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16/11/2025
06/11/2025
06/11/2025

🎉 È di nuovo giovedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di “Muscolandia: esplorando la mappa dei muscoli!” 🎉

Oggi parliamo di un muscolo profondo, silenzioso, ma potentissimo. Non lo vediamo mai.. ma se smette di fare il suo lavoro, la nostra schiena lo sa eccome: il multifido!

Dettagli anatomici

Il multifido fa parte della muscolatura profonda paravertebrale e rientra nel gruppo dei muscoli trasversospinali.

Origina dal sacro, dalla cresta iliaca posteriore, dai legamenti sacroiliaci posteriori, dalla capsula articolare delle faccette lombari e dai processi trasversi delle vertebre lombari, toraciche e cervicali (C4–C7).

Si inserisce sui processi spinosi delle vertebre situate da due a quattro livelli sopra l’origine, arrivando fino all’asse (C2).

Innervazione: rami posteriori dei nervi spinali (da cervicale a sacrale).

Funzioni principali

Il multifido ha un compito nobile e costante: stabilizzazione segmentale della colonna vertebrale, controllo fine dei micro-movimenti vertebrali, estensione e rotazione controlaterale del rachide (azione monolaterale), mantenimento della lordosi fisiologica lombare.

È anche un muscolo di attivazione anticipatoria (feedforward): si attiva prima del movimento degli arti per stabilizzare il rachide e prevenire microinstabilità.

In altre parole: lavora prima che ce ne accorgiamo.

Tipi di dolore

Il multifido è spesso “spento” più che dolorante. Quando non funziona correttamente, la schiena perde la sua stabilità segmentale e altri muscoli (come psoas, quadrato dei lombi o erettori spinali) devono compensare, creando rigidità e dolore.

È spesso coinvolto in lombalgia cronica e instabilità funzionale lombare, disfunzioni posturali dovute a debolezza o asimmetria, inibizione riflessa dopo un episodio acuto (es. colpo della strega). Ma anche in atrofia selettiva post-dolore (visibile anche all’ecografia muscolare) e ridotto controllo motorio in pazienti con dolore recidivante.

Spesso non fa male di per sé, ma se non lavora quando serve, crea instabilità e sovraccarichi altrove (come nel quadrato dei lombi, psoas, o erettori spinali).

Funzione quotidiana

Il multifido non spinge e non tira. Stabilizza. Lavora sempre dietro le quinte per mantenere l’equilibrio in piedi o seduto, coordinare ogni piegamento o torsione del busto, sostenere il rachide nei movimenti degli arti (soprattutto in appoggio monopodalico) e proteggere la schiena in ogni gesto quotidiano (dallo spazzare al sollevare una borsa).

È un sorvegliante silenzioso della colonna.

Il multifido è anche un muscolo antigravitazionale, ma non nel senso classico dei grandi estensori che “spingono” il corpo verso l’alto. La sua forza è silenziosa e segmentale: agisce in profondità per mantenere ogni vertebra al suo posto, impedendo alla colonna di collassare sotto il peso del corpo.

Mentre i glutei e i polpacci lavorano per tenerti in piedi, il multifido mantiene l’assetto fine del rachide, assicurando che testa, tronco e bacino restino allineati anche nelle micro-variazioni posturali.

Fa parte della rete tonica antigravitazionale profonda, insieme al trasverso dell’addome, al diaframma e al pavimento pelvico. Quando questa squadra funziona in sinergia, la postura è stabile, dinamica e leggera. Quando il multifido “si spegne”, invece, la stabilità viene delegata ai muscoli superficiali e il risultato è una rigidità compensatoria che spesso sfocia in dolore lombare o fatica posturale.

In poche parole: non solleva il corpo dalla gravità.. ma impedisce alla gravità di schiacciarlo.

Esercizio di attivazione (Contrazione segmentale in quadrupedia)

1. Mettiti in quadrupedia (mani sotto le spalle, ginocchia sotto le anche)
2. Mantieni la schiena neutra, senza muoverla
3. Solleva lentamente un braccio o una gamba, mantenendo l’asse stabile
4. Ripeti per 10-12 volte, alternando lato e arto

Allena il multifido senza carico e in controllo, riattivandolo dopo inibizione da dolore. Il movimento deve essere minimo, più percepito che visibile. Puoi anche appoggiare due dita vicino ai processi spinosi per sentire il muscolo che “si accende”.

