22/05/2026
Quando perdiamo una persona cara, dentro di noi iniziano a muoversi le lancette di un orologio molto particolare. Non indica numeri né ore: indica le circostanze in cui il dolore per quella perdita tornerà a bussare alla nostra porta, chiedendo ospitalità.
La data di un compleanno. Un luogo della città che apparteneva a quella persona.
Qualcosa che facevamo spesso insieme: una cena nel ristorante preferito, una partita della squadra del cuore.
Tutte queste circostanze attivano un dolore che spesso viviamo con allarme e sofferenza. Eppure, questo particolare orologio ci permette di affrontare l’assenza non come vuoto, ma come presenza.
“L’assenza è presenza di affetti e dolore, di dolce e amaro.”
— Giovanni Presti
Quando entriamo in contatto con tutto ciò che ci lega a quella persona, entriamo inevitabilmente in contatto anche con il dolore che quel legame porta con sé. È come una moneta: da una parte c’è ciò che di bello, profondo e importante ci univa a quella persona; dall’altra c’è il dolore che la mente ci fa provare nella consapevolezza che quei momenti non torneranno più.
Quando la lancetta di questo orologio indica uno di questi eventi, nello stesso istante in cui riviviamo la presenza della persona cara siamo chiamati a vivere, con disponibilità, anche il dolore che porta con sé.
Il dolore diventa allora il prezzo che siamo disposti a pagare per continuare ad avere nella nostra vita tutto ciò che ci lega a quella persona.
Se ti dicessi che esiste un modo per eliminare il dolore e fermare l’orologio, vorresti conoscerlo?
Quando un mio docente mi pose questa domanda, risposi di sì. La sua risposta però mi spiazzò:
“Prendi la moneta e buttala via. Il dolore sparirà dalla tua vita. Ma sappi che, insieme al dolore, rinuncerai anche a tutti quei momenti che l’orologio indica. Scompariranno anche loro.”
È stato allora che ho capito — e continuo a capire ancora oggi — che, anche nella sofferenza, sono grato alla mia mente per farmi rivivere la presenza di quei momenti. E che, per custodirli, sono disposto anche a soffrire.
Per te, sono disposto a fare spazio a un dolore che non avrei mai voluto avere.