08/03/2026
Ciò che mi ha avvicinata all’osteopatia e allo studio del movimento umano è stata, prima di tutto, una necessità personale.
Negli anni della mia vita adulta ho attraversato problematiche in realtà molto comuni: una spiccata sensibilità intestinale e problematiche croniche della colonna vertebrale che mi hanno portata letteralmente a toccare il fondo.
Ho dovuto abbandonare gli sport agonistici e affrontare una paura tremenda: quella di non poter più fare ciò che amavo.
Amavo lo sport, l’alta intensità, l’avventura, le sfide.
Sono sempre stata instancabile e ho spesso rinunciato al recupero per un nuovo allenamento, una nuova prova, una nuova sfida.
Negli anni in cui si inneggiava allo slogan “esci dalla comfort zone”, “mettiti alla prova”, “vai in palestra e supera i tuoi limiti”, mi resi conto che quelle stesse cose erano diventate la mia comfort zone.
Mi ci è voluto parecchio tempo per capire quanto, sport ad alta intensità, allenamenti estremi e una vita frenetica fossero diventati il modo “a mio modo” comodo per nascondermi da me stessa.
Prendere in mano il mio presente ha significato fermarmi, ascoltarmi e mettere ordine nei tasselli della mia esistenza.
Accettare, affrontare e superare i comportamenti disfunzionali è stata forse la parte più difficile.
🌿 Rallentare, ascoltare e meditare inizialmente le ho vissute come una nuova sfida. Poi sono diventate qualcosa di diverso: una rinascita, una riscoperta che parte dalla resa, dall’accettazione della realtà e dal coraggio di abbandonare vecchie credenze e modi di pensare che non sentivo più miei.
Senza paura di contraddirmi.
Lasciandomi la libertà di mutare.