Psicoanalisi e Psicoterapia Salerno - Dott. Egidio T. Errico

Psicoanalisi e Psicoterapia Salerno - Dott. Egidio T. Errico Studio specialistico di Psicoanalisi, Psicoterapia e Psichiatria a Salerno

Studio specialistico per la valutazione, la diagnosi e il trattamento dei disturbi psichici. L'orientamento terapeutico prevalente, laddove ne ricorrano le condizioni, e' quello psicoanalitico, vale a dire quel tipo di cura maggiormente efficace ai fini di una più stabile e duratura riorganizzazione delle proprie condizioni di salute mentale, dei propri assetti psichici e del proprio modo di vivere. In altri casi i trattamenti possono essere di tipo psicoterapico o anche di tipo medico psichiatrico

L'AMBIGUITA' DEL DESIDERIOE’ questa l’ambiguità del desiderio, che essendo struttura di mancanza, di “mancanza-a-essere”...
10/02/2026

L'AMBIGUITA' DEL DESIDERIO

E’ questa l’ambiguità del desiderio, che essendo struttura di mancanza, di “mancanza-a-essere”, dà l’illusione al soggetto di poterla trasformare in struttura di pienezza, di “pienezza-a- essere”. Il che è impossibile senza che ciò procuri la “morte” in vita del soggetto, dal momento che, all’origine della vita del soggetto, è la mancanza che precede la perdita e non la pienezza.

Dunque dal 𝒇𝒂𝒓𝒔𝒊 𝒏𝒐𝒏 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 sulla propria mancanza-a-essere, a 𝒇𝒂𝒓𝒔𝒊 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 su di essa, e non viceversa: è questo il cammino dell'analisi, il cammino verso la salute mentale.

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LE PATACCHE DEGLI PSICOANALISTISi possono ricevere anche titoli e riconoscimenti dalle gerarchie nel chiuso dei propri c...
10/02/2026

LE PATACCHE DEGLI PSICOANALISTI

Si possono ricevere anche titoli e riconoscimenti dalle gerarchie nel chiuso dei propri club di appartenenza, ma è solo sul campo di battaglia del lavoro con i propri pazienti che lo psicoanalista dimostra quello che vale, altrimenti quei titoli e quei riconoscimenti rimangono soltanto patacche senza valore.

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MA IO CHI VERAMENTE SONO?Quando pensiamo che, come vorrebbe soprattutto il nevrotico,  possiamo arrivare a comprendere, ...
08/02/2026

MA IO CHI VERAMENTE SONO?

Quando pensiamo che, come vorrebbe soprattutto il nevrotico, possiamo arrivare a comprendere, finalmente, quello che veramente siamo, quando cioè pensiamo di riuscire ad allinearci, a coincidere completamente con noi stessi, ossia a coglierci per nominarci esattamente per quello che siamo, ignoriamo che ciò è impossibile, e proprio in ragione del fatto che noi parliamo.

E’ la parola di cui siamo dotati che ci costituisce come soggetti, vale a dire come esseri parlanti e, per questo, irrimediabilmente separati dalla nostra realtà ontologica.

Vale a dire che l'ambiguità della parola e il gioco dei significanti, se, da una parte, ci introducono nell'ordine del simbolico, dall'altra, ci liberano dalla dipendenza ontologica alla certezza dell'essere e alla chiarezza univoca del significato. Ed è in questa frattura che trova luogo il desiderio, come resto del taglio che il significante infligge a quello che Platone chiama il nostro 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑛𝑡𝑒.

Quello che noi siamo - e dunque il nostro desiderio - lo possiamo trovare solo al di là della parola e dunque è impossibile, perché, ovviamente, è impossibile annullare il taglio che la parola stessa produce su di noi.

Solo un'analisi, soprattutto lacaniana, può arrivare a metterci a n**o per come siamo al di là della parola che ci diciamo, al di là del significante che ci rappresenta. E questo è utile, in quanto è la via che può aiutarci a stare meglio e a soffrire meno con noi stessi, poiché solo in questo modo possiamo ristabilire e ritrovare quei significanti che ci rappresenterebbero meno dolorosamente.

Questo percorso non può avvenire da soli o con chi non sia un analista vero, sarebbe inutile, se non, addirittura, pericoloso.

La ricerca di noi stessi può avvenire solo nel luogo dell'Altro, perché noi siamo "l'Altra Cosa" rispetto a quello che noi pensiamo di essere, e che solo uno psicoanalista può accogliere e restituirci per come veramente è.

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07/02/2026

L'interpretazione in analisi deve riguardare, non quello che il paziente dice, ma quello che non dice, che non è il silenzio.

