Vincenzo Capuano - Psicologo

Vincenzo Capuano - Psicologo Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Vincenzo Capuano - Psicologo, Psicologo, Via Adalgiso Amendola 36, Salerno.

Psicologo e Psicoterapeuta CBT + EMDR
Ansia • Trauma • Relazioni • Genitorialità
🎓 Percorsi individuali, gruppi e formazione
⬇️ Risorse gratuite e progetti in partenza Il 𝐃𝐫. 𝐕𝐢𝐧𝐜𝐞𝐧𝐳𝐨 𝐂𝐚𝐩𝐮𝐚𝐧𝐨, 𝐏𝐡𝐃 è uno psicologo e psicoterapeuta, dottore di ricerca in Scienze della Mente, specializzato in psicoterapia cognitivo-comportamentale per adulti, bambini e adolescenti. Offre servizi di psicoterapia individuale, di coppia, supporto alla genitorialità e valutazioni psicodiagnostiche e neuropsicologiche presso i suoi studi privati a Salerno. Si occupa nello specifico di:

• Valutazione psicodiagnostica clinica per disturbi d'ansia, depressione, dipendenze, disturbi alimentari, difficoltà relazionali e disturbi di personalità per bambini, adolescenti e adulti;

• Valutazione neuropsicologica per l’età evolutiva (difficoltà in memoria, linguaggio, attenzione, ragionamento, percezione, abilità visuo-spaziali, esecuzione di sequenze motorie);

• Psicoterapia cognitivo-comportamentale, CFT e psicoterapia Senso-Motoria per bambini, adolescenti e adulti;

• Valutazione e trattamento dei disturbi post-traumatici da stress (PTSD) e psicoterapia EMDR;

• Sostegno alla genitorialità. Attraverso un approccio integrato, il Dr. Capuano aiuta le persone a ritrovare equilibrio e benessere psicofisico, supportandole nel loro percorso di cambiamento e crescita personale.

👁‍🗨 Hai sentito parlare di EMDR ma non sai esattamente cosa sia?Vuoi capire come funziona e in quali casi può aiutare da...
14/01/2026

👁‍🗨 Hai sentito parlare di EMDR ma non sai esattamente cosa sia?
Vuoi capire come funziona e in quali casi può aiutare davvero?
Ho preparato un opuscolo gratuito che spiega in modo chiaro e accessibile:
🔹 Cos’è l’EMDR
🔹 Quando viene utilizzato
🔹 Come si svolge una seduta
🔹 Quali benefici può offrire
✨ Un piccolo strumento per avvicinarti con consapevolezza a un approccio terapeutico serio e rispettoso.
👉 Scarica l’opuscolo https://vincenzocapuano.net/opuscolo-emdr/

13/01/2026

Stabilire confini non allontana le persone, spesso è l’unico modo per restare davvero in relazione.
Molti di noi non hanno imparato a dire no senza sentirsi in colpa. Abbiamo imparato ad adattarci, a stringere i denti, a restare anche quando il corpo diceva “basta”.
Ma dal punto di vista psicologico e neurobiologico, i confini non sono muri, sono segnali di sicurezza.
Quando dai spazio a te stesso:
🧠 il sistema nervoso si regola
💓 diminuisce il risentimento
🤝 la relazione diventa più chiara
Nella teoria dell’attaccamento, relazioni sicure non sono quelle senza limiti,
ma quelle in cui ognuno può esistere senza perdersi.
Come ci ricorda Daniel Siegel, la regolazione nasce dalla chiarezza e dalla presenza, non dalla fusione.
Se fai fatica a mettere confini, non è un difetto.
È un apprendimento mancato, spesso legato a storie di iper-adattamento.
Senza confini non siamo più gentili.
Siamo solo più stanchi.
Silenziosi.
O esplosivi.
I confini gentili non dicono: “tu sbagli”.
Dicono: “io mi ascolto”.
✨ Prova questa micro-formula:
👉 “In questo momento per me è importante…”
👉 “Posso esserci, ma in questo modo…”
Il corpo la sente.
E spesso si rilassa.
Dare spazio a te non rovina i legami.
Li rende abitabili.
👉 Salva questo video se ti serve ricordarlo.
👉 Condividilo con chi confonde ancora confini e rifiuto.
👉 Seguimi per contenuti su trauma, attaccamento e regolazione emotiva.