Esercizio di rinforzo (Bird-dog dinamico)

1. In quadrupedia, estendi simultaneamente un braccio e la gamba opposta
2. Mantieni per 5 secondi cercando di non muovere la colonna
3. Torna lentamente e cambia lato
4. Esegui 3 serie da 8 ripetizioni per lato

Rinforza il multifido in sinergia con altri stabilizzatori del core (trasverso, obliqui, pavimento pelvico).

🔬 Curiosità scientifica

Il multifido è uno dei pochi muscoli visibili all’ecografia dinamica, utile per valutare simmetria e reale attivazione. Oggi viene anche usato in biofeedback attivo: il paziente osserva in tempo reale la contrazione sullo schermo, imparando a reclutarlo consapevolmente.

Studi di imaging mostrano che, nei pazienti con lombalgia cronica, il multifido si atrofizza rapidamente e selettivamente, inibito da una strategia protettiva del sistema nervoso.

Solo esercizi di attivazione mirata e progressiva permettono di recuperare la funzione stabilizzatrice originaria.

Conclusione

Il multifido non fa scena.. ma fa la differenza.
È il guardiano della colonna, il freno a mano segmentale, la base invisibile del nostro equilibrio. Ignorarlo significa sottovalutare l’origine di molte lombalgie.

Allenarlo significa stabilità, controllo e prevenzione.

Ci vediamo giovedì prossimo per un nuovo episodio di “Muscolandia”.. dove anche i muscoli più piccoli, fanno cose giganti! 😁

23/12/2023
07/07/2023

LA RIEDUCAZIONE NEUROMOTORIA

La rieducazione neuromotoria è un approccio terapeutico che mira a ripristinare o migliorare le funzioni motorie e neuro-sensoriali danneggiate o alterate a causa di un evento traumatico o di una patologia. Questo tipo di terapia si concentra sulla riabilitazione dei movimenti, della forza muscolare, della coordinazione, della postura e della capacità di equilibrio.
La rieducazione neuromotoria è una parte integrante del processo di recupero di molti pazienti che hanno subito una lesione o che soffrono di patologie che hanno causato una compromissione della funzione motoria. Queste patologie possono essere traumatiche, come ad esempio un incidente stradale, oppure a problematiche del sistema nervoso centrale come ictus, emorragie cerebrali o situazioni che abbiano determinato una mancanza di ossigeno al cervello per molto tempo (ischemia), come succede ad esempio durante alcuni infarti miocardici acuti, oppure degenerative, come la sclerosi multipla o la malattia di Parkinson.
Il trattamento di rieducazione neuromotoria è condotto da un fisioterapista o da un terapista occupazionale che ha esperienza nell'utilizzo di tecniche specifiche per aiutare il paziente a riprendere il controllo delle sue funzioni motorie e a migliorare la sua qualità della vita. Il trattamento può comportare esercizi di riabilitazione, terapia manuale, massaggi, elettrostimolazione e tecniche di neurotrasmissione.
Gli esercizi di riabilitazione sono progettati per rafforzare i muscoli, migliorare la flessibilità e la mobilità articolare e recuperare la coordinazione e l'equilibrio. La terapia manuale può comportare la manipolazione delle articolazioni per migliorare la mobilità e la funzione. La massoterapia può aiutare a ridurre la tensione muscolare ea migliorare la circolazione. L'elettrostimolazione viene utilizzata per stimolare i muscoli e migliorare la forza. Le tecniche di neurotrasmissione possono aiutare a ripristinare le funzioni neuro-sensoriali danneggiate.
In generale, la rieducazione neuromotoria è una terapia sicura e molto efficace per aiutare i pazienti a riprendere il controllo delle loro funzioni motorie ea migliorare la loro qualità della vita. Se sei interessato a saperne di più su questo tipo di terapia o se stai cercando di ottenere una diagnosi e un trattamento per una patologia che sta influenzando la tua capacità di muovere il corpo, ti consigliamo di consultare il tuo medico o un fisioterapista.

