Luca Picciuto - Aba, Logopedia, Neuropsicologia

Luca Picciuto - Aba, Logopedia, Neuropsicologia Laurea con lode in psicologia clinica per infanzia e adolescenza. Laurea in Logopedia.

Consulenze psicologiche in età evolutiva e adolescenziale
Orientamento scolastico e professionale
Consulenza familiare e di coppia
Diagnosi e Consulenze Individuali
Esperto del processo luttuoso e/o di separazione
Tecniche comportamentali per la risoluzione, depressione, stati d'ansia e Attacchi di panico

04/04/2026

Ampliamo connessioni

La specificità logopedica nell’autismo si gioca in modo decisivo nell’intervento precoce e interdisciplinare, quando il cervello è ancora altamente plastico e disponibile al cambiamento. Non si tratta semplicemente di “insegnare a parlare”, ma di costruire le basi stesse della comunicazione.

Il lavoro parte dalla produzione dei suoni, ma non come esercizio meccanico: il suono nasce dentro una relazione. Per questo l’imitazione reciproca diventa uno strumento fondamentale. È nel “fare insieme” che il bambino scopre l’altro, si riconosce e inizia a condividere.

L’attenzione condivisa è il vero snodo evolutivo: guardare, indicare, aspettare, alternarsi. Sono micro-competenze che aprono alla possibilità di costruire significato. Senza attenzione condivisa non c’è linguaggio, ma soprattutto non c’è relazione.

La sintonia è il terreno su cui tutto questo avviene. Entrare nel ritmo del bambino, nei suoi tempi, nei suoi interessi, significa agganciarsi alle sue connessioni neurologiche per poterle progressivamente modulare. Non si forza il cambiamento: lo si costruisce dall’interno.

L’intervento logopedico precoce e in profonda interazione con la famiglia ha quindi la capacità di modificare interessi e motivazione, trasformando ciò che è ripetitivo e chiuso in qualcosa di condiviso e aperto. L’obiettivo non è spegnere gli interessi, ma utilizzarli come ponte verso l’altro.

Condurre l’interesse verso la relazione significa creare nuovi campi di apprendimento: contesti complessi, dinamici, ricchi di scambi, dove il bambino può sperimentare, anticipare, rispondere. È qui che il linguaggio emerge come funzione, non come prestazione.

In questo senso, la logopedia nell’autismo è un lavoro profondamente relazionale e neuroevolutivo: costruire connessioni, prima ancora che parole.

30/03/2026

Quando parliamo di “gestione dei comportamenti” dei bambini, spesso partiamo dal punto sbagliato.

Non è (solo) una questione di tecniche educative. È una questione di regolazione emotiva dell’adulto.

I dati della psicologia dello sviluppo e delle neuroscienze sono chiari: i bambini non nascono con la capacità di autoregolarsi. La sviluppano attraverso la co-regolazione con l’adulto.
In pratica: imparano a gestirsi perché qualcuno, prima, li ha aiutati a farlo.

E qui sta il punto critico.

Se di fronte a un comportamento oppositivo o a una crisi:

ci attiviamo subito (irritazione, rabbia, urgenza di “far smettere”),
alziamo la voce,
interveniamo in modo impulsivo,

non stiamo insegnando regolazione. Stiamo modellando disregolazione.

Per questo il primo livello di lavoro è su di noi, in modo molto concreto:

Riconoscere i trigger
Quali comportamenti ci attivano di più? Disordine? Lentezza? Opposizione?
Quello è il punto da osservare, non da correggere subito.
Aumentare la tolleranza alla frustrazione
Non reagire immediatamente è una competenza.
Fare una pausa di pochi secondi prima di intervenire cambia la qualità della risposta.
Stare nelle emozioni (nostre e loro).
Un bambino in crisi non ha bisogno prima di una spiegazione, ma di regolazione.
Se noi non tolleriamo il suo pianto o la sua rabbia, cercheremo di spegnerli rapidamente invece di contenerli.
Regolare le nostre reazioni.
Voce, tono, postura, distanza: sono strumenti educativi.
Il sistema nervoso del bambino si aggancia al nostro. Se siamo attivati, si attiverà di più.
Assumerci la responsabilità della relazione
L’adulto è il regolatore della relazione, non il bambino.
Aspettarsi che sia lui a “calmarsi da solo” in momenti di forte attivazione è irrealistico, soprattutto nei primi anni.