🎯 Tutti parlano di ripartenza, obiettivi, buoni propositi.Ma pochi raccontano il sovraccarico silenzioso che molte perso...
13/01/2026

🎯 Tutti parlano di ripartenza, obiettivi, buoni propositi.

Ma pochi raccontano il sovraccarico silenzioso che molte persone vivono in questo mese.

Il corpo non è una macchina. Ha bisogno di tempo, di spazi di adattamento, di rispetto.
Quando non trova tutto questo… va in allerta. E tu ti senti a pezzi.
❗No, non è debolezza. È un meccanismo naturale.

Il punto non è forzarsi a ripartire, ma scegliere un passo che possiamo sostenere davvero.

💬 Ti riconosci in questa sensazione?

Scrivimi nei commenti o condividi questo post con chi ne ha bisogno.

10/01/2026

In questa scena di Will Hunting – Genio Ribelle, Sean guarda Will negli occhi e gli dice una frase semplice:

“Non è colpa tua.”

All’inizio Will sorride. Fa battute, si difende.
Poi la frase viene ripetuta.
Ancora.
Ancora.

E qualcosa finalmente cede. Non perché lo capisca con la testa, ma perché il suo corpo smette, per un attimo solo, di difendersi.

Quella non è una frase famosa.
È una esperienza RIPARATIVA.
È una interazione una relazione che riscrive una ferita di attaccamento.

Quando una persona cresce nel dolore, nell’abbandono, nella paura o nella violenza, il suo sistema nervoso fa una cosa precisa:
si prende la colpa.

"La colpa è il contraltare dell’impotenza”, ha ripetuto in un incontro recente Annamaria Scapicchio, collega e supervisora che si è occupata per decenni di maltrattamenti e abusi infantili. Perché se è colpa mia, allora forse posso evitarlo la prossima volta, allora forse posso controllarlo. Allora forse posso sopravvivere.

La colpa non nasce come un difetto, lo ripeto spesso in terapia. Nasce come protezione. Il problema è che col tempo diventa una prigione invisibile: perchè ti fa sentire sbagliato nelle relazioni o quando vuoi esprimere un bisogno, ti tiene in allarme costantemente, ti impedisce di sentirti al sicuro anche quando il pericolo non c’è più.

Sean non spiega, non corregge e di sicuro non interpreta.

Quello che fa è semplice, ma ha una potenza pazzesca. Lui resta, tiene lo sguardo.
Ripete. E non se ne va.

E mentre succede tutto questo, il corpo di Will, per la prima volta nella sua vita, comincia a crederci.

Se questa scena ti tocca, forse non perché sei fragile, ma perché per molto tempo sei stato forte da solo.
E nessuno dovrebbe esserlo.

Qui puoi fermarti.
Non devi spiegare tutto.
Puoi solo esserci.
Condividilo con qualcuno che è stato forte troppo a lungo.

05/01/2026

Il 65% di voi sente: “Devo resistere”.
Il 30%: “Devo fare meglio”.
Solo il 4%: “Posso rallentare”.

Questi numeri non parlano di fragilità.
Parlano di un sistema di minaccia costantemente attivo.
La Compassion Focused Therapy descrive tre grandi sistemi emotivi che guidano il nostro funzionamento:
🔺 Minaccia → resistere, stringere i denti
🔵 Ricerca → fare di più, migliorare, non fermarsi
🟢 Calma → rallentare, sentirsi al sicuro

Quando viviamo a lungo tra minaccia e ricerca, non siamo troppo sensibili, siamo in modalità sopravvivenza.

Questo sondaggio non è stata una valutazione clinica, mauno spazio di consapevolezza.
Per chiederci: in che modalità emotiva vivo più spesso, proprio adesso?

💾 Salva il video se ti riconosci.
📤 Condividilo con chi senti sempre “di dover resistere”.

🌱 Sul mio sito trovi risorse gratuite per lavorare sulla regolazione emotiva, soprattutto in questo periodo di inizio anno.


