08/05/2026
𝐋𝐀 𝐌𝐀𝐃𝐑𝐄 𝐄' "𝐋𝐀 𝐂𝐎𝐒𝐀"
La madre è quella in grado di permettere al suo bambino di compiere un passaggio cruciale per la sua crescita, o meglio, per il suo ingresso nel mondo: quello dal bisogno alla domanda.
Questo passaggio è il cuore della costruzione di una soggettività che si possa riconoscere nel nome che è stato dato a quel bambino.
Un neonato non "chiede" cibo, esprime un bisogno biologico attraverso un urlo. È la madre che, interpretando quell'urlo, lo trasforma in una domanda ("Oh, hai fame, tesoro?").
In questo atto di interpretazione, la madre non si limita a soddisfare un bisogno, ma offre un 𝑠𝑒𝑔𝑛𝑜 𝑑'𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒, un significante. Il bambino impara così che i suoi segnali hanno un effetto sull'Altro: è in questo che consiste il suo ingresso nell'ordine simbolico, nel linguaggio, e nel mondo.
Il punto cardine e centrale di questo passaggio si racchiude nel concetto che la madre, nel fare dono del significante, 𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑖𝑒𝑛𝑒 𝑎 𝑠𝑒́ 𝑖𝑙 𝑠𝑖𝑔𝑛𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑡𝑜 𝑒 𝑖𝑛𝑐𝑎𝑟𝑛𝑎 "𝐷𝑎𝑠 𝐷𝑖𝑛𝑔.
Cosa significa quest’affermazione? Cerchiamo di esprimere il concetto in modo più chiaro.
Immaginiamo un neonato che piange. Il suo è un bisogno puro, una tensione biologica: fame, freddo, dolore. È uno stato di sofferenza che non si rivolge a nessuno in particolare; è semplicemente un grido nel vuoto. Il “grido nella notte” di cui parla Recalcati. Il grido che la madre avverte anche nel “frastuono di un bombardamento”, non tanto attraverso il “senso” dell’udito, ma grazie a quella speciale sintonia con i bisogni del suo bambino e che Winnicott chiama la 𝑝𝑟𝑒𝑜𝑐𝑐𝑢𝑝𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑚𝑎𝑡𝑒𝑟𝑛𝑎 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎𝑟𝑖𝑎.
In questo modo la madre interviene con quella “naturale”, "ineffabile" apprensione che le permette di fare qualcosa di straordinario: interpretare quel grido. Dice "hai fame" o "hai freddo" e risponde con il cibo, una coperta, una carezza. In questo momento, il grido smette di essere solo un bisogno e diventa una domanda. Il bambino impara che il suo pianto non è inutile, ma è un messaggio che produce una risposta dall'Altro. La madre trasforma quel grido in un significante.
Questo è il primo passo per entrare nel linguaggio: il bambino non cerca più solo la cosa (il latte), ma cerca il segno d'amore che accompagna la cosa. Anche quando è sazio, potrebbe continuare a piangere per richiamare la presenza della madre. La sua domanda va oltre il bisogno: è una 𝑑𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎 𝑑'𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒. Una madre 𝑠𝑢𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑏𝑢𝑜𝑛𝑎 capisce quando il pianto del bambino è domanda d'amore, e dunque sa rispondervi con la propria presenza e non con il cibo.
In questo modo - e qui sta il punto cruciale - il bambino riceve il Significante: Il pianto del bambino viene "nominato" dalla madre e inserito in una catena di significanti. Diventa una parola, una richiesta, qualcosa che può essere detto e scambiato. Il bambino entra nel mondo del linguaggio assumendo su di sé il Significante, mentre la madre trattiene il Significato.
Perché la madre ha risposto in quel modo, con quella particolare carezza, con quella ninna nanna? La risposta risiede nel suo desiderio, nella sua storia, nel suo rapporto inconscio con quel bambino, e anche, nel rapporto, a sua volta, con la propria madre. Questo "significato" profondo, il perché del suo amore, è qualcosa che appartiene solo a lei. Non può essere completamente tradotto in parole e donato al bambino. È il suo segreto, la sua parte indicibile. È 𝑙𝑎 𝐶𝑜𝑠𝑎, 𝑖𝑙 𝐷𝑎𝑠 𝐷𝑖𝑛𝑔, quel che resta del Significante di cui ella fa dono al suo bambino, trattenendo per sé il Significato.
Da questa separazione tra la domanda (che può essere detta) e quel "qualcosa in più" che resta non detto, nasce il desiderio.
𝐈𝐥 𝐝𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫𝐢𝐨 𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥'𝐨𝐠𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐮𝐭𝐨, 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐝𝐫𝐞 𝐡𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐮𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐞́.
Freud parlava di 𝐷𝑎𝑠 𝐷𝑖𝑛𝑔 come del primo oggetto d'amore assoluto e primordiale, un'esperienza di soddisfazione totale che precede il linguaggio e che è per sempre perduta.
Lacan riprende questo concetto: 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐨, 𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐝𝐫𝐞 𝐞̀ 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐚.
Prima dell’ingresso nel linguaggio, la madre è un'estensione del bambino, un mondo di calore, odore e suono che soddisfa ogni bisogno. È un'unità perfetta, indicibile.
Con l’ingresso nel linguaggio, la madre inizia a interpretare i bisogni del bambino, e quindi a "staccarsi" da lui per rispondergli: l'unità madre-bambino si spezza. La madre diventa un "Altro" separato, e la "Cosa": l'unione perfetta è perduta.
La madre, quindi, porterà da ora in sé stessa, e per sempre, la traccia di essere stata quella "Cosa" per il figlio. Lei sarà la custode di quell'esperienza originaria, di quel legame pre-verbale che non potrà mai essere completamente espresso a parole.
E' Questo quell'indicibile del proprio figlio che ogni mamma porterà sempre con sé.
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