Dott.ssa TizianaValdinoci

Dott.ssa TizianaValdinoci www.tizianavaldinoci.com Biologa Nutrizionista

Interessante...🧐OLTRE LA SCIENZA: PERCHE' LA PSICOLOGIA CI SPINGE VERSO GLI INTEGRATORI E LONTANO DAI VACCINIMentre mili...
08/04/2026

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OLTRE LA SCIENZA: PERCHE' LA PSICOLOGIA CI SPINGE VERSO GLI INTEGRATORI E LONTANO DAI VACCINI

Mentre milioni di persone consumano integratori e sperimentano peptidi alla moda, assistiamo contemporaneamente a una preoccupante esitazione verso strumenti di prevenzione del cancro basati su solide prove scientifiche, come il vaccino contro l'Hpv. Questo paradosso è particolarmente evidente alla luce delle ricerche condotte presso il Fred Hutchinson Cancer Center ("Fred Hutch") di Seattle.

Perché tendiamo a fidarci più di una pillola o di una polvere incerta che di un vaccino sicuro? Secondo Jonathan Bricker, psicologo e ricercatore di sanità pubblica presso il Fred Hutch, la risposta non risiede nell'ignoranza o nella semplice disinformazione.

La scelta di affidarsi a integratori e peptidi è dettata da un desiderio umano fondamentale: evitare il disagio e mantenere il controllo. “In un mondo incerto, la paura della malattia, del declino fisico e della morte genera un profondo senso di vulnerabilità. Queste sono precisamente le esperienze da cui gli esseri umani vogliono fuggire", spiega Bricker.

In questo contesto, gli integratori smettono di essere semplici sostanze biologiche e diventano veri e propri "interventi psicologici", offrendo tre promesse irresistibili, secondo Bricker:
1_ precisione: sono presentati come meccanismi mirati e tecnologicamente avanzati;
2_ autonomia: danno la sensazione di agire attivamente sulla propria salute;
3_ immediatezza: promettono un'azione rapida, senza dover attendere anni per vederne i benefici.
Questa dinamica rientra in quello che gli psicologi chiamano "evitamento esperienziale": le persone coltivano l'illusione di poter manipolare la propria salute, evitando così di dover convivere quotidianamente con la paura della mortalità o del cancro.

Al contrario, interventi come i vaccini richiedono qualcosa di molto più difficile: la disponibilità ad affrontare la paura e ad abbandonare l'illusione di un controllo perfetto.

Qui risiede il limite di molti messaggi di salute pubblica. Spesso, queste comunicazioni adottano un approccio puramente razionale che finisce per innescare un "circolo vizioso psicologico". Il messaggio di prevenzione evoca paura; questa paura aumenta il bisogno di controllo e il bisogno di controllo spinge le persone verso la "soluzione rapida" come l'integratore, svalutando il reale lavoro di prevenzione svolto dalla scienza.

Così conclude Bricker: “Le scorciatoie per la salute sono sempre esistite perché offrono una via di fuga dal disagio interiore in un mondo imprevedibile. Tuttavia, comprendere che queste scelte sono guidate dalla psicologia della gestione dell'incertezza è un passo fondamentale per la sanità pubblica. La sfida per istituzioni non è solo continuare a produrre scienza d'eccellenza, ma trovare nuovi modi per aiutare le persone ad affrontare la propria vulnerabilità senza cadere nella trappola di promesse prive di reale efficacia scientifica”.

LA FRUTTA E VERDURA DI APRILEFRUTTAL’arancia🍊, come la clementina e il mandarino, è ricca di vitamina C, fondamentale ne...
08/04/2026

LA FRUTTA E VERDURA DI APRILE

FRUTTA

L’arancia🍊, come la clementina e il mandarino, è ricca di vitamina C, fondamentale nel periodo invernale per stimolare le difese immunitarie.

La fragola🍓 è un’ottima fonte di vitamina C e flavonoidi, dei composti dalle molteplici proprietà e responsabili del suo bel colore.

Il kiwi 🥝è il re della vitamina C: 2 kiwi coprono il 100% del fabbisogno quotidiano di vitamina C nell’adulto.

Il limone🍋, molto ricco di vitamina C e antiossidanti, è un agrume dalle molteplici virtù. La vitamina C è sensibile al calore: per un apporto ottimale, vi consigliamo quindi di evitarne la cottura.

