Dott.ssa Marianna Marconcini Psicologa

Dott.ssa Marianna Marconcini Psicologa Psicologa - Psicologia dell'età evolutiva
Consulenze psicologiche, valutazioni dei disturbi dell'apprendimento e dell'attenzione.

potenziamento abilità scolastiche e attentive, percorsi sul metodo di studio, Parent Training adhd.

22/02/2026

: Harry Stack Sullivan con la sua psichiatria interpersonale ha messo il primo mattone per i futuri sviluppi della scuola sistemica e della psicoanalisi relazionale ed intersoggettiva.

16/02/2026

Ci sono immagini che parlano più di mille analisi tecniche. Questa è una di quelle.

Ilia Malinin, poco più che ventenne, talento fuori scala, soprannominato “Quad God” per la quantità di salti quadrupli che riesce a portare in gara con una naturalezza quasi disarmante. Arriva alle Olimpiadi con addosso un’aspettativa enorme. È primo dopo lo short program, poi nel libero qualcosa si incrina. Due cadute, qualche errore proprio lì dove di solito vola. E da favorito scivola fuori dal podio.

Accanto a lui, il padre. Allenatore, ex pattinatore che si copre il volto con le mani.

Quest’immagine non è solo delusione sportiva, è qualcosa di molto più profondo. Perché quando un figlio cade sotto gli occhi del mondo, il genitore non vede solo l’errore tecnico. Vede tutto il sacrificio, anni di allenamenti all’alba, investimenti economici, tensioni trattenute, rinunce, paure silenziose che hanno dato forma a quel percorso.
E in un attimo non sta guardando soltanto una caduta, sta sentendo vacillare il senso che aveva attribuito a tutto quel fare, a tutto quel credere, a tutto quel tenere duro.

Dal punto di vista psicologico c’è un passaggio delicatissimo che spesso ci sfugge: a volte la frustrazione più feroce non è nel ragazzo, ma nel genitore.
Il figlio può sentire il dolore, certo. Può essere deluso, arrabbiato, scosso, triste. Ma dentro di sé resta agganciato a una dimensione molto semplice, legata al pensiero “ho sbagliato, posso riprovare”. La sua identità non è ancora completamente fusa con l’esito.

Il genitore invece rischia di vivere la sconfitta come un fallimento identitario. Come se quell’ottavo posto dicesse qualcosa di definitivo sul senso di tutto il percorso. Come se il sacrificio, senza il podio, perdesse consistenza e dignità.

Ed è qui che dobbiamo fermarci. Come adulti e come genitori. Perché l’ambizione è sana, il desiderio di eccellere è sano, il sacrificio, quando nasce da una passione, è nobile. Ma il sacrificio non può diventare un culto del risultato. Non può trasformarsi in una misura del valore umano.

Se sacralizziamo l’obiettivo più della persona, stiamo spostando l’asse. E quando l’obiettivo cade, rischia di crollare anche il senso.

L’unica cosa che deve restare intatta, anche dentro una caduta olimpica, è questa: tu vali, a prescindere. Non perché salti un quadruplo. Non perché vinci. Non perché realizzi ciò che tutti si aspettano. Ma perché esisti, perché sei, perché il tuo valore non è mai stato e non sarà mai appeso a un punteggio.

Forse quel padre, dietro quelle mani sul volto, stava attraversando un dolore enorme. Ma il passaggio più importante, dopo l’onda emotiva iniziale, è sempre lo stesso: ricordarsi che il risultato è un momento, mentre il valore di una persona è qualcosa che viene prima e resta dopo.

E la vera prova, per noi adulti, è proprio questa: riuscire a tenere separati l’esito e l’amore, la performance e il valore, l’errore e l’identità. Riflettiamoci. VS

14/02/2026

Oggi si parla tanto di amore, ma per noi che camminiamo accanto agli adolescenti, l’amore ha un nome diverso: si chiama CURA.

L’amore di un genitore o di un educatore è fatto di due pilastri fondamentali: PRESENZA e ATTENZIONE.

Non basta la vicinanza fisica per dire "io ci sono". Esserci significa sintonizzazione emotiva. È quella presenza consapevole, senza "se" e senza "ma", che permette a un ragazzo di sentirsi al sicuro anche nel mezzo di una tempesta emotiva.

L’attenzione è una delle espressioni più belle dell’amore: vedi per comprendere. Non è controllo; è interesse, condivisione, valore.
Significa:
Vedere chi hai davanti, oltre i voti o i comportamenti difficili.
Riconoscere la sua unicità, anche quando sfida le tue aspettative.
Conoscere con curiosità, ogni giorno, chi è e chi sta diventando.

