dott.ssa Jlenia Caccetta

dott.ssa Jlenia Caccetta MEDICO CHIRURGO SPECIALISTA IN GINECOLOGIA ed OSTETRICIA, ricevo a studio (Centro Medico Le Zagare) ed effettuo visite,ECO,CTG a domicilio a Catania e prov

Il lattantino “chiagnazzaro…”Quello cioè che piange spesso e mette a dura prova la resistenza di mamma e papà?Lui!gli ha...
11/07/2025

Il lattantino “chiagnazzaro…”

Quello cioè che piange spesso e mette a dura prova la resistenza di mamma e papà?

Lui!

gli hanno detto che ha le coliche…
che ha il reflusso…
gli hanno cambiato il latte…
gli hanno dato i fermenti lattici…
le goccine per digerire…
quelle per l’aria nel pancino…
la camomilla, il finocchietto e pure l’alloro…

Niente da fare: è “chiagnazzaro!”

Il pediatra deve cercare una diagnosi, certo, ma spesso non la trova: esistono lattanti sani che piangono di più.
E allora non resta che il “Coraggio sono i primi mesi, poi passerà!” della nonna.

Dedicai un capitolo al “lattantino chiagnazzaro” nel mio libro “Me lo dici in bambinese?” (ed. Paoline)

Scrissi che anche le coliche, come la fatica di un parto o l'ansia di una febbre o quella di una corsa ad un pronto soccorso, hanno un perché biologico per creare il legame fortissimo di attaccamento con la mamma!

L’avevo scritto carino quel capitolo (leggetelo!).
Ma il prof. Ventura (grandissimo maestro di Trieste) definì il lattante con le coliche in modo più simpatico di come l’avevo scritto io:

“Il bambino chiagnazzaro? Ha il gene della sopravvivenza!”

“Perché è quello che sarà accudito di più. Quindi sarà più preso in braccio, più cullato, più coccolato… e alla fine per tutti questi motivi sarà più intelligente!”

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Ma il “gene della sopravvivenza” spesso racconta altro:

“Il “lattantino chiagnazzaro” può essere un segno di probabile depressione materna!”.

E allora... "Dottore: Smetti di guardare solo il bambino e alza gli occhi! Guarda come sta la mamma.”.
E anche papà nonne nonni zii amici e vicini di casa... dove siete?

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Ma ancora:

“Il “lattantino chiagnazzaro” può rischiare di essere “sbattuto” (con rischio della vita e di danni cerebrali permanenti), maltrattato, o addirittura picchiato!! (Cronache mostruose, vere!)”.

Situazioni orribili che, sono certo, non interessano chi legge questa pagina.

Ma è giusto sapere. Perché i “cinque minuti di follia” possono travolgere più di quanto si creda!

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E allora…

Ok, cerchiamo tutte le cause di un pianto e coccoliamo i bambini in modo che il “gene della sopravvivenza” ci plasmi come genitori e li faccia diventare più intelligenti.

Ma facciamo attenzione!!! Aiutiamo e sosteniamo le mamme!!!!!!!

I bambini sono fuori, ma restano emotivamente dentro di loro!

La mamma poi, come una farfalla appena uscita da un bozzolo durato nove mesi, è anche lei una "neonata" in una vita del tutto nuova che non potrà mai più essere come era!

Belle le farfalle! Ma… quanta ansia i primi voli. E come è difficile “non essere più quella che ero!”
“Mi piacevano le foglie di lattuga da sgranocchiare… ora che belli i fiori tutti colorati su cui poggiarsi delicatamente!” Ma...

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Aiutiamole a non essere sole, a sentirsi supportate e amate, ad avere loro tempi e tranquillità, per vivere con serenità la loro maternità.

Abbracciatele! Servono carezze, mani, aiuti, sorrisi! Presenze significative.

Servono papà affettuosi e caldi che sappiano amarle.
Servono i messaggini con i cuoricini: i “come sta-i ??” Non i “come sta!”.
Quella "i" cambia tutto!!

Serve una casa dove i suoni siano soffusi, armonici, ordinati con ritmi regolari... Con la voce della mamma che li superi tutti!

I bambini dormono… Ma il loro piccolissimo cervello non dorme mai!

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Sorry, forse sono monotono a dire sempre le stesse cose. Ma forse ci fa bene ripeterle e poi ripeterle e poi ripeterle!