La mela 🍏concentra nella buccia notevoli proprietà antiossidanti. Privilegiate quindi mele biologiche, perché anche i pesticidi si ritrovano principalmente nella buccia.

La nespola è un frutto il cui sapore leggermente acidulo ricorda la mela o la pera. È ricchissimo di fibre, soprattutto fibre solubili, grazie all’alto contenuto di pectine.

Le pere 🍐autunnali e invernali, come la Kaiser, Fizet, Conference o la Decana, hanno notevoli proprietà antiossidanti. Come per le mele, è meglio comprarle biologiche per poterle mangiare con la buccia.

Il rabarbaro, ricco di fibre, migliora la digestione. È anche un ottimo antinfiammatorio naturale.

VERDURA

L’asparago è un ottimo diuretico: i composti che contiene favoriscono l’eliminazione delle tossine attraverso i reni.

Il ca****fo è ricco di inulina, che favorisce lo sviluppo e l’equilibrio della flora intestinale. Ha anche spiccate proprietà diuretiche.

Il cavolfiore ha un alto contenuto di glucosinolati, sostanze che ritroviamo nelle crucifere e che, aiutando il fegato a eliminare le tossine, svolgono un ruolo protettivo contro il cancro.

Il cavolo cappuccio, come il cavolfiore, è ricco di glucosinolati. È anche una buona fonte di vitamina C.

Il cipollotto è una verdura, ma anche un ottimo aroma. È ricco di quercetina, una molecola dalle proprietà antiossidanti che contribuisce a rafforzare le difese immunitarie.

Il fi*****io è una buona fonte di vitamina B9 e di potassio. Contiene molte fibre ed è poco calorico.

La lattuga 🥗a costa lunga e l’insalata iceberg contengono degli antiossidanti, i carotenoidi, che vengono assorbiti meglio se accompagnati da una fonte di grassi, come l’olio d’oliva.

Il ravanello🫜, grazie al suo alto contenuto di oligoelementi, fornisce vitamine e minerali al nostro corpo. Ricco di zolfo (che a volte gli conferisce una nota piccante), stimola anche la digestione.

La rucola ha un sapore leggermente piccante. È un’ottima fonte di vitamina K e vitamina B9, e ha notevoli proprietà antiossidanti.

Gli spinaci 🥬sono un’ottima fonte di betacarotene, una sostanza che favorisce la salute degli occhi. Con un alto potere antiossidante, contribuiscono a prevenire il cancro.

La valeriana è ricca di antiossidanti, grazie all’alto contenuto di betacarotene. È anche una buona fonte di vitamina B9 e ferro.

CONSEGUENZE PSICOLOGICHE E PSICHIATRICHE DEL DIGIUNO PROLUNGATOIl digiuno prolungato, definito come astinenza volontaria...
19/03/2026

CONSEGUENZE PSICOLOGICHE E PSICHIATRICHE DEL DIGIUNO PROLUNGATO

Il digiuno prolungato, definito come astinenza volontaria dall'assunzione di calorie per periodi superiori alle 24 ore, è sempre più riconosciuto non solo come intervento metabolico, ma anche come modulatore psico-comportamentale. Una recente review pubblicata su Nutrients ha preso in esame le attuali evidenze sugli effetti psicologici e psichiatrici del digiuno prolungato e intermittente, includendo sia le pratiche laiche che quelle religiose. A parlarcene, Vincenzo Maria Romeo, Psichiatra, Università degli Studi di Palermo, coordinatore dell’analisi.

Prof. Romeo, il digiuno viene spesso presentato come una panacea per la salute, ma la vostra ricerca lo definisce uno "strumento bidirezionale". Potrebbe spiegarci in che senso il digiuno può essere sia un alleato della resilienza psicologica che un potenziale rischio per la salute mentale?

Nel nostro lavoro il digiuno è “bidirezionale” perché lo stesso cambio metabolico che può favorire adattamento allo stress, ovvero, per esempio, chetosi, riduzione di segnali infiammatori, modulazione di fattori neurotrofici, può anche destabilizzare soggetti vulnerabili con alterazioni del sonno, iperattivazione dell’asse Hpa, aumento della ruminazione e della rigidità cognitivo-affettiva. In adulti selezionati e con protocolli circadianamente coerenti come, per esempio, time-restricted eating, sono stati osservati miglioramenti modesti di stress percepito e umore. Nei profili a rischio, invece, aumentano i segnali di allarme: ansia, irritabilità, riacutizzazione depressiva o viraggi dell’umore, soprattutto se il digiuno è prolungato, non supervisionato o ideologizzato come “cura”.

