Ma, appena rallenta, il giovane fiume nota la bellezza delle nuvole riflesse nella sua acqua. Sono di diversi colori e forme e fluttuano nel cielo, come fossero libere di andare ovunque gli piaccia.
Volendo essere simile a una nuvola, comincia a rincorrerle, una dopo l'altra. "Non sono felice come fiume. Voglio essere come voi, o soffrirò. La vita non è davvero degna di essere vissuta."
E il fiume inizia il suo gioco. Insegue le nuvole. Impara a ridere e a piangere. Ma le nuvole non si fermano a lungo in un posto. "Si riflettono nella mia acqua, ma poi ripartono. Nessuna nuvola è fedele. Ogni nuvola che conosco mi ha abbandonato. Nessuna mi ha dato soddisfazione o felicità. Detesto il loro tradimento."
L'eccitazione di rincorrere le nuvole non vale la sofferenza e la disperazione. Un pomeriggio, un forte vento trascinò via tutte le nuvole. Il cielo divenne disperatamente vuoto. Non più nuvole da inseguire. La vita divenne vuota per il fiume. Si sentiva così solo da non voler più vivere.
Ma come fa un fiume a morire? Da qualcosa diventare niente? Da qualcuno nessuno? È possibile? Durante la notte, il fiume ritornò a se stesso. Non riusciva a dormire. Ascoltava i suoi stessi lamenti, lo sciabordio delle sue acque contro la riva.
Era la prima volta che si ascoltava in profondità e, nel farlo, scopri qualcosa di molto importante: la sua acqua era fatta di nuvole.
Aveva rincorso le nuvole senza sapere che le nuvole erano la sua stessa natura. Il fiume comprese che l'oggetto della sua ricerca era dentro di lui. Provò pace. All'improvviso, riuscì a fermarsi. Non sentiva più il bisogno di correre dietro a qualcosa al di fuori di lui. Era già quel che voleva diventare. La pace che provava era davvero gratificante e gli portò un grande riposo, un sonno profondo.
Quando il fiume il mattino dopo si svegliò, scoprì qualcosa di nuovo e di meraviglioso riflesso nella sua acqua: il cielo blu. "Com'è profondo, com'è calmo. Il cielo è immenso, stabile, accogliente, e totalmente libero." Sembra impossibile credere che quella fosse la prima volta che il fiume rifletteva il cielo nelle sue acque. Ma è così, perché in passato era interessato solo alle nuvole, e non aveva mai prestato attenzione al cielo.
Nessuna nuvola potrebbe mai abbandonare il cielo.
Lui sapeva che le nuvole erano là, nascoste da qualche parte nel cielo blu. Il cielo deve contenere dentro di sé tutte le nuvole e tutte le acque. Le nuvole sembrano impermanenti, ma il cielo è sempre presente come una casa fidata per tutte le nuvole. Entrando in contatto col cielo, il fiume entrava in contatto con la stabilità. Con la realtà ultima. In passato aveva conosciuto solo l'andare, il ve**re, l'essere, il non essere delle nuvole. Ora riusciva a incontrare la casa di ogni andare, ve**re, essere, non essere.
Nessuno poteva più portar via dalle sue acque il cielo.
Che meraviglia fermarsi ed entrare in contatto!
Gli portò vera stabilità e pace.
Era arrivato a casa.
Quel pomeriggio il vento smise di soffiare.
A una a una tornarono le nuvole. Il fiume era diventato saggio. Riusciva ad accogliere ogni nuvola con un sorriso.
Le nuvole di vari colori e forme sembravano le stesse, ma non erano più le stesse per il fiume. Non sentiva il bisogno di possederne o di inseguirne una in particolare.
Sorrideva a ogni nuvola con equanimità e gentilezza amorevole. Gioiva dei loro riflessi nelle sue acque. Ma quando se ne andavano il fiume non si sentiva abbandonato. Le salutava dicendo: "Addio. Fate buon viaggio". Non era più legato a nessuna delle nuvole.
Era un giorno felice.
Quella notte, quando il fiume tranquillamente aprì il suo cuore al cielo, ricevette l'immagine più meravigliosa che le sue acque avessero mai riflesso, una stupenda luna piena, una luna brillante, rinfrescante, sorridente.
La luna piena del Buddha viaggia
nel cielo della somma vacuità.
Se i fiumi degli esseri viventi sono calmi,
la rinfrescante luna si rifletterà
splendidamente nelle loro acque.
Tutto lo spazio sembrava essere li per il piacere della luna, e lei sembrava assolutamente libera. Il fiume rifletteva la luna nelle sue acque e godeva della stessa libertà e felicità. Che meravigliosa notte di festa per tutti: per il cielo, le nuvole, la luna, le stelle e le acque. Nello spazio sconfinato il cielo, nuvole, luna, stelle e acqua amavano camminare insieme in meditazione. Procedevano senza bisogno di arrivare da nessuna parte, nemmeno all'oceano. Erano semplicemente felici nel momento presente. Il fiume non aveva bisogno di arrivare all'oceano per diventare acqua. Sapeva di essere per sua natura acqua, e nello stesso tempo una nuvola, la luna, il cielo, le stelle e la neve. Perché scappare da se stesso? Si può concepire un fiume che non scorre? Certo, un fiume di necessità scorre. Ma non è necessario che si precipiti.
(Chiamami con i miei veri Nomi)