Solo dopo questo lavoro ha senso parlare di:

regole,
limiti,
conseguenze,
strategie educative.
(Elementi fondamentali, ma bisogna avere la calma per osservare e comprendere la funzione e la causa dei comportamenti).
Senza questa base, anche le tecniche migliori diventano inefficaci o incoerenti.

In sintesi: il comportamento del bambino è il segnale.
La qualità della risposta dell’adulto è l’intervento.

18/03/2026

Auguri ai papà

Le evidenze provenienti dalla psicologia dello sviluppo e dalle neuroscienze relazionali mostrano con chiarezza come la figura paterna sia un elemento strutturante nei processi di costruzione della fiducia nel mondo, della regolazione emotiva e dell’autonomia.

Il padre contemporaneo è chiamato, prima di tutto, a “stare”. La sua presenza non è solo fisica, ma qualitativa: è disponibilità mentale, capacità di sintonizzazione, continuità affettiva. Questa presenza stabile contribuisce alla formazione di modelli operativi interni sicuri, permettendo al bambino di esplorare il mondo con maggiore fiducia e resilienza.

Accanto alla presenza, emerge la funzione regolativa. Il papà non è soltanto una figura di riferimento normativa, ma un co-regolatore emotivo: attraverso il proprio comportamento, il tono della voce, la gestione dei conflitti, offre al bambino strumenti concreti per riconoscere, modulare e integrare le proprie emozioni. Non si tratta di contenere imponendo, ma di contenere comprendendo.

L’autorevolezza paterna, in questa prospettiva, si distingue nettamente dall’autoritarismo. Essere autorevoli significa offrire confini chiari e coerenti, mantenendo al contempo una relazione basata sul rispetto reciproco. È una posizione che richiede maturità: un padre non più centrato sui propri bisogni narcisistici o sulla propria immagine, ma capace di decentrarsi e assumere una responsabilità relazionale.

Il papà moderno è anche colui che accetta di mettersi in gioco. Non è un modello statico o idealizzato, ma una figura in evoluzione, che apprende, si confronta, riconosce i propri limiti. Questo movimento rappresenta, di per sé, un potente messaggio educativo: la crescita è continua, anche nell’età adulta.

Infine, il valore dell’esempio. Per troppo tempo la figura paterna è stata associata prevalentemente al successo esterno, al ruolo produttivo e sociale. Oggi, invece, assume centralità la qualità delle relazioni quotidiane: come si comunica, come si gestiscono le difficoltà, come si costruisce intimità emotiva. È dentro le relazioni, più che fuori, che il padre diventa riferimento.

Un padre presente, stabile, autorevole e coinvolto non è semplicemente una figura di supporto: è un fattore determinante nello sviluppo di individui capaci di fidarsi, di regolare se stessi e di stare nel mondo in modo equilibrato.

Ripartiamo dalla famiglia.

15/03/2026

🔵 Genitori di bambini/e con ADHD: cosa fare nella vita quotidiana 🟢

Quando si parla di ADHD spesso si sente dire che i bambini sono distratti, impulsivi o troppo attivi. Ma nella pratica quotidiana il problema principale è la regolazione: attenzione, comportamento e livello di attivazione fisiologica (arousal).
La buona notizia è che molte difficoltà possono essere gestite attraverso strategie educative coerenti e prevedibili.

Qui trovi indicazioni concrete basate su evidenze della psicologia dello sviluppo e della neuropsicologia clinica.

📙1. Osservazione preventiva: leggere i segnali prima del comportamento problematico

Molti comportamenti difficili non compaiono all’improvviso. Sono preceduti da segnali.

Esempio nella routine del mattino
Un bambino comincia a muoversi continuamente mentre si veste, perde tempo, si distrae con oggetti nella stanza.

Segnali precoci possibili

* aumento del movimento motorio
* passaggio rapido da un oggetto all’altro
* difficoltà a mantenere lo sguardo sul compito

Cosa fare
Intervenire prima che la situazione esploda.

Strategie concrete

* dare una sola istruzione per volta
* usare segnali visivi (lista o immagini delle azioni da fare)
* ridurre stimoli nella stanza mentre si veste

Riferimento scientifico: i modelli di autoregolazione comportamentale di Barkley mostrano che i bambini con ADHD faticano a mantenere attiva la rappresentazione mentale del compito.

