Essere in relazione - Dott.ssa Giusi Motta

Essere in relazione - Dott.ssa Giusi Motta Sostegno psicologico

Ci sono parole che hanno raccontato di me prima ancora che imparassi a raccontarmi da sola.Commenti a bassa voce, descri...
12/04/2025

Ci sono parole che hanno raccontato di me prima ancora che imparassi a raccontarmi da sola.
Commenti a bassa voce, descrizioni così presenti da divenire dominanti, silenzi carichi di senso.

In poco tempo ho iniziato a usare proprio quelle parole per spiegare chi ero.
Per descrivermi e capirmi.
Per farmi capire e conoscere.
Mi ci sono identificata del tutto.

Sono state un rifugio. Una stanza che ho arredato nei minimi dettagli.
Ma in quella stanza non c’erano né porte né finestre.
Non c’era uno scrittoio, solo penne rosse per segnare gli errori ed evidenziatori gialli per mettere in luce solo ciò che sembrava “giusto”, riducendo tutto il resto ai margini, lasciandolo nell’ombra.
Così ho creduto, a lungo, che la narrazione su di me fosse una sola. Lineare, definita, immodificabile.
Prigione.

Da paziente, ho imparato che accanto alla narrazione dominante – quella che avevo imparato a rispettare e non contraddire mai – vivevano altre storie.
Episodi singolari e fragili, silenziosi ma veri.
Storie che parlavano di risorse, di desideri, di momenti in cui ero stata diversa. Momenti che non cancellavano il dolore, ma lo mettevano in prospettiva.

Ho scoperto la possibilità di riscrivere.
Non da zero, ma da dentro.
Riconoscendo che le parole che usiamo per raccontarci non sono mai neutre. Che ogni narrazione può essere ampliata, rivista, abitata con più libertà.

Oggi, in stanza di terapia, sento il peso e la densità delle storie che le persone portano con sé.
Storie che sembrano dire tutto, ma che in realtà oscurano. Storie che confondono la persona con il problema. Che chiudono, più che aprire.

Oggi ho ancora la possibilità di sentire la forza che si sprigiona quando quella storia comincia a incrinarsi.
Quando insieme, con tenerezza, si fa spazio a versioni nuove. A parole diverse. A un racconto che non annulla il precedente, ma lo espande.

Perché nessuno è in modo definitivo la storia che ha imparato a raccontarsi. Siamo fatti anche delle storie che ci hanno attraversato e delle parole che hanno preso forma su di noi, ma anche di parole che stanno ancora aspettando di essere scritte e raccontate.

Venerdì sera sono stata a teatro a vedere “Pronto, Freud?”, lo spettacolo di .arnera, con la regia di  ❤️Novanta minuti ...
02/12/2024

Venerdì sera sono stata a teatro a vedere “Pronto, Freud?”, lo spettacolo di .arnera, con la regia di ❤️

Novanta minuti circa nei quali Beatrice ci ha concesso di conoscere dettagli della sua vita, intrecciata tra un lungo percorso di analisi e frammenti della vita in famiglia sin dalla tenera età, la vita di coppia, la vita nella società.
La maternità e come questa porti con sé importanti novità in ambito lavorativo e sui rapporti.
Con l'altro e con sé stessi.

Il tutto con autoironia, abbiamo riso davvero molto!, bilanciando dolore e leggerezza, con non poco coraggio e con l'intento, a mio avviso, di trasmettere l'importanza di trasformare anche i dolori più profondi in opportunità di crescita.

Beatrice ci ha parlato di psicoterapia, di relazioni complesse e di quel dialogo continuo con le parti più contraddittorie di noi stessi. Le voci interne che ci sfidano e ci allontanano dalla possibilità di accogliere ciò che siamo, perché impegnati a percorrere la strada del "come si dovrebbe essere".

Per questo, in realtà, parla di tutti noi. Immersi in una lotta quotidiana per accogliere la nostra umanità, senza filtri.

Quel cuscino con scritto "Urlare qui” adesso è in una delle poltrone del mio studio.
Per ricordarmi, e ricordarci, che le nostre emozioni e tutto ciò che teniamo dentro per timore, vergogna o altro, devono trovare uno spazio. Che noi, e l'idea che abbiamo di noi, dobbiamo costruirci uno spazio.
In cui essere, crescere, reinventarci.

Ho avuto modo di ringraziarla di persona ma voglio farlo anche qui.
Grazie, Beatrice, per aver condiviso con così tanta autenticità la bellezza e le difficoltà dell’essere umani.

