Psicoanalisi e Psicoterapia Salerno - Dott. Egidio T. Errico

Psicoanalisi e Psicoterapia Salerno - Dott. Egidio T. Errico Studio specialistico di Psicoanalisi, Psicoterapia e Psichiatria a Salerno

Studio specialistico per la valutazione, la diagnosi e il trattamento dei disturbi psichici. L'orientamento terapeutico prevalente, laddove ne ricorrano le condizioni, e' quello psicoanalitico, vale a dire quel tipo di cura maggiormente efficace ai fini di una più stabile e duratura riorganizzazione delle proprie condizioni di salute mentale, dei propri assetti psichici e del proprio modo di viver

e. In altri casi i trattamenti possono essere di tipo psicoterapico o anche di tipo medico psichiatrico

𝐋𝐀 𝐌𝐀𝐃𝐑𝐄 𝐄' "𝐋𝐀 𝐂𝐎𝐒𝐀"La madre è quella in grado di permettere al suo bambino di compiere un passaggio cruciale per la su...
08/05/2026

𝐋𝐀 𝐌𝐀𝐃𝐑𝐄 𝐄' "𝐋𝐀 𝐂𝐎𝐒𝐀"

La madre è quella in grado di permettere al suo bambino di compiere un passaggio cruciale per la sua crescita, o meglio, per il suo ingresso nel mondo: quello dal bisogno alla domanda.

Questo passaggio è il cuore della costruzione di una soggettività che si possa riconoscere nel nome che è stato dato a quel bambino.

Un neonato non "chiede" cibo, esprime un bisogno biologico attraverso un urlo. È la madre che, interpretando quell'urlo, lo trasforma in una domanda ("Oh, hai fame, tesoro?").

In questo atto di interpretazione, la madre non si limita a soddisfare un bisogno, ma offre un 𝑠𝑒𝑔𝑛𝑜 𝑑'𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒, un significante. Il bambino impara così che i suoi segnali hanno un effetto sull'Altro: è in questo che consiste il suo ingresso nell'ordine simbolico, nel linguaggio, e nel mondo.

Il punto cardine e centrale di questo passaggio si racchiude nel concetto che la madre, nel fare dono del significante, 𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑖𝑒𝑛𝑒 𝑎 𝑠𝑒́ 𝑖𝑙 𝑠𝑖𝑔𝑛𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑡𝑜 𝑒 𝑖𝑛𝑐𝑎𝑟𝑛𝑎 "𝐷𝑎𝑠 𝐷𝑖𝑛𝑔.

Cosa significa quest’affermazione? Cerchiamo di esprimere il concetto in modo più chiaro.

Immaginiamo un neonato che piange. Il suo è un bisogno puro, una tensione biologica: fame, freddo, dolore. È uno stato di sofferenza che non si rivolge a nessuno in particolare; è semplicemente un grido nel vuoto. Il “grido nella notte” di cui parla Recalcati. Il grido che la madre avverte anche nel “frastuono di un bombardamento”, non tanto attraverso il “senso” dell’udito, ma grazie a quella speciale sintonia con i bisogni del suo bambino e che Winnicott chiama la 𝑝𝑟𝑒𝑜𝑐𝑐𝑢𝑝𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑚𝑎𝑡𝑒𝑟𝑛𝑎 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎𝑟𝑖𝑎.

In questo modo la madre interviene con quella “naturale”, "ineffabile" apprensione che le permette di fare qualcosa di straordinario: interpretare quel grido. Dice "hai fame" o "hai freddo" e risponde con il cibo, una coperta, una carezza. In questo momento, il grido smette di essere solo un bisogno e diventa una domanda. Il bambino impara che il suo pianto non è inutile, ma è un messaggio che produce una risposta dall'Altro. La madre trasforma quel grido in un significante.

Questo è il primo passo per entrare nel linguaggio: il bambino non cerca più solo la cosa (il latte), ma cerca il segno d'amore che accompagna la cosa. Anche quando è sazio, potrebbe continuare a piangere per richiamare la presenza della madre. La sua domanda va oltre il bisogno: è una 𝑑𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎 𝑑'𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒. Una madre 𝑠𝑢𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑏𝑢𝑜𝑛𝑎 capisce quando il pianto del bambino è domanda d'amore, e dunque sa rispondervi con la propria presenza e non con il cibo.

In questo modo - e qui sta il punto cruciale - il bambino riceve il Significante: Il pianto del bambino viene "nominato" dalla madre e inserito in una catena di significanti. Diventa una parola, una richiesta, qualcosa che può essere detto e scambiato. Il bambino entra nel mondo del linguaggio assumendo su di sé il Significante, mentre la madre trattiene il Significato.