IL SOGGETTO DELL'INCONSCIONon bisogna pensare che il soggetto dell'inconscio abbia in qualche modo a che vedere con la p...
07/02/2026

IL SOGGETTO DELL'INCONSCIO

Non bisogna pensare che il soggetto dell'inconscio abbia in qualche modo a che vedere con la persona che siamo, sia pure nella versione altra della scena inconscia che ci riguarda.

Il vero soggetto dell'inconscio è il desiderio. E' il desiderio nel modo attraverso cui si organizza nella combinatoria delle catene significanti, metaforica e metonimica, potendo tanto seguire quella della significazione metaforica dove acquista il significato di "desiderio insoddisfatto", tanto quella della significazione metonimica di altro, quindi di "mancanza", assumendo in questo caso il carattere della insistenza.

Nel primo caso il desiderio altro non è se non l'effetto di "più di senso" prodotto dalla metafora, nel secondo il desiderio si configura come un "meno di senso" ed è dunque "metonimia della mancanza ad essere" .

In ogni caso il senso che attraversa il soggetto parlante è sempre quello della mancanza, e il soggetto parlante è impossibile da trovare nell'inconscio perché è piuttosto "in un flusso significante il cui mistero consiste nel fatto che il soggetto non sa nemmeno dove mettersi per potersi fingere di esserne l'organizzatore" (Lacan)

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DEGRADAZIONE DELLA VITA AMOROSAMolti uomini, pur desiderando fortemente l'amore, sembrano averne invece molta paura perc...
06/02/2026

DEGRADAZIONE DELLA VITA AMOROSA

Molti uomini, pur desiderando fortemente l'amore, sembrano averne invece molta paura perché, a differenza di quanto avviene invece nelle donne, avvertono l'amore come una minaccia insostenibile alla loro "integrità virile": "l'amore domanda amore", dice Lacan, e quindi come si fa a riconoscere la domanda d'amore se per molti uomini, il vero uomo è quello "che non deve chiedere mai"?

Niente come l'amore mette di fronte al sentimento della mancanza, dell'incompletezza, e della spinta alla dipendenza dall'altro, dal desiderio dell'altro.

Per questo, spesso, gli uomini innamorati sono anche aggressivi, sprezzanti, sarcastici con le donne che amano: è il solo modo di cui dispongono per recuperare su quella "mancanza" cui il desiderio li espone.

Per questo, spesso, gli uomini resistono all'amore preferendo sentirsi amati, piuttosto che amanti.

Per questo, spesso, gli uomini scelgono donne che non amano, invece che quelle che amano: se possono frequentare l'amore solo in superficie, tenendosene ai bordi, ricevendone piuttosto che darne, possono maggiormente sentirsi garantiti, e confermati, sul piano della loro virilità.

Freud chiamava questa condizione, tutta maschile, "degradazione della vita amorosa" in quanto effetto della scissione tra il desiderio di amare e il desiderio sessuale, come difesa estrema nei confronti di quella "castrazione che l'amore, non il sesso, impone di attraversare per poter avvenire.

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𝐈𝐋 𝐒𝐎𝐆𝐆𝐄𝐓𝐓𝐎 𝐔𝐌𝐀𝐍𝐎Chi è il Soggetto? Quello che si barcamena tra il linguaggio, attraverso cui parla senza sapere quello ...
03/02/2026

𝐈𝐋 𝐒𝐎𝐆𝐆𝐄𝐓𝐓𝐎 𝐔𝐌𝐀𝐍𝐎

Chi è il Soggetto? Quello che si barcamena tra il linguaggio, attraverso cui parla senza sapere quello che dice, e il corpo, attraverso cui parla senza sapere che è lui a parlare.

𝑽𝒆𝒓𝒔𝒐 𝒊𝒍 𝑾𝒆𝒃𝒊𝒏𝒂𝒓... 𝒑𝒓𝒐𝒔𝒔𝒊𝒎𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆
𝗽𝗿𝗲𝗶𝘀𝗰𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶: 𝗲𝘃𝗲𝗻𝘁𝗶.𝗲𝗴𝗶𝗱𝗶𝗼𝗲𝗿𝗿𝗶𝗰𝗼@𝗴𝗺𝗮𝗶𝗹.𝗰𝗼𝗺

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ESISTE UNA PAROLA CHE SVELI IL DESIDERIO?Cos'è il desiderio? Nella psicoanalisi lacaniana, il desiderio è concepito come...
30/01/2026

ESISTE UNA PAROLA CHE SVELI IL DESIDERIO?

Cos'è il desiderio? Nella psicoanalisi lacaniana, il desiderio è concepito come un effetto della parola, ossia come la scalfittura, la faglia, la beanza che la parola dell'Altro incide nel soggetto a cui viene destinata.

Lacan dice che si parla sempre a qualcuno e che l'atto stesso di parlare a qualcuno si configura come domanda rivolta all'Altro. Ogni qualvolta qualcuno ci rivolge la parola lascia in noi un segno, modifica il nostro stato, apre una faglia, che spesso può avere il sapore di una ferita. Non a caso si dice che le parole possono ferire.

