16/11/2021
Oggi, 16 novembre, si celebra la festa liturgica di San Giuseppe Moscati, sono molto legato a lui, non solo da un un lontano legame di parentela ma soprattutto dall’ mia devozione.
Oggi la giornata è dedicata a lui ed allo studio della sua vita esemplare e delle sue opere.
Quale Presidente del Centro Studi San Giuseppe Moscati, l’anno scorso chiedi a padre Alessandro Piazzesi, SJ, allora direttore nazionale della rete di preghiera del Papa, di scrivere una riflessione sul Santo, ve la riporto perché ancora attuale:
Un medico speciale. Unico. Come? Certamente fu un processo lento, profondo, in cui Natura e Grazia apportarono entrambe elementi preziosi, depositati in quella mente, in quel cuore, in quell’anima. Frequentando la chiesa del Gesù Nuovo, il giovane Moscati aveva conosciuto la figura di San Ciro... quante volte ne avrà sentito parlare: le sue gesta narrate con devozione e ammirazione. Ciro, un medico di Alessandria d’Egitto che somministrava cure gratuite ai poveri e indigenti, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “anàrgiro” (dal greco: “senza denaro”). Ad un certo punto, si dette ad una vita di preghiera e penitenza. Tanti cominciarono a cercarlo, per chiedergli preghiere, consigli spirituali, e fu così che divenne “medico delle anime”, dopo esserlo stato dei corpi.
Dunque “Peppino” imparò, alla scuola di San Ciro, questa particolare modalità di esercitare l’arte medica, e la fece sua, progressivamente. Non fu uno scimmiottare, non si trattò di banale e superficiale emulazione; fu piuttosto una sintesi assai personale, che lo contraddistinse in un mondo di tanti Professoroni e Accademici, molti dei quali tronfi e avidi di potere e denaro.
Se questa sua modalità – questo stile – suscitava ammirazione e riconoscenza da parte di tanti, è anche vero che il Dottor Moscati, poi Professore, era per tanti altri un personaggio scomodo, tanto da attirare sorrisi, commenti, anche calunnie! Ma egli non si curava più di tanto di queste frange: lo scriverà più tardi in una memorabile lettera, dall’incipit “Ama la Verità”. Quando seppe di un broglio in occasione di un concorso universitario, non esitò a scrivere al Rettore per denunciare il malaffare: non era un buon servizio alla Medicina – ma soprattutto ai futuri pazienti – che andassero avanti i raccomandati piuttosto che i meritevoli!
Nel suo studio, adattato nell’abitazione di via Cisterna dell’Olio, rimandava i pazienti, appena visitati, alla sorella Nina (segretaria, assistente, “infermiera”, “perpetua”), la quale – ben istruita al riguardo – dispensava ora medicine, ora somme di denaro, ora alimenti: si recava personalmente dal macellaio “di fiducia”, per ordinare carne “di primo taglio”, per quei casi nei quali il fratello aveva capito che si trattava “semplicemente” di scarsa e povera nutrizione. Quando poi Nina andava dallo stesso macellaio, per comprare per Peppino e per sé, allora la richiesta era: carne di “secondo taglio”! Commovente!
Valente e illuminato scienziato, Moscati conosceva e sapeva accettare anche i limiti della Medicina, e dunque suoi. Come nel caso di un consulto che gli fu richiesto dal famoso cantante lirico Caruso, che era tornato in Italia, dagli Stati Uniti d’America, per riprendersi da malferma salute. Subito Moscati si rese conto che non c’era più niente da fare: l’infezione era troppo avanzata. Disse all’illustre paziente: “Lei, fino ad ora, ha consultato vari medici ... ora le manca di consultare il Medico più importante: il Signore Gesù”. Tornato a casa, si recò alla chiesa del Gesù Nuovo, chiedendo al suo confessore, il Padre Aromatisi, di volersi prestare al caso; senza frapporre indugio, il buon gesuita si recò dal Caruso, che di lì a poco morì, in Grazia di Dio!
Moscati fu medico speciale perché seppe cogliere, per Grazia, il segreto del vero Medico, Gesù, che curò corpi e anime, nella gratuità dell’Amore.
Padre Alessandro Piazzesi