02/11/2023
Vivere nella propria dimensione
Credo che ognuno debba vivere nella propria dimensione che ,per quanto sia strana o illusoriamente foriera di proprie verità ,costituisce l’impianto mentale su cui le proprie difese inconsce costruiscono le certezze e i fondamenti del proprio vivere.
Non serve sforzarsi o accanirsi su chi ha una propria visione della vita per fare in modo di produrre riflessioni, magari, facendogli vedere con altri occhiali ,
che il mondo può essere visto e vissuto in altro modo.
Si può vivere tranquillamente dei propri convincimenti su cui amorevolmente ci arrocchiamo e ci adagiamo ed essere felici in quanto portatori di chissà quali grandi concetti e poi magari proiettiamo tutto
sulla sfortuna di essere incompresi, insomma sul mondo esterno che non ci comprende...ma è essa stessa ,questa convinzione,ad indossare i panni dell’illusione .
Si può addirittura trasformare un /una altro/a malato /a psichico/a in un eroe e ,con le giuste parole e col giusto seguito, farlo diventare o erigerlo a leader d’opinione o a chissà cos’altro ancora .
Con le giuste parole, subdolamente violente ,si possono costruire ideologie in cui tutto è spostato fuori da se’.
Tutto può diventate falsificazione sociale.
Seguendo questa logica paranoidea si sono create le illusioni pericolose che hanno condotto, parafrasando Fornari,
al declino dei valori fondanti la civiltà europea
In breve ,Fornari ,sostiene che la violenza si sviluppa nelle relazioni fusionali dove non ci può essere confronto ne' tantomeno contrasto .
Relazioni fusionali che si alimentano in famiglie ipercuranti e soffocanti
che non permettono il contrasto ne’ il dialogo e annientando ciò che è fuori da se', con pulsioni distruttive.
Questa è la logica dei clan ,delle famiglie incistate nel proprio delirio ,secondo Fornari,che conduce a violenza .
Se pensiamo ai kamikaze e alla loro logica che li sostiene potremmo dire che il grande psicoanalista fu profetico.
Non più, -“mors tua vita mea “- ma - “mors tua mors mea “- oppure -"io ti devo distruggere anche a costo di distruggere me stesso"-.
Ciò vale a volte anche in nome dell’arte invasa dalla politica che ,per esempio può strumentalizzare l’arte stessa per fini elettorali
o per gettare discredito su chi ama l’arte in quanto produttrice di bellezza...la grande bellezza che rischia di essere soffocata da politici da strapazzo che tentano di soffocare con frasi e concetti violenti che allontanano dal conflitto e dal dialogo,
creando eroi-fantocci utili al proprio tornaconto personale e quindi ,logiche di appartenenza fusionali regressive dove c’è un capro espiatorio da abbattere,
un nemico da abbattere ,in nome di un sacrificio da fare o in nome di una paranoia totalizzante.
Occorre conoscerle bene queste logiche
per evitare “cantonate “mentali
Importanti e falsificazioni sociali prima di dare letture superficiali di realtà più inquietanti e fuorvianti che rimandano
a problematiche psichiche
ed interiori più importanti.
Restare nella propria dimensione?
Si ,ma fino ad un certo punto, fino al punto in cui si resta arroccati ai propri credo e pregiudizi va bene,
oltre,
se vuoi distruggere l’altro, no.
La violenza e’ distruttiva , il conflitto costruisce.
E su questo tema e sulle confusioni semantiche tra guerra e conflitto si potrebbe aprire un altro importante capitolo.