13/10/2025
Tutti pensano che la frattura del femore sia sempre la stessa.
Falso: non tutte le fratture sono uguali, e il punto esatto in cui si rompe cambia tutto, dalla prognosi, ai rischi per finire al trattamento.
Guarda l’immagine: sopra la linea blu ci sono le fratture intracapsulari (capitata, sottocapitata, transcervicale, base cervicale), sotto la linea arancione quelle extracapsulari (trocanteriche e sottotrocanteriche).
Per chi non è del mestiere: è come rompere un tubo dell’acqua dentro al muro o fuori dal muro. Dentro rischi di non riparare bene il passaggio (perché la vascolarizzazione della testa femorale può saltare), fuori invece il tubo si aggiusta meglio ma con viti e placche che tengano tutto fermo.
Per i colleghi clinici: la distinzione tra fratture intracapsulari ed extracapsulari è fondamentale per l’approccio chirurgico e riabilitativo, con implicazioni dirette sul rischio di necrosi avascolare, stabilità meccanica e scelta dell’impianto protesico o osteosintesi.
E quindi? Significa che parlare genericamente di "frattura del femore" non basta: il percorso di recupero, i tempi di carico e la prognosi dipendono da millimetri di differenza nella riga della frattura.
Qualcuno dirà: "ma stai parlando di necrosi avascolare e osteosintesi.. paroloni".
Tradotto: non tutte le rotture sono uguali, e il futuro dell’anca dipende da dove si spezza il femore. La buona notizia? Con il giusto intervento e una riabilitazione mirata, anche un evento traumatico così serio può diventare un percorso di ritorno all’autonomia. 😁