Luca Picciuto - Aba, Logopedia, Neuropsicologia

Luca Picciuto - Aba, Logopedia, Neuropsicologia Laurea con lode in psicologia clinica per infanzia e adolescenza. Laurea in Logopedia.

Consulenze psicologiche in età evolutiva e adolescenziale
Orientamento scolastico e professionale
Consulenza familiare e di coppia
Diagnosi e Consulenze Individuali
Esperto del processo luttuoso e/o di separazione
Tecniche comportamentali per la risoluzione, depressione, stati d'ansia e Attacchi di panico

20/02/2026

Partiamo dai genitori

Dopo una diagnosi di autismo, ADHD o DOP (Disturbo Oppositivo Provocatorio), la prima vera scelta di cura non è “quale terapia”, ma da dove partire.

E si deve partire da casa.

Prima di ogni altro intervento, è necessario attivare un parent training o un trattamento mediato dai genitori.
Non come supporto accessorio, ma come fondamento del progetto di intervento.

Per un motivo semplice e scientificamente solido:
i genitori sono le figure che trascorrono più tempo con il bambino e che possono trasformare ogni momento quotidiano in un contesto di apprendimento, regolazione emotiva e crescita.

Senza un lavoro strutturato con la famiglia:

le strategie restano confinate allo studio del professionista;

i cambiamenti faticano a generalizzarsi nella vita reale;

il carico emotivo e gestionale sui genitori aumenta, invece di ridursi.

Il parent training non è “insegnare ai genitori a fare i terapisti”.
È molto di più.

È trasmettere conoscenza:
comprendere il funzionamento del bambino, i meccanismi dell’attenzione, della regolazione, della comunicazione, del comportamento.

È dare metodo:
fornire strumenti osservativi, criteri decisionali, modalità concrete di intervento nella quotidianità.

È costruire coerenza educativa e terapeutica tra casa, scuola e servizi.

Quando una famiglia riceve solo una diagnosi, riceve un’etichetta.
Quando riceve formazione e metodo, riceve una direzione.

La salute e la crescita non riguardano solo il bambino.
Riguardano l’intero sistema familiare.

Per questo, dopo una diagnosi di autismo, ADHD o DOP, la vera priorità clinica è una sola:
partire dai genitori, partire dalla relazione, partire dalla vita quotidiana.

Solo così l’intervento diventa realmente efficace, sostenibile e rispettoso dei bisogni di tutti.

Intervenire sui comportamenti disfunzionali nei bambini neurodivergenti non significa “correggere” la persona.Significa ...
16/02/2026

Intervenire sui comportamenti disfunzionali nei bambini neurodivergenti non significa “correggere” la persona.
Significa costruire competenze.

Quando parliamo di cambiamento comportamentale in età evolutiva, soprattutto in presenza di neurodivergenza, è fondamentale uscire da una visione emotiva o reattiva dell’intervento.

Un intervento efficace deve essere:

metodico,

scientificamente fondato,

analitico,

e costantemente monitorato nei suoi effetti.

L’obiettivo non è mai reprimere, forzare o “spegnere” un comportamento attraverso la sofferenza, la punizione o il contenimento indiscriminato.
L’obiettivo è comprendere la funzione di quel comportamento e costruire, passo dopo passo, alternative funzionali.

Un comportamento disfunzionale non è un problema da eliminare.
È un segnale: indica che il bambino, in quel momento, non dispone ancora degli strumenti necessari per affrontare una richiesta, una frustrazione, una difficoltà comunicativa o sensoriale.

Intervenire in modo scientifico significa:

analizzare il contesto in cui il comportamento emerge,

individuare i fattori che lo mantengono,

definire obiettivi osservabili e misurabili,

insegnare abilità sostitutive realmente utilizzabili nella vita quotidiana,

valutare nel tempo se l’intervento sta producendo un aumento delle funzionalità adattive.

Questo tipo di lavoro non ha nulla a che vedere con l’aggressività educativa.
Al contrario, è un approccio profondamente rispettoso, perché parte da un presupposto chiave:

👉 il bambino non va cambiato, vanno potenziati i suoi strumenti.

Più competenze comunicative, più autoregolazione, più autonomia, più capacità di interazione e di adattamento all’ambiente significano maggiore equilibrio, minor stress e maggiore qualità della vita.

