Osteopatia e Postura Salerno

Osteopatia e Postura Salerno Il progetto OPS nasce dallo studio, la ricerca e la passione del Dott. Mario Ferrara, Osteopata, Posturologo, Fisioterapista, dottore in Scienze Motorie.

“L’esercizio fisico in Cardiologia Riabilitativa è una componente fondamentale di ogni programma riabilitativo, rapprese...
13/01/2026

“L’esercizio fisico in Cardiologia Riabilitativa è una componente fondamentale di ogni programma riabilitativo, rappresenta un valido contributo per la profilassi di eventuali complicanze e apporta un notevole beneficio agendo su più fattori di rischio coronarico”
http://www.osteopatiaposturasalerno.it/osteopatia/

25/12/2025
NEVRALGIA DEL TRIGEMINOLa Nevralgia del trigemino è una sindrome cronica, un disordine neuropatico che si manifesta con ...
17/12/2025

NEVRALGIA DEL TRIGEMINO

La Nevralgia del trigemino è una sindrome cronica, un disordine neuropatico che si manifesta con crisi di dolore lancinante nelle aree del volto innervate dal quinto nervo cranico: fronte e occhio, mandibola fino al mento o alla parte superiore della guancia.
L’osteopatia risulta utile nel trattamento della nevralgia del trigemino, in quanto, attraverso una palpazione molto delicata da parte dell’operatore, si tende a decomprimere la base cranica e a ripristinare una corretta dinamica cranio sacrale, fattori fondamentali e decisivi per la risoluzione di questo tipo di problema.
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IPERTENSIONE E OSTEOPATIASe la meccanica della vostra colonna vertebrale è disequilibrata questa può influenzare diretta...
15/12/2025

IPERTENSIONE E OSTEOPATIA

Se la meccanica della vostra colonna vertebrale è disequilibrata questa può influenzare direttamente la pressione sanguigna. Il ruolo dell’osteopata (DO), tra le alte cose è quella di esaminare la colonna vertebrale e cercare anomalie nella vostra meccanica spinale. Ristabilire una corretta meccanica vertebrale può avere un effetto diretto sulla pressione sanguigna.
Per ipertensione intendiamo una situazione in cui la pressione minima supera costantemente il valore di 90 mmHg e la pressione massima supera costantemente il valore di 140 mm/hg.
Parliamo di ipertensione essenziale, termine usato per identificare quella percentuale di casi (90%-95%) che non ha una causa certa, ma un insieme di fattori predisponenti che ne favoriscono la comparsa.
Si differenzia dall'ipertensione secondaria che è determinata da patologie cardiache e renali ben definite.
I fattori più rilevanti e conosciuti dell’ipertensione essenziale sono:
-Fattori genetici
-Alimentazione sbilanciata
-Fumo
-Stress sociale
-Sedentarietà
-Invecchiamento
A questi aggiungiamo altri fattori altrettanto importanti ma meno conosciuti:
-Ipertono del sistema neurovegetativo simpatico
-Diminuita capacità del rene di eliminare il sodio
Agli esordi della sua comparsa l’ipertensione è del tutto asintomatica e le sue conseguenze non sono immediate ma insorgono dopo qualche anno dalla sua comparsa e spesso ci si accorge di essere ipertesi durante una visita medica di routine e il processo della patologia ha già iniziato a danneggiare il cuore, i vasi sanguigni, i reni e gli altri organi.
Spesso questa situazione viene ignorata e subentrano certi sintomi che non vengono collegati direttamente a questa patologia, i principali sono: cefalea sorda, vertigini, epistassi, acufeni e difficoltà respiratorie anche in assenza di sforzi fisici.
È ormai appurato che la colonna vertebrale è il centro nevralgico del nostro corpo ed, essendo una struttura ricca di articolazioni, può succedere per differenti motivi che una o più vertebre perdano la corretta mobilità. In ambito osteopatico parliamo di disfunzioni somatiche: ovvero una situazione in cui gli elementi che compongono la struttura articolare non si mobilizzano più tra loro correttamente, questo crea un’alterazione della funzione. Le fibre pregangliari simpatiche emergono dal midollo insieme alle radici dei nervi spinali e raggiungono i gangli vertebrali (22 paia), uniti a formare una catena gangliare che decorre parallelamente su ciascun lato della colonna vertebrale a livello toracico. Con questa precisazione è facile intuire come le disfunzioni somatiche di questo settore possano aumentare l’attività del sistema nervoso simpatico.
Migliorando la biomeccanica della colonna vertebrale si ottiene una riduzione dello stimolo che irrita il sistema simpatico ed un bilanciamento delle pressioni corporee dei vari distretti.
Il trattamento osteopatico aiuta a dissipare le tensioni fasciali e a ridurre lo stress, bilanciando, nei limiti del possibile, le due componenti del sistema neurovegetativo che si occupano soprattutto di organizzare e regolarizzare la componente viscerale del nostro corpo.
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OPS SPORT E BAMBINIRUGBY: L’ETICA DEL FAIR PLAY“La più bella vittoria l’avremo ottenuta quando le mamme spingeranno i lo...
12/12/2025

