dott.ssa Aniela Corsini Psicologa Psicoterapeuta

dott.ssa Aniela Corsini Psicologa Psicoterapeuta Psicologa Clinica e di Comunità, Psicoterapeuta ad indirizzo Analitico Transazionale per l'infanzia, l'adolescenza e l'età adulta, Life Coach

16/10/2024

Ripartono gli incontri sullo svezzamento tenuti dalla nutrizionista dottoressa Silvia Di Battista con collaborazione della dottoressa Aniela Corsini, psicologa-psicoterapeuta infantile, rivolto ai genitori di bambini in fase di svezzamento

15/04/2023
Spesso dietro il rifiuto degli adolescenti di andare a scuola c'è un vissuto di forte ansia sociale che scaturisce da un...
29/08/2022

Spesso dietro il rifiuto degli adolescenti di andare a scuola c'è un vissuto di forte ansia sociale che scaturisce da un senso di inadeguatezza e conseguente convinzione di non essere accettati. Questo atteggiamento diventa rifiuto difensivo degli altri

"Sono ben note le problematiche collegate al ricorso prolungato alla DAD e/o all’alternanza di DAD e didattica in presenza, questa incertezza, ha colpito duramente i ragazzi che erano già predisposti a un isolamento, infatti per alcuni, la DAD ha rappresentato una situazione di comodo: sono a casa mia, non ho contatti con i miei coetanei, non devo sforzarmi di avere delle relazioni, perché avere relazioni mi costa fatica. Nella maggior parte dei casi si è trattato di una regressione temporanea e reversibile, in altri al contrario questa situazione ha slatentizzato, di fatto, vissuti di forte ansia e rifiuto di ritornare a scuola in presenza.”
Una riflessione importante che deve coinvolgere tutte le istituzioni, specialmente in vista delle prossime riaperture delle scuole, per tutelare la salute psicologica dei giovani.
Per l’articolo completo clicca qui ▶️ https://psicologinews.it/fobia-scolare-in-adolescenza/

La diversa percezione del dolore fisico dal dolore psichico e la conseguente colpevolizzazione di quest'ultimo
27/08/2022

La diversa percezione del dolore fisico dal dolore psichico e la conseguente colpevolizzazione di quest'ultimo

💭 Ci hai mai pensato?
La società ti dice come puoi o non puoi soffrire.
Se sei hai un problema fisico: «mi spiace, posso aiutarti?»
Se hai un problema psichico: «sei un debole! Lo vuoi tu»
Eppure, in entrambi i casi, ci troviamo dinanzi a una persona che soffre. Perché la dimensione empatica di chi osserva sembra stravolta?

A sinistra ci sono i modi socialmente accettati. In questo caso, il dolore genera compassione, sostegno, aiuto e comprensione.

A destra ci sono i modi inaccettabili, dove il dolore ottiene solo giudizio, disapprovazione e colpevolizzazione. Nessun supporto o comprensione. Questo atteggiamento peggiora sensibilmente la condizione di chi soffre.

Le radici sociali dello stigma legato alla sofferenza psichica sono molto lontane, tuttavia c'è un aspetto psicologico da non sottovalutare.

Il genere umano ha necessità di «certezze pronte all'uso», facili da comprendere, che possano garantire una buona dose di prevedibilità.

È facile capire perché duole una parte del corpo, è molto più difficile cercare di comprendere il nesso «causa-effetto» di una sofferenza emotiva. Un nesso che nel 100% dei casi c'è ma sfugge, non è così palese e accessibile. Quando abbiamo dinanzi qualcosa di incompreso o sconosciuto, emerge un meccanismo di difesa ancestrale: l'ignoto è un misterioso mostro che va tenuto a distanza. Così l'uomo preferisce vivere con «l'illusione ragionevole» che, se c'è un disturbo psichico, in fondo è colpa, chi ne soffre non è abbastanza forte, è difettoso, così dev'essere punito e non curato. Ecco che l'uomo cerca di riadattare la realtà alle sue aspettative di certezza, solo perché non sa darsi una spiegazione.

In fondo, lo diceva anche Nietsche: «L’essere umano di fronte all’ignoto non va per il sottile allo scopo di rassicurarsi: spesso prende una cosa che sa essere falsa e la rende vera in quanto utile a tale scopo».

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Da Itaca Non possiamo cambiare neppure una virgola del nostro passato, né cancellare i danni che ci furono inflitti nell...
02/12/2021

Da Itaca

Non possiamo cambiare neppure una virgola del nostro passato, né cancellare i danni che ci furono inflitti nell’infanzia.
Possiamo però cambiare noi stessi,”riparare i guasti”, riacquisire la nostra integrità perduta. Possiamo far questo nel momento in cui decidiamo di osservare più da vicino le conoscenze che riguardano gli eventi passati e che sono memorizzate nel nostro corpo, per accostarle alla nostra coscienza.
Si tratta indubbiamente di una strada impervia, ma è l’unica che ci dia la possibilità di abbandonare infine la prigione invisibile – e tuttavia così crudele – dell’infanzia e di trasformarci, da vittime inconsapevoli del passato, in individui responsabili che conoscono la propria storia e hanno imparato a convivere con essa.

(Alice Miller)

Illustrazione di Gemma Capdevila



Un classico intramontabile che parla di una dipendenza affettiva brillantemente superata con un sano orgoglio di sé
07/06/2021

Un classico intramontabile che parla di una dipendenza affettiva brillantemente superata con un sano orgoglio di sé

Un inno alla rinascita dopo un amore infranto: “Ti aspettavi che io non riuscissi più a sopravvivere senza di te? Oh no, non io, io sopravviverò!” Puoi giurarci!C’è poco da scrive…

Deve essere sempre colpa di qualcuno! Ma è davvero così? Spesso accusiamo gli altri di colpe inesistenti perché fatichia...
19/05/2021

Deve essere sempre colpa di qualcuno! Ma è davvero così? Spesso accusiamo gli altri di colpe inesistenti perché fatichiamo ad accettare la diversità. La rigidità dei nostri schemi mentali non ci concedono "altro" al di fuori di noi

Deve essere colpa di qualcuno, deve essere sempre colpa di qualcuno, non è mai esistita epoca alcuna da quando l’ominide ha iniziato la sua carriera di uomo in cui non si sia rintracciata la …

Il gioco del biasimo è uno dei più diffusi: perché l'altro fa questo o non fa quest'altro? Perché pensa così? Perché si ...
16/05/2021

Il gioco del biasimo è uno dei più diffusi: perché l'altro fa questo o non fa quest'altro? Perché pensa così? Perché si comporta colà?
Quando l'attenzione viene riportata dentro di sé "l'altro" diventa sfondo e noi figura in primo piano

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