📗2. Strutturare le routine

Il cervello ADHD funziona meglio quando l’ambiente riduce il carico di controllo interno.

Esempio: rientro da scuola

Situazione tipica
Il bambino entra in casa agitato, accende la TV, non vuole iniziare i compiti.

Strategia di routine prevedibile

Sequenza possibile

* merenda
* 20 minuti di decompressione motoria
* compiti brevi con pause

Importante
La sequenza deve essere sempre la stessa.

Strumenti utili

* timer visivo
* agenda illustrata
* checklist delle attività

Le routine stabili riducono il carico sulle funzioni esecutive.

📘3. Regolazione dell’arousal

Molti comportamenti ADHD dipendono da un livello di attivazione troppo alto o troppo basso.

Segnali di arousal alto

* agitazione motoria
* voce alta
* irritabilità

Segnali di arousal basso

* lentezza
* distrazione continua
* difficoltà ad iniziare il compito

Strategie di regolazione

Se l’arousal è troppo alto

* attività propriocettive (spingere, ti**re, portare oggetti)
* respirazione guidata breve
* pause di movimento

Esempio concreto
Prima dei compiti: 5 minuti di salti o corsa sul posto.

Se l’arousal è troppo basso

* compiti brevi e stimolanti
* uso del timer
* obiettivi piccoli e immediati

Riferimenti scientifici: teoria dell’Optimal Stimulation (Zentall) e modelli neuropsicologici della regolazione attentiva.

📕4. Anticipazione delle situazioni difficili

I momenti più critici della giornata sono prevedibili.

Spesso sono

* uscire di casa
* spegnere videogiochi
* iniziare i compiti
* andare a dormire

Esempio: spegnere il tablet

Errore comune
Spegnere improvvisamente.

Strategia efficace
preavviso + countdown

Sequenza

* tra 10 minuti si spegne
* tra 5 minuti si spegne
* ultimo minuto

Questo aiuta il cervello a preparare il passaggio.

📌5. Il potere del gioco condiviso

Il gioco è uno dei contesti migliori per allenare autoregolazione e attenzione.

Caratteristiche del gioco efficace

* breve
* con regole semplici
* con turni

Esempi utili

* giochi di carte semplici
* memory
* giochi di costruzione con obiettivo

Strategia chiave
seguire l’interesse del bambino.

Durante il gioco il genitore può allenare

* attesa del turno
* controllo dell’impulsività
* pianificazione

Riferimento: programmi di Parent Training comportamentale.

📈6. Rinforzo positivo immediato

Il cervello ADHD risponde meglio alle conseguenze immediate.

Meglio dire
Hai iniziato i compiti subito, ottimo lavoro

Piuttosto che
Finalmente hai fatto quello che ti avevo detto.

Il rinforzo deve essere

* specifico
* immediato
* frequente

In sintesi

Con l’ADHD non funziona aumentare le punizioni o ripetere le regole.
Funzionano molto meglio:

* routine prevedibili
* anticipazione delle difficoltà
* regolazione dell’arousal
* istruzioni brevi
* gioco condiviso
* rinforzi positivi

Sono strumenti che aiutano il bambino a sviluppare gradualmente autoregolazione e funzioni esecutive.

Se sei un genitore di un bambino ADHD, ricorda una cosa importante: molti comportamenti non sono opposizione, ma difficoltà di regolazione neurologica.

E il modo in cui organizziamo l’ambiente può fare una grande differenza.

13/03/2026

Bambini con ADHD in classe: indicazioni pratiche per docenti

Gestire in modo efficace alunni con ADHD richiede un approccio strutturato che integri principi neuropsicologici (funzionamento dei sistemi attentivi ed esecutivi) e comportamentali (modificazione del comportamento attraverso ambiente e rinforzi). Non si tratta semplicemente di farli stare fermi, ma di progettare il contesto di apprendimento affinché il loro sistema attentivo possa funzionare al meglio.

Di seguito alcune strategie basate sulla letteratura scientifica e sull’esperienza clinico-educativa.

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🟡Tempi attentivi: brevi e scanditi

Nei bambini con ADHD il sistema di attenzione sostenuta si affatica più rapidamente.

Indicazioni pratiche

* segmentare le attività in blocchi di 10–15 minuti
* alternare spiegazione → attività → feedback
* usare timer visivi o countdown per rendere prevedibile il tempo
* inserire micro-pause di movimento di 1–2 minuti

La prevedibilità temporale riduce il carico sulle funzioni esecutive e migliora l’autoregolazione.