Questa immagine, e i testi che puntano il dito che ho letto in questi giorni tragici di quanto successo e sta accadendo ...
02/01/2026

Questa immagine, e i testi che puntano il dito che ho letto in questi giorni tragici di quanto successo e sta accadendo al Crans-Montana, ci colpiscono perché sembrano raccontare quella che sembra essere una “scelta morale” di un giovane ragazzo. Ma dal punto di vista psicologico, racconta soprattutto di un riflesso che è neurobiologico. Quando un adolescente si trova davanti a un pericolo improvviso, il cervello non “ragiona”, non attiva il pensiero etico, non valuta le conseguenze. Si accende il sistema di sopravvivenza. L’amigdala prende il comando. Il corpo entra in modalità di allarme. Il tempo si deforma. La coscienza si restringe. E il gesto che emerge non è quello “giusto”, è quello automatico.
C'è da riconoscerlo, per molti ragazzi di oggi, il telefono non è solo un oggetto è una protesi di regolazione emotiva. È il modo con cui tengono insieme l’ansia, le tensioni, le emozioni forti. È lo strumento che crea distanza dal terrore. Filmando, il cervello crea uno schermo tra sé e l’evento. Non per cattiveria. Ma per non crollare. Questo non rende quel gesto “giusto”. Ma lo rende comprensibile e di sicuro più umano.
Il ragazzo che tenta di spegnere l’incendio e quello che riprende non sono due umanità diverse. Sono due sistemi nervosi che reagiscono in modo differente allo stesso trauma. Uno va verso, l'altro si protegge.
Ed è proprio qui che sta la responsabilità adulta. Non nel puntare il dito, ma nel chiederci che tipo di sicurezza stiamo insegnando? Che tipo di presenza? Che tipo di contatto con la realtà?
Il rischio di messaggi come questo è che trasformano una reazione traumatica in un atto etico, e così facendo spostano la colpa sulle persone invece che sul vuoto educativo, emotivo e relazionale in cui questi ragazzi sono cresciuti. Quei ragazzi non sono “la società che va male”, sono il sintomo di una società che non ha insegnato a stare nel pericolo senza dissociarsi. E non servono prediche, ma adulti che insegnino presenza, contatto, regolazione, responsabilità reale.
Perché non si nasce capaci di “stare” dentro una tragedia, soprattutto a quell'età ed in un momento di festa. Lo si può imparare, ma solo se qualcuno ce lo mostra.

01/01/2026

🎬 Stranger Things compie 10 anni.
E in questi 10 anni… siamo cambiati anche noi.

(NO SPOILER)
Dieci anni fa guardavo Stranger Things come si guardano le storie belle: per rilassarsi, per emozionarsi, per tornare un po’ bambini.
Riflettevo cosa è cambiato per me in questi 10 anni: un fidanzamento diventato matrimonio.
Due figlie. Legami lavorativi chiusi. Un centro clinico aperto con colleghi che stimo. Un modo nuovo di sentire, di scegliere, di stare nel mondo.
E mi accorgo che Stranger Things non è stata solo una serie. Ma per me una mappa emotiva.
Gli anni ’80 non sono solo nostalgia, diciamocelo che sono una base sicura collettiva: un linguaggio fatto di biciclette, walkie-talkie, cassette, luci soffuse, parla al nostro sistema nervoso, prima ancora che alla memoria e ci riportano a un tempo in cui sentirsi protetti, diciamocelo, era più semplice.
I personaggi crescono così come noi siamo creciuti con loro:
Mike che impara che amare non è controllare,
ma restare presenti anche quando si ha paura di perdere.
Lucas che passa dal “seguire il gruppo” al scegliere ciò che sente giusto.
Dustin che usa l’ironia come protezione, ma che nel tempo impara a lasciarsi vedere anche fragile.
Will che ci mostra cosa significa crescere con un senso di diversità, che non sempre trova parole, ma trova sguardi.
Max che porta il peso di un dolore che non chiede permesso e che ci ricorda quanto il trauma non sia un ricordo, ma una ferita che cambia il modo di stare al mondo.
Undici che ci insegna che la forza vera non è essere invincibili, ma poter essere vulnerabili senza perdere il proprio valore.
In mezzo a tutto questo, la lotta tra bene e male non è solo “fantasy”. È interna. È il conflitto tra paura e coraggio, tra isolamento e legame, tra chiusura e fiducia. Stranger Things racconta una cosa importante:
il male non colpisce solo. Resta. Cambia. Si infiltra.
Ma racconta anche che si può guarire solo rimanendo insieme in relazione.
E l’amicizia in tutta la serie non è una cornice.
È la cura fino all'ultima puntata. Nessuno si salva da solo. Non per eroismo. Ma per connessione.
Senza spoiler, quest'ultima stagione (si forse non perfetta, ma come ho letto da qualche parte, poteva andarci anche peggio) ci lascia una verità potente: il buio a volte non arriva all’improvviso,
cresce lentamente, dove non siamo stati visti, protetti, ascoltati. Ed è per questo che le relazioni vere non sono un contorno alla vita, ma spesso sono ciò che la rende possibile.
Forse Stranger Things non mi ha solo intrattenuto. Forse mi ha accompagnato.
Nel diventare grande. Nel perdere e ritrovare.
Nel capire che crescere non significa indurirsi,
ma imparare a restare umani anche quando fa paura. E si, adesso che è finito siamo tutti un pò più tristi, ma sicuri di aver assistito alla chiusura di una storia estremamente pop che rimarrà per tanto tempo nei nostri cuori (tutti i personaggi, ma Dustin un pò di più 🤣, insieme a tutte le scene iconiche e alle meravigliose colonne sonore).
E tu?
In questi 10 anni…
chi sei diventato? 💛