Il cambiamento autentico non nasce dalla pressione.
Nasce da un progetto educativo e clinico strutturato, costruito su dati, osservazioni e continui aggiustamenti dell’intervento.

15/02/2026

Voglio creare momenti vivi con i miei figli.
Vivere qui. Esserci nonostante, esserci ancora di più. Esserci senza ragione.

Allontanarci da tutto il resto.
Dal rumore, dalle aspettative, dalle scadenze.
Creare spazi altri, oltre, più giù, più in alto. Ovunque.
Senza etichette.
Senza lavoro.
Senza malattie.
Senza futuro.
Senza passato.

Solo presenza.

Luoghi invisibili in cui non dobbiamo dimostrare nulla,
in cui non siamo ciò che facciamo,
non siamo ciò che ci preoccupa,
non siamo ciò che temiamo di perdere.

Senza vittoria e senza sconfitta.

Siamo.

E forse è proprio lì che succede qualcosa di potente:
dove le paure diventano più profonde,
noi scegliamo di tuffarci in un amore ancora più grande.
Appassionato.
Libero.
Sfrenato.
Con attenzione profonda, sintonia, sincronia, magia.

Vivere i momenti eliminando il superfluo. Dove ognuno rinasce. Dove libertà e legami fluttuano insieme.

A una risata che non serve fotografare.
A una mano stretta senza motivo.
A un silenzio che non mette fretta.

È scegliere, ogni giorno,
di esserci.
Interamente.
Adesso.
Un attimo.
Per sempre.

09/02/2026

Se dovessi scegliere la mia più grande passione, direi questa: entrare in connessione con l’altro.
Una connessione vera, fatta di ascolto, di presenza, di una specie di danza sottile in cui ci si avvicina senza invadere, ci si affida senza perdersi.
Una danza che ha come base una fiducia profonda.

Nell’autismo, questa passione diventa estrema.

Non è solo desiderio di relazione.
È bisogno di autenticità.
È ricerca continua di un contatto che non sia superficiale, che non sia fatto di automatismi sociali, di frasi giuste al momento giusto, di ruoli da interpretare. La capacità di non farsi trascinare, di entrare senza timori reverenziali, di non scappare alla prima difficoltà.

È come se il corpo e la mente chiedessero:
possiamo incontrarci davvero?

Ma proprio perché è così intensa, questa spinta verso l’altro è anche delicata.
Esporsi, fidarsi, entrare in relazione significa esporsi a un livello molto profondo: ai fraintendimenti, al rifiuto, alla fatica di decifrare segnali che per molti sono scontati.

Eppure, quando l’incontro accade — anche solo per un istante —
quando lo spazio tra due persone si fa sicuro, lento, rispettoso,
succede qualcosa di rarissimo.

Una connessione pulita.
Non rumorosa.
Non spettacolare.

Semplicemente vera.

Forse è questo che l’autismo mi ha insegnato più di tutto:
che la relazione non è performance.
È presenza.
È coraggio.
È una danza che funziona solo se entrambi sono disposti ad ascoltare il ritmo dell’altro. Solo se cuore e mente ricercano la strada senza resa.

05/02/2026

Autismo: educare senza romanticismo.

Il coraggio, nel lavoro educativo con un bambino autistico, non è mai fatto di gesti eclatanti.
È una ricerca quotidiana. Silenziosa. Profonda.

È il coraggio di essere determinati, quando la strada è lenta, quando i progressi sono piccoli, quando la fatica emotiva è grande.
È il coraggio di genitori ed educatori di non fermarsi alla diagnosi, ma di guardare alla persona, al suo potenziale di sviluppo, alla sua qualità di vita.

Essere determinati significa anche avere il coraggio di intervenire sugli aspetti disfunzionali e deficitari, senza negarli e senza romanticizzarli.
Non per “normalizzare” un bambino, ma per ridurre ciò che limita la sua autonomia, il suo benessere e la sua possibilità di stare in relazione.

Serve forza, ma soprattutto preparazione.
Perché modificare un comportamento non è un atto di volontà: è un processo educativo fondato sull’osservazione, sull’analisi funzionale, sulla coerenza degli interventi e sulla responsabilità di ogni scelta.

Condizionare apprendimenti e comportamenti, in ambito educativo, significa costruire contesti che favoriscano risposte più adattive, più funzionali alla salute, alla comunicazione, alla partecipazione sociale.
Significa rinforzare ciò che permette al bambino di esprimersi meglio, di chiedere aiuto, di tollerare la frustrazione, di entrare in relazione con l’altro.