Tutto ciò che si fa quando si ama una persona non si chiama SACRIFICIO, si chiama AMORE.

Quando si agisce per amore, lo si fa per scelta, perché si vuole, non perché si deve. Non si vive annullandosi, si vive CON loro, in uno scambio che nutre entrambi.

Educare è un atto d’amore costante. Questa riflessione è dedicata a chi ama educando e a chi, ogni giorno, sceglie di "esserci" davvero.

Se anche tu credi che educare sia un atto d'amore, condividi questa riflessione con un genitore o un educatore che "c'è davvero" e diffondi con noi la cultura di una adolescenza e di a genitorialità consapevole.

Maura Manca
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

13/02/2026
11/02/2026

Il genitore non dovrebbe programmare un figlio, né tantomeno la sua vita. Dovrebbe insegnargli l’autonomia e la responsabilità, giorno dopo giorno, per poi dargli il timone e lasciarlo guidare verso le proprie mete, con i propri tempi.

Troppo spesso, per amore o per paura, cadiamo nell’errore di voler tracciare ogni singola rotta per i nostri figli. Ma un figlio non ha bisogno di un programma predefinito: ha bisogno di strumenti, di fiducia e di quella consapevolezza che si conquista solo un passo alla volta.

Insegnare l’autonomia significa:

- Accettare che i loro tempi non siano i nostri.
- Lasciare che prendano il timone, anche se la rotta non è quella che avremmo scelto noi.
- Trasmettere la responsabilità delle proprie scelte.

Solo così potranno diventare i veri capitani della propria vita, pronti a raggiungere quelle mete che troppo spesso sognano, ma che non raggiungono per paura di fallire.

La paura si supera con l’azione. Troppi ragazzi mollano perché non sanno come usare le proprie risorse e preferiscono rinunciare. Lo vediamo all'università quando si bloccano, lo vediamo nei primi lavori quando non riescono a gestire le pressioni sociali e professionali. Dobbiamo lavorare d'anticipo, potenziando le loro risorse interiori.

Basta "aggiustare" tutto al posto loro: i ragazzi devono viversi e sperimentarsi, altrimenti questa pandemia di blocchi e abbandoni continuerà a dilagare.

Se credi che l'autonomia sia il regalo più grande che possiamo fare ai nostri ragazzi, condividi questo post. Aiutaci a diffondere una nuova cultura dell'educazione

21/01/2026

Lucangeli parla di vera e propria “dipendenza dopaminergica” da smartphone che causa irritabilità, ansia e sintomi di astinenza simili a quelli da droghe, poiché l’attraente dispositivo attiva negli adolescenti un circuito di ricompensa cerebrale vissuto intensamente come bisogno di connessione sociale.
La studiosa sottolinea, inoltre, non tanto il divieto del dispositivo, ma l'importanza di educare a un uso consapevole attraverso regole condivise tra famiglia e scuola. Insegnare a usare il cellulare come strumento e non come fonte primaria di soddisfazione può evitare gravi rischi neuro funzionali, come problemi relazionali, ma anche di sonno e concentrazione.

Link al video : https://tinyurl.com/kudpemd6

23/12/2025

È necessario equipaggiare i figli per poi lasciarli liberi di scegliere, camminare e muoversi nel mondo.
Si è felici se si persegue ciò che si desidera e si ha la libertà di sbagliare senza deludere nessuno.