Perché la madre ha risposto in quel modo, con quella particolare carezza, con quella ninna nanna? La risposta risiede nel suo desiderio, nella sua storia, nel suo rapporto inconscio con quel bambino, e anche, nel rapporto, a sua volta, con la propria madre. Questo "significato" profondo, il perché del suo amore, è qualcosa che appartiene solo a lei. Non può essere completamente tradotto in parole e donato al bambino. È il suo segreto, la sua parte indicibile. È 𝑙𝑎 𝐶𝑜𝑠𝑎, 𝑖𝑙 𝐷𝑎𝑠 𝐷𝑖𝑛𝑔, quel che resta del Significante di cui ella fa dono al suo bambino, trattenendo per sé il Significato.

Da questa separazione tra la domanda (che può essere detta) e quel "qualcosa in più" che resta non detto, nasce il desiderio.

𝐈𝐥 𝐝𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫𝐢𝐨 𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥'𝐨𝐠𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐮𝐭𝐨, 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐝𝐫𝐞 𝐡𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐮𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐞́.

Freud parlava di 𝐷𝑎𝑠 𝐷𝑖𝑛𝑔 come del primo oggetto d'amore assoluto e primordiale, un'esperienza di soddisfazione totale che precede il linguaggio e che è per sempre perduta.

Lacan riprende questo concetto: 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐨, 𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐝𝐫𝐞 𝐞̀ 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐚.

Prima dell’ingresso nel linguaggio, la madre è un'estensione del bambino, un mondo di calore, odore e suono che soddisfa ogni bisogno. È un'unità perfetta, indicibile.

Con l’ingresso nel linguaggio, la madre inizia a interpretare i bisogni del bambino, e quindi a "staccarsi" da lui per rispondergli: l'unità madre-bambino si spezza. La madre diventa un "Altro" separato, e la "Cosa": l'unione perfetta è perduta.

La madre, quindi, porterà da ora in sé stessa, e per sempre, la traccia di essere stata quella "Cosa" per il figlio. Lei sarà la custode di quell'esperienza originaria, di quel legame pre-verbale che non potrà mai essere completamente espresso a parole.

E' Questo quell'indicibile del proprio figlio che ogni mamma porterà sempre con sé.



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06/05/2026

𝐀𝐕𝐕𝐈𝐒𝐎

𝑪𝒂𝒓𝒊 𝒍𝒆𝒕𝒕𝒐𝒓𝒊,

𝒑𝒆𝒓 𝒈𝒂𝒓𝒂𝒏𝒕𝒊𝒓𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒂 𝒑𝒂𝒈𝒊𝒏𝒂 𝒓𝒊𝒎𝒂𝒏𝒈𝒂 𝒖𝒏𝒐 𝒔𝒑𝒂𝒛𝒊𝒐 𝒅𝒊 𝒂𝒑𝒑𝒓𝒐𝒇𝒐𝒏𝒅𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 𝒆 𝒅𝒊𝒂𝒍𝒐𝒈𝒐 𝒄𝒐𝒔𝒕𝒓𝒖𝒕𝒕𝒊𝒗𝒐 𝒔𝒖𝒍𝒍𝒂 𝑷𝒔𝒊𝒄𝒐𝒂𝒏𝒂𝒍𝒊𝒔𝒊, 𝒉𝒐 𝒅𝒆𝒄𝒊𝒔𝒐 𝒅𝒊 𝒊𝒏𝒕𝒓𝒐𝒅𝒖𝒓𝒓𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝒎𝒐𝒅𝒆𝒓𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒔𝒕𝒓𝒊𝒏𝒈𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒅𝒆𝒊 𝒄𝒐𝒎𝒎𝒆𝒏𝒕𝒊.

𝑼𝒏 𝒓𝒆𝒄𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒑𝒐𝒔𝒕 𝒔𝒖 𝒖𝒏 𝒄𝒐𝒏𝒄𝒆𝒕𝒕𝒐 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒍𝒆𝒔𝒔𝒐 𝒄𝒐𝒎𝒆 "𝑵𝒐𝒏 𝒄'𝒆̀ 𝒓𝒂𝒑𝒑𝒐𝒓𝒕𝒐 𝒔𝒆𝒔𝒔𝒖𝒂𝒍𝒆" 𝒉𝒂 𝒈𝒆𝒏𝒆𝒓𝒂𝒕𝒐, 𝒂𝒄𝒄𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒂 𝒖𝒏 𝒅𝒊𝒃𝒂𝒕𝒕𝒊𝒕𝒐 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒆𝒔𝒔𝒂𝒏𝒕𝒆, 𝒂𝒏𝒄𝒉𝒆 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒗𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒐𝒇𝒇𝒆𝒏𝒔𝒊𝒗𝒊 𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒑𝒆𝒓𝒕𝒊𝒏𝒆𝒏𝒕𝒊, 𝒔𝒑𝒆𝒔𝒔𝒐 𝒃𝒂𝒔𝒂𝒕𝒊 𝒔𝒖 𝒖𝒏'𝒆𝒓𝒓𝒂𝒕𝒂 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒑𝒓𝒆𝒕𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒊 𝒕𝒆𝒓𝒎𝒊𝒏𝒊 𝒕𝒆𝒄𝒏𝒊𝒄𝒊 (𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒍𝒂 𝒄𝒐𝒏𝒇𝒖𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒕𝒓𝒂 𝑭𝒂𝒍𝒍𝒐 𝑺𝒊𝒎𝒃𝒐𝒍𝒊𝒄𝒐 𝒆 𝒐𝒓𝒈𝒂𝒏𝒐 𝒎𝒂𝒔𝒄𝒉𝒊𝒍𝒆).