La pace è ogni respiro. E ogni respiro è un ritorno a casa.In questi giorni lenti, tra tavole apparecchiate,una risata d...
31/12/2025

La pace è ogni respiro. E ogni respiro è un ritorno a casa.
In questi giorni lenti, tra tavole apparecchiate,
una risata delle miei figlie, un silenzio che finalmente non fa paura, mi sono ricordato di una cosa semplice, ma che nella mia vita da professionista ed essere umano è stata rivoluzionaria:
🌿 essere vivi non è scontato
🌿 sentire è già guarigione
🌿 rallentare è un atto di cura
Thích Nhất Hạnh ha scritto un bellissimo libro intitolato:“La pace è ogni respiro.”
Ed in questi giorni in cui ho rallentato, oggi lo sento nel corpo prima ancora che nella mente.
Nel respiro che scende. Nel petto che si apre.
Nel mio sistema nervoso che finalmente abbassa un pò la guardia e smette, per un momento, di sopravvivere, di annaspare.
Questo fine anno non voglio “chiudere” o "evitare" niente. Ho deciso di voler abitare. Abitare il mio presente. Abitare ciò che è vero. Abitare le persone che amo. Abitare le persone che incontro e che si rivolgono a me. Abitare questo mio corpo che mi tiene in vita, anche in questo anno che per lui è stato un pò più complicato.
E al nuovo anno non chiedo di essere perfetto. Chiedo solo di essere vivo. Con più presenza. Con più gentilezza. Con meno lotta e più rispetto.
Con più respiro e capacità di rallentare.
Se stai leggendo queste parole, mettiti in piedi, portati una mano al petto. Fai qualche respiro lento. Senti i tuoi piedi, le tue gambe che ti accompagnano alla vita, se vuoi fai qualche passo consapevole.
Sei qui.
E questo… è già pace. 🤍

30/12/2025

Quando c’è un tradimento, non si rompe solo una relazione. Si rompe un senso di sicurezza.
Non è solo rabbia.
Non è solo gelosia.
È il momento in cui l’altro smette di essere un posto sicuro. E quando questo accade, il corpo entra in allarme. Arrivano confusione, iper-vigilanza, paura.
Cambia il modo di fidarsi, di amare, di stare nelle relazioni.
Se quel dolore non può essere detto
— per i figli, per la famiglia, per “non rovinare tutto” —
allora viene trattenuto dentro. Ma trattenere non significa superare. Col tempo, quel dolore si sposta:
nell’umore, nel corpo, nell’autostima, nella paura di essere feriti di nuovo.
Guarire non è farsi forza.
È avere uno spazio sicuro in cui poter dire tutto.Dare un nome a ciò che è successo. E ricostruire, piano piano, la sicurezza — prima dentro di sé. Non si torna come prima. Si diventa qualcuno che non deve più tenere tutto dentro per sopravvivere.

👉 Salva questo video se ti riguarda.
👉 Condividilo con chi sta soffrendo in silenzio.