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🟢Riduzione degli stimoli distraenti

Il cervello con ADHD fatica a filtrare gli stimoli irrilevanti.

Accorgimenti utili

* posto vicino all’insegnante
* banco con pochi materiali visibili
* limitare rumori di fondo
* consegne brevi e una alla volta
* uso di supporti visivi come schemi o checklist

L’obiettivo non è controllare il bambino, ma ridurre la competizione tra stimoli.

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🟣Strategie comportamentali

L’approccio comportamentale è tra i più efficaci in ambito scolastico.

Principi chiave

* rinforzo positivo immediato dei comportamenti adeguati
* definizione chiara di regole e aspettative
* uso di token economy o sistemi a punti
* ignorare quando possibile i comportamenti minori di ricerca di attenzione

Il comportamento aumenta quando produce conseguenze positive prevedibili.

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🔴Pairing: costruire alleanza educativa

Il pairing, concetto derivato dall’analisi del comportamento, consiste nell’associare la figura dell’insegnante a esperienze positive.

Come farlo

* momenti brevi di interazione positiva non legata alla prestazione
* rinforzi sociali frequenti come attenzione, sorriso e commenti positivi
* valorizzazione degli interessi del bambino

Quando l’insegnante diventa uno stimolo predittivo di esperienze positive, la collaborazione aumenta significativamente.

Pairing ogni giorno, più volte. Soprattutto quando le cose non vanno bene.

🟢Tempi di regolazione e rilassamento

I bambini con ADHD possono andare più facilmente in iperattivazione neurofisiologica.

Possono essere utili

* pause strutturate di movimento
* esercizi brevi di respirazione
* un angolo calma o attività regolative
* compiti motori brevi come portare materiali o cancellare la lavagna

Non sono premi, ma strategie di autoregolazione.

Questa parte è troppo sottovalutata.
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🔵Strutturazione e prevedibilità

Le funzioni esecutive coinvolte nell’ADHD rendono difficile organizzare e pianificare.

Per questo è utile

* mantenere routine chiare
* usare un’agenda visiva della giornata
* anticipare i cambi di attività
* suddividere i compiti complessi in step piccoli

La struttura esterna compensa le difficoltà di autoregolazione interna.

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In sintesi

Un ambiente scolastico efficace per bambini con ADHD è

* strutturato
* prevedibile
* ricco di rinforzi positivi
* povero di stimoli distraenti
* attento ai tempi attentivi e ai bisogni di regolazione

L’obiettivo non è ridurre la vivacità, ma creare le condizioni affinché l’apprendimento sia possibile.

11/03/2026

POTENZIAMENTO DELLA LETTURA in prima e seconda primaria: interventi precoci in presenza di difficoltà o ipotesi di dislessia

Il primo biennio della scuola primaria rappresenta una fase particolarmente sensibile per l’acquisizione dei processi di lettura. In questo periodo possono emergere segnali di difficoltà nella decodifica: lentezza marcata, errori frequenti, difficoltà nella fusione fonemica o sillabica, confusione tra grafemi simili, elevato affaticamento.

Quando questi indicatori compaiono è utile attivare interventi di potenziamento mirati, anche prima di una eventuale diagnosi. L’obiettivo è sostenere lo sviluppo dei processi di decodifica, lavorando sui prerequisiti e sulle componenti specifiche della lettura.

In questa fase iniziale il lavoro dovrebbe sempre basarsi su un’osservazione sistematica delle difficoltà specifiche del bambino, modulando le attività in modo graduale. Parallelamente è fondamentale proteggere il senso di efficacia e la motivazione, evitando sia il rischio di lasciare indietro il bambino sia quello di esporlo a richieste eccessivamente frustranti.

L’intervento più efficace è CORALE, costruito attraverso la collaborazione tra scuola, famiglia e professionisti dell’apprendimento.

🟡A scuola

L’insegnante può modulare il potenziamento sulla base delle difficoltà prevalenti nei processi di decodifica.