Cosa accade esattamente nel nostro cervello quando smettiamo di mangiare per un periodo prolungato? In che modo i "corpi chetonici" influenzano il nostro umore e le nostre capacità cognitive?
Dopo 24–48 ore circa l’organismo passa dalla disponibilità di glicogeno alla chetogenesi, con aumento di β-idrossibutirrato - Bhb -, acetoacetato e acetone. Il Bhb attraversa la barriera emato-encefalica e diventa sia un carburante efficiente per i neuroni sia un “segnale” biologico: può modulare l’espressione genica e vie legate a plasticità sinaptica e resilienza allo stress ossidativo. Inoltre interagisce con la neuro-immunità. Clinicamente questo è coerente con possibili benefici su energia mentale e tono dell’umore in alcuni protocolli, ma l’effetto varia molto in base a sonno, baseline psicopatologica e contesto.

Uno degli aspetti più interessanti del vostro studio riguarda il legame tra digiuno e depressione. Quali benefici sono stati riscontrati e quali sono, invece, i campanelli d’allarme da non sottovalutare?
La letteratura umana suggerisce un potenziale beneficio modesto sui sintomi depressivi in alcuni setting, soprattutto finestre alimentari ristrette e interventi strutturati, spesso in parallelo a miglioramenti soggettivi del benessere e di alcuni indici di stress. Tuttavia l’evidenza resta eterogenea per durata dei protocolli, misure spesso autovalutative e follow-up. Quindi, non si può parlare di “panacea”. I campanelli d’allarme sono: insonnia o marcata frammentazione del sonno, irritabilità/aggressività, peggioramento dell’anedonia, aumento della ruminazione sul cibo/peso, rapido calo ponderale e, soprattutto, segnali di viraggio verso ipomania/mania o sintomi psicotici in soggetti predisposti. In questi casi il digiuno va sospeso e rivalutato clinicamente.

Avete analizzato anche tradizioni religiose come il Ramadan e il digiuno ortodosso. In che modo il contesto culturale e spirituale cambia l'impatto psicologico del digiuno rispetto a una pratica puramente salutistica?
Il digiuno religioso non è sovrapponibile a quello salutistico perché il significato, la ritualità e la dimensione comunitaria possono fungere da contenimento psicologico e modulare l’esperienza emotiva. Detto ciò, il contesto introduce anche variabili decisive: spostamenti dei ritmi sonno-veglia, cambiamenti di caffeina/nicotina, riorganizzazione dei pasti e, tema cruciale, adattamento della terapia farmacologica. Nel Ramadan l’astensione diurna può impattare marcatamente la cronobiologia, mentre alcune forme di digiuno ortodosso hanno una componente di modifica qualitativa della dieta che può influenzare l’infiammazione e il metabolismo. Quindi il “contesto” agisce sia sul significato psicologico sia sui determinanti biologici quali sonno, ritmi, aderenza terapeutica.

Quali sono i vostri consigli per chi volesse approcciarsi al digiuno per migliorare il proprio benessere mentale senza correre rischi? Esistono dei criteri di sicurezza che suggerite nel vostro studio?
Se l’obiettivo è il benessere mentale, suggerisco un approccio “a dose”: iniziare con finestre conservative, tipo 12–14 ore notturne e, quando possibile, con una finestra di alimentazione più precoce e coerente con i ritmi circadiani. Prima di iniziare: screening per rischio di disturbi dell’alimentazione, vulnerabilità bipolare/psicotica, ideazione suicidaria, uso di sostanze; revisione dei farmaci con il curante. Monitoraggio semplice ma regolare: sonno, energia, irritabilità, umore, più un check di eventi avversi. Stop rules: insonnia severa, peggioramento depressivo, ansia intensa, segnali di viraggio maniacale/psicotico, perdita di peso rapida. Idealmente, il digiuno va inserito in una cornice clinica multidisciplinare di tipo medico-nutrizionale/psichiatrica, non come auto-trattamento.