OPS SPORT E BAMBINI
RUGBY: L’ETICA DEL FAIR PLAY

“La più bella vittoria l’avremo ottenuta quando le mamme spingeranno i loro figli a giocare al rugby se vorranno che crescano bene, abbiano dei valori, conoscano il rispetto, la disciplina e la capacità di soffrire. Questo è uno sport che allena alla vita”
(Sir John James Patrick Kirwan)

Il rugby è uno sport che trascende il semplice gioco fisico, fondandosi su un'etica di rispetto, disciplina e spirito di squadra che plasma il carattere degli atleti. Non è solo uno scontro di forza, ma un'intensa sfida intellettuale e di squadra, che richiede di agire con coraggio, lealtà e integrità. I suoi valori intrinseci insegnano a canalizzare l'aggressività in modo costruttivo, promuovendo la resilienza e la collaborazione, e creando una forte comunità inclusiva che va oltre il campo da gioco. Rispetto per l'avversario e per le regole, disciplina e responsabilità, solidarietà e collaborazione, resilienza e gestione dell'incertezza, inclusione e diversità, educazione emotiva; questi sono i valori del rugby, che in definitiva è più di un semplice sport, è una filosofia che forgia individui con valori solidi, promuovendo un'etica di lavoro, rispetto reciproco e un forte senso di comunità. Le lezioni apprese sul campo, come la disciplina, il coraggio e la resilienza, sono preziose e durature, ben oltre il fischio finale.

Ne parliamo con lo staff di Zona Orientale Rugby Salerno:
Angelica, tecnico di minirugby
Alberto, dirigente

D: Angelica, frequentando il vostro campo ho potuto capire che il Rugby non è un semplice sport, ma racchiude un sistema educativo che comprende aspetti psico-sociali e valori morali, è giusto?
Risposta: Assolutamente sì, chiamarlo soltanto sport sarebbe davvero riduttivo perchè è basato su regole ben precise che non hanno a che vedere soltanto con quelle di gioco, ma anche e soprattutto di comportamento che ogni giocatore, allenatore, genitore è pregato di seguire. Sostegno, rispetto, educazione sono i principi di un mondo di cui si diviene parte una volta varcata la soglia del campo e che poi si riporta sempre con sè, anche e soprattutto fuori dal rettangolo di gioco. La squadra di rugby è una comunità e, nella società attuale che vede scemare sempre più quello che è un agente di educazione primaria per ragazzi e ragazze e bambini e bambine di ogni età, avere un luogo sicuro dove sentirsi accolti e vedersi in qualche modo indirizzati è un plus di indubitabile valore.