𝑰𝒍 𝒎𝒊𝒐 𝒐𝒃𝒊𝒆𝒕𝒕𝒊𝒗𝒐 𝒒𝒖𝒊 𝒆̀ 𝒅𝒊𝒗𝒖𝒍𝒈𝒂𝒓𝒆 𝒖𝒏 𝒔𝒂𝒑𝒆𝒓𝒆 𝒔𝒑𝒆𝒄𝒊𝒂𝒍𝒊𝒔𝒕𝒊𝒄𝒐, 𝒇𝒓𝒖𝒕𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒐𝒍𝒕𝒓𝒆 𝒕𝒓𝒆𝒏𝒕'𝒂𝒏𝒏𝒊 𝒅𝒊 𝒑𝒓𝒂𝒕𝒊𝒄𝒂 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒎𝒆𝒅𝒊𝒄𝒐 𝒑𝒔𝒊𝒄𝒉𝒊𝒂𝒕𝒓𝒂 𝒆 𝒑𝒔𝒊𝒄𝒐𝒂𝒏𝒂𝒍𝒊𝒔𝒕𝒂. 𝑸𝒖𝒆𝒔𝒕𝒐 𝒔𝒑𝒂𝒛𝒊𝒐 𝒆̀ 𝒂𝒑𝒆𝒓𝒕𝒐 𝒂 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊, 𝒎𝒂 𝒓𝒊𝒄𝒉𝒊𝒆𝒅𝒆 𝒖𝒏 𝒂𝒑𝒑𝒓𝒐𝒄𝒄𝒊𝒐 𝒔𝒆𝒓𝒊𝒐 𝒆 𝒓𝒊𝒔𝒑𝒆𝒕𝒕𝒐𝒔𝒐.

𝑷𝒆𝒓𝒕𝒂𝒏𝒕𝒐, 𝒅𝒂 𝒐𝒈𝒈𝒊 𝑳𝒆 𝒄𝒓𝒊𝒕𝒊𝒄𝒉𝒆 𝒂𝒓𝒈𝒐𝒎𝒆𝒏𝒕𝒂𝒕𝒆, 𝒍𝒆 𝒅𝒐𝒎𝒂𝒏𝒅𝒆 𝒆 𝒊 𝒅𝒖𝒃𝒃𝒊 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒆 𝒔𝒂𝒓𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒓𝒆 𝒊 𝒃𝒆𝒏𝒗𝒆𝒏𝒖𝒕𝒊.

𝑮𝒍𝒊 𝒂𝒕𝒕𝒂𝒄𝒄𝒉𝒊 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒂𝒍𝒊, 𝒍𝒆 𝒗𝒐𝒍𝒈𝒂𝒓𝒊𝒕𝒂̀ 𝒐 𝒊 𝒄𝒐𝒎𝒎𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒏𝒐𝒏 𝒊𝒏𝒆𝒓𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒑𝒔𝒊𝒄𝒐𝒂𝒏𝒂𝒍𝒊𝒔𝒊 𝒗𝒆𝒓𝒓𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒓𝒊𝒎𝒐𝒔𝒔𝒊 𝒆 𝒊 𝒍𝒐𝒓𝒐 𝒂𝒖𝒕𝒐𝒓𝒊 𝒃𝒍𝒐𝒄𝒄𝒂𝒕𝒊.**

𝑹𝒊𝒏𝒈𝒓𝒂𝒛𝒊𝒐 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊 𝒄𝒐𝒍𝒐𝒓𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒆𝒄𝒊𝒑𝒂𝒏𝒐 𝒆 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒆𝒄𝒊𝒑𝒆𝒓𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒄𝒐𝒏 𝒄𝒖𝒓𝒊𝒐𝒔𝒊𝒕𝒂̀ 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒍𝒍𝒆𝒕𝒕𝒖𝒂𝒍𝒆 𝒆 𝒓𝒊𝒔𝒑𝒆𝒕𝒕𝒐. 𝑰𝒍 𝒄𝒐𝒏𝒇𝒓𝒐𝒏𝒕𝒐 𝒆̀ 𝒑𝒓𝒆𝒛𝒊𝒐𝒔𝒐 𝒔𝒐𝒍𝒐 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒆̀ 𝒇𝒆𝒓𝒕𝒊𝒍𝒆.