COME MANGIANO GLI ITALIANI: LA NUOVA INDAGINE SUI CONSUMI ALIMENTARIIl modo in cui mangiano gli italiani sta cambiando, ...
12/03/2026

COME MANGIANO GLI ITALIANI: LA NUOVA INDAGINE SUI CONSUMI ALIMENTARI

Il modo in cui mangiano gli italiani sta cambiando, e non sempre in meglio. A fotografare abitudini, quantità e qualità della dieta nel nostro Paese è la quarta indagine nazionale sui consumi alimentari, IV Scai, coordinata dal Crea. Lo studio, pubblicato su Nutrients, offre un quadro aggiornato di cosa arriva davvero sulle tavole degli italiani e di quanto le scelte alimentari siano in linea con le raccomandazioni nutrizionali. Ne parliamo con Cinzia Le Donne, nutrizionista del Centro di ricerca alimenti e nutrizione del Crea e membro del gruppo di ricerca che ha condotto l’indagine.

D.ssa Le Donne, qual era l’obiettivo principale della survey e perché era importante aggiornare una fotografia così dettagliata dei consumi alimentari e dell’assunzione di nutrienti nella popolazione italiana?”

L’obiettivo era fornire una stima aggiornata e rappresentativa dei consumi alimentari e dell’assunzione di energia e nutrienti a livello individuale nella popolazione residente in Italia, nella fascia di età compresa tra 3 mesi e 74 anni. Questo per rispondere, in primo luogo, alla necessità di monitorare l’evoluzione dei modelli alimentari nel tempo poiché la precedente indagine nazionale risale al periodo 2005–2006. Avere dati aggiornati consente di valutare eventuali scostamenti dai modelli raccomandati e identificare gruppi di popolazione a rischio di inadeguatezza nutrizionale sia in eccesso che in difetto. Un secondo aspetto centrale riguarda il ruolo dei dati dello studio IV Scai come base scientifica per la revisione delle linee guida per una sana alimentazione e per l’aggiornamento dei Larn – Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti ed energia. Entrambi sono documenti di consenso imprescindibili per la pratica professionale in ambito nutrizionale e per la definizione di politiche di prevenzione e promozione della salute. Inoltre, seguendo la metodologia "Eu Menu" dell’Efsa, lo studio funge da fonte italiana per la sorveglianza nutrizionale e la valutazione del rischio a livello europeo.

Quali sono i principali pattern alimentari che emergono e come si confrontano con le linee guida nutrizionali ufficiali italiane ed europee?

La dieta italiana si basa ancora su cereali, latticini, frutta, verdura e carne, riflettendo ancora, almeno in parte, l’impronta storica del modello mediterraneo. Tuttavia, emergono scostamenti significativi rispetto alle raccomandazioni formulate dall’Oms e dalle linee guida per una sana alimentazione. Un primo elemento critico riguarda l’assunzione di frutta e verdura. Solo il 39% tra adulti e anziani raggiunge livelli di consumo considerati adeguati secondo i target Oms, quota che scende sotto il 30% tra i più giovani. Parallelamente, si osserva un consumo di carne rossa e trasformata superiore alle indicazioni internazionali, che suggeriscono di non eccedere i 70 g/die. I valori medi raggiungono circa 83 g/die negli adulti e fino a 100 g/die negli adolescenti. Quello che si osserva, quindi, è una graduale perdita di adesione al pattern mediterraneo tradizionale, con un passaggio verso un consumo maggiore di proteine animali e grassi saturi a scapito di fibre e alimenti vegetali.

Durante l’analisi dei consumi, sono emerse criticità specifiche in alcune fasce d’età o gruppi socio-demografici?

L'analisi ha evidenziato diverse vulnerabilità. Per esempio, gli adolescenti rappresentano il gruppo con il più elevato consumo di carne e cereali, mentre quello di frutta e verdura risulta molto basso. I bambini mostrano un'assunzione di proteine quasi tre volte superiore alle raccomandazioni, oltre a un eccesso di zuccheri semplici, fino al 20% dell'energia totale, superando ampiamente i livelli suggeriti dalle autorità sanitarie nazionali e internazionali. Anche le donne presentano un profilo nutrizionale critico, con una diffusa inadeguatezza di ferro che interessa fino al 95% di loro, oltre a carenze di calcio e vitamina D. Sebbene il campione IV Scai tenda verso un livello di istruzione medio-alto, i dati nazionali associano condizioni socioeconomiche svantaggiate e un minor grado di istruzione a una maggiore prevalenza di sovrappeso e obesità. Quest’ultima risulta più diffusa nel Sud e nelle Isole rispetto alle altre aree del Paese.