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07/05/2025

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In occasione della Giornata della Salute Mentale Materna, l'Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana intende richiamare l’attenzione sull’importanza di riconoscere, preve**re e trattare il disagio psicologico che può insorgere durante la gravidanza e nel periodo perinatale.
Occorre promuovere una cultura della salute mentale che riconosca la pluralità dei vissuti legati alla maternità, un’esperienza profonda e trasformativa, ma spesso idealizzata.
Dietro al sorriso di una madre, possono celarsi emozioni complesse: ansia, tristezza, senso di inadeguatezza, solitudine. Disturbi come la depressione post-partum, l’ansia perinatale e le difficoltà di adattamento alla genitorialità rappresentano condizioni ad alta prevalenza, spesso sottodiagnosticate o ancor peggio taciute, con conseguenze significative sul benessere della madre, del bambino e del nucleo familiare.
Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma di forza.
È tempo di abbattere lo stigma, riconoscere il carico invisibile che molte madri portano e garantire un accesso equo al supporto psicologico in ogni fase della maternità auspicando un approccio integrato tra servizi sanitari, sociali e psicologici.
L'idealizzazione della maternità e lo stereotipo della “madre perfetta” spesso impediscono un ascolto autentico del vissuto materno, contribuendo a silenziare il disagio e ad alimentare il senso di colpa.
È fondamentale che partner, familiari, operatori sanitari e la società tutta imparino ad ascoltare le donne, senza giudizio, senza minimizzare la loro sofferenza, riconoscendo il diritto di ogni madre a essere accolta nella propria vulnerabilità.
Lo psicologo può offrire uno spazio di contenimento, prevenzione e supporto qualificato svolgendo un ruolo cruciale nella presa in carico e nel sostegno per la tutela della salute della madre, dell’intero sistema familiare e per la prevenzione del rischio evolutivo nei figli.

Una società che tutela la salute mentale delle madri è una società che investe nel proprio futuro.

26/03/2025

Festa dei bambini a scuola. Cornetti pizzette dolcetti… Che bello!

Per un bambino di soli 5 anni però c’è un piatto “speciale”, riservato solo per lui. Diverso, di un altro colore.

Lui non può mangiare altro.

Improvvisamente quel bimbo butta tutto a terra! Arrabbiato, piange.

I genitori, profondamente turbati, mi hanno scritto una bella lettera…

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Inclusione. Che bella parola! Se ne parla tantissimo. Siamo tutti impegnati e motivati perché si insegni anche nelle scuole.
Ma bastano due pizzette per mettere a n**o quanto tra “il dire e il fare” ci sia di mezzo il mare!

Quel bambino era semplicemente affetto da una malattia frequentissima, la Celiachia, che colpisce una persona su cento!

Non una semplice “allergia” o una “intolleranza” che fa ve**re “un po’ di mal di pancia”, ma una complessa malattia autoimmune che accompagna per tutta la vita.

Ormai la conoscono tutti e anche nei supermercati (oltre alle farmacie) i prodotti senza glutine sono facilmente disponibili.

Sono buoni? Certo che lo sono!
La soluzione quindi sembra facile: pane, pasta e merendine fatti con farine di mais o di riso e tutto è risolto!

Va bene questa soluzione? “Ni”.

Perché?
Perché oltre all’eccessivo contenuto di grassi, questi prodotti industriali restano comunque “prodotti speciali” per persone “speciali”, che hanno “un distintivo” sulla fronte.

Il pane e la pasta poi “restano nel cervello”.
Dopo anni, in adolescenza, quando tra gli amici “il distintivo” non si può nascondere e ci ritrova in una panineria, il peso di una diversità può diventare ingombrante e tutto diventa più difficile.

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I miei grandissimi maestri, prof. Auricchio e prof. Greco, studiosi di celiachia di fama mondiale, consigliavano sempre una dieta senza glutine poco o nulla dipendente dai prodotti industriali.

Come? Semplice: cambiando la struttura del pasto.

Invece del “primo, secondo e frutta” come siamo abituati, possiamo preparare “il piatto” (nei paesi del nord lo fanno normalmente) ottimo per tutti!

Una unica portata con un bel secondo al centro (carni, uova, pesci, formaggi ecc…) e quattro o cinque contorni, belli, buoni e colorati: patate, riso, mais, verdure, legumi, carote… e polenta!

La polenta merita un cenno particolare. Al Nord è quasi un “piatto nazionale”, a noi napoletani invece in genere non piace.

L’ho provata e ho capito che non ci piace perché… non sappiamo cucinarla!
Ha invece davvero tante possibilità.

Io sponsorizzo “la bruschetta”. Alla piastra infatti la polenta diventa croccante e va benissimo al posto del pane, con qualsiasi cosa che la accompagni, e perfino nel latte per colazione con la marmellata!

E poi c’è il riso! I risotti (si possono fare in mille modi) sono buonissimi e piacciono a tutti!

Un bambino abituato da piccolo a mangiare così, insieme alla sua famiglia (ma non sto dicendo che tutti devono fare una dieta senza glutine!) non sentirà più la necessità del pane e della pasta che a lui toccano “speciali”.