D: Angelica, da profano ho sempre immaginato il rugby come uno sport per omaccioni forti e rudi, invece mi ha sorpreso riscontrare l’effetto psico-affettivo che ha sui bambini, e con mia grande sorpresa anche sulle bambine, già dai 5-6 anni. La collaborazione, il senso del sacrificio l’uno per l’altro, il forte legame umano che comporta condividere fango, cadute e sostegno reciproco sono un toccasana per i nostri bambini spesso privati della socialità da una società sempre più alienante. Che riscontro avete con le fasce d’età under 6 e under 8?
Risposta: Sicuramente non potremmo chiedere di meglio, nel senso che arrivano sul campo un po' spaesati, un po' spaventati perchè non sanno cosa li aspetta, perchè devono sporcarsi, cadere a terra, aiutare i compagni e le compagne. Poi, allenamento dopo allenamento, cominciano a fare le cose in autonomia, comunicano tra di loro, si aiutano senza che dobbiamo essere noi tecnici a suggerirgli di farlo. Diventano amici, e spesso i rapporti si evolvono anche al di fuori delle ore di allenamento. I e le minizeta sono accoglienti nei confronti di chi viene al campo per la prima volta, li vediamo quindi crescere un po' alla volta anche e soprattutto nella loro socialità. Certo, non possiamo dire che è tutto rose e fiori, perchè ovviamente i momenti di conflitto ci sono, ma cerchiamo sempre di dargli delle strategie che siano di aiuto per superarli, e il rugby offre tanto in merito. Soprattutto, non ci sono differenze tra bambini e bambine, e queste ultime in particolare, che magari arrivano un po' più timorose, grazie al rugby riescono a ti**re fuori carattere e resistenza. In questo modo, contribuiamo con la nostra pratica sportiva a rompere pregiudizi e stereotipi di genere sin dalla più tenera età.

D: Alberto, l’usanza del “terzo tempo” nel rugby è davvero iconica, al punto da sentirla nominare anche in altri contesti sportivi e sociali. Veder festeggiare e condividere insieme le due squadre a fine partita è una consuetudine che farebbe tanto bene a tanti altri sport e andrebbe utilizzata in molti altri ambiti sociali. Cosa insegna il “terzo tempo” alla nostra società, dove imperversano l’egoismo, l’arrivismo e la prevaricazione? Dove l’altro è visto spesso come un avversario da sottomettere e finanche umiliare?
Risposta: Non è un caso che uno dei motti preferiti della ZetaO è "il terzo tempo lo vinciamo noi"! Si dice inoltre che a rugby si giochi con gli avversari, e non contro di essi, per cui dopo una partita fisicamente molto intensa, rugbisti e rugbiste sentono la necessità di azzerare il conflitto e riappropriarsi collettivamente di una dimensione sociale e conviviale, appunto il terzo tempo. Si tratta di un momento in cui le squadre mangiano e bevono assieme, coltivando relazioni e scambiandosi opinioni che vanno ben oltre il rettangolo di gioco. Una pratica da allargare ad altri contesti, e a tal proposito siamo molto orgogliosi di aver contaminato anche la neonata squadra di calcio popolare con la quale condividiamo il campo, l'Independiente, che ha di recente organizzato un terzo tempo dopo una partita di campionato CSI, un evento sicuramente non tanto comune in quei contesti, ricevendo anche i complimenti del proprio comitato organizzatore.
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“La componente circolatoria e respiratoria: i ‘motori’ dello spostamento dei fluidi all’interno del nostro corpo sono i ...
05/12/2025

“La componente circolatoria e respiratoria: i ‘motori’ dello spostamento dei fluidi all’interno del nostro corpo sono i diaframmi (pelvico, addominale e tentorio del cervelletto). La loro azione sinergica durante la respirazione garantisce il corretto funzionamento anche dei sistemi linfatico e circolatorio. Correggere una eventuale disfunzione osteopatica presente nel cranio o nel collo migliora quindi anche l’azione locale di questi sistemi a livello della Tuba di Eustachio, rimuovendo dall’orecchio medio eventuale materiale purulento"
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“Il riflesso di suzione è un regalo preziosissimo che la natura fa al neonato. Alcune disfunzioni meccaniche della mandi...
03/12/2025

“Il riflesso di suzione è un regalo preziosissimo che la natura fa al neonato. Alcune disfunzioni meccaniche della mandibola, della lingua o della colonna cervicale possono impedire una suzione efficace o renderla dolorosa per la mamma.
Un trattamento osteopatico mirato, delicato e specifico, ripristina una corretta meccanica della bocca per promuovere una buona suzione”.
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OPS SPORT E BAMBINIJUDO: UN COMPLETO SISTEMA EDUCATIVO“Il vero valore di una persona è determinato dal contributo che of...
01/12/2025