In che modo il contributo dei cibi ultra-elaborati influisce sul profilo nutrizionale complessivo della popolazione italiana e quali rischi o benefici sono stati osservati?

Al momento non sono state effettuate analisi mirate a correlare consumo di alimenti-ultraprocessati e profilo nutrizionale, ma i risultati disponibili possono già evidenziare l'impatto di alcune categorie affini, come la carne processata e i prodotti dolciari industriali. La carne trasformata, come prosciutto, salumi, salsicce, è la principale fonte energetica del gruppo ‘carne’ per tutte le età a causa dell'alta densità calorica. L'alto consumo di snack dolci, biscotti e bevande zuccherate, specialmente nei bambini, guida l'apporto di zuccheri semplici oltre i limiti desiderabili, al di sotto del 10% dell’energia totale. Questi prodotti contribuiscono all'eccesso anche di grassi saturi, aumentando il rischio di malattie come obesità e diabete.

Alla luce dei dati raccolti, quali nutrienti risultano generalmente carenti nella dieta degli italiani e quali invece sono consumati in eccesso?

Abbiamo un quadro caratterizzato da carenze ed eccessi che riflettono uno sbilanciamento qualitativo della dieta. Tra i micronutrienti, la carenza di vitamina D, pur essendo un dato atteso, rappresenta la criticità più marcata e interessa pressoché la totalità della popolazione. Anche l’apporto di fibre risulta sistematicamente inferiore ai livelli raccomandati e appare strettamente correlato al ridotto consumo di legumi e cereali integrali. Ulteriori criticità riguardano calcio, potassio e ferro, che si collocano al di sotto dei livelli ottimali, con particolare vulnerabilità nelle donne in età fertile e negli adolescenti. Parallelamente, emergono eccessi significativi. L’apporto proteico è spesso superiore alle raccomandazioni, con una quota predominante di origine animale, circa il 67% del totale. Anche i grassi totali, in particolari quelli saturi, e gli zuccheri semplici risultano frequentemente in eccesso rispetto alle raccomandazioni, con un impatto particolarmente evidente nell’infanzia.

I risultati di questa indagine come possono influire su politiche alimentari e programmi di prevenzione nutrizionale a livello nazionale?

Per esempio, come è stato già detto, oltre a essere la base scientifica per lo sviluppo delle linee guida nazionali per una sana alimentazione, un altro ambito di applicazione riguarda la progettazione di interventi educativi e di sanità pubblica più focalizzati sui gruppi risultati essere più vulnerabili, come programmi volti a riequilibrare l’apporto proteico nell’infanzia, a ridurre il consumo di zuccheri semplici o a migliorare l’assunzione di ferro nelle donne in età fertile. I risultati dello studio IV Sscai possono supportare la pianificazione agricola, favorendo un progressivo allineamento della produzione alimentare ai reali fabbisogni nutrizionali della popolazione. L’identificazione di carenze diffuse come, per esempio di fibra o di specifici micronutrienti, può orientare interventi strutturali quali la promozione di coltivazioni di legumi e l’incentivazione al consumo di cereali integrali, in un’ottica di prevenzione primaria. Inoltre, questi dati possono contribuire allo sviluppo di modelli dietetici a minore impatto ambientale perché consentono di stimare anche indicatori non nutrizionali quali Carbon e Water Footprint e di promuovere una transizione verso fonti proteiche vegetali, in coerenza con obiettivi di sostenibilità ambientale e salute umana.

Quali sono i prossimi passi di ricerca basati su questo studio e quali questioni restano aperte per comprendere meglio la relazione tra dieta e salute nella popolazione italiana?