• Difficoltà nella corrispondenza grafema–fonema
– attività sistematiche di consolidamento delle associazioni lettera–suono
– esercizi di fusione fonemica e sillabica
– lettura e manipolazione di sillabe e parole regolari

Attività frequentemente utilizzate nel potenziamento:
– tabelle sillabiche per la lettura rapida delle combinazioni consonante-vocale
– costruzione di parole con sillabe mobili
– giochi di fusione di suoni presentati separatamente

• Difficoltà nei processi di analisi e sintesi fonologica
– attività di segmentazione e fusione sillabica
– scomposizione e ricostruzione di parole
– individuazione di suono iniziale e finale

Attività utili:
– ba***re le sillabe delle parole
– ordinare sillabe per formare parole
– eliminare o sostituire sillabe per creare nuove parole

• Lettura corretta ma molto lenta
– esercizi brevi e frequenti di lettura ripetuta
– lavoro su parole ad alta frequenza per favorire l’automatizzazione

Strumenti spesso utilizzati:
– liste di parole ad alta frequenza
– brevi brani per lettura ripetuta e guidata

• Elevata presenza di errori (scambi, omissioni, inversioni)
– lettura guidata con feedback immediato
– attività di analisi della struttura fonologica e ortografica della parola

Le attività risultano più efficaci quando sono brevi, frequenti, strutturate e integrate nella routine didattica, con particolare attenzione alla gradualità delle richieste e alla valorizzazione dei progressi.

🔴A casa

Il lavoro domestico ha una funzione di consolidamento e rinforzo, mantenendo continuità con il percorso scolastico.

Le attività dovrebbero essere brevi, regolari e mirate alla specifica difficoltà.

• Difficoltà nella consapevolezza fonologica
– giochi sul suono iniziale o finale delle parole
– ricerca di parole che iniziano con lo stesso suono
– composizione di parole attraverso sillabe

• Difficoltà nella decodifica di parole
– lettura di brevi sequenze di sillabe o parole regolari
– giochi di fusione sillabica

• Lettura lenta
– rilettura di brevi frasi o piccoli testi già conosciuti
– lettura alternata adulto–bambino
-lettura di sillabe

Anche pochi minuti al giorno possono essere efficaci, purché il clima resti non valutativo e motivante, sostenendo la fiducia del bambino nelle proprie capacità.

🔹 Con logopedista o psicologo dell’apprendimento

Quando le difficoltà risultano persistenti o particolarmente marcate, può essere utile affiancare al lavoro scolastico una valutazione specialistica.

Il professionista può:
– valutare accuratezza, velocità e strategie di lettura
– analizzare i prerequisiti linguistici e cognitivi(consapevolezza fonologica, accesso lessicale, memoria di lavoro)
– strutturare interventi di potenziamento specifici sui processi di decodifica
– utilizzare strumenti e programmi mirati (ad esempio allenamento sulla lettura di sillabe, parole ad alta frequenza e brani graduati)
– monitorare l’evoluzione delle competenze nel tempo e condividere indicazioni operative con scuola e famiglia.

🟣 Nel primo biennio della primaria il potenziamento non riguarda solo la prestazione di lettura, ma la costruzione di un’esperienza di apprendimento possibile e sostenibile. È fondamentale rinforzare e sostenere la fiducia reciproca.

Per questo motivo l’intervento dovrebbe sempre fondarsi su osservazione, gradualità e collaborazione, affinché il bambino possa sviluppare progressivamente i processi di lettura senza essere lasciato indietro e senza sperimentare frustrazioni inutili.

20/02/2026

Partiamo dai genitori

Dopo una diagnosi di autismo, ADHD o DOP (Disturbo Oppositivo Provocatorio), la prima vera scelta di cura non è “quale terapia”, ma da dove partire.

E si deve partire da casa.

Prima di ogni altro intervento, è necessario attivare un parent training o un trattamento mediato dai genitori.
Non come supporto accessorio, ma come fondamento del progetto di intervento.

Per un motivo semplice e scientificamente solido:
i genitori sono le figure che trascorrono più tempo con il bambino e che possono trasformare ogni momento quotidiano in un contesto di apprendimento, regolazione emotiva e crescita.

Senza un lavoro strutturato con la famiglia:

le strategie restano confinate allo studio del professionista;

i cambiamenti faticano a generalizzarsi nella vita reale;

il carico emotivo e gestionale sui genitori aumenta, invece di ridursi.

Il parent training non è “insegnare ai genitori a fare i terapisti”.
È molto di più.

È trasmettere conoscenza:
comprendere il funzionamento del bambino, i meccanismi dell’attenzione, della regolazione, della comunicazione, del comportamento.