OPS SPORT E BAMBINI
JUDO: UN COMPLETO SISTEMA EDUCATIVO

“Il vero valore di una persona è determinato dal contributo che offre alla comunità nel corso della sua esistenza. E dal momento che tale contributo permette di perfezionare se stessi in vista di quella finalità, lo scopo del judo è il perfezionamento che consente di contribuire al bene della società.”
(Jigorō Kanō)

il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) considera il judo uno degli sport più completi, l'Unesco ritiene che quella di un jodoka sia la miglior formazione iniziale e la consiglia particolarmente ai bambini dai 4 ed ai ragazzi fino ai 21 anni.
Il judo, infatti, è uno sport completo che promuove valori universali come amicizia, partecipazione, rispetto di se stessi e dell'altro, raggiungimento degli obiettivi e miglioramento personale. Nel judo non c'è violenza. Non ci può essere dato che judo si traduce in 'via della gentilezza': proprio per questo il judoka punta a rendere inoffensivo il proprio avversario attraverso la sua immobilizzazione.
La pratica del Judo consente una valida educazione psicologica, lo sviluppo dell’autostima, l’incremento delle capacità di autocontrollo, sviluppo di metodo e disciplina, è uno sport che stimola l’espressività delle emozioni e che favorisce l’acquisizione di maggiore sicurezza in sé stessi.
Dal punto di vista fisico organico, attraverso il Judo, si permette l’utilizzo di tutti i muscoli senza eccezioni, lo sviluppo armonico e simmetrico, una formazione muscolare ed ossea, oltre che un corretto sviluppo di tutti gli organi e sistemi del corpo e una motricità di base globale.

Ne parliamo con lo staff dell’A.S.D. Yama Arashi Salerno:
M° Antonio Marotta, cintura nera 5° DAN, Presidente dell’A.S.D. Yama Arashi Salerno
M° Carmine Marotta, cintura nera 1° DAN, istruttore, laureando in scienze motorie
M° Lucia Cirillo, cintura nera 4° DAN, istruttrice
M° Luigi e M° Edoardo Rizzo, Atleti “Nazionale italiana JUDO KATA”, Allenatori Cintura Nera 5° DAN

D: M° Marotta, l’ho sentita spesso ripetere ai suoi allievi una frase che mi ha molto colpito: “Attraverso l’insegnamento del judo mi propongo di incidere sulla formazione dei giovani, perché diventino persone capaci di influire positivamente sulla società”. Dunque il Judo non è solo una disciplina fisica o sportiva ma, come ho avuto modo di verificare, è un sistema educativo completo?

M° Marotta: Certamente è proprio così. L'origine del judo è il frutto di un "progetto sociale ", migliorare sé stessi per migliorare la società". Il prof. Jigorō Kanō, fondatore del judo, volle da subito far inserire il judo tra le materie della scuola primaria giapponese, in modo che i bambini potessero imparare fin da subito i principi utili a coltivare il " senso sociale". Crescere nel principio del massimo impegno personale, ottimale alle dinamiche della vita, diventa così la rampa per la formazione di uomini equilibrati per l'apertura al dialogo e per il progresso della comunità. Le regole del judo indicano la direzione e la misura in cui è possibile esercitarle. Quello che bisogna far capire parlando ora di "educazione" che, non è tanto la regola del judo che forma l' individuo, ma quello che è il judo da un punto di vista "neuropsicomotorio". Mi spiego meglio. Si devono costruire le basi in un bambino affinché questi cresca in modo equilibrato stimolando le aree della comunicazione, dell' autonomia, del linguaggio, insomma tutte le aree connesse al profilo cognitivo . Affermo che il judo può essere uno strumento chiave per attivare le funzioni esecutive e quindi l'area comportamentale del bambino. In questo modo avremo in futuro un individuo adulto che avendo praticato judo, avrà costruito un equilibrio mentale diverso da altre persone . Invito quindi i genitori a portare i propri figli a fare judo che non è affatto uno sport violento come qualcuno ancora crede, ma è uno sport gentile che aiuta a crescere ed affrontare le difficoltà della vita quotidiana senza rifuggirle.