Il vero coraggio non è accettare tutto così com’è.
Il vero coraggio è prendersi la responsabilità di accompagnare il cambiamento.

Con rispetto per la neurodiversità, ma anche con la consapevolezza che ogni bambino ha diritto ad acquisire competenze che rendano la sua vita più libera, più sicura e più ricca di relazioni.

Essere educatori e genitori, in questo percorso, significa scegliere ogni giorno di non rinunciare allo sviluppo.
Nemmeno quando è difficile.
Nemmeno quando è lento.
Nemmeno quando richiede di essere, prima di tutto, adulti competenti e profondamente presenti.

ANALISTA DEL COMPORTAMENTO IN ETÀ EVOLUTIVA Aggiungo un altro arnese alla mia cassetta degli attrezzi. Dopo due anni di ...
27/01/2026

ANALISTA DEL COMPORTAMENTO IN ETÀ EVOLUTIVA

Aggiungo un altro arnese alla mia cassetta degli attrezzi. Dopo due anni di formazione (molto più impegnativa del previsto) avere questa ulteriore preparazione vuol dire per me provare ad essere sempre più efficiente per bambini, bambine e famiglie. I principi dell' aba si inseriscono per me in una visione più ampia, una cornice che si affianca alla neuropsicologia, all'ottica evolutiva, alla pedagogia cooperativa, all' outdoor. Sono soddisfatto soprattutto di avere ancora tanta voglia di imparare.

16/12/2025

Regressione o evoluzione?

Siamo la nazione della Montessori, di Malaguzzi, delle sorelle Agazzi, Pizzigoni, Lodi, Zavalloni, Chiari, Lombardo Radice, Don Milani e siamo anche quella nazione che si è convinta che sia opportuno avere schermi giganti interattivi nelle aule della scuola dell'infanzia.

14/12/2025

AUTISMO A SCUOLA

🔴Approccio sistemico all’inclusione:
l’autismo richiede interventi integrati neuropsicologici, comportamentali e pedagogici, non azioni frammentarie.

🟢Lettura funzionale del comportamento:
i comportamenti problema vanno analizzati in base alla loro funzione (comunicativa, regolativa, di evitamento), non corretti in modo punitivo.

🟡Gestione intenzionale dell’attenzione: l’attenzione è un’abilità da insegnare e sostenere tramite strutturazione ambientale, supporti visivi e riduzione del carico sensoriale.

🔵Centralità delle funzioni esecutive: pianificazione, inibizione, flessibilità e monitoraggio necessitano di mediazione didattica esplicita e strumenti operativi.

🟣Routine come fattore regolativo: prevedibilità e struttura riducono ansia e disorganizzazione cognitiva, favorendo l’apprendimento.

🟠Comunicazione funzionale: ogni comportamento è comunicazione; il compito della scuola è fornire codici comunicativi efficaci e multimodali.

⚫Costruzione graduale della flessibilità: la flessibilità cognitiva si sviluppa progressivamente all’interno di contesti stabili e prevedibili.

🔴Controllo istituzionale competente: la qualità dell’intervento dipende dalla coerenza del sistema scuola, dalla formazione del personale e dalla condivisione del progetto educativo.

🟠Inclusione come adattamento del sistema: l’obiettivo non è normalizzare l’alunno, ma r rendere contesto e alunno capaci di avvicinarsi. È necessario ragionare da entrambe le direzioni. Da una parte allenare abilità, gestire comportamenti e dall' altra rendere il contesto flessibile e consapevole.

13/12/2025

Educare è sperare

Educare è azione determinante del fluire della vita. Atto e cammino capace di modificare il presente e il divenire. Educare è stare lì, in quel momento, osservatore profondo e se, capace davvero, coraggioso. Capace di creare e ricreare il qui ed ora ed il domani. Educare è incoraggiare, anche nel no. Forse soprattutto nel no. Poiché è quello che ti pone nel desiderio di uscire, di credere, di superare te stesso. Educare nel dramma è un profondo atto di speranza, a volte rabbiosa, determinata, ostinata. Educare nel caos mantenendo la quiete e l'orizzonte. Educarsi è un atto di profonda rivoluzione e di fiducia nella vita.

12/12/2025

Equilibri o squilibri?