Beatrice è ancora in tour e per chi ne avesse la possibilità, vi consiglio di cuore di regalarvi questa esperienza ❤️

Quando ho guardato Emily in Paris ho scoperto che a Parigi è illegale (non vorrei dire baggianate, ma nella serie tv in ...
20/10/2024

Quando ho guardato Emily in Paris ho scoperto che a Parigi è illegale (non vorrei dire baggianate, ma nella serie tv in questione i francesi la prendevano proprio male) parlare di lavoro, ricevere chiamate di lavoro nel weekend.
Naturalmente questo varia in base alla tipologia di lavoro, ma in generale è questo il concetto.

Ne sono rimasta sorpresa, ma poi ho pensato alla mia di domenica e alle smisurate difficoltà che ho spesso sperimentato tra il conciliare la voglia l'estrema di riposo con l'insopportabile senso del dovere relativo al completare alcune commissioni e la timida voglia di dire a me stessa che ho voglia di fare qualcosa di nuovo, magari in compagnia ma non sempre.
Insomma, è un casino.

In stanza di terapia e leggendo qua e là ho riscontrato che in molti viviamo il weekend in modo a tratti felice, poi confuso, poi con angoscia.

Così ho raccolto un po' di concetti da alcuni studi effettuati. Dategli un'occhiata, se vi va.

E, se arrivate alla fine, oltre a ringraziarvi vi propongo di fare un piccolo gioco di aiuto reciproco.
Scriviamo qui nei commenti quali sono o potrebbero essere le vostre strategie salva-weekend.

Chi inizia? 😁

Riflettiamo spesso, in stanza di terapia, su questo frequente stare in agguato, vedere nell'ombra un temibile nemico da ...
16/10/2024

Riflettiamo spesso, in stanza di terapia, su questo frequente stare in agguato, vedere nell'ombra un temibile nemico da cui difendersi per paura di sentirci inghiottiti o forse in errore o forse falliti.
Eppure, ogni volta che tentiamo di fuggire dal buio dell'ignoto, ci allontaniamo anche dalla possibilità di guardare oltre, di curiosare, di scoprire... Di cambiare.

Attraversare le ombre non significa non avere paura.
Non significa rimboccarsi le maniche e andare avanti a occhi chiusi ché tanto "chi vivrà vedrà".
Significa abbracciare il rischio di essere, davvero, noi stessi. Di ascoltarci nella differenza tra ciò che è doveroso fare e ciò che desideriamo per noi.
La luce la portiamo noi - su di noi, eh.
Il volume dei nostri desideri, di parole o pensieri taciuti, lo regoliamo noi.

È il fatidico primo passo, che ci frega.Un lavoro nuovo, una nuova esperienza, una nuova relazione, un trasloco o un tra...
06/10/2024

È il fatidico primo passo, che ci frega.
Un lavoro nuovo, una nuova esperienza, una nuova relazione, un trasloco o un trasferimento.
Quel cambiamento lì che comporta una inevitabile perdita a fronte di un qualcosa di tanto nuova quanto ignota.

"Cu lassa a vecchia pa nova, sapi chiddu ca lassa ma non sapi chiddu ca trova".
Traduco dal siciliano: "Chi lascia ciò che è vecchio e conosciuto per qualcosa di nuovo, sa ciò che lascia ma non sa quello che trova" - Traduzione sinteticissima: "Occhio ai cambiamenti. E se poi te ne penti?"

Nonostante questa premurosa accortezza tramandata dai nostri nonni ci consenta di procedere con cautela, dobbiamo ammettere di essere cresciuti con una fifa tremenda per tutto ciò che non conosciamo.
Attenzione, è fisiologico eh. Anche il nostro corpo risponde all'ignoto iperattivando i vari sistemi che hanno il compito di proteggerci e difenderci.
Però, ehi, il nostro organismo ci viene in aiuto anche quando rischiamo. Anche quando sentiamo di volere.
Anche quando la mappa che ci direziona non è ricca di strade e scorciatoie segrete per raggiungere il punto di arrivo.
Abbiamo "solo" bisogno di una direzione. La nostra.
La costruiamo a partire dai nostri valori - non a partire dagli obiettivi, che mutano nel tempo e non definiscono chi siamo (vi invito a guardare i contenuti di che lo spiega benissimo ❤️).

Farà paura, non possiamo di certo cacciarla via.
E se devo controbilanciare quel detto siciliano citato sopra, ve ne lascio un altro: "Ogni impedimento è giovamento". Magari le cose non vanno come desideravi, ma potrai trarne comunque un insegnamento.

E mo come la mettiamo? 😁



Ispirato da

Qualche anno fa, leggendo i testi di e su Freud, ho appreso che Freud ci ha visto lungo anche attraverso l'osservazione ...
29/09/2024

Qualche anno fa, leggendo i testi di e su Freud, ho appreso che Freud ci ha visto lungo anche attraverso l'osservazione del suo nipotino che giocava.
"Fort da", lo ha chiamato: il piccino lanciava un oggetto lontano, esclamando "Da" (via) e poi lo riportava a sé pronunciando "Fort" (qui). Questa continua oscillazione tra l'allontanamento e il riavvicinamento rappresentavano, per lo zio Freud, il modo attraverso cui il nipotino esplorava le sue emozioni legate al separarsi e al riavvicinarsi.