05/05/2026

Per chi fosse interessato, il video del mio ultimo Webinar è ora visibile anche sul mio canale Youtube

𝐍𝐎𝐍 𝐂'𝐄' 𝐑𝐀𝐏𝐏𝐎𝐑𝐓𝐎 𝐒𝐄𝐒𝐒𝐔𝐀𝐋𝐄La tesi più radicale e spesso fraintesa di Jacques Lacan è quella che egli riassume nel celebr...
03/05/2026

𝐍𝐎𝐍 𝐂'𝐄' 𝐑𝐀𝐏𝐏𝐎𝐑𝐓𝐎 𝐒𝐄𝐒𝐒𝐔𝐀𝐋𝐄

La tesi più radicale e spesso fraintesa di Jacques Lacan è quella che egli riassume nel celebre aforisma: 𝑛𝑜𝑛 𝑐'𝑒̀ 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑠𝑒𝑠𝑠𝑢𝑎𝑙𝑒.

Questo non significa, banalmente, che gli esseri umani non facciano sesso tra di loro o che non vi siamo atti sessuali. Significa qualcosa di molto più profondo, ossia che non esiste una formula, un codice naturale che possa scrivere la relazione tra un sesso e l'altro, che possa prestabilirla una volta per tutte, che possa predeterminarne l'armonia, garantirne il funzionamento ottimale e il successo.

Non esiste una matematica del sesso umano, una sua scrittura, tanto nella biologia, quanto nell'inconscio stesso.

A differenza degli animali, guidati dall'istinto che crea un rapporto fisso e funzionale alla specie, l'essere umano, essendo immerso nel linguaggio, ha perso per sempre questa bussola biologica.

Siamo 𝑝𝑟𝑖𝑔𝑖𝑜𝑛𝑖𝑒𝑟𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑎, e questo ha due conseguenze fondamentali.

In primo luogo, 𝐼𝑙 𝑠𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑒̀ 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑚𝑒𝑑𝑖𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑎𝑙 𝑠𝑖𝑔𝑛𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑛𝑡𝑒: non ci accoppiamo, mettiamo in scena una fantasia. Non desideriamo l'Altro in sé, ma l'oggetto causa del nostro desiderio ((𝑜𝑔𝑔𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑝𝑖𝑐𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑎)) che presumiamo l'Altro possegga.

Ogni atto sessuale non è un incontro tra due nature che si completano, ma un complesso dialogo tra due mondi inconsci, due fantasie che solo per un breve istante possono sperare di sovrapporsi, senza mai combaciare del tutto.

Il sesso allo 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑝𝑢𝑟𝑜 è impossibile perché la parola si è insinuata tra noi e il reale del corpo, rendendo ogni esperienza irrimediabilmente soggettiva e filtrata dal significato.

In secondo luogo, i rispettivi godimenti non sono complementari. Non esiste un godimento "della coppia" che nasca dalla fusione di due metà. Esiste il godimento di un soggetto e il godimento di un altro soggetto.

L'idea di 𝑓𝑎𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑑𝑢𝑒 𝑢𝑛𝑜 è l'illusione per eccellenza. Prova ne è la persistenza dell'autoerotismo: una parte del godimento del corpo resta sempre privata, solitaria, non condivisibile e non traducibile nel linguaggio dell'Altro, irrimediabilmente esclusa dalla dialettica discorsiva dell'amore. 𝑂 𝑠𝑖 𝑝𝑎𝑟𝑙𝑎 𝑜 𝑠𝑖 𝑔𝑜𝑑𝑒, potremmo dire, estremizzando i due registri, del reale del corpo e del simbolico del linguaggio È il 𝑔𝑜𝑑𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙'𝑈𝑛𝑜, che resiste all'ingresso nel legame a due.

A questo punto, cosa riempie il vuoto lasciato dall'assenza di un 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑠𝑒𝑠𝑠𝑢𝑎𝑙𝑒 scritto dalla natura? 𝐋'𝐚𝐦𝐨𝐫𝐞.
Lacan afferma che 𝑙'𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒 𝑠𝑜𝑝𝑝𝑒𝑟𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑎𝑙𝑙'𝑎𝑠𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑠𝑒𝑠𝑠𝑢𝑎𝑙𝑒.

