15/01/2026
Non possiamo salvare nessuno.
Per quanto ci stia a cuore il bene degli altri, per quanto vorremmo proteggerli da ogni caduta, la verità è che ognuno ha il proprio cammino. Possiamo esserci, offrire ascolto, affetto, presenza… ma non possiamo costringerli a cambiare, non possiamo vivere la vita per loro, né guarire al posto loro.
Anche se fa male, soprattutto quando si tratta di qualcuno che amiamo profondamente, dobbiamo accettare (dolorosamente) la nostra impotenza, e ricordare che le scelte appartengono a loro, non a noi.
Come ricorda un antico pensiero Zen: “Si può portare il bue assetato al fiume, ma se non sarà lui a bere, morirà”.
È terribilmente doloroso, lo so, perché ci fa sentire tutta la nostra fragilità e il limite del nostro amore. Eppure, è proprio lì che si apre la differenza tra aiutare e pretendere di salvare: aiutare significa tendere una mano, offrire sostegno nel rispetto della libertà dell’altro; pretendere di salvare, invece, è voler decidere per lui, è un atto di controllo travestito da amore.
E lo so, a volte è dolorosissimo restare nel confine dell’aiuto e non sconfinare nella pretesa onnipotente del salvataggio. Ma il cambiamento arriva solo quando una persona è pronta.
E noi? Possiamo “solo” continuare a vivere la nostra vita con rispetto, con amore, restando presenti senza controllare.
Perché a volte, il gesto più grande d’amore è proprio lasciare spazio e tempo agli altri di essere e fare ciò che vogliono.