26/03/2025
Festa dei bambini a scuola. Cornetti pizzette dolcetti… Che bello!
Per un bambino di soli 5 anni però c’è un piatto “speciale”, riservato solo per lui. Diverso, di un altro colore.
Lui non può mangiare altro.
Improvvisamente quel bimbo butta tutto a terra! Arrabbiato, piange.
I genitori, profondamente turbati, mi hanno scritto una bella lettera…
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Inclusione. Che bella parola! Se ne parla tantissimo. Siamo tutti impegnati e motivati perché si insegni anche nelle scuole.
Ma bastano due pizzette per mettere a n**o quanto tra “il dire e il fare” ci sia di mezzo il mare!
Quel bambino era semplicemente affetto da una malattia frequentissima, la Celiachia, che colpisce una persona su cento!
Non una semplice “allergia” o una “intolleranza” che fa ve**re “un po’ di mal di pancia”, ma una complessa malattia autoimmune che accompagna per tutta la vita.
Ormai la conoscono tutti e anche nei supermercati (oltre alle farmacie) i prodotti senza glutine sono facilmente disponibili.
Sono buoni? Certo che lo sono!
La soluzione quindi sembra facile: pane, pasta e merendine fatti con farine di mais o di riso e tutto è risolto!
Va bene questa soluzione? “Ni”.
Perché?
Perché oltre all’eccessivo contenuto di grassi, questi prodotti industriali restano comunque “prodotti speciali” per persone “speciali”, che hanno “un distintivo” sulla fronte.
Il pane e la pasta poi “restano nel cervello”.
Dopo anni, in adolescenza, quando tra gli amici “il distintivo” non si può nascondere e ci ritrova in una panineria, il peso di una diversità può diventare ingombrante e tutto diventa più difficile.
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I miei grandissimi maestri, prof. Auricchio e prof. Greco, studiosi di celiachia di fama mondiale, consigliavano sempre una dieta senza glutine poco o nulla dipendente dai prodotti industriali.
Come? Semplice: cambiando la struttura del pasto.
Invece del “primo, secondo e frutta” come siamo abituati, possiamo preparare “il piatto” (nei paesi del nord lo fanno normalmente) ottimo per tutti!
Una unica portata con un bel secondo al centro (carni, uova, pesci, formaggi ecc…) e quattro o cinque contorni, belli, buoni e colorati: patate, riso, mais, verdure, legumi, carote… e polenta!
La polenta merita un cenno particolare. Al Nord è quasi un “piatto nazionale”, a noi napoletani invece in genere non piace.
L’ho provata e ho capito che non ci piace perché… non sappiamo cucinarla!
Ha invece davvero tante possibilità.
Io sponsorizzo “la bruschetta”. Alla piastra infatti la polenta diventa croccante e va benissimo al posto del pane, con qualsiasi cosa che la accompagni, e perfino nel latte per colazione con la marmellata!
E poi c’è il riso! I risotti (si possono fare in mille modi) sono buonissimi e piacciono a tutti!
Un bambino abituato da piccolo a mangiare così, insieme alla sua famiglia (ma non sto dicendo che tutti devono fare una dieta senza glutine!) non sentirà più la necessità del pane e della pasta che a lui toccano “speciali”.
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E allora?
E allora un celiaco può tranquillamente evitare i prodotti senza glutine industriali (e quindi mangiare in modo più sano ed equilibrato) e può tranquillamente andare anche al ristorante senza necessariamente dover “confessare” una sua “diversità” (W il risotto alla pescatora!).
(Ho detto può)
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Ma torniamo al bambino che a scuola ha buttato il suo piatto a terra.
Mi ritrovo spesso a dover mettere una firma per validare diete scolastiche per celiaci: E’ avvilente vedere che in queste diete pane pasta ci sono circa tutti i giorni!!!!! Certo, senza glutine. Ma sempre pane e pasta e sempre “speciali”.
Mi chiedo: ma è così difficile aumentare riso mais per cercare di evitare la sottolineatura di una diversità?
E per la festa scolastica: una offerta di prodotti uguali per tutti non sarebbe stata una grandissima lezione di vita certamente più importante della lezione sulle battaglie di Garibaldi?
Probabilmente ci sarebbe stata una rivolta di tutte le altre mamme. Lo so, lavorare nelle scuole non è affatto facile.
Ma almeno in una pagina come la mia, tanto per parlare, una riflessione possiamo provare a farla!
Perché ci piace parlare di inclusione e di accoglienza… Parlare parlare parlare…