21/01/2026
Non avevo mai guardato Stranger Things, perché sono sempre stata titubante rispetto ai contenuti fantascientifici. “Fidati, non può non piacere a te!"
E così, sotto suggerimenti e imposizioni — e quasi insulti, direi — ho deciso di iniziarlo un mese fa. Sono stata travolta dalle vicende di questi bimbi, poi ragazzini (sempre più numerosi), di adulti, insegnanti, forze armate. Insomma, tanta gente. E tante storie che si sono intrecciate, tanto dolore emerso tra i personaggi, dalle loro storie e scelte.
A un certo punto, però, mi ha colpita soprattutto un passaggio: quando il dolore non è più solo qualcosa che è successo, ma diventa un luogo mentale in cui ci si perde, si torna indietro, si percorrono gli stessi corridoi. Diventa un labirinto.
È un’immagine che, in stanza di terapia, incontro spesso. Non solo nei racconti, ma nei corpi e nei volti. Nei vissuti di chi arriva in seduta convintə di stare “peggiorando”, solo perché sta sentendo di nuovo qualcosa che non gli è nuovo, che ha già sentito.
E allora ci si sente intrappolati nei ricordi, si perde l’immagine di una possibile via di uscita. La musica non ci raggiunge più.
In queste scene, Max dice a Holly una cosa che per me è centrale nel lavoro psicoterapeutico: se oggi senti le stesse emozioni di allora, non significa automaticamente che stai tornando lì.
L’emozione è reale. E proprio per questo non va arginata, controllata, né messa a tacere.
Ma può essere un eco. E l’eco non è il passato che si ripete uguale: è il segno che quell’esperienza può essere avvicinata senza coincidere più con il presente. Certo, nella serie l’uscita è visibile, chiara.
In psicoterapia non funziona così. Non sappiamo prima se “supereremo” qualcosa, né se accadrà in quel modo preciso. Anche perché superare non significa dimenticare, né smettere di sentire.
Significa poter restare in contatto con un’emozione senza esserne travolti, senza doverla espellere, senza confonderla con ciò che sta accadendo ora, con chi siamo oggi, con ciò che abbiamo appreso di noi anche grazie alla nostra storia. Una storia che può diventare strumento, non ostacolo.
Grazie, in ultimo, a tuttə voi che avete insistito affinché guardassi questa serie. ❤️