La complessità della relazione tra dieta e salute nella popolazione italiana richiede un approccio dinamico, capace di integrare sorveglianza, sviluppo metodologico e ampliamento delle popolazioni osservate. Una prima prospettiva riguarda la necessità di trasformare l’esperienza dello studio IV Scai in un modello strutturato di sorveglianza continua e periodica dei consumi alimentari con dati aggiornati a intervalli regolari e meno ampi, per monitorare l’evoluzione dei patterns dietetici o intercettare precocemente eventuali criticità emergenti. Un'altra opportunità è quella di estendere la rilevazione alla popolazione anziana oltre i 74 anni o a gruppi specifici come donne in gravidanza e allattamento, considerando l’invecchiamento progressivo della popolazione italiana e la particolare vulnerabilità nutrizionale di questi segmenti di popolazione.

DIETA MEDITERRANEA: NASCE LA NUOVA PIRAMIDE ALIMENTARE BASATA SUI RITMI BIOLOGICIIn occasione della Giornata mondiale de...
09/03/2026

DIETA MEDITERRANEA: NASCE LA NUOVA PIRAMIDE ALIMENTARE BASATA SUI RITMI BIOLOGICI

In occasione della Giornata mondiale dell’obesità, celebrata il 4 marzo, la Società italiana di endocrinologia (Sie), in collaborazione con l’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi), ha presentato la Piramide della Dieta Mediterranea basata sul Cronotipo, un modello, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Current Nutrition Reports, che trasforma il celebre regime alimentare in una vera e propria "scienza di precisione", aggiungendo alla quantità e alla qualità dei nutrienti una terza dimensione cruciale: il tempo.



La rivoluzione della crononutrizione

L'integrazione dei principi della crononutrizione, ovvero la disciplina che studia l'interazione tra i ritmi circadiani e l'alimentazione, permette di sincronizzare l'assunzione di cibo con l'orologio biologico interno. Le evidenze scientifiche mostrano che il nostro metabolismo non è statico, ma segue un’organizzazione ciclica di 24 ore regolata dai pacemaker centrali e periferici che influenzano la secrezione ormonale e l'omeostasi metabolica.

Come spiegato da Diego Ferone, Presidente Sie e Ordinario di Endocrinologia all’Università di Genova "La dieta mediterranea non è più solo una questione di cosa si mangia, ma soprattutto di quando lo si fa. Le evidenze scientifiche più recenti dimostrano, infatti, che il metabolismo è profondamente regolato dagli ormoni e segue un’organizzazione circadiana. Ormoni chiave come insulina, cortisolo, melatonina, leptina e grelina oscillano nel corso delle 24 ore, modulando la risposta metabolica ai nutrienti, l’appetito, il dispendio energetico e la qualità del sonno".

Consumare gli stessi alimenti in orari differenti, infatti, può produrre effetti metabolici radicalmente diversi, influenzando il rischio di obesità, diabete di tipo 2 e altre disfunzioni endocrine.

La struttura della Piramide

L'aggiornamento iconografico della piramide introduce due simboli chiave: il sole e la luna, che guidano la distribuzione dei macronutrienti nell'arco della giornata.

Il sole rappresenta la prima parte della giornata (dalle 07:00 alle 15:00 circa). In questa finestra, la sensibilità all’insulina è massima ed è dunque il momento ottimale per il consumo di carboidrati complessi (pane, pasta, cereali integrali), legumi e frutta. Spostare il 5% dell'energia dai grassi ai carboidrati durante la colazione è associato a una riduzione del rischio di sindrome metabolica.

La luna identifica la fascia serale (dalle 15:00 alle 20:00), durante la quale la tolleranza al glucosio diminuisce. In questo periodo, la piramide orienta verso il consumo di proteine magre (pesce, uova, carni bianche) e verdure, insieme ad alimenti che favoriscono il sonno.

Luigi Barrea, primo firmatario dello studio e consigliere Sie, sottolinea l’importanza di questa distribuzione: "“Il simbolo del Sole suggerisce il consumo quotidiano entro la prima parte della mattina, per sfruttare la massima sensibilità all’insulina, di carboidrati complessi, legumi, frutta, verdura e ortaggi. Il simbolo della luna, orienta invece verso i pasti serali, quando aumenta il rischio di picchi glicemici e accumulo di grasso, il consumo di proteine magre, verdure e alimenti amici del sonn” come noci, semi e latticini, ricchi di triptofano e melatonina che favoriscono il riposo e la rigenerazione muscolare notturna”.

Il ruolo dell'olio extravergine d'oliva

Nonostante l'introduzione dei vincoli temporali, l’Olio extravergine d’oliva (Evoo) rimane l'unico alimento neutro e universale, raccomandato sia di giorno che di sera per le sue straordinarie proprietà antinfiammatorie e antiossidanti.