La parola dunque è sempre domanda e la domanda incide sempre un segno nell'Altro, vi lascia sempre una ferita.

Ora, è proprio nella ferita come effetto della parola che si produce e si articola il desiderio, che, per questo, possiamo dire, ha dunque la struttura della mancanza, la consistenza della ferita.

Non ci può essere desiderio se non a partire dalla ferita, da quella ferita primordiale che Freud ha chiamato castrazione. Il desiderio è la figura della castrazione, della mancanza irriducibile.

Causare il desiderio nell'Altro significa inevitabilmente anche ferirlo un po': non a caso quando ci innamoriamo - l'amore è causato dal desiderio - spesso diciamo: "mi hai colpito al cuore". L'immagine del "colpo di fulmine" è la freccia con la quale Cupido colpisce direttamente il cuore.

Il desiderio è dunque quella ferita ad opera della parola e che ci segna come soggetti: sopportare il desiderio è allora come sopportare una ferita beante: per questo vorremmo guarirla, ossia soddisfare il desiderio, una volta per tutte.

Ma la parola, pur essendo fondamentale nella nostra esperienza, in quanto causa, non può mai esprimere completamente il desiderio del soggetto. Per poterlo nominare, sarebbe necessaria una parola che non funzioni come parola, una parola al di fuori del linguaggio stesso. Una possibilità che è logicamente impossibile!

La domanda causa il desiderio e il desiderio a sua volta causa la domanda, ma, ovviamente senza potervi entrarel Il desiderio, dice Lacan, è sempre "l'aldilà della domanda"

Nonostante ciò, il nevrotico continua a nutrire la speranza che esista un modo per esprimere il proprio desiderio in modo diretto e senza ambiguità. Questa illusione porta ad un incessante tentativo di cercare una parola che possa "svelare" il desiderio, ma ogni tentativo è destinato a rivelarsi vano, poiché il linguaggio stesso è strutturato in modo tale da non poter catturare l'essenza del desiderio. E' per questo che Lacan dice che "il desiderio è articolato, ma non articolabile"

In questo senso, il desiderio rimane sempre parzialmente inafferrabile, sfuggente, intriso di un significato che non può essere completamente articolato.

La frustrazione e l'angoscia che ne derivano sono parte integrante dell'esperienza umana, riflettendo la complessità del nostro rapporto con il linguaggio e con noi stessi.

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IL TRANSFERT IN PSICOANALISI E IL RUOLO ETICO DELLO PSICOANALISTA.Perché possa avviarsi una cura psicoanalitica vera e p...
05/01/2026

IL TRANSFERT IN PSICOANALISI E IL RUOLO ETICO DELLO PSICOANALISTA.

Perché possa avviarsi una cura psicoanalitica vera e proprio è in primo luogo necessario che il paziente riconosca il proprio dolore e si rivolga ad uno psicoanalista per ricevere ascolto e interpretazione.

Tuttavia, la sola presenza in una stanza di un paziente con un analista non è sufficiente a che si produca un'esperienza psicoanalitica efficace.

Occorre che ci sia altro, prima di tutto che il paziente accordi piena fiducia all'analista e che questi, dalla sua parte, sappia come meritarla e come utilizzarla affinché il processo si avvii in maniera che sia utile per il paziente, e solo per il paziente.

E tuttavia, anche se la fiducia ne è la condizione necessaria, non è ancora quella sufficiente. Occorre anche che accada ancora qualcos'altro, qualcosa di specifico e singolare, essenziale perché possa strutturarsi il processo analitico, è necessario che accada quel fenomeno a cui Freud fa dato il nome di transfert, proprio per indicare quel particolare investimento affettivo da parte del paziente nei confronti del proprio analista e che, non solo ne fa una persona di fiducia, ma, di più, una figura unica, speciale, "amata" addirittura, poiché avvertita come quella che conosce quanto di più segreto ci sia nell'animo del paziente.

Una tale condizione, ossia il transfert necessario per la cura, può prodursi solo in analisi. Perché?

Certo, si potrebbe obiettare che tutte le relazioni terapeutiche si basano sulla fiducia e tutte comportano un certo grado di investimento affettivo verso la persona del terapeuta.

E' vero, ma il punto è che solo in psicoanalisi tutto quel che accade, che è utile alla cura e che ne condiziona l'efficacia, dipende dal transfert, più che dalla tecnica operativa del terapeuta, ragion per cui la funzione dell'analista, a differenza degli altri terapeuti, consiste essenzialmente in quelle di favorire e di non ostacolare il fenomeno del transfert. Il che è molto meno facile di quanto possa sembrare.