Le soluzioni squilibrate che molte famiglie adottano per fronteggiare le difficoltà educative nascono spesso da un bisogno urgente di allontanare tristezze, paure e rabbie. Nel tentativo di ristabilire un equilibrio immediato, si cercano scorciatoie che placano il disagio nell’immediato ma non affrontano le radici del problema.
Concessioni eccessive, iperprotezione, rigidità improvvise o deleghe totali diventano così strategie di emergenza che offrono un sollievo apparente, mentre nel tempo amplificano le fragilità relazionali ed emotive.
Riconoscere questo meccanismo non significa colpevolizzarsi, ma stare nel cammino, affrontare passo dopo passo, piccolo obiettivo dopo piccolo obiettivo. Prendere consapevolezza che il bambino/a impara velocemente delle soluzioni che sono storture e poi non è giusto chiedere solo a loro di risolvere.

08/12/2025

Regolazione

Sempre più spesso sembra che i bambini debbano “già sapersi calmare”, “comportarsi bene”, “non fare scenate”.
Ma la verità è che la regolazione emotiva non è un’abilità innata: i bambini la imparano attraverso gli adulti.
Eppure molti genitori tendono a delegare o a sentirsi poco responsabili di questa parte. Perché?

👉 Perché sono stanchi e sovraccarichi.
Meno reti familiari, tanto lavoro, poco tempo: se l’adulto è stressato, regolare un’emozione del bambino diventa difficile.

👉 Perché non hanno avuto modelli emotivi da piccoli.
Se nessuno ti ha insegnato a nominare le emozioni, contenerle o viverle in sicurezza, è naturale non sapere come farlo con tuo figlio.

👉 Perché la società è focalizzata sul comportamento, non sulla relazione.
Si guarda al “stare buoni”, non a come il bambino arriva a quella calma.

👉 Perché si teme di sbagliare.
Con così tante informazioni online e pareri di esperti, molti genitori pensano di non essere “abbastanza competenti” e delegano a figure esterne.

👉 Perché si parla troppo presto di autonomia.
Si pretende che il bambino si regoli da solo, quando invece la coregolazione con un adulto è il vero punto di partenza.

I bambini imparano a calmarsi venendo calmati.
Imparano a gestire la frustrazione con un adulto che li accoglie.
Imparano la loro emotività dalla nostra.

Non servono tecniche perfette.
Serve un adulto che prova ad educarsi, che prova a rimanere regolato, che offre sicurezza e ascolto. Con calma, passo dopo passo.

10/11/2025

🧘Il riposo come momento attivo per il cervello

Contrariamente a quanto si pensa, il cervello non smette di lavorare quando ci riposiamo. Durante le pause, il sonno o i momenti di calma apparente (come quando un bambino fantastica o “si perde nei pensieri”), il cervello entra in una modalità detta default mode network.

Cos’è il default mode network📈🧠

Il default mode network è una rete di aree cerebrali che si attivano quando non siamo concentrati su compiti specifici. Invece di elaborare stimoli esterni, questa rete si occupa di:

- rielaborare le esperienze recenti,
- consolidare i ricordi,
-integrare le nuove informazioni con quelle già acquisite,
-immaginare e pianificare scenari futuri.

Nei bambini, questi processi sono fondamentali per lo sviluppo cognitivo, perché permettono di trasformare ciò che hanno imparato in conoscenza stabile e personale.

💭Perché le pause migliorano memoria e concentrazione

Durante il sonno e il riposo mentale, il cervello:

-rinforza le connessioni neuronali create durante l’apprendimento;
-elimina quelle inutili, rendendo la rete più efficiente;
-prepara il terreno per nuove esperienze cognitive.

Ecco perché i bambini che hanno tempo per riposare, giocare liberamente o annoiarsi spesso mostrano maggiori capacità di attenzione e creatività rispetto a quelli sempre impegnati.

In sintesi🟢

Il riposo non è tempo perso, ma una fase attiva dell’apprendimento.
Quando un bambino ha spazio per la calma, il suo cervello riorganizza le conoscenze, rinforza la memoria e costruisce le basi per nuove scoperte.
Per questo, nel percorso educativo, il silenzio, la pausa e la lentezza sono alleati tanto importanti quanto lo studio e le attività strutturate.

Indirizzo

Via Traversa Circonvallazione, 9
San Bartolomeo In Galdo
82028

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