La distanza e la vicinanza sono parte integrante del nostro sviluppo affettivo: all'interno di una stessa relazione - per svariati motivi che ho provato a rappresentare improvvisando con la mia S-pen che devo ancora imparare ad utilizzare bene - viviamo momenti così differenti da sentirci all'interno di una continua oscillazione.

Anche all'interno di una relazione, possiamo riscontrare una ciclicità.
Si alternano momenti in cui ci sentiamo così vicini a quella persona da percepirne quasi il battito del cuore e il ritmo di un respiro a momenti nei quali tra il Tu e l'Io percepiamo una distanza apparentemente incolmabile.
In entrambi i casi, capita sovente di provare emozioni contrastanti.
Questo può turbare e preoccupare.
Fa parte del quotidiano: stare nel silenzio e nella riflessione di un periodo di maggiore distanza ci consentirà comunque di imparare qualcosa.
Lo scivolone, secondo me, lo facciamo quando evitiamo quasi con aggressività e cecità gli effetti di un cambiamento.
Non tutto è determinato da noi. Fortunatamente.
C'è la vita, nel frattempo. Vita alla quale ognuno di noi risponde con tempi, strumenti, energie diverse.
Facciamone esperienza. ❤

C'è che vorrei scrivere così tanto che faccio fatica anche ad iniziareE allora non voglio ripetere lo stesso schema: non...
28/09/2024

C'è che vorrei scrivere così tanto che faccio fatica anche ad iniziare
E allora non voglio ripetere lo stesso schema: non inizio a scrivere-non pubblico.
Oggi per la prima volta pubblico qualcosa che ho provato a disegnare io. Poteva andare meglio, ma ehi. È la prima volta. Ed ecco che ho trovato cosa scrivere qui.
Buon fine settimana ❣️

Tra il mio nuovo rapportarmi al concetto di ferie e vacanzee l'avvicinarsi di settembre,ho immaginato che possa diventar...
28/08/2024

Tra il mio nuovo rapportarmi al concetto di ferie e vacanze
e l'avvicinarsi di settembre,
ho immaginato che possa diventare ancora più semplice e immediato il vissuto di ambivalenza che vede giocare al tiro alla fune il Senso del dovere, di produttività VS il Bisogno di rallentare, fermarsi, stare.
La percezione di una pressione che pesa sulle spalle VS la voglia di esplorare e chiedersi cosa si desidera.

Che parole usiamo per descriverci quando ci troviamo a patteggiare per l'uno o l'altro in questa mirabolante sfida?
E quante volte, per descriverci, inseriamo quelle parole magiche (mai e sempre), che tanto profumano di irreversibilità?

Proviamo ad essere un po' più pazienti, caspita.
È la prima volta anche per noi.
Qualunque sia la nostra età.


Sì, alzo la mano e mi pronuncio per prima.Più di una volta ho inserito in una mia frase la parola "ossessiva" riferendom...
14/08/2024

Sì, alzo la mano e mi pronuncio per prima.
Più di una volta ho inserito in una mia frase la parola "ossessiva" riferendomi alla mia attenzione per i dettagli, l'ordine, la precisione.
Ricordo bene le volte nelle quali sono stata definita, e ancora succede, "molto pignola" ("anche troppo").

Nel mio funzionamento sono presenti dei tratti ossessivi e rigidi, che ho esplorato a lungo nel corso della mia terapia personale - individuando ciò che ha contribuito alla loro nascita e al loro mantenimento e costruendo nuovi modi di stare nelle sbavature e nell'incertezza.
Questo lavoro non può di certo essere svolto grazie ad un post o alle risposte alle box domande. Richiede un dispendio emotivo ed energico da non sottovalutare.

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo non è un aggettivo, non è una stranezza. Rischiamo di divulgare e condividere idee sbagliate, anche involontariamente (ad esempio, quando riduciamo il DOC all'evidente attenzione per l'ordine e la pulizia).
Provare piacere nell'ordinare o sentirsi appagati dopo aver pulito è molto diverso dallo sperimentare paura, ansia e angoscia all'idea che qualcosa non sia adeguatamente in ordine o pulita.

Stiamo attenti alle parole che utilizziamo e al modo con il quale ci guardiamo l'un l'altrə!