È dare metodo:
fornire strumenti osservativi, criteri decisionali, modalità concrete di intervento nella quotidianità.

È costruire coerenza educativa e terapeutica tra casa, scuola e servizi.

Quando una famiglia riceve solo una diagnosi, riceve un’etichetta.
Quando riceve formazione e metodo, riceve una direzione.

La salute e la crescita non riguardano solo il bambino.
Riguardano l’intero sistema familiare.

Per questo, dopo una diagnosi di autismo, ADHD o DOP, la vera priorità clinica è una sola:
partire dai genitori, partire dalla relazione, partire dalla vita quotidiana.

Solo così l’intervento diventa realmente efficace, sostenibile e rispettoso dei bisogni di tutti.

Intervenire sui comportamenti disfunzionali nei bambini neurodivergenti non significa “correggere” la persona.Significa ...
16/02/2026

Intervenire sui comportamenti disfunzionali nei bambini neurodivergenti non significa “correggere” la persona.
Significa costruire competenze.

Quando parliamo di cambiamento comportamentale in età evolutiva, soprattutto in presenza di neurodivergenza, è fondamentale uscire da una visione emotiva o reattiva dell’intervento.

Un intervento efficace deve essere:

metodico,

scientificamente fondato,

analitico,

e costantemente monitorato nei suoi effetti.

L’obiettivo non è mai reprimere, forzare o “spegnere” un comportamento attraverso la sofferenza, la punizione o il contenimento indiscriminato.
L’obiettivo è comprendere la funzione di quel comportamento e costruire, passo dopo passo, alternative funzionali.

Un comportamento disfunzionale non è un problema da eliminare.
È un segnale: indica che il bambino, in quel momento, non dispone ancora degli strumenti necessari per affrontare una richiesta, una frustrazione, una difficoltà comunicativa o sensoriale.

Intervenire in modo scientifico significa:

analizzare il contesto in cui il comportamento emerge,

individuare i fattori che lo mantengono,

definire obiettivi osservabili e misurabili,

insegnare abilità sostitutive realmente utilizzabili nella vita quotidiana,

valutare nel tempo se l’intervento sta producendo un aumento delle funzionalità adattive.

Questo tipo di lavoro non ha nulla a che vedere con l’aggressività educativa.
Al contrario, è un approccio profondamente rispettoso, perché parte da un presupposto chiave:

👉 il bambino non va cambiato, vanno potenziati i suoi strumenti.

Più competenze comunicative, più autoregolazione, più autonomia, più capacità di interazione e di adattamento all’ambiente significano maggiore equilibrio, minor stress e maggiore qualità della vita.

Il cambiamento autentico non nasce dalla pressione.
Nasce da un progetto educativo e clinico strutturato, costruito su dati, osservazioni e continui aggiustamenti dell’intervento.

15/02/2026

Voglio creare momenti vivi con i miei figli.
Vivere qui. Esserci nonostante, esserci ancora di più. Esserci senza ragione.

Allontanarci da tutto il resto.
Dal rumore, dalle aspettative, dalle scadenze.
Creare spazi altri, oltre, più giù, più in alto. Ovunque.
Senza etichette.
Senza lavoro.
Senza malattie.
Senza futuro.
Senza passato.

Solo presenza.

Luoghi invisibili in cui non dobbiamo dimostrare nulla,
in cui non siamo ciò che facciamo,
non siamo ciò che ci preoccupa,
non siamo ciò che temiamo di perdere.

Senza vittoria e senza sconfitta.

Siamo.

E forse è proprio lì che succede qualcosa di potente:
dove le paure diventano più profonde,
noi scegliamo di tuffarci in un amore ancora più grande.
Appassionato.
Libero.
Sfrenato.
Con attenzione profonda, sintonia, sincronia, magia.

Vivere i momenti eliminando il superfluo. Dove ognuno rinasce. Dove libertà e legami fluttuano insieme.

A una risata che non serve fotografare.
A una mano stretta senza motivo.
A un silenzio che non mette fretta.

È scegliere, ogni giorno,
di esserci.
Interamente.
Adesso.
Un attimo.
Per sempre.

09/02/2026

Se dovessi scegliere la mia più grande passione, direi questa: entrare in connessione con l’altro.
Una connessione vera, fatta di ascolto, di presenza, di una specie di danza sottile in cui ci si avvicina senza invadere, ci si affida senza perdersi.
Una danza che ha come base una fiducia profonda.

