09/04/2021
Draghi: «Smettete di vaccinare psicologi di 35 anni, priorità ad anziani»
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Ascoltare le parole del presidente Draghi mi ferisce e mi fa profondamente arrabbiare sia come uomo che come professionista tanto da sentire il bisogno di esprimere il mio disappunto come hanno fatto molti colleghi e lo stesso Ordine Psicologhe e Psicologi del Veneto.
In questo anno e mezzo di pandemia non ho mai smesso di lavorare, cosa che per altro considero una fortuna se paragonata alle tante categorie che si sono dovute fermare.
In questo periodo difficile ho seguito in terapia molte persone che hanno aggiunto alle loro difficoltà quelle imposte dalle varie limitazioni dovute all'emergenza. L'incidenza del peso psicologico di questa situazione e i suoi effetti è chiaramente dimostrata dall'aumento del numero di persone bisognose di supporto che hanno richiesto consulenze sia in studio che al centro di salute mentale.
Il nostro presidente del consiglio sembra pensare che questo tipo di attività di sostegno sia marginale e/o poco necessaria e/o poco sanitaria, o comunque secondaria rispetto ad altre, perpetrando una antica svalutazione della professione dello psicologo basata su stereotipi e scarse conoscenze. Svalutazione che perdura ancora oggi in Italia e resiste ai tanti tentativi di sensibilizzazione e alle evidenze cliniche della sua utilità.
Ma anche volendo soprassedere su questo punto, il presidente Draghi dimentica o forse ignora che gli psicologi svolgono molte altre funzioni.
Personalmente ho la fortuna di coordinare una struttura residenziale psichiatrica all'interno della quale vivono 26 pazienti non autosufficienti con gravi psicopatologie. Insieme a me lavora una splendida equipe multidisciplinare fatta di educatori, operatori socio sanitari e infermieri. Coordinare la struttura implica gestire la quotidianità dei pazienti su praticamente tutti i loro ambiti di vita, gli aspetti clinici ma anche tutti gli aspetti organizzativi relativi al personale e della comunità. Tutti noi per questo terribile periodo abbiamo lavorato sempre a stretto contatto tra di noi e con persone che hanno forti fragilità senza mai fermarci. A queste persone abbiamo dovuto spiegare e imporre di tenere la mascherina durante tutta la giornata cosa che, ovviamente, non sempre fanno. Persone spesso con una sciallorea così marcata dovuta ai farmaci che il concetto di droplet appare ridicolo! Persone che per il bisogno di contatto che hanno non riescono a rispettare la distanza di un metro e mezzo. Persone le cui routine di vita sono state stravolte ancor più che per tutti noi poiché vivono all'interno di una struttura sanitaria. Persone che non hanno più potuto fare i loro giri al bar o le loro uscite anche quando noi abbiamo potuto farle seppur per pochi mesi estivi. Persone che non vedono i propri cari se non in video da ottobre 2020 e che non vanno a casa loro da marzo dello stesso anno. Persone con un grado di sofferenza sia fisica che psicologica difficilmente immaginabile e spiegabile. Abbiamo lavorato a stretto contatto con loro anche quando colleghi e pazienti hanno contratto il covid. Abbiamo cercato di spiegargli che dovevano stare nella loro stanza anche quando non volevano. Li abbiamo riaccompagnati per mano quando uscivano nei corridoi. Anche noi abbiamo lavorato bardati con le oramai tristemente famose tute e i vari dpi. Anche noi abbiamo vissuto la paura di infettare i pazienti o portare a casa dai nostri cari il virus presente a lavoro. Siamo riusciti a gestire i casi di positività dentro le nostre comunità nonostante le difficoltà dell'utenza e a far sì che il virus non si diffondesse anche quando in molti ci davano per condannati a infettarci tutti. Ancora oggi spiego ai nostri pazienti che a maggio quando anche l'ultimo di loro e di noi operatori avrà fatto la seconda e ultima dose di vaccino potremmo forse tornare a un po' di "normalità".
Sono fiero del mio gruppo di lavoro poiché nonostante le paure e le difficoltà è prevalsa la voglia e il dovere di assistere ed aiutare venendo sempre a lavoro nonostante nessuno di noi guadagni miliardi per farlo o abbia ricevuto bonus per i compiti svolti.
In questo stesso periodo sono anche entrato, quando si è potuto, nelle scuole per dare sostegno psicologico a studenti e insegnanti nel mio ruolo di consulente.
C'ero anche quando entró in una comunità di San Donà uno dei primissimi casi della zona di paziente psichiatrico positivo al covid. Ad accogliere questa ragazza di 18 anni spaventata e spaesata, bardati come astronauti, c'eravamo solo io, psicologo, e una collega educatrice, poiché nell'emergenza non c'era nessun altro che poteva farlo.
Non mi ritengo un eroe o altro. È semplicemente il mio lavoro. Ho sempre pensato per tutto questo periodo di aver fatto solamente quello che andava fatto poiché era parte dei miei doveri e della mia etica professionale. E lo è sia quando le cose vanno bene che quando le cose vanno male. Anche quando abbiamo avuto paura, anche quando abbiamo dovuto isolarci da tutti per i contatti con i positivi ma andando comunque a lavorare. Anche quando c'erano poche mascherine, poca conoscenza, quando dovevamo cambiare direttiva ogni due giorni.
Ho fatto il vaccino perché l'azienda sanitaria ha ritenuto opportuno che lo facessimo e concordo. Lo ho fatto prima di tutto per proteggere le persone fisicamente fragili con cui lavoro e anche per me. E spero che questa fortuna che ho avuto capiti presto a tutti.
Come detto non pretendo medaglie o altro, ho fatto solo il mio lavoro. Tuttavia passare per imbucato non lo accetto e fa male.
Chiudo dicendo che nel mio lavoro cerco di passare alle persone il concetto di responsabilità personale. Il presidente Draghi e il governo credo siano al corrente che secondo il loro piano vaccinale in questo momento avremmo dovuto vaccinare circa 500.000 persone al giorno. I dati parlano di una media di 190.000 persone al giorno negli ultimi giorni. Forse sarebbe opportuno concentrarsi sui motivi per i quali mancano ogni giorno 300.000 vaccini circa all'appello nonostante le dosi ci siano. Questa mancanza dipende da chi gestisce il piano vaccinale, non da chi, come me e tutto il resto dei cittadini, questo piano lo riceve. Questa retorica dell'accusare è incolpare altri non mi sembra che rispecchi il concetto di responsabilità personale. Certo gli imbucati ci sono stati ed è vergognoso che ci siano. Io non sento di farne parte e neppure credo che il problema dei vaccini derivi realmente da questo ma forse, da una classe dirigente che troppo spesso non è in grado di dirigere (e potrei anche comprenderlo viste le difficoltà del momento) ma che troppo spesso non si assume né riconosce le proprie responsabilità senza scaricarle su terzi.