21/11/2025
Lo yoga contemporaneo è vittima di uno spietato capitalismo spirituale e più che "svecchiato", andrebbe ripulito dalle pratiche fisiche medioevali che il colonialismo ha prodotto per renderlo un prodotto da vendere in occidente e renderlo accessibile alle masse per assecondare i processi di religionizzazione capitalisti e colonalisti.
Dal punto di vista delle teorie sociali, questo è quello che sta sterilizzando lo yoga e rendendolo un prodotto da vendere, pronto, per tutto, facendo qualsiasi cosa: vendere la spiritualità il nuovo capitalismo.
Se volete approfondire, questo processo di "religionizzazione" delle pratiche "spirituali" e del fenomeno in atto von il "capitalismo spirituale" è descritto da questi due antropologi e sociologi contemporanei nei libri "Selling Spirituality" di Carrette-King e "Capitalizing Religion" di Martin Craig.
Lo yoga è meditazione e nasce contemplativo e contemplative deve rimanere. Le pratiche meditative comune al Buddhismo evallo Yoga antico sono evidenti e pratiche in entrambi i sistemi filosofici. Non fobbiamo aggiungere altro. Lo yoga vive benissimo senza il nostro ego. Sopravviverà come ha sempre fatto. Tutti il resto si dissolverà in una nuvola di ignoranza.
Non dobbiamo per forza fare tutti yoga o meditare. Corde, sedie, supporti, spessori. Non abbiamo bisogno di questo. È lo yoga che si adatta alla persona e non viceversa. Non ci sono posizioni da raggiungere, ma luoghi da abitare. Se non si capisce questo lo yoga resterà semplice attività fisica.
Se volete muovervi andate a pilates. È molto meglio.
La Via della meditazione nello yoga è precisa, non importa rivolgersi ad altre pratiche meditative.
āsana è il supporto per la meditazione, l’inizio del percorso.
La meditazione inizia con un gesto interiore. Non è raggiungere una forma, ma viverne il contenuto. Questo, è il primo dono che lo yoga ci fa. Essere la propria forma, essere al proprio posto. Non ci sono limiti da superare, ma incontrare noi stessi proprio lì dove siamo nel momento presente rende possibile una trasformazione radicale.
È importante comprendere che col termine Yoga si intende fare riferimento a uno stato interiore, a un modo d’essere, piuttosto che a tecniche o posture del corpo che il praticante debba in qualche modo copiare.
Il movimento e le posture rendono manifesta l’esistenza nel nostro corpo di zone chiare, quelle che leggiamo senza difficoltà, e di zone oscure, che non riusciamo a raggiungere facilmente mediante un’indagine cosciente. Di norma, tendiamo a muoverci e praticare utilizzando prevalentemente le nostre parti chiare, ignorando o utilizzando solo in parte le aree corporali che avvertiamo con fatica o che non arriviamo più a localizzare.
Uno dei primi compiti di āsana è dunque quello di rendere evidenti gli effetti della consapevolezza sulla nostra struttura nervosa e muscolare, consentendoci inoltre di osservare come tali effetti si organizzino in modi differenti in relazione al livello di ascolto in atto.
La pratica corporea è l’elemento che caratterizza molte delle differenti vie che fanno parte dello Yoga. Nel Rāja Yoga corpo e mente compongono un unico insieme, inseparabile e coerente. Il corpo manifesta gli schemi che la mente adotta così come la condizione mentale: agitazione, calma, dispersione. Al tempo stesso, la mente può essere informata e riplasmata dalla qualità dei gesti prodotti dal corpo durante una sequenza di Yoga.
In sintesi, il fine della pratica è il recupero di gradi di libertà: nella configurazione posturale, nella mobilità articolare, nell’elasticità muscolare, nella pulsazione respiratoria. Come conseguenza, l’energia “trattenuta” è resa disponibile per un processo di osservazione e apprendimento rivolto alla propria natura essenziale.
La funzione di āsana e di prāṇāyāma va quindi ben oltre l’esecuzione di posture e tecniche respiratorie o mentali. Attraverso l’ascolto e la consapevolezza, la pratica si rivela un percorso propedeutico alla “meditazione”, quel particolare rapporto di osservazione e di presenza che consente di “sapere” circa il proprio sentimento d’essere.