Nell’autismo, questa passione diventa estrema.

Non è solo desiderio di relazione.
È bisogno di autenticità.
È ricerca continua di un contatto che non sia superficiale, che non sia fatto di automatismi sociali, di frasi giuste al momento giusto, di ruoli da interpretare. La capacità di non farsi trascinare, di entrare senza timori reverenziali, di non scappare alla prima difficoltà.

È come se il corpo e la mente chiedessero:
possiamo incontrarci davvero?

Ma proprio perché è così intensa, questa spinta verso l’altro è anche delicata.
Esporsi, fidarsi, entrare in relazione significa esporsi a un livello molto profondo: ai fraintendimenti, al rifiuto, alla fatica di decifrare segnali che per molti sono scontati.

Eppure, quando l’incontro accade — anche solo per un istante —
quando lo spazio tra due persone si fa sicuro, lento, rispettoso,
succede qualcosa di rarissimo.

Una connessione pulita.
Non rumorosa.
Non spettacolare.

Semplicemente vera.

Forse è questo che l’autismo mi ha insegnato più di tutto:
che la relazione non è performance.
È presenza.
È coraggio.
È una danza che funziona solo se entrambi sono disposti ad ascoltare il ritmo dell’altro. Solo se cuore e mente ricercano la strada senza resa.

05/02/2026

Autismo: educare senza romanticismo.

Il coraggio, nel lavoro educativo con un bambino autistico, non è mai fatto di gesti eclatanti.
È una ricerca quotidiana. Silenziosa. Profonda.

È il coraggio di essere determinati, quando la strada è lenta, quando i progressi sono piccoli, quando la fatica emotiva è grande.
È il coraggio di genitori ed educatori di non fermarsi alla diagnosi, ma di guardare alla persona, al suo potenziale di sviluppo, alla sua qualità di vita.

Essere determinati significa anche avere il coraggio di intervenire sugli aspetti disfunzionali e deficitari, senza negarli e senza romanticizzarli.
Non per “normalizzare” un bambino, ma per ridurre ciò che limita la sua autonomia, il suo benessere e la sua possibilità di stare in relazione.

Serve forza, ma soprattutto preparazione.
Perché modificare un comportamento non è un atto di volontà: è un processo educativo fondato sull’osservazione, sull’analisi funzionale, sulla coerenza degli interventi e sulla responsabilità di ogni scelta.

Condizionare apprendimenti e comportamenti, in ambito educativo, significa costruire contesti che favoriscano risposte più adattive, più funzionali alla salute, alla comunicazione, alla partecipazione sociale.
Significa rinforzare ciò che permette al bambino di esprimersi meglio, di chiedere aiuto, di tollerare la frustrazione, di entrare in relazione con l’altro.

Il vero coraggio non è accettare tutto così com’è.
Il vero coraggio è prendersi la responsabilità di accompagnare il cambiamento.

Con rispetto per la neurodiversità, ma anche con la consapevolezza che ogni bambino ha diritto ad acquisire competenze che rendano la sua vita più libera, più sicura e più ricca di relazioni.

Essere educatori e genitori, in questo percorso, significa scegliere ogni giorno di non rinunciare allo sviluppo.
Nemmeno quando è difficile.
Nemmeno quando è lento.
Nemmeno quando richiede di essere, prima di tutto, adulti competenti e profondamente presenti.

ANALISTA DEL COMPORTAMENTO IN ETÀ EVOLUTIVA Aggiungo un altro arnese alla mia cassetta degli attrezzi. Dopo due anni di ...
27/01/2026

ANALISTA DEL COMPORTAMENTO IN ETÀ EVOLUTIVA

Aggiungo un altro arnese alla mia cassetta degli attrezzi. Dopo due anni di formazione (molto più impegnativa del previsto) avere questa ulteriore preparazione vuol dire per me provare ad essere sempre più efficiente per bambini, bambine e famiglie. I principi dell' aba si inseriscono per me in una visione più ampia, una cornice che si affianca alla neuropsicologia, all'ottica evolutiva, alla pedagogia cooperativa, all' outdoor. Sono soddisfatto soprattutto di avere ancora tanta voglia di imparare.

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Via Traversa Circonvallazione, 9
San Bartolomeo In Galdo
82028

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