10/01/2026
𝑳𝒂 𝑽𝒊𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒎𝒆𝒅𝒊𝒕𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒏𝒆 𝒍𝒐 𝒀𝒐𝒈𝒂𝒔𝒖̄𝒕𝒓𝒂 𝒅𝒊 𝑷𝒂𝒕𝒂𝒏̃𝒋𝒂𝒍𝒊
"𝑢𝑛 𝑝𝑒𝑟𝑐𝑜𝑟𝑠𝑜 𝑝𝑒𝑑𝑎𝑔𝑜𝑔𝑖𝑐𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑢𝑜𝑙𝑒 𝑔𝑢𝑖𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑝𝑟𝑎𝑡𝑖𝑐𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑔𝑟𝑎𝑑𝑢𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑙𝑎 𝑚𝑒𝑑𝑖𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑢𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑖𝑒𝑡𝑒 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑒, 𝑟𝑖𝑝𝑒𝑟𝑐𝑜𝑟𝑟𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑚𝑏𝑖𝑡𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑒𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑐ℎ𝑒 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑢𝑛 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑝𝑟𝑎𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑜𝑛𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑢𝑛 𝑚𝑒𝑡𝑜𝑑𝑜 𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑚𝑎𝑡𝑖𝑐𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑟𝑎𝑔𝑔𝑖𝑢𝑛𝑔𝑒𝑟𝑒 𝑢𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑒 𝑚𝑒𝑑𝑖𝑡𝑎𝑡𝑖𝑣𝑜."
𝐼𝑙 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖𝑒𝑟𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑅𝑎̄𝑗𝑎 𝑌𝑜𝑔𝑎 𝑖𝑛𝑖𝑧𝑖𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑟𝑒𝑔𝑜𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑖 𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖 (𝑦𝑎𝑚𝑎) 𝑒 𝑛𝑒𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑓𝑟𝑜𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑠𝑒 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑖 (𝑛𝑖𝑦𝑎𝑚𝑎), 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑖𝑠𝑐𝑜𝑛𝑜 𝑖 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑖 𝑑𝑢𝑒 𝑔𝑟𝑎𝑑𝑖𝑛𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑦𝑜𝑔𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑚𝑒𝑚𝑏𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝑃𝑎𝑡𝑎𝑛̃𝑗𝑎𝑙𝑖.
Gli Yogasūtra di Patañjali sono stati composti fra il 300 avanti Cristo al 450 d.C rappresentano un primo riassunto scritto molto sintetico di una lunga tradizione orale antecedente. Insieme von il commento di Vyāsa Yogabhaśya formano il corpo degli scritti sustematici fondamenti dello yoga.
Gli Yogasūtra spingono il lettore alla ricerca del filo nascosto che lega insieme gli aspetti fondamentali dell'argomento e, infatti, la parola sanscrita "sūtram" significa. "filo".
Le caratteristiche più rilevanti di questo metodo sono la massima condensazione e una chiara esposizione del tema in generale, malgrado la parente discontinuità delle idee presentate. La brevità dell'esposizione risulta funzionale anche al fatto che si doveva imparare il testo memoria a causa dell'assenza o la scarsità di documento in forma scritta. Lo Yoga, come viene esposta da Patañjali, è da considerarsi un tipo di jñanayoga, uno yoga della conoscenza, una delle vie di liberazione descritte nella Bhagavadgītā, accanto alla via dell'azione fisinteressata (katmayoga) e alla via della devozione (bhaktiyiga).
Ognuna delle tre vie è in grado di portare il praticante verso la liberazione. Questo carattere salvifico delle tecniche dello yoga denota che la pratica non è fine a se stessa, ma funzionale alla liberazione, si potrebbe parlare così di un vero e proprio percorso salvifico, un processo sotariologico attraverso la conoscenza di sé.
"Lo yoga è la sospensione delle modificazioni del complesso mentale"
Nella prima sezione, il Samādhipāda, oltre a rispondere alla domanda che "cos'è lo yoga?", Patañjali sviluppa una metodologia per il saggio progredito che consiste nell'esercizio costante dello stato contemplativo (abhyāsa) e nel distacco (vairāgya), vale a dire nel lasciar andare ogni desiderio di cose sia materiali, sia invisibili come l'anelito a visioni, poteri spirituali o altre realtà descritte nelle scritture.
Nel distacco supremo avviene la conoscenza del principio spirituale allo stato puro (puruṣa) pura coscienza.
Nella seconda sezione, il Sādhabapāda, Patañjali propone per un praticante a livello intermedio, lo yoga delle pratiche sacre - kriyāyoga- che consiste nel praticare l'austerità (tapas), nello studio di sè alla luce delle scritture sacre (svādhyāya) e nell'abbandono al senso di Sacro (īśvarapranidhāba). A partire dal sūtra 28, invece, egli descrive una terza via per il praticante comune, lo Yoga delle otto membra - aṣṭāṅgayoga - che viene chiamato anche Rāja Yoga, il sentiero regale.
Lo Rāja Yoga è un percorso pedagogico che vuole guidare il praticante gradualmente verso la meditazione, verso uno stato di quiete mentale, ripercorrendo tutti gli ambiti della nostra esistenza che hanno un condizionamento sulla nostra pratica e proponendo un metodo sistematico per raggiungere uno stato mentale meditativo.
Il sentiero del Rāja Yoga inizia con delle regole comportamentali verso gli altri (yama) e nei confronti di se stessi (niyama), che costituiscono i primi due gradini dello yoga delle otto membra di Patañjali.
Yama significa letteralmente controllo. I cinque yama o restrizioni sono:
ahimsā (non violenza), satya (verità), asteya (non rubare), brahmacarya (castità), aparigraha (non possesso). Queste non sono semplici regole esteriori da seguire, ma prrcetti di un atteggiamento verso noibstessi che innesca il professo di trasformazione dall'interno, precetti che hanno lo scopo di liberare l'individuo dei legami dell'ignoranza ed è disturbi mentali ed emozionali che ne derivano. Per quanto possa sembrare limitanti, il loro valore più profondo esprime esattamente il contrario: svincolare il praticante d'atteggiamenti acquisiti, abitudini che tendono offuscare la mente e a "velare" il principio divino presente in ognuno di noi.
La consapevolezza del corpo (āsana), la non dispersione di prāṇa (prāṇāyāma), porta al raccoglimento interiore (pratyāhāra), il complesso mentale, così, stabile in sé stesso (dhāraṇā), lascia emergere lo stato meditativo, la contemplazione sull'infinito (dhyāna), l'espansione totale della coscienza (samādhi) verso la liberazione, mokṣa, nirvana, per Patañjali il Kaivalya: essere liberi, l'essere di nuovo uno con l'Assoluto "ātmanbrahman".
Ecco.
tat tvam asi
तत् त्वम् असि
"Tu sei quello"