D: Maestra Cirillo, una delle cose che più mi ha sorpreso nella pratica del judo per i più piccoli è l’impatto emozionale. Avendo due bambine piccole, ho avuto modo di verificare quanto nel periodo infantile i bambini debbano ancora imparare a gestire o esprimere le proprie emozioni, risultando in alcuni casi particolarmente irruenti oppure incapaci di “uscire dal guscio”. Tuttavia sul tatami non ho mai visto atteggiamenti aggressivi, né di isolamento, come se la disciplina del judo insegnasse loro a gestire le esternazioni fisiche alle emozioni e spronasse i più introversi ed insicuri a far sbocciare la personalità. E’ proprio cosi?

M° Cirillo: L'impatto emozionale nel JUDO, specialmente nei più piccoli, è un elemento fondamentale da gestire e condividere con tutto il gruppo che inizia a formarsi. Il ruolo del maestro è quello di dare sicurezza con la sua figura, i suoi gesti e comportamenti nel gestire i ragazzi all'approccio con una nuova disciplina che può sembrare specialmente all'inizio diversa dalle aspettative. L'imprinting iniziale è fondamentale per conquistare la fiducia del bambino che inizia a distaccarsi dagli affetti familiari e deve trovare nuova sicurezza nella figura del maestro. L'esempio fondamentale e quando al bambino viene spiegata con semplicità l'arte del judo evidenziando l'importanza del saluto e del rispetto verso gli insegnanti e l'intero gruppo. In questa prima fase si crea la personalità del piccolo judoka che inizia ad appropriarsi della filosofia di questa disciplina che poi nel tempo lo porterà ad acquisire tecniche di base e di formazione agonistica. Questa arte marziale può aiutare a canalizzare l'aggressività di un bambino e nello stesso tempo far vivacizzare quelli più introversi. In definitiva il ruolo del "Sensei" è non solo quello di allenare ma in primis quello di indirizzare ogni singolo bambino in questa nuova esperienza che diviene formativa ed educativa per il prosieguo del cammino che porta verso l'adolescenza.

D: Maestri Rizzo, la nostra trentennale amicizia mi ha permesso di notare come abbiate applicato la disciplina, il metodo e i valori del judo in tutti gli aspetti della vostra vita (studi, lavoro, famiglia ecc.). Non ho potuto fare a meno di notare che i judoka “maturi” non lo considerino un semplice sport da praticare, ma un vero e proprio modo di essere. Si può dire che il judo, col tempo, diventi un vero e proprio stile di vita?

M.tri Rizzo: Chi pratica da decenni la via del Judo identifica l’aspetto agonistico, e quindi quello delle gare, come uno dei tanti aspetti di questa Arte marziale ma non necessariamente quello più importante. Infatti, essendo una disciplina di “situazione” il Ju- do (柔道) ossia "via dell'adattabilità, della flessibilità”, da modo al praticante di sviluppare un alto senso di adattamento alle situazioni, di studio delle dinamiche e soprattutto di ricerca della soluzione ottenendo il massimo del risultato con il minimo dello sforzo.
Questi obiettivi, raggiunti con il costante esercizio sul tatami, danno l’opportunità di aumentare le proprie capacità di introspezione/autoanalisi e senso critico per una crescita personale e di approfondire le situazioni al di là del primo impatto.
La pratica in palestra nello sfruttare la forza dell’avversario per metterlo al tappeto e vincere l’incontro, allena la sfera della resilienza nella vita… imparare a cadere/ o a far cadere evitando di farsi o fare male da modo di allenare il senso del rispetto alla propria ed altrui persona. Ma soprattutto al rialzarsi sempre indipendentemente da quante volte si cada…
Infine, lavorando in palestra con i compagni, il praticante impara a non temere il contatto con gli altri e ad esprimersi con la propria corporeità ottenendo un maggior grado di autostima e socializzazione e quindi combattendo di fatto la propria timidezza.
Tutto queste cose sono ben descritte in una delle frasi di Jigorō Kanō, fondatore del metodo Judo, riguardo questa disciplina:
"La via inizia con il dare e prosegue nello stare insieme per crescere e progredire"
e allora... Buona pratica a tutti!
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“Spesso, le compressioni subite dal cranio del bambino durante il parto, possono generare una disposizione disfunzionale...
28/11/2025