L'amore è il discorso, l'invenzione, la costruzione poetica con cui tentiamo di dare un senso a questo 𝑛𝑜𝑛-𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜. È il legame che si sforza di creare un ponte sull'abisso che separa due godimenti.

Mentre il sesso rivela la disgiunzione fondamentale, l'amore è la promessa (sempre illusoria, ma necessaria) che un'unione sia possibile, che il godimento dell'Altro possa essere compreso e condiviso, che da due si possa davvero diventare Uno.

Amare, in questa prospettiva, diventa un atto etico di straordinaria complessità. Non significa trovare 𝑙'𝑎𝑙𝑡𝑟𝑎 𝑚𝑒𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑒𝑙𝑎 di Aristofane che ci completa.

Amare significa tollerare la crepa che ci divide dall'Altro, accettare che l'Altro rimarrà sempre un mistero, con un nucleo di godimento inaccessibile.

Amare significa amare la mancanza dell'Altro (𝑎𝑚𝑎𝑟𝑒 𝑒̀ 𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑖 ℎ𝑎, dice Lacan), significa saperci fare con il reale del sesso, ossia vivere la sessualità non con la pretesa di una fusione totale, ma con la consapevolezza della distanza, trovando una meraviglia proprio in quel tentativo, sempre rinnovato e sempre parzialmente mancato, di toccare l'irraggiungibile alterità dell'Altro.

Perché questa coesistenza di unione (l'amore) e disgiunzione (il sesso) sia possibile e sostenibile in una coppia, occorre che entrambi i partner dispongano di un Significante speciale, che presiede a tutti i significanti, e che Lacan chiama il 𝐅𝐚𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐢𝐦𝐛𝐨𝐥𝐢𝐜𝐨, vale a dire quell'iscrizione etica che orienta il desiderio e disciplina il godimento.

L'amore diventa allora quella meravigliosa e talvolta infernale invenzione che ci permette di 𝑓𝑎𝑟 𝑓𝑖𝑛𝑡𝑎" 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑠𝑒𝑠𝑠𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑒𝑠𝑖𝑠𝑡𝑎, e in questo far finta si gioca tutta la ricchezza, la tragedia e la bellezza della vita umana.


Per approfondire:
https://www.egidioerrico.com/cosa-la-psicoanalisi-ha-da-dire-sullamore-e-sul-sesso

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𝐋'𝐄𝐑𝐑𝐎𝐑𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐄𝐒𝐒𝐔𝐎𝐋𝐎𝐆𝐈𝐀L'errore epistemologico di discipline come la sessuologia è quello di trattare la sessualità u...
01/05/2026

𝐋'𝐄𝐑𝐑𝐎𝐑𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐄𝐒𝐒𝐔𝐎𝐋𝐎𝐆𝐈𝐀

L'errore epistemologico di discipline come la sessuologia è quello di trattare la sessualità umana come un dato biologico o un comportamento osservabile, un 𝑜𝑔𝑔𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑡𝑢𝑑𝑖𝑜 su cui è possibile costruire un sapere definito e trasmissibile.

Per la psicoanalisi, invece, questo approccio è improprio e destinato a fallire perché la sessualità del 𝑝𝑎𝑟𝑙𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 (l'essere che parla, come lo definisce Lacan) ha perduto la sua originaria natura di istinto, per essere irrimediabilmente catturata e deformata dal linguaggio e dall'inconscio.

La sessualità umana non è un puro fenomeno del corpo, ma un evento della psiche.

Il concetto di 𝑝𝑢𝑙𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 (𝑇𝑟𝑖𝑒𝑏) è cruciale per capire questo passaggio. Freud colloca la pulsione tra 𝑖𝑙 𝑠𝑜𝑚𝑎𝑡𝑖𝑐𝑜 𝑒 𝑙𝑜 𝑝𝑠𝑖𝑐ℎ𝑖𝑐𝑜. Lacan radicalizza questa idea: la pulsione non è una spinta biologica, ma un 𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑚𝑜𝑛𝑡𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜, un circuito che lega una fonte corporea a un oggetto parziale e a una meta, il tutto strutturato dalla domanda dell'Altro. È questo montaggio a
𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑠𝑒𝑠𝑠𝑢𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒𝑐𝑖𝑝𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑝𝑠𝑖𝑐ℎ𝑖𝑐𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑆𝑜𝑔𝑔𝑒𝑡𝑡𝑜, a trasferirla cioè dal campo del bisogno a quello del desiderio. In questo modo, 𝑙𝑎 𝑠𝑒𝑠𝑠𝑢𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑟𝑢𝑡𝑡𝑢𝑟𝑎 "𝑎 𝑏𝑢𝑐ℎ𝑖" (𝑏𝑒́𝑎𝑛𝑐𝑒) 𝑑𝑒𝑙𝑙'𝑖𝑛𝑐𝑜𝑛𝑠𝑐𝑖𝑜, diventando essa stessa inaccessibile a un sapere che non tenga conto della sua struttura bucata, di essere cioè esso stesso bucato.