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E allora?

E allora un celiaco può tranquillamente evitare i prodotti senza glutine industriali (e quindi mangiare in modo più sano ed equilibrato) e può tranquillamente andare anche al ristorante senza necessariamente dover “confessare” una sua “diversità” (W il risotto alla pescatora!).

(Ho detto può)

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Ma torniamo al bambino che a scuola ha buttato il suo piatto a terra.

Mi ritrovo spesso a dover mettere una firma per validare diete scolastiche per celiaci: E’ avvilente vedere che in queste diete pane pasta ci sono circa tutti i giorni!!!!! Certo, senza glutine. Ma sempre pane e pasta e sempre “speciali”.

Mi chiedo: ma è così difficile aumentare riso mais per cercare di evitare la sottolineatura di una diversità?

E per la festa scolastica: una offerta di prodotti uguali per tutti non sarebbe stata una grandissima lezione di vita certamente più importante della lezione sulle battaglie di Garibaldi?

Probabilmente ci sarebbe stata una rivolta di tutte le altre mamme. Lo so, lavorare nelle scuole non è affatto facile.

Ma almeno in una pagina come la mia, tanto per parlare, una riflessione possiamo provare a farla!

Perché ci piace parlare di inclusione e di accoglienza… Parlare parlare parlare…

https://www.facebook.com/share/p/1AGjsWwjBt/
07/03/2025

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VS …come? Attraverso una visione risolutiva al femminile che intende coniugarsi con quella al maschile. Abbiamo bisogno anche di te! Ti aspettiamo! 👆👆👆👆👆👆👆👆

21/02/2025

Dopo una breve malattia, è morto oggi al Policlinico Gemelli il professore Ordinario di Ginecologia e Ostetricia dell’Università Cattolica, Direttore Scientifico della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, tra i massimi specialisti mondiali in Ginecologia Oncologica. Dopo ...

10/02/2025

AJOG Expert Review in Labor: Pharmacologic and nonpharmacologic options for pain relief during labor - Transmission of pain signal from the uterus and birth canal to the brain (dotted red line) is blocked by the TENS stimulation (Blue line) http://ow.ly/oIc650NTqKu

In utero exposure to metformin does not seem to be associated with adverse neurodevelopmental outcomes in children up to...
02/09/2024

In utero exposure to metformin does not seem to be associated with adverse neurodevelopmental outcomes in children up to the age of 14 years. These findings provide reassurance to clinicians and pregnant women considering metformin use during pregnancy.

Metformin in pregnancy and childhood neurodevelopmental outcomes: a systematic review and meta-analysis - Meta-analysis of metformin use in pregnancy and offspring motor and cognitive outcomes
A, Metformin exposure and motor outcomes at 2-5 years of age; B, Metformin exposure and cognitive outcomes at 2-14 years of age. https://ow.ly/gqKc50TbrLj

05/07/2024

AJOG Expert Review in Labor: Modern labor epidural analgesia: implications for labor outcomes and maternal-fetal health - Labor epidural analgesia techniques
A, In the initiation of epidural analgesia for labor and delivery, a local anesthetic agent and an opioid analgesic agent are injected into the lumbar epidural space where they gradually diffuse across the dura into the subarachnoid space, acting on spinal nerve roots, the spinal cord, and paravertebral nerves. A small catheter is then passed through the epidural needle to provide continuous access to the epidural space for maintenance of analgesia throughout labor and delivery. B, In a combined spinal-epidural technique, an alternative method of initiating analgesia during labor, a small-gauge, “pencil-point” spinal needle is passed through the epidural needle into the cerebrospinal fluid, and a small dose of opioid, with or without local anesthetic, is injected. After injection, the spinal needle is withdrawn and an epidural catheter is inserted into the epidural space for maintenance of analgesia. https://www.ajog.org/article/S0002-9378(22)00463-X/fulltext

13/06/2024

Oggi ricorre il dodicesimo anniversario della "nascita al Cielo" di Chiara Corbella Petrillo.

La sua testimonianza è stata la fonte di ispirazione del progetto La Casa di Chiara ❤️

Accogliere e sostenere le mamme con gravidanze patologiche e loro famiglie, è un modo per rendere concreto e tangibile il messaggio di amore di cui Chiara è stata esempio con la sua stessa vita.

Grazie Chiara per averci insegnato ad amare la Vita anche e sopratutto quando è piccola piccola come quella dei bambini 🌺

Indirizzo

" Centro Medico Le Zagare" Via Montello 1/Contrada Bottazzi
San Giovanni La Punta
95037

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 13:00
14:00 - 20:00

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