“Spesso, le compressioni subite dal cranio del bambino durante il parto, possono generare una disposizione disfunzionale delle ossa temporali. L’osteopatia interviene sulla predisposizione del bambino riducendo il rischio di avere infezioni ricorrenti alle orecchie”
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OTITE MEDIAL’otite media cronica e l’otite media acuta ricorrente sono tra le affezioni più frequenti che colpiscono i b...
25/11/2025

OTITE MEDIA

L’otite media cronica e l’otite media acuta ricorrente sono tra le affezioni più frequenti che colpiscono i bambini nei primi 5 anni di età.
La diagnosi effettuata dal pediatra o dall’otorinolaringoiatra risulta indubbiamente di primaria importanza. Normalmente, la terapia prevede l’utilizzo di antibiotici e, nei casi più importanti, anche il ricorso alla chirurgia come l’asportazione delle adenoidi. In un’ottica multidisciplinare, l’osteopatia può essere considerata come un ulteriore apporto alle terapie scelte, non sostituendosi mai al trattamento farmacologico più opportuno.
Ma partiamo dall’inizio…
Le Tube di Eustachio, strutture anatomiche in cui si localizza l’infezione, sono i canali che mettono in comunicazione la parte interna del naso (rinofarige) con l’orecchio, fino alla porzione retro timpanica. Sono collocate all’interno dell’osso temporale.
L’otite media colpisce maggiormente i bambini a causa della conformazione anatomica (sia forma che posizione) proprio di questi canali.
Queste caratteristiche non consentono il corretto drenaggio del muco dall’orecchio medio verso le altre vie aeree. Di conseguenza il catarro tende più facilmente ad accumularsi, provocando l’aumento della pressione interna e la percezione del dolore. Inoltre il ristagno del catarro costituisce un ambiente ideale per la proliferazione delle infezioni, specialmente batteriche che, se ripetute, possono danneggiare il timpano e le strutture dell’orecchio interno.
Spesso, le compressioni subite dal cranio del bambino durante il parto, possono generare una disposizione in intrarotazione delle ossa temporali, mono o bilaterale. L’osteopatia, ripristinando l’effetto ‘pompa’, interviene sulla predisposizione del bambino riducendo il rischio di avere infezioni ricorrenti alle orecchie.
In uno studio del 2011 di Morin et al., dopo aver valutato 65 bambini di età compresa tra 6 e18 mesi, è stato riscontrato che il 35% di loro aveva una restrizione significativa della mobilità dell’osso temporale. Dal follow-up è emerso che questi bambini hanno avuto infezioni dell’orecchio significativamente maggiori rispetto ai bambini senza restrizioni. Una disfunzione osteopatica importante dell’osso temporale costituisce dunque un fattore di rischio meccanico direttamente correlato alla posizione della tuba di Eustachio.
Cosa si può fare durante il trattamento osteopatico?
Il trattamento prevede la valutazione e la manipolazione di diverse componenti, tramite tecniche leggerissime e assolutamente indolori.
1. La componente biomeccanica: ripristino dei corretti rapporti articolari con le strutture adiacenti (osso sfenoide, osso occipite, mandibola)
2. La componente cranica: ripristino del corretto movimento delle ossa e della funzione di pompaggio delle secrezioni
3. La componente circolatoria e respiratoria: i ‘motori’ dello spostamento dei fluidi all’interno del nostro corpo sono i diaframmi (pelvico, addominale e tentorio del cervelletto). La loro azione sinergica durante la respirazione garantisce il corretto funzionamento anche dei sistemi linfatico e circolatorio. Correggere una eventuale disfunzione osteopatica presente nel cranio o nel collo migliora quindi anche l’azione locale di questi sistemi a livello della Tuba di Eustachio, rimuovendo dall’orecchio medio eventuale materiale purulento.
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Indirizzo

Salerno

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 13:00

Telefono

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