Se la sessualità è strutturata come l'inconscio e partecipa del Reale (ciò che sfugge alla simbolizzazione), allora ne consegue logicamente che non può esistere un sapere che la codifichi.

Questa è l'essenza del celebre aforisma di Lacan: 𝑛𝑜𝑛 𝑐'𝑒̀ 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑠𝑒𝑠𝑠𝑢𝑎𝑙𝑒. Il che non significa che gli esseri umani non facciano sesso, ma che non esiste una formula, un programma innato, un'armonia prestabilita che possa scrivere la relazione tra i sessi.

Non c'è un codice naturale che unisca un sesso all'altro in modo complementare e garantito. Ogni incontro è un tentativo, spesso fallimentare, di colmare questo vuoto, questa assenza di una formula che spieghi la sessualità.

Cosa c'è al posto di questo rapporto che non esiste? C'è ciò che vi supplisce, ossia l'amore. L'amore come quel discorso che tenta di costruire un ponte sull'abisso del non-rapporto, che crea una narrazione, un legame simbolico e immaginario che dia un senso all'incontro e che permetta di velare il Reale traumatico del sesso.

L'amor cortese, con le sue regole e la sua idealizzazione, è l'esempio perfetto di come un discorso d'amore estremamente pudico, pur nella sua "carnalità" (l'amor cortese è tutt'altro che platonico), e ritualizzato sia, paradossalmente, un modo sofisticato per "disturbare le difese" e organizzare il godimento.

La Psicoanalisi si configura allora, dice Lacan, come la più propria delle sessuologie, un'𝑒𝑟𝑜𝑡𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑎: quando la soluzione dell'amore non funziona o produce sofferenza, la psicoanalisi offre un altro percorso rispetto alla sessuologia. Non fornisce un sapere sessuologico prestabilito, ma consente di ripercorre il discorso logico, unico e singolare, di quell'amore fonte di sofferenza, di quel disturbo della sessualità, per poterne comprendere e afferrare le ragioni, per produrre un sapere che non sia quello della scienza, ma del godimento di quei corpi ingaggiati nella relazione d'amore che il non rapporto sessuale disturba.

Attraverso l'amore di traslazione, l'analisi permette al soggetto non di "imparare" il sesso, ma di incontrare la propria singolare modalità di godimento, di fare i conti con la propria mancanza strutturale e di inventare una soluzione singolare, soggettiva, per "saperci fare" con il non-rapporto sessuale.

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𝐈𝐋 𝐃𝐄𝐒𝐈𝐃𝐄𝐑𝐈𝐎 𝐄̀ 𝐒𝐄𝐌𝐏𝐑𝐄 𝐏𝐄𝐑 𝐔𝐍 𝐂𝐎𝐑𝐏𝐎, 𝐋'𝐀𝐌𝐎𝐑𝐄 𝐄̀ 𝐒𝐄𝐌𝐏𝐑𝐄 𝐏𝐄𝐑 𝐔𝐍 𝐍𝐎𝐌𝐄, 𝐈𝐋 𝐍𝐎𝐌𝐄 𝐃𝐈 𝐐𝐔𝐄𝐋 𝐂𝐎𝐑𝐏𝐎.Il titolo, sebbene non sia una...
23/04/2026

𝐈𝐋 𝐃𝐄𝐒𝐈𝐃𝐄𝐑𝐈𝐎 𝐄̀ 𝐒𝐄𝐌𝐏𝐑𝐄 𝐏𝐄𝐑 𝐔𝐍 𝐂𝐎𝐑𝐏𝐎, 𝐋'𝐀𝐌𝐎𝐑𝐄 𝐄̀ 𝐒𝐄𝐌𝐏𝐑𝐄 𝐏𝐄𝐑 𝐔𝐍 𝐍𝐎𝐌𝐄, 𝐈𝐋 𝐍𝐎𝐌𝐄 𝐃𝐈 𝐐𝐔𝐄𝐋 𝐂𝐎𝐑𝐏𝐎.

Il titolo, sebbene non sia una citazione letterale di Lacan, è una sintesi del suo insegnamento sulla complessa dialettica tra amore e desiderio.
Approfondiamo l’argomento, mantenendoci all’interno della teoria lacaniana.
L'aforisma del titolo si scompone in due movimenti principali che si unificano nel finale.

