01/01/2026
Mi permetto. Sommessamente.
«Ci siamo lasciati alle spalle il primo quarto di secolo del terzo millennio.
Chi è avanti negli anni, non senza un po’ di nostalgia, trova soddisfazione a rivedersi nell’ultimo quarto di secolo del secondo: le canzoni degli anni ‘70 e ‘80, gli spettacoli televisivi dell’epoca, gli eventi belli di quegli anni.
Persino quella ‘Politica’ che pure in quei decenni contestavamo e speravano cambiasse.
Quel desiderio si è avverato ma, siamo arrivati quasi tutti a dire che forse si stava meglio quando si stava peggio. In realtà, a ben guardare, la società si è trasformata con tanti vantaggi e, sì, anche con qualche ricredimento.
Non facciamo più file estenuanti in banca, alle poste e negli uffici; non dobbiamo più sondare il terreno per sapere se le nostre simpatie amorose sono ricambiate; non andiamo sempre e tutti sul posto di lavoro riempendo bus e treni senza aria condizionata; non dobbiamo più recarci in biblioteca o possedere l’enciclopedia per fare delle ricerche; non stiamo a casa il giovedì per guardare i quiz di Mike Buongiorno, il venerdì per Portobello e il sabato per gli spettacoli di Pippo Baudo; non dobbiamo attendere che la radio trasmetta la nostra canzone preferita o recarci nel negozio di dischi a comprare l’LP da ascoltare in case senza vetri-camera, termosifoni ed allarmi; non dobbiamo più andare in salumeria e macelleria o dal fruttivendolo ed attendere aperture e chiusure settimanali; non partecipiamo ed assistiamo più a riti ed eventi collettivi pressoché quotidiani che oggi si sono trasformati in ricordi appunto collettivi.
Anche le generazioni che stanno godendo di questi primi decenni del ventunesimo secolo, tra alcuni lustri potranno fare le medesime considerazioni ed osservazioni.
Ciò che oggi è già semplificato con un click, l’intelligenza artificiale le faciliterà sino a renderle un gioco da ragazzi riducendole a meno di un click.
Eppure abbiamo ancora bisogno di relazioni autentiche, del calore umano, di un abbraccio, di una chiacchierata senza la neve in tasca, di assaporare un piatto semplice senza stelle ed elaborazioni sofisticate.
Tutta la modernità, il progresso, l’evoluzione tecnologica e scientifica non muterà la nostra condizione di esseri umani dotati di intelligenza e speranze, desideri e sogni, sentimenti e sensazioni.
Per il 2026 e l’inizio del secondo quarto di secolo del terzo millennio, dovremmo tentare di restare coi piedi per terra per favorire e agevolare le generazioni a ve**re affinché possano vivere giornate, settimane, mesi ed anni senza essere travolti dal turbinio di una vita senza qualche perno che le rammenti che siamo parte di un ciclo naturale scandito dal levare e calar del sole, e che siamo caduchi e fallaci. Che poi è l’essenza di un’esistenza concreta e, tutto sommato, ordinariamente auspicabile.
Sia per i salernitani un anno pieno, intenso, verace; e siano anche pronti a non farsi affabulare da ritorni di salvatori di patrie che, a ben guardare, sono state ridotte a macerie, che solo in parte si presentano visibili a nostri occhi, proprio da chi vorrebbe risanarle.
Sarà difficile emanciparsi dal narcisismo compulsivo e dalla fame di potere per il potere di personaggi apparentemente forti ma che, ad una più attenta e sostanziale osservazione, hanno fallito miseramente nelle proprie esistenze private celate da successi tutto sommato effimeri, inutili, sulla pelle di masse di persone che hanno creduto di risolvere i propri problemi ma che, a conti fatti, li hanno replicati e, a volte, moltiplicati.
Vico aveva centrato magistralmente il dive**re ciclico della Storia che però è tale grazie alle singole ‘storie’: quelle possiamo e dobbiamo viverle e determinarle noi con le nostre scelte quotidiane; a conferma della massima che Sallustio attribuisce a Appio Claudio Cieco secondo cui quisque faber fortunae suae: ciascuno è artefice della propria sorte.
Auguri convinti.
E forza (e coraggio) Salerno!»