Ispirato dalla traduzione di un post di ✨

Caro tempo,ti ho sentito sempre molto presente nella mia vita.Il tuo nome è utilizzato spesso e in svariati modi: ci vuo...
02/08/2024

Caro tempo,

ti ho sentito sempre molto presente nella mia vita.
Il tuo nome è utilizzato spesso e in svariati modi: ci vuole del tempo, il tempo migliorerà le cose, diamo tempo al tempo. Spesso in modo consolatorio eh, ma non solo.
Nella stanza delle parole, così come nella case e tra amici, vieni chiamato in causa con l'accusa di correre fin troppo. L'imprevedibilità del tuo andare avanti è motivo di paura e preoccupazione per i più. La rabbia e la frustrazione all'idea di averti perso crea scenari bui e di previsioni sfavorevoli.
Credo di parlare a nome di più di qualcuno, me compresa, quando ti dico che spesso ci si sente investiti da te. Come se tu avessi il pieno controllo e se non ci si potesse accomodare insieme al tavolo del qui ed ora. Per fare luce su ciò che su di te abbiamo custodito - volenti o nolenti e più o meno consapevoli - del nostro passato e per apparecchiare al domani che si affaccia curioso, sebbene impaurito.
Caro tempo, quel qui ed ora profuma di accettazione e di pazienza.
Di attesa di sé. Perché spesso non ci si sente pronti a lasciare andare, partire o cominciare. Ma ci si può aspettare. Senza sentirsi perdenti, ma muovendo i passi su ciò che possiamo, oggi, chiederci su di noi.
Sui nostri desideri, i nostri valori, per esempio. Quanto sono preziosi!
E pensare che li ho spesso taciuti per timore di perderti, caro tempo!

So che non è ancora finita qui, mi sa che capiterà ancora che io sia perplessa nei tuoi confronti.
Ma oggi sto qui, con me. Va bene così ❤

In queste settimane penso alla musica e ai sui straordinari effetti. Sulle funzioni cognitive, sull'attenzione, l'immagi...
24/07/2024

In queste settimane penso alla musica e ai sui straordinari effetti.
Sulle funzioni cognitive, sull'attenzione, l'immaginazione, la creatività. Sulla costruzione e rievocazione di ricordi. Di persone. Penso ai suoi effetti terapeutici. Riabilitativi, anche.
I musicoterapeuti ne sanno sicuramente più di me, ma mi sono messa lì a leggere ricerche su Pubmed mossa dalla curiosità su ciò che la musica è in grado di scatenare.
Penso alle sedute nelle quali ne parliamo insieme ai pazienti. Dei meravigliosi testi di Marracash e dei concerti estivi di Gazzelle, dei Pinguini o di Geolier - insomma, ognuno con i suoi gusti. "Quale canzone ti commuove?", "Quale canzone parla di te? E di ciò che ti sta accadendo?"
Quella combinazione tra parola e note diventa un mezzo per esprimersi. Che magia.
Ed ecco ciò che mi commuove: la musica unisce. Con gli altri. Con sé.
Penso ai momenti più silenziosi della mia vita, nei quali - forse inconsapevolmente ma non troppo - ho preferito non ascoltare musica e stare con quel silenzio. Penso poi a quanto mi piaccia cantare a squarciagola mentre sono in auto o sotto la doccia. Penso a quando ho ripreso a farlo. Come dico sempre, la linea della nostra vita non è mica retta.
Mi piace tanto soffermarmi sulla scelta delle canzoni. Spesso, ho bisogno di "quella canzone". Altre volte, voglio conoscere del nuovo. Un po' come quando parliamo di comfort zone e di novità. Non è che bisogna per forza uscire sempre dalla comfort zone. Non mi piace questa spinta estrema. Preferisco sempre la sfumatura di colore, al bianco o nero. Quindi, a volte mi troverete ascoltare la musica della Disney o di Claudio Baglioni, altre a voler conoscere la novità del momento.

Vi propongo un giochino: Scrivete qui nei commenti la o le canzoni che in questo momento parlano di voi o di qualcosa a cui tenete.
Le raccoglierò e creerò una playlist da ascoltare insieme. ❤🎶

Arriva quel momento in cui senti di aver deciso. Vuoi rivolgerti a psy.E adesso?Scegliere psy non è semplice, spesso ci ...
22/07/2024

Arriva quel momento in cui senti di aver deciso. Vuoi rivolgerti a psy.

E adesso?

Scegliere psy non è semplice, spesso ci si sente confusi, spesso si prova timore all'idea che le cose non vadano come ci aspettiamo.

Abbiamo provato a darti 4 piccoli, ma grandi, consigli da tenere a mente nella scelta di psy:

1. Pensa a Psy come a un essere umano.
2. Puoi chiedere consiglio a persone di fiducia che ne abbiano fatto esperienza.
3. Conosci il suo campo di studi...ma poi fermati e ascolta!
4. Il criterio non è la perfezione.
è la relazione che cura

Ti va di aggiungerne altri? Vi leggiamo! ⬇

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