1. Il desiderio è sempre per un corpo.

Per Lacan, il desiderio (désir) non è né il bisogno (biologico, che può essere soddisfatto, come la fame) né la domanda (la richiesta articolata all'Altro, che è sempre una domanda d'amore). Il desiderio nasce proprio dallo scarto tra il bisogno e la domanda. È un resto, un'eccedenza, ed è per sua natura inconscio, indistruttibile e metonimico: scivola incessantemente da un oggetto all'altro senza mai trovare un appagamento definitivo.

Cosa significa che è per un corpo?

Per leggere l'intero articolo:

Lo studio del Dott. Errico è specializzato nella valutazione, la diagnosi e il trattamento dei disturbi psichici in genere. Siamo a Salerno in Via P.Ta Elina,23

𝐋𝐄 𝐑𝐄𝐒𝐈𝐒𝐓𝐄𝐍𝐙𝐄 𝐈𝐍 𝐀𝐍𝐀𝐋𝐈𝐒𝐈 𝐃𝐀 𝐅𝐑𝐄𝐔𝐃 𝐀 𝐋𝐀𝐂𝐀𝐍Lacan opera un netto spostamento del concetto di resistenza in psicoanalisi ris...
22/04/2026

𝐋𝐄 𝐑𝐄𝐒𝐈𝐒𝐓𝐄𝐍𝐙𝐄 𝐈𝐍 𝐀𝐍𝐀𝐋𝐈𝐒𝐈 𝐃𝐀 𝐅𝐑𝐄𝐔𝐃 𝐀 𝐋𝐀𝐂𝐀𝐍

Lacan opera un netto spostamento del concetto di resistenza in psicoanalisi rispetto alla psicoanalisi post-freudiana, in particolare quella dell'Io.

Analizziamo i punti salienti attraverso cui si produce tale spostamento nella riflessione lacaniana:

1. 𝑺𝒑𝒐𝒔𝒕𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒑𝒂𝒓𝒂𝒅𝒊𝒈𝒎𝒂: 𝒅𝒂𝒍𝒍'𝑰𝒐 𝒂𝒍 𝒓𝒆𝒂𝒍𝒆. È il nucleo centrale della radicale revisione della struttura e della dinamica delle resistenze in psicoanalisi.
Freud, e poi soprattutto gli psicoanalisti dell'Io, concentrandosi sulla seconda topica, hanno interpretato la resistenza come una manovra difensiva dell'Io che si oppone alla presa di coscienza di un contenuto inconscio rimosso.
Lacan, con il suo 𝑟𝑖𝑡𝑜𝑟𝑛𝑜 𝑎 𝐹𝑟𝑒𝑢𝑑 (in particolare al Freud della prima topica e di 𝐴𝑙 𝑑𝑖 𝑙𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑟𝑖𝑛𝑐𝑖𝑝𝑖𝑜 𝑑𝑖 𝑝𝑖𝑎𝑐𝑒𝑟𝑒), sposta completamente l'asse: la resistenza non è un'opposizione psicologica, ma un limite 𝑠𝑡𝑟𝑢𝑡𝑡𝑢𝑟𝑎𝑙𝑒. Non è l'Io che non vuole saperne, ma il reale che non può essere detto., e quindi, di conseguenza, la resistenza si configura come un "nucleo duro”, resistente appunto alla parola, e intorno al quale il discorso si avvita, si serra, si “intoppa”. È qui che la parola viene a mancare, non perché viene rimossa, ma perché non può esser detta.
Non è più l'Io l’artefice della resistenza, ma ne è piuttosto
la vittima.

2. 𝑮𝒐𝒅𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 (𝑱𝒐𝒖𝒊𝒔𝒔𝒂𝒏𝒄𝒆) 𝒆 𝑹𝒊𝒑𝒆𝒕𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆. Da questa prospettiva icambia anche la concezione del sintomo: non è più tanto la formazione di un compromesso tra la spinta dell’Es e la sua repressione ad opera dell’Io sotto la pressione del Super-Io, non è più tanto l'espressione di un conflitto tra le istanze psichiche che si contrappongono, ma è 𝑢𝑛𝑎 𝑓𝑢𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑅𝑒𝑎𝑙𝑒, il modo attraverso cui il Reale si oppone al discorso, attraverso cui interrompe la catena significante al fine di stabilire il primato di un godimento fuori-senso, sottoposto alla legge, non del Significante, ma a quella della Coazione a ripetere. La persistenza del sintomo non è allora un semplice "tornaconto secondario" (un beneficio egoico), ma l'insistenza di un godimento mortifero e paradossale. Il soggetto soffre del suo sintomo, ma al tempo stesso, in quella sofferenza, c'è un punto di fissazione, un godimento a cui non può rinunciare. È il "godimento del reale nel discorso" che, per sua natura, resiste alla simbolizzazione e al senso.

