27/03/2026
Dalla fiducia dei cittadini una nuova responsabilità per il futuro
25/03/2026 16:06:37
di Gianni Petrosillo, Presidente Sunifar
La fotografia che emerge dal recente studio Censis-Federfarma 2026 restituisce con chiarezza un dato che noi, farmacisti rurali, conosciamo da tempo: la farmacia ha rafforzato il proprio ruolo all’interno del Servizio sanitario nazionale, ma è soprattutto nei territori più fragili che questo ruolo assume un valore ancora più profondo. La farmacia rurale rappresenta spesso il primo e unico presidio dello Stato sul territorio; non è una formula retorica, ma una realtà quotidiana fatta di presenza, ascolto e risposta concreta ai bisogni di salute.
Non sorprende, dunque, che il livello di fiducia dei cittadini nei confronti della farmacia rurale sfiori il 96 per cento. È un capitale straordinario, che ci responsabilizza e ci impone di essere all’altezza delle aspettative. In questo scenario, i servizi in farmacia rappresentano una grande opportunità. Dobbiamo valorizzare fin da subito ciò che siamo in grado di garantire in termini di competenze, risorse e appropriatezza. La farmacia rurale può e deve essere un nodo fondamentale delle reti di assistenza territoriale, in coerenza con i modelli di riforma previsti anche dal PNRR. Tuttavia, il percorso può funzionare solo se si sviluppa all’interno di una reale integrazione con i medici di medicina generale e con gli altri professionisti sanitari. La collaborazione non è un’opzione: è la condizione necessaria per costruire una sanità di prossimità efficace.
Le criticità sono chiare. Il rischio più evidente è quello di una sanità a due velocità, dove i cittadini delle aree interne e rurali, quelle dove il bisogno è maggiore, restano penalizzati. A questo, si aggiungono costi logistici e di gestione significativamente più elevati rispetto alle farmacie urbane, che rendono più complessa l’erogazione dei servizi. In questo senso, sono stati realizzati negli anni supporti esclusivi per le farmacie rurali: la revisione della remunerazione con speciali vantaggi per quelle che operano in aree più disagiate, l’utilizzo mirato delle risorse del PNRR, l’attenzione della nuova Convenzione per le specificità dei territori.
Un ulteriore elemento critico è rappresentato dalla carenza dei medici di medicina generale, che nelle aree rurali assume dimensioni particolarmente preoccupanti. In questo contesto, strumenti come la prescrizione ripetibile fino a un anno e lo sviluppo della telemedicina possono rappresentare soluzioni concrete, capaci di ricostruire, anche attraverso reti virtuali, quella continuità assistenziale che oggi rischia di ve**re meno.
Un altro tema, altrettanto centrale, riguarda il trasferimento dei farmaci nel canale della convenzionata. È necessario superare l’idea che tra distribuzione diretta e distribuzione in farmacia non vi siano differenze in termini di servizio. Non è così. Lo dimostra chiaramente il fatto che oltre il 90 per cento dei cittadini chiede un ampliamento della gamma di farmaci disponibili in farmacia. Negli ultimi anni, abbiamo assistito a una progressiva trasformazione del sistema di erogazione dei farmaci che ha comportato, di fatto, uno svuotamento delle farmacie di farmaci complessi, con una perdita non solo economica, ma soprattutto professionale e di servizio.
Ci vuole un cambio di passo. Le farmacie lo hanno già fatto con il nuovo sistema di remunerazione, abbassando significativamente i loro margini per i prezzi più alti. Ora tocca affrontare il vero nodo: il costo del farmaco alla fonte. Le soluzioni esistono già e non comportano rilevanti impatti economici, come dimostrano i modelli basati sul cashback utilizzati da AIFA per le riclassificazioni; basta estenderli e renderli strutturali. Per questo, bisognerebbe avere il coraggio di ripensare il sistema e superare definitivamente la distribuzione diretta come modello prevalente, riservandola ai soli farmaci che richiedono uno speciale monitoraggio stretto o la somministrazione in ambito ospedaliero. Il trasferimento dei farmaci alla convenzionata non è una questione logistica, ma un tema di equità sociale. Significa garantire a tutti i cittadini, indipendentemente dal luogo in cui vivono, lo stesso diritto di accesso alle cure. Per chi vive in un contesto rurale, poter trovare il proprio farmaco nella farmacia sotto casa non è solo una comodità: è una necessità. È la possibilità di essere seguiti, consigliati, accompagnati da un professionista di fiducia che conosce la persona prima ancora della patologia.
È da qui che dobbiamo ripartire: dal valore della prossimità, dalla forza delle relazioni, dalla consapevolezza che la farmacia rurale non è un presidio residuale, ma una componente essenziale e insostituibile del nostro Servizio sanitario nazionale. È in questo passaggio che si gioca qualcosa di più profondo di una semplice riorganizzazione dei servizi: si tratta di un vero cambiamento culturale, che restituisce alla farmacia il senso pieno della propria missione sanitaria.
Dobbiamo leggere questi segnali con orgoglio. Orgoglio per il ruolo che ogni giorno svolgiamo nei nostri territori, spesso in condizioni complesse, ma sempre con senso di responsabilità e spirito di servizio. È proprio da qui che può nascere una nuova stagione per la professione: una stagione capace di parlare anche ai più giovani, offrendo loro una prospettiva concreta di crescita, di impegno e di valore. Perché scegliere oggi la farmacia, e ancor più la farmacia rurale, significa scegliere di essere protagonisti di una sanità più vicina alle persone, più equa e più umana.