06/07/2025
La triste storia si ripete…siamo vicini ad Anna e ai suoi genitori convinti di lottare insieme una battaglia silente che interessa a pochi ma non per questo non degna di essere combattuta. La scuola dovrebbe essere il luogo dove le persone si “formano” e i docenti dovrebbero mettere in campo ogni strategia possibile affinché ciascuno possa acquisire e migliorare le proprie conoscenze e competenze. Invece, soprattutto noi genitori di ragazzi con disabilità, assistiamo quotidianamente ad una triste scenetta che si ripete da nord a sud…la performance al di là di ogni ragione…la prestazione e non la valorizzazione della persona.
Ma non molliamo…💛💪🏻
Vorreiprendereiltreno
I genitori di Anna, ci scrivono:
"Scriviamo questa lettera dopo mesi di sofferenza e incredulità.
Non cerchiamo giustificazioni né soluzioni che ormai non ci sono più.
Sentiamo solo il bisogno, profondo e urgente, di raccontare cosa è accaduto a nostra figlia Anna in due anni di scuola.
Semplicemente una testimonianza pubblica, perché certe esperienze non restino invisibili.
Anna è una ragazza con sindrome di Down e come ogni studente italiano, ha diritto a un’istruzione dignitosa, adeguata e costruita su misura.
Una programmazione personalizzata con semplificazione e riduzione dei testi pur mantenendone l’equipollenza, era stata definita nel suo PEI e formalmente condivisa, nel pieno rispetto della normativa vigente.
Ma la realtà vissuta in aula è stata molto diversa da quanto stabilito.
Abbiamo percepito una distanza profonda tra i documenti scritti e le pratiche quotidiane.
E non è stata questione di strumenti assenti, ma di difficoltà da parte della scuola, nel riuscire a mettersi in gioco, nel formarsi, nel tradurre un progetto educativo in azioni concrete.
Siamo consapevoli che, purtroppo, la formazione degli insegnanti non prevede,
o lo fa solo in minima parte, una preparazione adeguata sull’insegnamento a studenti con disabilità intellettiva. Questo limite, unito a pregiudizi ancora troppo radicati, rende difficile garantire una reale inclusione scolastica.
Ancora oggi, infatti, si fatica a riconoscere il diritto degli studenti con disabilità intellettiva a un percorso formativo equipollente, personalizzato in base alle loro capacità, ma comunque rispettoso delle loro potenzialità di apprendimento.
Anna ha affrontato un percorso scolastico in salita, segnato da richieste non adeguate alle sue modalità di apprendimento come previsto nel suo piano di studio.
Il materiale fornitole per lo studio è stato spesso lo stesso che è stato distribuito all’intera classe, costringendo noi genitori a rielaborarlo autonomamente, pur non avendo competenze specifiche nelle diverse materie, mettendo noi in seria difficoltà e rendendo praticamente impossibile ad Anna studiare con efficacia.
Le verifiche, inoltre, non hanno rispettato i criteri dell’alta compressibilità suggeriti
dalla comunità europea per le persone con disabilità, discussi e consigliati in sede di GLO.
Anna è stata sottoposta a più prove nello stesso giorno e, nonostante siano state
note le sue difficoltà emotive, si è insistito nel proporle verifiche orali, ignorando il
forte disagio che ciò le provoca.
Le prove scritte, invece, contemplavano anche domande a risposta aperta, nonostante sia stato più volte richiesto che venissero strutturate con domande a scelta multipla, una modalità che consentirebbe comunque una valutazione efficace delle sue conoscenze.
Nonostante questo, Anna ha studiato ogni giorno, con costanza e con impegno senza però mai sentirsi gratificata per i suoi sforzi e non vedendo mai riconosciuti i suoi progressi.
Abbiamo avuto, e lei con noi, la dolorosa impressione che non sia stata nemmeno vista, se non per criticare le sue fragilità.
Ci sono state parole, espresse in ambito scolastico, che ci hanno profondamente ferito. Riferimenti alle sue presunte capacità cognitive, battute sulla sua incapacità a prendersi un caffè alle “macchinette”.
Frasi che, in un contesto educativo, lasciano il segno.
I tentativi di collaborazione – anche attraverso il supporto di esperti esterni – si sono spesso scontrati con atteggiamenti di chiusura da parte della scuola.
La costruzione di un dialogo tra scuola e famiglia si è dimostrata difficile, se non impossibile.
Ogni giorno di scuola è stato per noi una lotta per sopravvivere.
Ogni verifica, una frustrazione.
Ogni incontro, una chiusura.
La scuola ha scelto di perdere un’occasione preziosa: conoscere la bellezza di Anna, la sua intelligenza emotiva, la sua voglia di imparare, la sua determinazione.
Ha preferito la comodità di abitudini consolidate, invece di accogliere una vera sfida educativa.
Ha avuto tra le mani un’opportunità di inclusione autentica, e l’ha lasciata andare.
Ha perso Anna, la cui unica “colpa” è stata essere “diversa” in un contesto che non ha saputo accoglierla.
Abbiamo perso noi genitori, costretti ad iscriverla in un altro istituto e a ripartire da capo dopo due anni di battaglie che non avremmo mai voluto combattere.
Hanno perso i suoi compagni, gli unici che sono stati veramente meravigliosi con Anna, che da questa esperienza rischiano di aver imparato che chi ha una fragilità va ignorato, isolato, respinto, o tutt’al più compatito e sopportato.
E ha perso la scuola stessa, perché una scuola che non include ha smesso di essere Scuola.
Questa è una lettera di denuncia, ma anche di testimonianza.
Perché quel banco vuoto non resti invisibile.
Perché altre famiglie non debbano vivere la stessa solitudine.
Perché la scuola torni a essere, davvero, luogo di crescita e accoglienza per tutti."
I genitori di Anna
In foto Anna