28/11/2025

- Prof?
- Sì?
- Massimo mi ha chiamata t***a.
- Cos’è che ha fatto?
- Mi ha chiamata t***a.
- Ma è gravissimo. Adesso ci fermiamo un attimo e affrontiamo per bene la questione.
- Grazie prof.
- Aspetta, ce l’hai il consenso?
- Il consenso?
- Il consenso firmato dei tuoi per poter fare educazione sentimentale e sessuale a scuola?
- No.
- Sicura?
- Sì.
- Va bene, T***a era un’antica città dell’Asia Minore, resa celebre dai poemi omerici per la lunga guerra scoppiata dopo il rapimento di Elena. Hai domande?
- Non ho capito.
- Tranquilla, poi approfondiamo quando leggiamo l’Iliade.
- Ma prof, io veramente…
- Qualcun altro?
- Prof, Sara mi ha detto che il mio corpo fa schifo.
- Terribile, davvero terribile. Questa è violenza verbale, e io sono pronto a spigarti tutto dopo che, cortesemente, mi hai mostrato il consenso firmato dei tuoi.
- Non ce l’ho.
- Lo sapevi che nell’arte greca il Corpo Ideale nel canone di Policleto prevedeva proporzioni precise, che peraltro oggi considereremmo irrealistiche?
- Mi ha fatto piangere.
- Mi dispiace, ma hai qualche domanda su Policleto?
- No.
- Benissimo, e anche questa è fatta.
- Prof, ieri un ragazzo mi ha toccata senza che io glielo chiedessi.
- Cosa?
- Ieri un…
- Consenso firmato?
- No.
- E allora fisica: quando due corpi entrano in contatto...
- Veramente io vorrei sapere cosa devo fare se succede ancora.
- Non posso dirtelo senza consenso firmato dai tuoi. Quello che posso dirti è l’anno della caduta dell’Impero Romano d’Occidente.
- Prof, i miei amici dicono che se non faccio certe cose sono uno sfigato. Lei che dice?
- Consenso firmato?
- No.
- E allora, caro mio, io dico 476 d.C.
- Prof, è normale che il mio ragazzo si arrabbi se esco con altre persone?
- Consenso firmato?
- No.
- La Carta delle Nazioni Unite del 1945 dice che ogni entità sovrana ha diritto alla libera autodeterminazione.
- Prof, mi ha chiesto una foto… e se poi la manda in giro?
- Nel Rinascimento il concetto di nudo…
- Prof ci spiega il consenso?
- Hai il consenso firmato dei tuoi?
- No.
- E allora senza consenso non posso spiegarti il consenso.
- Prof.
- Sì?
- Non stiamo capendo niente.
- Ah, voi non state capendo niente? Immaginate di essere me, intrappolato in un doppio paradosso. Da una parte per fare educazione affettiva ho bisogno di un consenso dei vostri genitori. Consenso che prevede la visione preventiva di tutto il materiale del corso, cosa che fra parentesi non accade per le altre materie. Senza scomodare l’articolo 33 della Costituzione, ci sarebbe anche da far notare che questo sottintende neanche troppo velatamente che i genitori sappiano meglio della scuola cosa serva ai ragazzi dal punto di vista educativo. Dall’altra parte, per quanto la scuola possa definire quali siano le esigenze dei ragazzi, non ha la più pallida idea di come mettere in pratica questa risposta a una necessità sempre più evidente. Perché questa educazione è affidata a noi docenti, che con le nostre lauree in italiano, in matematica e in chimica il più delle volte non siamo in grado di trattare un argomento così complesso e delicato. Ma la scuola, per questioni un po’ economiche e un po’ ideologiche, non è sempre disposta a farlo fare agli psicologi.
- E quindi?
- E quindi indovina chi rimane fregato? Bravissimi, giù le mani.
- Ma prof, scusi, io ho un’idea.
- Sentiamo.
- Non potrebbe rendere tutto obbligatorio e poi eventualmente i nostri genitori possono firmare per chiedere di non farci partecipare?
- Ma cosa credi che sia? L’ora di religione?

Illustrazione di Amandine Delclos.

25/10/2025

Dizionario AIPPI per i Genitori - Una parola alla volta
Paternità
Essere padre non coincide con la nascita di un figlio.
La paternità è un processo psichico che si costruisce nel tempo, un passaggio evolutivo che accompagna la crescita dei figli e trasforma profondamente l’identità dell’adulto.
La psicoanalisi ci invita a pensare la paternità come una funzione della mente: quella che introduce il limite, la differenza, la possibilità di tollerare la frustrazione e di trasformarla in pensiero.
È un lavoro interno, che permette di sostenere l’altro senza confondersi con lui, di proteggere la relazione e al tempo stesso renderla pensabile.
Oggi, in famiglie sempre più diverse nelle forme e nei legami, la paternità rimanda a una posizione psichica che può essere assunta da chiunque sappia pensare, contenere e proteggere la crescita mentale dell’altro.
Diventare padre significa diventare mente che pensa la relazione.
📖 Leggi la voce completa “Paternità” a cura del Dott. Mario Priori nel Dizionario AIPPI per i Genitori
👉 https://www.aippiweb.it/dizionario-aippi-per-genitori/paternit

12/10/2025

Indirizzo

Piazza Carlo Zinelli 1
San Giovanni Lupatoto
37057

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00
Sabato 09:00 - 13:00

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