14/01/2026
Sembra quasi che l’amministrazione comunale di Monticiano avverta l’urgenza di demolire, insieme all’edificio di Piazza Sant’Agostino, la memoria stessa della Resistenza, così profondamente legata al luogo dove si consumò la “battaglia del grano” a cui parteciparono i partigiani della Spartaco Lavagnini con il coinvolgimento attivo di gran parte della popolazione.
L’edificio nella piazza del S**o, che nella primavera ‘44 era adibito a deposito degli ammassi del grano destinato alla requisizione da parte dei tedeschi, fu al centro di un drammatico scontro quando, nella notte fra il 3 e il 4 giugno, i partigiani della Spartaco Lavagnini occuparono l’abitato con l’obiettivo di prelevare il grano per restituirlo alla popolazione. Le operazioni di carico vennero interrotte dall’arrivo di una colonna tedesca. Nella sparatoria che seguì morirono i giovani partigiani Remo Savoi, Federico, e Renato Gentili, Stecchetti. Dopo la battaglia, gran parte della popolazione andò alla macchia, vivendo nei seccatoi e garantendo un importante supporto al distaccamento della Lavagnini.
Per questi fatti, per essere stata sede dei primi nuclei partigiani ed essersi distinta per la ferma opposizione al fascismo, Monticiano è medaglia d’oro al merito civile per la Resistenza, eppure oggi si sancisce, con una delibera di giunta del 29 dicembre, che l’edificio che fu teatro della battaglia, e che fu poi una scuola, deve essere demolito per essere rimasto senza utilizzo e senza manutenzione per molti anni. Alla decisione di annullare un pezzo della memoria storica del paese ha fatto seguito appena due giorni dopo l’affidamento diretto, stabilendo la data di fine lavori per luglio 2026. Tre giorni per decidere la sorte dell’edificio e sette mesi per sbarazzarsene. Si legge che la demolizione consentirà di migliorare la viabilità nel paese.
Forse l’amministrazione avrebbe potuto intercettare un bando per la riqualificazione e la restituzione alla collettività di uno spazio pubblico che ha ancora così tanto da raccontare. Una comunità medaglia d’oro al merito civile per la Resistenza avrebbe meritato di valutare idee alternative e progettualità per la conservazione del patrimonio storico, per la sua riqualificazione e il suo utilizzo. E avrebbe meritato di farlo confrontandosi con il tempo necessario, perché una decisione presa senza alcuna reale urgenza sottrarrà alle generazioni future un importante deposito di memoria.