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RIABILITAZIONE POST INTERVENTO DI RICOSTRUZIONE DELLA CUFFIA DEI ROTATORI DELLA SPALLALa cuffia dei rotatori è un gruppo...
06/07/2023

RIABILITAZIONE POST INTERVENTO DI RICOSTRUZIONE DELLA CUFFIA DEI ROTATORI DELLA SPALLA

La cuffia dei rotatori è un gruppo di tendini e muscoli che mantengono la stabilità della spalla e consentono a braccio e spalla di muoversi in modo fluido. Lesioni a questa struttura possono causare dolore, debolezza e limitazioni nei movimenti della spalla. Quando non è più possibile intervenire con una terapia conservativa, a causa della lesione completa di uno o più tendini e/o una lesione della capsula dei legamenti della spalla, può essere necessario un intervento chirurgico di riparazione della cuffia stessa e dei tendini eventualmente distaccati.
La riabilitazione post intervento di ricostruzione della cuffia dei rotatori inizia subito dopo l'intervento chirurgico ed ha una durata variabile che dipende da vari fattori, fra cui la tecnica chirurgica utilizzata nell’intervento, il periodo di immobilità imposto dopo l’intervento (anche se oggi molti chirurghi NON utilizzano tutori post intervento e anzi preferiscono la mobilizzazione già dopo poche giornate dall’intervento) e, soprattutto, dalle condizioni della persona prima dell’intervento e da eventuali complicanze che possono insorgere dopo l’intervento o durante la riabilitazione.
La prima fase della riabilitazione post intervento di solito consiste nel controllo del dolore e nella prevenzione delle complicazioni come l'ematoma e la formazione di tessuti cicatriziali. Il fisioterapista aiuterà il paziente a mantenere la mobilità della spalla utilizzando esercizi di movimento passivo e aiuti fisici come una fasciatura o un supporto per la spalla. In questa fase è estremamente importante il ripristino della maggior parte della escursione articolare, quindi verrà posta particolare attenzione al recupero completo del movimento della spalla, sia pure in maniera passiva, ovvero sarà il terapista a muovere l’arto mentre il paziente si limita a lasciare libero il movimento.
La seconda fase della riabilitazione consiste nel ripristinare la forza muscolare e la funzione articolare. Il fisioterapista guiderà il paziente attraverso una serie di esercizi di rafforzamento della cuffia dei rotatori, del tronco e della parte superiore del corpo. Una volta raggiunta una soglia “di sicurezza”, ovvero quando si sarà ricostituita una soddisfacente massa muscolare, il fisioterapista incoraggerà il paziente a riprendere attività quotidiane come sollevare oggetti leggeri e fare movimenti dolci della spalla.
Nella terza fase della riabilitazione, il paziente continuerà a lavorare sul rafforzamento muscolare e sulla mobilità articolare. Il fisioterapista incoraggerà anche il paziente a partecipare a attività sportive a basso impatto come il nuoto e la corsa leggera.
La riabilitazione post intervento di ricostruzione della cuffia dei rotatori è un processo continuo che richiede impegno, dedizione e pazienza. Il paziente deve seguire le raccomandazioni del proprio fisioterapista e continuare a lavorare sulla propria forza e mobilità articolare anche dopo aver completato il programma di riabilitazione.

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LA PERIARTRITE SCAPOLO OMERALELa periartrite scapolo-omerale, è il termine con cui si usa definire, in generale, un dolo...
30/06/2023