Massimiliano Caprio, Ordinario di Endocrinologia all’Università San Raffaele di Roma: "Un alto consumo di olio Evoo riduce il rischio di malattie cardiovascolari del 39% e dimezza la mortalità. E per ogni incremento di soli 10g al giorno di olio Evoo si riduce ulteriormente il rischio cardiovascolare del 10%".

Gufi e allodole

Uno degli aspetti più innovativi del modello proposto da Sie e Adi è l'adattamento al cronotipo individuale, ovvero la predisposizione naturale di ogni persona a essere più attiva al mattino (allodole) o alla sera (gufi). Le allodole (cronotipo mattutino) tendono ad avere una maggiore aderenza naturale alla Dieta Mediterranea. Per loro è raccomandata una colazione ricca, un pranzo sostanzioso e una cena leggera a base proteica. I gufi (cronotipo serotino), spesso inclini a saltare la colazione e a consumare cibi densi di energia a tarda notte, corrono rischi metabolici più elevati. La nuova piramide li aiuta a riallinearsi gradualmente, concentrando il carico calorico nelle ore di luce per contrastare il cosiddetto "social jetlag" metabolico.

Oltre il cibo: uno stile di vita olistico

La piramide non è solo una guida alimentare, ma un "manifesto" per un corretto stile di vita. Alla base del modello si trovano determinanti non nutrizionali ma essenziali: l’attività fisica, preferibilmente alla luce del sole per rafforzare i ritmi circadiani, un sonno di qualità, la convivialità e il rispetto della biodiversità stagionale.

A quindici anni dal riconoscimento dell'Unesco, la Dieta Mediterranea viene così ridefinita come un sistema culturale vivo che unisce tradizione e innovazione scientifica. Così conclude Diego Ferone: "Integrare la dimensione temporale e ormonale nella dieta mediterranea significa aggiornare un patrimonio culturale straordinario alla luce delle più moderne conoscenze endocrinologiche. Questa nuova piramide rappresenta uno strumento utile non solo per la prevenzione, ma anche per la pratica clinica, in un’ottica di nutrizione sempre più personalizzata e fisiologicamente fondata".

CIBI ULTRA-PROCESSATI: UN RISCHIO CONCRETO PER LA SOPRAVVIVENZA DOPO IL CANCROUn nuovo studio italiano, pubblicato su Ca...
04/03/2026

CIBI ULTRA-PROCESSATI: UN RISCHIO CONCRETO PER LA SOPRAVVIVENZA DOPO IL CANCRO

Un nuovo studio italiano, pubblicato su Cancer epidemiology, biomarkers & prevention getta luce su un aspetto cruciale della nutrizione per chi ha superato una diagnosi oncologica: non conta solo "cosa" si mangia, ma anche come quel cibo è stato prodotto. Secondo la ricerca, condotta dall’Irccs Neuromed di Pozzilli, i sopravvissuti al cancro che consumano elevate quantità di cibi ultra-processati (UPF) presentano un rischio significativamente più alto di mortalità sia per cause generali che per il cancro stesso.

L’analisi ha preso in esame i dati dello Studio Moli-sani, seguendo 802 individui della regione Molise per un periodo medio di 14,6 anni. I risultati emersi indicano come i soggetti con il più alto consumo di alimenti ultra-processati abbiano registrato un aumento del 48% del rischio di morte per qualsiasi causa e del 57% del rischio di morte specifica per cancro rispetto a chi ne consumava quantità minime.

Marialaura Bonaccio, autrice principale dello studio, sottolinea che il pericolo non risiede solo nello scarso profilo nutrizionale di questi alimenti, ma nel processo industriale in sé. I metodi di lavorazione, infatti, introducono additivi, aromi artificiali, conservanti ed emulsionanti che l’organismo fatica a gestire.

"Le sostanze coinvolte nella lavorazione industriale degli alimenti possono interferire con i processi metabolici, alterare il microbiota intestinale e promuovere l'infiammazione”, spiega Bonaccio. “Di conseguenza, anche quando un cibo ultra-processato ha un contenuto calorico e una composizione nutrizionale sulla carta simili a un cibo minimamente lavorato o naturale, potrebbe comunque avere un effetto più dannoso sull'organismo".