28/12/2025

Camminare può diventare guarigione, se sai come camminare.
In questo video, Thích Nhất Hạnh ci ricorda qualcosa di semplice e radicale: quando cammini consapevolmente, non stai andando da qualche parte. Stai arrivando, toccando le meraviglie della vita.
Perchè ogni passo è un incontro.
Con il respiro.
Con il corpo.
Con la terra che ti sostiene.
Nella camminata mindfulness non si “fa esercizio”.
Si tocca la vita. E mentre i piedi toccano la terra,
tu tocchi anche tutte le meraviglie che spesso il sistema nervoso in allerta non riesce più a vedere.
Per chi vive stress, ansia o stanchezza profonda,
camminare lentamente e consapevolmente diventa una forma gentile di regolazione:
il corpo rallenta, il respiro si organizza,
la mente smette – per un momento – di inseguire.
Non è una tecnica per migliorarsi. È una pratica per ritornare a se stessi, al momento presente.
🌱 “Sono arrivato, sono a casa.” Qui. In questo passo.
👉 Salva questo video per ricordarti che puoi tornare al corpo anche camminando.
👉 Condividilo con chi sente di aver perso il contatto con la terra sotto i piedi.

regolazionedelsistemanervoso mindfulnessquotidiana ilcorpoparla

🎄 Buon NataleIn questo tempo sospeso, in cui l’anno rallenta e i cuori si fanno più sensibili, il mio augurio per voi è ...
24/12/2025

🎄 Buon Natale
In questo tempo sospeso, in cui l’anno rallenta e i cuori si fanno più sensibili, il mio augurio per voi è semplice, ma profondo.
Che possiate tornare a ciò che conta davvero.
A valori autentici.
A relazioni che nutrono.
A parole gentili, dette prima che sia “il momento giusto”.
Che la vostra compassione possa essere una luce
verso chi amate, ma anche verso voi stessi.
Perché prendersi cura non è un lusso:
è un bisogno profondo del nostro sistema nervoso, del nostro cuore, della nostra storia.
Vi auguro giorni di pace, attimi di presenza vera,
e il permesso di fermarvi…per sentire, respirare, e ricordare che meritate benessere.
Buon Natale, di cuore. Con gratitudine per la fiducia che ogni giorno mi donate ✨

Indirizzo

Via Adalgiso Amendola 36
Salerno
84125

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 15:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 03:00 - 19:00

Sito Web

https://vincenzocapuano.net/newsletter/

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Chi sono

Sono uno psicologo di Salerno, dottore di ricerca in “Scienze della mente”, psicoterapeuta cognitivo comportamentale per i disordini dell'età evolutiva e dell'adulto, terapeuta EMDR Practitioner.

Come psicologo e psicoterapeuta cognitivo comportamentale ho lavorato negli anni con numerosi pazienti, a contatto con diverse istituzioni (pubbliche e private), associazioni di volontariato ed in diversi contesti educativi. Queste esperienze mi hanno fornito una profonda conoscenza e una visione concreta dei problemi che le persone si trovano ad affrontare quotidianamente, per quanto riguarda sia la loro vita personale che professionale. Che si tratti di depressione causata da mancanza di rispetto o di riconoscimento sul posto di lavoro, di affrontare la morte di un membro della famiglia, di fronteggiare lo stress emotivo causato da una separazione, di disturbo d’ansia e di attacchi di panico, di dipendenza, ipersensibilità, di disturbo ossessivo-compulsivo, di iperattività, di perdita di lavoro, o di una qualsiasi altra questione che stia influenzando negativamente la tua vita ed il tuo benessere psico-fisico, posso aiutarti a ritrovare quel tanto necessario equilibrio di cui hai bisogno.

La prima domanda da farti è qual'è il tuo bisogno?

Forse stai cercando di migliorare le tue relazioni, capire meglio e più profondamente te stesso/a, i tuoi desideri ed i tuoi bisogni. Forse stai cercando di riscoprire una maggiore soddisfazione in ciò che fai o hai bisogno di prendere una decisione importante che possa cambiare la tua vita. Forse sei un genitore preoccupato dai comportamenti a casa o a scuola di tuo/a figlio/a e vorresti trovare il modo migliore per aiutarlo/a. Forse sei un/a insegnante che ha bisogno di un aiuto per gestire al meglio degli alunni vivaci o con bisogni educativi speciali. Se ti ritrovi in uno di questi bisogni, posso aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi.