Osteopatia Chiara

Osteopatia Chiara informazioni sull'osteopatia e su quello che faccio
con un salto nello Yoga
e l'attenzione allo studi

Rimandato al 18 aprile.Ogni tanto qualche piccolo problema di salute può fermarmi 😅
13/03/2026

Rimandato al 18 aprile.

Ogni tanto qualche piccolo problema di salute può fermarmi 😅

Uno sguardo approfondito all’anatomia e alla biomeccanica può aiutare a conoscersi meglio e a praticare con maggior consapevolezza e sicurezza.
Il seminario è proposto a coloro che intendono praticare e insegnare yoga con una maggior conoscenza verso il corpo e approfondire un approccio orientato al movimento consapevole, preciso e in armonia con l’anatomia che diventa non solo materia di studio teorico, ma viene sperimentata e percepita.
Per questo il seminario si propone di:
- fornire una base teorica sull’anatomia e sulla biomeccanica del corpo nella sua complessità e integrità
- fornire un linguaggio tecnico ma comprensibile
- proporre pratiche per affinare la consapevolezza corporea
- fare esperienza del proprio corpo negli asana
- imparare a riconoscere i segnali e i limiti del corpo
Conduce Chiara Cornacchia, osteopata, insegnante yoga
Seminario valido anche per il monte ore formazione insegnanti ginnastica Yoga

Prenotazione obbligatoria

Un seminario organizzato con IL LABORATORIO a Varese
05/03/2026

Un seminario organizzato con IL LABORATORIO a Varese

Uno sguardo approfondito all’anatomia e alla biomeccanica può aiutare a conoscersi meglio e a praticare con maggior consapevolezza e sicurezza.
Il seminario è proposto a coloro che intendono praticare e insegnare yoga con una maggior conoscenza verso il corpo e approfondire un approccio orientato al movimento consapevole, preciso e in armonia con l’anatomia che diventa non solo materia di studio teorico, ma viene sperimentata e percepita.
Per questo il seminario si propone di:
- fornire una base teorica sull’anatomia e sulla biomeccanica del corpo nella sua complessità e integrità
- fornire un linguaggio tecnico ma comprensibile
- proporre pratiche per affinare la consapevolezza corporea
- fare esperienza del proprio corpo negli asana
- imparare a riconoscere i segnali e i limiti del corpo
Conduce Chiara Cornacchia, osteopata, insegnante yoga
Seminario valido anche per il monte ore formazione insegnanti ginnastica Yoga

Prenotazione obbligatoria

Ripensare al movimento.Come dico spesso: il corpo spesso cerca di mettere delle pezze a carichi sbagliati che noi gli st...
01/02/2026

Ripensare al movimento.
Come dico spesso: il corpo spesso cerca di mettere delle pezze a carichi sbagliati che noi gli stiamo dando.

Bisogna provare ad ascoltarlo, scardinare le abitudini sbagliate e recuperare i movimenti corretti. È facile? Direi di no... ma è l'unica cosa da fare per avere una vita con meno dolore possibile, utilizzando al meglio il nostro pacchetto ikea

Ti hanno insegnato a guardare il tendine così: a sinistra “sano”, a destra “malato”. Bianco o nero. Funziona o non funziona.

Peccato che questa immagine, se la guardi davvero, smonti proprio questa favola. Il tendine con dolore non è “consumato”, non è marcio, non è rotto dentro. È diverso. Più disorganizzato, più ricco di sostanza, più vascolarizzato. In altre parole: sta cercando di adattarsi a qualcosa che gli stai chiedendo da troppo tempo.. o nel modo sbagliato.

Ma tu continui a trattarlo come un errore da correggere: riposo totale, poi carico violento, poi di nuovo stop. O peggio ancora: cerchi l’esercizio perfetto, quello che “rigenera il collagene” come se fosse un detersivo miracoloso.

La verità scomoda è questa: la tendinopatia non è un fallimento del tendine, è il fallimento della strategia con cui lo stai usando. Carichi sempre uguali, tempi sbagliati, recupero ignorato, segnali ascoltati troppo tardi. Il tendine non è fragile. È paziente. E quando cambia struttura non lo fa per tradirti, ma per sopravvivere.

E no, anche qui non esiste l’esercizio perfetto. Esiste il carico giusto, al momento giusto, inserito in una vita che abbia un senso biomeccanico. Tutto il resto è marketing.

Qualcuno dirà: “Ma il dolore è reale”.
Certo che lo è.

Ma pensare che il dolore significhi “tessuto rovinato” è il modo più rapido per avere paura del movimento.. e tenere il tendine bloccato esattamente dove non dovrebbe stare.

Questa immagine non ti dice che il tendine è debole.
Ti dice che sei stato più testardo tu di lui.

30/01/2026

Come ogni anno Giovanna Scipioni aderisce alla manifestazione Yoga Porte Aperte organizzata dalla YANI- Associazione Nazionale Insegnanti di Yoga offrendo una lezione yoga multilivello GRATUITA.

YOGA PORTE APERTE ha come tema SATYA

‘Vivere in armonia con la nostra vera essenza’

Domenica 8 febbraio 2026

alle 18,00 alle 19,00 a PAULLO
presso Arte per il benessere- Paullo che ringrazio per l’ospitalità

🪷 consigliata prenotazione
Info.suryaevolution@gmail.com

Gradita la condivisione ❤️

🙏 vi aspetto con il sorriso 🪷

Percepire il proprio respiroÈ iniziare a conoscersi
19/01/2026

Percepire il proprio respiro
È iniziare a conoscersi

Il diaframma non vive nel vuoto.
Vive in un corpo che pensa, sente, reagisce.

Se è sempre in allerta, non sta rispondendo solo a un carico meccanico. Sta rispondendo anche a un contesto. A un sistema nervoso che non molla mai. A una soglia di sicurezza che si è abbassata. A uno stress che non fa rumore, ma occupa spazio.

Perché il respiro non è solo aria che entra ed esce.

È regolazione.
È percezione di sicurezza.
È dialogo continuo tra corpo e ambiente.

Quando una persona è stanca, preoccupata, sotto pressione, il diaframma non “si contrae per sbaglio”. Si organizza per proteggere.

E allora sì, possiamo lavorare sul muscolo. Ma se non consideriamo la persona che lo abita, stiamo intervenendo solo su una parte del problema. Il corpo non separa il biologico dal psicologico e dal sociale. Lo vivono già insieme.

Sempre.

E forse, più che chiedere al diaframma di rilassarsi, dovremmo chiederci se tutto il sistema.. carichi, aspettative, ritmo, paura del dolore.. glielo sta davvero permettendo.

19/01/2026

Denti, mascella e postura dell’anca: perché possono essere collegati (spiegato semplice, ma con basi osteopatiche)

Quando pensiamo ai denti, di solito li immaginiamo come “una cosa della bocca” e basta. In realtà la bocca è collegata a molti sistemi: muscoli, nervi, postura, respirazione, equilibrio. Per questo, in alcune persone, un problema di morso, ATM (articolazione temporo-mandibolare), serramento o denti non ben allineati può accompagnarsi a disturbi lontani, come tensioni a collo, schiena e perfino bacino e anche.

Attenzione però: non significa che “se ho mal d’anca è colpa dei denti”. Significa che il corpo è una rete di compensi. A volte la bocca è la scintilla, a volte è un pezzo della catena che si adatta a un problema nato altrove.

L’osteopatia ragiona proprio così: non cerca un unico colpevole, ma cerca la strategia che il corpo sta usando per stare in equilibrio.

1) La bocca come “centralina” posturale

La mandibola non è un osso qualunque: si muove continuamente mentre parliamo, mastichiamo, deglutiamo. E lo fa in modo coordinato con:
testa e collo
occhi (sì, anche la visione entra nel gioco posturale)
lingua e deglutizione
respirazione
sistema nervoso (che controlla tono muscolare e stabilità)
Il morso e l’ATM mandano informazioni al cervello tramite recettori (propriocezione). Se queste informazioni sono alterate (per esempio per un morso instabile o un serramento cronico), il sistema nervoso può “aggiustare” la postura per mantenere stabilità.
È un po’ come un treppiede: se una gamba è più corta, non crolla subito, ma si inclina e redistribuisce il peso. Funziona… ma può creare sovraccarichi.

2) Dal cranio al bacino: il percorso più comune

A) Testa e collo: il primo compenso
Se la mandibola non chiude in modo comodo o se la muscolatura masticatoria è iperattiva, spesso cambiano:
posizione della testa (più avanti o ruotata leggermente)
tensione dei muscoli sotto il cranio
rigidità cervicale
Questa “nuova posizione” obbliga il collo e la parte alta della schiena a lavorare di più. Col tempo possono comparire:
tensione cervicale
mal di testa muscolo-tensivo
rigidità tra scapole
affaticamento posturale

B) Colonna: la catena di adattamento
La colonna vertebrale non ragiona a segmenti isolati: se cambia la testa, cambia anche il resto per mantenere gli occhi orizzontali e il baricentro stabile.
E qui spesso entra in gioco la zona dorsale e lombare, con compensi come:
ipercifosi o rigidità dorsale
iperlordosi lombare
rotazioni vertebrali leggere ma persistenti

C) Bacino e anche: la “base” che si riallinea
Quando il tronco cambia assetto, il bacino cerca di tenere il corpo in equilibrio. Le risposte più frequenti sono:
inclinazione anteriore del bacino (tilt in avanti)
o, in altri casi, inclinazione posteriore (tilt indietro)
asimmetria tra le emibacini (una parte più “alta/ruotata”)

Se il bacino va in tilt anteriore, spesso aumentano tensione e lavoro di:
flessori dell’anca (ileo-psoas, retto femorale)
muscoli lombari
catena anteriore

Se invece va in tilt posteriore, possono irrigidirsi di più:
glutei e posteriori della coscia
fascia toraco-lombare
catena posteriore

Risultato possibile: sensazione di “anca bloccata”, rigidità, fastidi inguinali o lombari, oppure tensione diffusa che non passa.

3) Le linee di Littlejohn: una chiave osteopatica (spiegata facile)

In osteopatia si usa spesso l’idea di “linee” o “catene” di tensione che collegano distretti diversi. Littlejohn descrive l’organizzazione del corpo anche attraverso schemi come linea anteriore e linea posteriore.

🔸 Linea anteriore (in parole semplici)
Collega le zone davanti del corpo: cranio/viso, gola, torace anteriore, addome, bacino, flessori dell’anca.
Quando questa linea è “in tensione”, è più facile vedere:
testa proiettata in avanti
chiusura del torace
bacino in tilt anteriore
flessori dell’anca corti e reattivi
Ed è uno scenario molto compatibile con serramento, stress, respirazione alta, lingua “non libera”.

🔸 Linea posteriore
Collega la parte dietro: cranio (area occipitale), schiena, fascia toraco-lombare, glutei, posteriori coscia.

Quando domina questa linea, spesso troviamo:
rigidità dietro al collo
dorsali e lombari “duri”
bacino che perde elasticità
glutei e posteriori sempre in allerta

Queste linee non sono “cavi” rigidi: sono un modo per descrivere come il corpo trasmette tensione e stabilità.

4) Disfunzione discendente e ascendente: la domanda più importante

Qui c’è il concetto che fa davvero la differenza: la bocca può essere causativa o adattativa.

🔽 Disfunzione DISCENDENTE (dall’alto verso il basso)
La bocca è più spesso causativa quando:
c’è un morso instabile o alterato
c’è bruxismo o serramento frequente
la mandibola scatta, fa click, si blocca
c’è dolore ai muscoli masticatori
ci sono lavori odontoiatrici recenti con cambiamento occlusale e comparsa di sintomi posturali
In questo caso, il sistema cranio-mandibolare “spinge” l’adattamento verso il basso: testa, collo, colonna, bacino.

🔼 Disfunzione ASCENDENTE (dal basso verso l’alto)
La bocca è più spesso adattativa quando:
esiste un problema di appoggio o di bacino (anche, ginocchia, piedi)
c’è una vecchia distorsione, una cicatrice, un trauma, una differenza di carico
la colonna è costretta a compensare da tempo

Qui il corpo può “aggiustare” anche la mandibola per mantenere l’equilibrio globale. Quindi la bocca non è la causa: è una conseguenza intelligente.
In pratica: a volte “parte dalla bocca”, a volte “arriva alla bocca”.

5) Segnali comuni (senza fare diagnosi)

Può valere la pena indagare la relazione bocca-postura se noti un mix di questi aspetti:
Bocca/ATM
serri i denti di giorno o notte
digrigni
click o blocchi mandibolari
tensione ai masseteri o alle tempie
mal di testa ricorrenti
Collo-schiena
collo rigido al risveglio
tensione tra scapole
dolore cervicale che va e viene
respirazione “alta” e spalle sempre su
Bacino-anche
un’anca più rigida dell’altra
tensione continua a livello inguinale o psoas
lombalgia che non si spiega bene
sensazione di bacino “storto” o instabile

6) Perché serve un approccio multidisciplinare

La cosa più utile è non fare una guerra tra “è dei denti” vs “è della postura”. Spesso è un dialogo tra sistemi.
Un percorso sensato può includere:
valutazione odontoiatrica/gnatologica se ci sono segnali ATM/morso
valutazione osteopatica per capire pattern, linee di tensione e compensi
eventualmente fisioterapia/esercizio per stabilizzare bacino, anche e colonna
attenzione a stress e respirazione (perché il serramento vive spesso lì)

L’obiettivo non è “raddrizzare tutto” come una squadra di muratori: è aiutare il corpo a tornare a una strategia più economica, meno faticosa.

7) Un modo semplice per capirlo: “causa o adattamento?”

In osteopatia la domanda spesso è questa:
La bocca sta guidando il compenso, o sta seguendo un compenso nato altrove?

Quando si risponde bene a questa domanda, anche il trattamento diventa più preciso e i risultati più stabili.

📍 RICEVO A:
𝗙𝗲𝗿𝗿𝗮𝗿𝗮 – 𝗜𝗺𝗼𝗹𝗮 – 𝗖𝗲𝘀𝗲𝗻𝗮 – 𝗣𝗮𝗱𝗼𝘃𝗮 – 𝗕𝗼𝗹𝗼𝗴𝗻𝗮
📞 𝗖𝗼𝗻𝘁𝗮𝘁𝘁𝗼: 𝟯𝟯𝟱 𝟱𝟴𝟴𝟰𝟬𝟭𝟮











...perché i ciliegi tornassero in fiore
13/01/2026

...perché i ciliegi tornassero in fiore

Che ne dite?Mettiamo su un complesso?
10/01/2026

Che ne dite?
Mettiamo su un complesso?

mentre preparavo la lezione sul sistema nervoso per la formazione yoga per IL LABORATORIO sono inciampata in questa imma...
08/01/2026

mentre preparavo la lezione sul sistema nervoso per la formazione yoga per IL LABORATORIO sono inciampata in questa immagine.
in VERDE un neurone
in ROSSO le cellule gliali che supportano il neurone stesso, lo proteggono e lo nutrono.
Tante cellule gliali rosse (e ne sono state colorate solo una parte...) che lavorano per un unico neurone.

Il sistema nervoso è formato dall'insieme di queste cellule: cellule nervose e cellule gliali.

Eppure se si chiede da cosa è formato il sistema nervoso il 99,9% delle persone risponderà: le cellule nervose. e basta.
Curioso che ci si dimentichi sempre di chi sostiene, cura e protegge tutto il sistema...

ogni riferimento sociale e politico è voluto ;-)

*

E buon anno!E che l'anatomia sia sempre con voi 😘
07/01/2026

E buon anno!

E che l'anatomia sia sempre con voi 😘

È ossossionato

20/12/2025

Trigger point

Il sacco durale
01/12/2025

Il sacco durale

Eccoci di nuovo insieme in questo fantastico lunedì con un nuovo episodio di “Anatomia Spassosa: esploriamo il corpo umano con un sorriso!” 😀

Oggi scendiamo nelle profondità più protette del nostro corpo.. quelle dove i nervi non ammettono scherzi. Parliamo del sacco durale!

Sì, hai letto bene: c’è un “sacco” dentro la colonna vertebrale, e non contiene merendine.. ma qualcosa di molto più prezioso!

Il sacco durale è come uno zaino tecnico da escursionista, solo che invece di proteggere borraccia e panino.. protegge midollo spinale, radici nervose e liquido cerebrospinale.

Un involucro forte, resistente, elastico, che custodisce la parte più delicata della nostra “rete elettrica”.

Cos’è e dov’è?

Il sacco durale è la porzione della dura madre che avvolge il midollo spinale e le radici nervose, formando una specie di tubo protettivo che inizia alla base del cranio, scende lungo tutto il canale vertebrale, e termina a livello di S2 circa.

All’interno contiene: midollo spinale (fino a L1-L2), cauda equina e liquido cerebrospinale (che fa da ammortizzatore interno)

Insomma.. è il cannone istituzionale della neuroprotezione!

A cosa serve?

Protegge il midollo spinale da urti, pressioni e trazioni, mantenendo un ambiente stabile ai nervi grazie al liquido cerebrospinale. Permette scorrimento sicuro tra midollo e vertebre e distribuisce le pressioni interne durante movimenti, salti e flessioni.

È il casco integrale del sistema nervoso centrale.

Curiosità divertente

Immagina il sacco durale come il palloncino più importante della tua vita: se lo schiacci da una parte, lui si gonfia dall’altra, sempre proteggendo ciò che contiene.

E pensa che ogni volta che ti muovi, lui ondeggia dolcemente insieme al liquido cerebrospinale: una specie di neuro-acquario da viaggio! 🤭

Funzionamento buffo

Quando salti, corri, pieghi la schiena o ti tocchi le punte dei piedi, il sacco durale si allunga, si accorcia e scivola con te.
Come un elastico di alta qualità, segue ogni movimento senza mai incepparsi.

È il “bodyguard flessibile” del midollo!

Nella vita di tutti i giorni

Il sacco durale lavora quando ti muovi velocemente, ti siedi a lungo, fai stretching, sollevi pesi o salti giù dal letto. E soprattutto quando i nervi vengono stirati (pensa al test di Lasègue).. sì, anche lì è lui che protegge e accompagna!

Parole complicate, spiegate semplici

Dura madre: la membrana più esterna e robusta che avvolge cervello e midollo.

Liquido cerebrospinale: il “brodo protettivo” che ammortizza tutto.

Cauda equina: fascio di radici nervose a forma di coda di cavallo.

Forame di coniugazione: buco da cui i nervi escono dal sacco.

Come può soffrire?

Il sacco durale può essere coinvolto in ernie discali che lo comprimono, stenosi del canale vertebrale, aderenze durali dopo interventi, infiammazioni meningeee, lacerazioni durali in traumi o chirurgia e mal di schiena irradiato, perché quando il sacco viene stirato.. i nervi protestano!

Momento educativo leggero

Muoviti spesso: a lungo andare, la rigidità lombare “stressa” anche le meningi. Respira bene: il liquido cerebrospinale si muove anche con il diaframma. Stretching dolce, non aggressivo e cura il core: maggiore stabilità equivale a meno pressioni inutili sul sacco durale.

E soprattutto: dolore irradiato o sintomi neurologici vanno SEMPRE valutati da un professionista sanitario.

Curiosità scientifica

Il sacco durale “galleggia” letteralmente nel canale vertebrale: il liquido cerebrospinale si muove con il battito cardiaco, l’atto respiratorio e perfino con i cambi di postura.

È così importante che in risonanza magnetica se ne studia la forma e le pressioni, in anestesia spinale si lavora proprio dentro lo spazio subaracnoideo e nelle malattie meninge è la prima struttura a cambiare comportamento.

Un involucro che non si vede, ma senza il quale.. nulla funzionerebbe.

Conclusione

La prossima volta che ti tocchi la schiena o fai un piegamento, pensa al tuo sacco durale: il custode silenzioso che protegge il tuo sistema nervoso 24 ore su 24, senza mai chiedere ferie!

Ci vediamo lunedì prossimo con un’altra meraviglia del corpo umano.. sempre con il sorriso! 🤗

Indirizzo

Largo Unità D'italia
San Donato Milanese
20098

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