Ma in che modo lo psicoanalista può favorire il transfert? Da una parte, invitando il paziente a dire liberamente tutto ciò che ha in mente, dall'altra mettendosi nella posizione dell'ascolto, un ascolto che sappia accogliere la parola del paziente, senza interferirvi mai, ma solo, quando è possibile, per interpretarla.

Per far questo, l'analista deve evitare di coinvolgersi come soggetto nel discorso del paziente, ma ridursi ad "oggetto-causa" (oggetto piccolo a), ovvero sappia come causare il desiderio del paziente a investire, non nella persona reale dell'analista, ma in quella simbolica.

Va da sé, infatti, che sentirsi essere messi al centro del proprio discorso e di poter godere di un ascolto incondizionato è un motore potentissimo per mobilitare il transfert così come ce lo descrive Freud.

La cura analitica, proprio perché procede sotto transfert, è una cura molto difficile ed impegnativa per l'analista, perché, se è vero che il transfert consente la cura, dall'altra può rivelarsi - soprattutto se maneggiato da psicoanalisti fasulli e improvvisati - come una vera e propria bomba.

Se, infatti, il transfert è ciò che permette la cura, è in effetti anche ciò che mette il paziente in una condizione di dipendenza dall'analista, per cui, possiamo dire, che il transfert struttura una relazione fortemente asimmetrica tra paziente e analista, perché, anche se ad un livello è il paziente a parlare e l'analista ad ascoltare, quindi il paziente nella posizione attiva di colui che parla e l'analista in quella passiva di colui che ascolta, ad un altro livello la situazione è capovolta: il paziente si trova in una posizione "vulnerabile" perché speculare a quella di potere assoluto che attribuisce al proprio analista, ossia il potere di stabilire a sua discrezione se accoglierlo o rifiutarlo, se continuare o interrompere la cura: l'inizio e la conclusione di ogni seduta sono proprio la scansione attraverso cui la cura procede in virtù del potere discrezionale dell'analista.

E' proprio a questo potere dell'analista che Lacan si riferisce nel suo famoso scritto, non a caso intitolato "La direzione della cura e i principi del suo potere."

Questa dinamica è simile a quella tra madre e bambino, dal momento che anche la madre esercita quell' "oscuro potere discrezionale", come lo definisce Lacan, ossia il potere di alternare a sua discrezione la propria presenza con la propria assenza, alternanza fondamentale per la crescita sana del bambino.

In virtù di questo potere, se lo psicoanalista non sta particolarmente attento, può, anche impercettibilmente, esercitare manovre manipolative o seduttive, che sarebbero estremamente pericolose, sia per la salute del paziente, che per la continuità della cura.

Insomma, l'analista, tenuto ad essere consapevole del potere che gli attribuisce il paziente, non deve mai e poi mai approfittarne, ma deve utilizzarlo esclusivamente ai fini della direzione della cura e del corretto percorso analitico, astenendosi da manipolazioni e indottrinamenti.

Il lavoro sotto transfert può avere effetti devastanti se l'analista non mette da parte le proprie intenzioni o i propri interessi personali.

Ora, la domanda è: in che modo l'analista può proteggersi e salvaguardarsi dal rischi di cedere al "desiderio" di abusare del potere che il transfert gli conferisce?

In primo luogo dal fatto di essere un vero analista, ossia di aver fatto una buona analisi personale condotta fino in fondo e che gli abbia permesso di saperne qualcosa del suo modo di "godere", e magari di riprenderla ogni tanto, come consiglia Freud.

In secondo luogo da un solido impianto etico
insieme a quello che Lacan chiama "il desiderio dell'analista", su cui l'etica si sostiene, in quanto si tratta di un desiderio più forte di qualsiasi desiderio di potere e di comndo arbitrari.

È dunque l'etica in connessione con il "desiderio dell'analista", più che l'insieme delle norme più o meno standardizzate che ci si può dare, che protegge l'analista dal rischio di quegli scivolamenti e di quelle infrazioni cui il suo potere, se messo al servizio del godimento soggettivo e non della cura del paziente, può esporlo.

In conclusione, l'analisi richiede che l'analista si ecclissi come soggetto, creando uno spazio per il transfert, essenziale per l'avvio del processo analitico. La consapevolezza etica riguardo al potere del transfert è cruciale per evitare danni al paziente e complicazioni della cura.

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21/09/2025

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Il dott. Egidio T. Errico, medico psichiatra è psicoanalista è specializzato nella valutazione, nella diagnosi e nella cura dei disturbi psichici. L'orientamento prevalente, laddove ne ricorrano le condizioni, e' quello psicoanalitico, vale a dire quel tipo di cura maggiormente efficace ai fini di una più stabile e duratura riorganizzazione delle proprie condizioni di salute mentale, dei propri assetti psichici e del proprio modo di vivere. In altri casi i trattamenti possono essere di tipo psicoterapico o anche di tipo medico psichiatrico.