3. 𝑰𝒍 "𝒇𝒖𝒐𝒓𝒊-𝒕𝒓𝒂𝒏𝒔𝒇𝒆𝒓𝒕" 𝒆 𝒍'𝒊𝒏𝒖𝒕𝒊𝒍𝒊𝒕𝒂̀ 𝒅𝒆𝒍𝒍'𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒑𝒓𝒆𝒕𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆. Questo è un punto clinico di importanza capitale. L'idea che esista un "fuori-senso" e quindi un "fuori-transfert" è contro-intuitiva per molte pratiche analitiche, ma è essenziale in Lacan. Il transfert opera sul piano dell'𝑖𝑛𝑐𝑜𝑛𝑠𝑐𝑖𝑜 𝑠𝑡𝑟𝑢𝑡𝑡𝑢𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑢𝑛 𝑙𝑖𝑛𝑔𝑢𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 (l'inconscio transferale), dove l'analista è costituito come Soggetto Supposto Sapere e l'interpretazione può produrre effetti di significazione. Ma di fronte al Reale, al trauma, al godimento puro, l'interpretazione fallisce. Anzi, un'interpretazione che cerca di dare senso a ciò che è "fuori-senso" non fa che rafforzare la resistenza.

4. 𝑰𝒍 𝒓𝒖𝒐𝒍𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍'𝒂𝒏𝒂𝒍𝒊𝒔𝒕𝒂: 𝒑𝒓𝒆𝒔𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒎𝒖𝒕𝒂 𝒆 𝑫𝒊𝒓𝒆𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒄𝒖𝒓𝒂. Di conseguenza, la posizione dell'analista cambia radicalmente: non è più colui che "sa" e svela, ma colui che, con la sua presenza e il suo silenzio, permette al soggetto di circoscrivere quel punto di Reale.
L'analista incarna ora, per il paziente, l'oggetto del godimento (𝑙'𝑜𝑔𝑔𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑝𝑖𝑐𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑎), e non più il Sapere. La sua presenza deve essere allora una "presenza muta", che non va confusa con la passività, ma intesa come un 𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑎𝑛𝑎𝑙𝑖𝑡𝑖𝑐𝑜 vero e proprio, preciso, che sveli la ripetizione, piuttosto che soffocarla con il senso. Fondamentale diventa allora 𝑖𝑙 𝑑𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑖𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑛𝑎𝑙𝑖𝑠𝑡𝑎 come quel supporto etico che gli permette di 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑒𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑠𝑢𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑜 𝑑𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑖𝑜, ovvero di non rinunciare a lasciare che il paziente possa arrivare a riconoscere e isolare questo nucleo di godimento nel sintomo. per farne qualcosa di diverso da un’infinita ripetizione mortifera,

In sintesi, possiamo allora meglio comprendere perché, per Lacan, la vera resistenza in analisi è quella dell’analista: la sua tendenza a voler interpretare tutto, a voler "guarire" attraverso la parola, a non sopportare il non-senso del Reale del paziente.
È la resistenza dell'analista a occupare il suo posto, a "mancare sul piano della parola" quando necessario, per esservi invece pienamente presente.


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CONVERSAZIONI PSICOANALITICHEWEBINAR DEL 18 APEILE 2026: IL TESTOAccostarsi alla clinica psicoanalitica, in particolare ...
20/04/2026

CONVERSAZIONI PSICOANALITICHE
WEBINAR DEL 18 APEILE 2026: IL TESTO

Accostarsi alla clinica psicoanalitica, in particolare quella di orientamento lacaniano, non può, a mio avviso, prescindere da una comprensione approfondita di alcuni concetti fondamentali: Divisione Soggettiva, Desiderio, Fantasma Fondamentale, Pulsione, Ripetizione, Godimento. Questi termini non solo devono essere esplorati singolarmente, evidenziandone le specificità e i caratteri distintivi, ma è cruciale che vengano anche analizzati nelle loro interrelazioni strutturali e dinamiche.

Solo così potremo evitare confusioni e comprendere come questi elementi concorrono alla definizione delle tre strutture psicopatologiche: Nevrosi, Perversione e Psicosi. L’incontro di oggi si propone di chiarire questi concetti, affinché possano fungere da fondamenta solide per una conoscenza più ampia e articolata della clinica psicoanalitica.

Per saperne di più leggi l'intero articolo

Lo studio del Dott. Errico è specializzato nella valutazione, la diagnosi e il trattamento dei disturbi psichici in genere. Siamo a Salerno in Via P.Ta Elina,23

15/04/2026

Più che praticare la parola, l'analista deve saper praticare il silenzio, che non significa semplicemente starsene zitto.

Indirizzo

Via Porta Elina, 23
Salerno
84121

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
15:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 13:00
15:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
15:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 13:00
15:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 13:00
15:00 - 20:00

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