L'effetto nocivo persiste anche quando i cibi ultra-processati presentano un profilo nutrizionale apparentemente equilibrato. I ricercatori hanno osservato che l'associazione tra Upf e mortalità rimane significativa anche dopo aver corretto i dati per la qualità generale della dieta mediterranea.

"Il fatto che l'associazione tra cibi ultra-processati e morte per tutte le cause sia persistita anche dopo aver considerato la qualità generale della dieta suggerisce che gli effetti negativi sulla salute non sono spiegati esclusivamente da profili nutrizionali poveri, ma che il livello e la natura della lavorazione industriale stessa giocano un ruolo indipendente nell'influenzare gli esiti di salute a lungo termine", prosegue Bonaccio.

Per comprendere meglio il perché di questo legame, il team ha analizzato diversi biomarcatori. È emerso che l'aumento dell'infiammazione e della frequenza cardiaca a riposo spiegano circa il 37,3% del legame tra il consumo di Upf e aumento della mortalità. Secondo Bonaccio "Questi risultati suggeriscono che l'aumento dell'infiammazione e l'elevata frequenza cardiaca a riposo possono parzialmente spiegare il legame tra un maggiore consumo di cibi ultra-processati e l'aumento della mortalità e aiutano a chiarire come la lavorazione del cibo stessa possa contribuire a esiti peggiori tra i sopravvissuti al cancro".

Il messaggio principale che emerge è la necessità di guardare alla dieta nel suo complesso piuttosto che al singolo alimento. Tra le categorie analizzate figurano bevande zuccherate, carni lavorate, snack salati e dolci confezionati. Conclude Bonaccio: "Il messaggio principale è che è bene concentrarsi sulla dieta nel suo insieme, riducendo i cibi ultra-processati complessivi e spostando il consumo verso cibi freschi, minimamente lavorati e cucinati in casa è l'approccio più significativo e benefico per la salute. Un modo pratico per farlo è controllare le etichette: i cibi con più di cinque ingredienti, o anche solo un additivo alimentare, sono probabilmente ultra-processati".

4 MARZO, GIORNATA MONDIALE CONTRO L'OBESITA'Obesità. Poca frutta, verdura e attività fisica ma molte bibite gassate e tr...
04/03/2026

4 MARZO, GIORNATA MONDIALE CONTRO L'OBESITA'

Obesità. Poca frutta, verdura e attività fisica ma molte bibite gassate e troppo tempo davanti a tv e smartphone. Il risultato? In Italia è in sovrappeso un bambino su 5 e il 40% degli adulti.

In Italia il 19% dei bambini e delle bambine di 8-9 anni è in sovrappeso, mentre l’obesità vera e propria riguarda uno su dieci in questa fascia di età, e bambine e bambini con obesità grave sono il 2,6%. Questi dati, relativi all’indagine ‘Okkio alla salute’ del 2023.

L’indagine ha rilevato che quasi 2 bambini e bambine su 5 non fanno una colazione adeguata al mattino, mentre più della metà consuma una merenda abbondante a metà mattina, 1 su 4 beve quotidianamente bibite zuccherate/gassate e consuma frutta e verdura meno di una volta al giorno. Il 37% delle bambine e dei bambini assume i legumi meno di una volta a settimana e più della metà di loro mangia snack dolci più di 3 giorni a settimana. I dati sull’attività fisica evidenziano che un bambino su 5 non fa regolare esercizio, più del 70% non va a scuola a piedi o in bicicletta, e quasi la metà trascorre più di 2 ore al giorno davanti a schermi: TV, tablet o cellulare. L’obesità nei bambini è più diffusa tra le famiglie in condizione socioeconomica più svantaggiata e che vivono nelle regioni del Mezzogiorno. Riguardo alla percezione materna dello stato di salute dei propri figli, emerge che il 45% dei bambini in sovrappeso o obesi è percepito dalla madre come sotto o normopeso.

Anche per quanto riguarda gli adulti, il fenomeno è rilevante: dai dati più recenti del sistema di sorveglianza PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità emerge che circa il 40% degli adulti italiani è in sovrappeso, con circa uno su dieci classificato come obeso.

Indirizzo

San Biagio

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 10:00 - 19:00
Mercoledì 10:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 14:00 - 19:00
Sabato 09:00 - 19:00

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