LA PERIARTRITE SCAPOLO OMERALE
La periartrite scapolo-omerale, è il termine con cui si usa definire, in generale, un dolore alla spalla. E’ nota anche come tendinite della spalla, è una condizione che colpisce la spalla causando dolore e rigidità. È causata da un'infiammazione del tendine e dei tessuti molli circostanti, che possono essere causati da un uso eccessivo o da un'attività che richiede un movimento ripetitivo della spalla. La periartrite scapolo-omerale è una condizione comune e può essere trattata con successo attraverso il trattamento fisioterapico.
Il trattamento fisioterapico è una componente importante del trattamento della periartrite scapolo-omerale. Il fisioterapista valuterà la spalla del paziente, identificherà la fonte del dolore e fornirà esercizi personalizzati per aiutare a ridurre l'infiammazione e il dolore. Questi esercizi possono comprendere stretching, rafforzamento muscolare, terapia manuale e tecniche di rilassamento. Il fisioterapista monitora anche il progresso del paziente e adatta il programma di esercizi in base alle necessità individuali.
In alcuni casi, il trattamento fisioterapico può includere anche la terapia fisica, come la terapia con calore o freddo, per aiutare a ridurre il dolore e l'infiammazione. Spesso le sedute di fisioterapia comprendono terapia strumentale volta a controllare l’infiammazione e il dolore: a questo scopo vengono usati Laserterapia e Tecarterapia. Sono stati osservati interessanti risposte anche con l’uso contemporaneo delle Onde d’ Urto.
La terapia fisica può essere seguita da esercizi di rafforzamento muscolare, che aiutano a ristabilire la forza e la mobilità della spalla.
Inoltre, il fisioterapista può insegnare al paziente tecniche di postura corretta e modifiche nello stile di vita per prevenire ulteriori danni alla spalla. Questi possono includere la riduzione delle attività che causano dolore o stress sulla spalla, l'utilizzo di un supporto per la spalla durante l'attività fisica e la modifica delle tecniche lavorative.
Il trattamento fisioterapico è un modo efficace per trattare la periartrite scapolo-omerale. Il trattamento personalizzato fornito dal fisioterapista può aiutare a ridurre il dolore, migliorare la mobilità e prevenire ulteriori danni alla spalla. Il paziente dovrebbe sempre consultare un medico o un fisioterapista prima di iniziare qualsiasi trattamento per la periartrite scapolo-omerale.

LA NECROSI OSSEALa necrosi ossea è una condizione in cui un'area di tessuto osseo muore a causa di una mancanza di fluss...
28/06/2023

LA NECROSI OSSEA
La necrosi ossea è una condizione in cui un'area di tessuto osseo muore a causa di una mancanza di flusso sanguigno. Questo può accadere a seguito di un trauma, una malattia o un intervento chirurgico. Una delle cause può essere anche un episodio di edema della spongiosa, dovuto a trauma diretto o indiretto, che dopo un certo tempo, se non trattato, può provocare la necrosi della zona in cui si era verificato. La necrosi ossea può portare a una serie di complicazioni, tra cui la formazione di una frattura spontanea, una degenerazione articolare e una perdita di forza ossea.
Il trattamento della necrosi ossea dipende dalla gravità della condizione e dalla presenza di eventuali complicazioni. In molti casi, il trattamento fisioterapico conservativo può aiutare a prevenire complicazioni e migliorare la qualità della vita del paziente. Questo può includere: Riposo, riposare la zona interessata può aiutare a prevenire ulteriori danni e a favorire la guarigione.Terapia fisica: La terapia fisica può aiutare a mantenere la flessibilità e la forza muscolare, migliorare la circolazione sanguigna e prevenire complicazioni.
Terapia antalgica: Il dolore associato alla necrosi ossea può essere gestito con farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) o con altri farmaci prescritti dal medico.
In alcuni casi, la necrosi ossea può richiedere un intervento chirurgico. Questo può comprendere la rimozione dell'osso morto, la sostituzione con un'articolazione artificiale o la sostituzione con una protesi.
La riabilitazione post-chirurgica è un aspetto importante del trattamento della necrosi ossea. Questo può comprendere la fisioterapia per migliorare la flessibilità, la forza e la funzione articolare, nonché per prevenire complicazioni. La riabilitazione può durare diversi mesi, ma con il tempo e la dedizione del paziente, è possibile ripristinare la funzione articolare e migliorare la qualità della vita.
La necrosi ossea è una condizione che richiede un trattamento tempestivo e adeguato, sia che si tratti di terapia farmacologica, fisioterapica o chirurgica. La fisioterapia conservativa e la riabilitazione post-chirurgica possono aiutare a prevenire complicazioni e a migliorare la qualità della vita del paziente. È importante che i pazienti lavorino a stretto contatto con il loro medico e il loro fisioterapista.

Indirizzo

Via Ugo Foscolo 12/c
San Giovanni In Persiceto
40017

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 12:30
15:00 - 19:00
Martedì 08:30 - 12:30
15:00 - 19:00
Mercoledì 08:30 - 12:30
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Giovedì 08:30 - 12:30
15:00 - 19:00
Venerdì 08:30 - 12:30
15:00 - 19:00

Telefono

+390516827070

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