Dott.ssa Serena Pallotti - Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Serena Pallotti - Psicologa Psicoterapeuta Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Dott.ssa Serena Pallotti - Psicologa Psicoterapeuta, Psicoterapeuta, Vicolo vecchio ospizio, 5, San Giuliano Terme.

Dr.ssa Serena Pallotti
Psicologa Psicoterapeuta

Disponibile per consulenze e psicoterapie individuali, di coppia e di famiglia
Valutazioni neuropsicologiche
Potenziamento e stimolazione cognitiva

02/04/2022
16/03/2022

Quando le mamme scelgono l'allattamento artificiale non lo fanno perché pensano che il latte materno non sia importante... lo fanno per due motivi principali:
- la stanchezza che provano nel post parto, momento in cui nascono come madri ma delle quali quasi nessuno si prende cura, fase in cui si fatica a stare in piedi ed il sonno diventa un miraggio
-le aspattive che incosciamente si percepiscono sulla maternità secondo le quali una madre brava è quella che non fa mai piangere il proprio bambino, che ne comprende subito i bisogni e che alla visita del pediatra la curva di crescita è nel percentile giusto.

Quando le mamme scelgono l'allattamento artificiale spesso sentono quasi una sconfitta e la domanda "allatti?" arriva come una sentenza sulla propria inadeguatezza

Promuovere l'allattamento al seno è fondamentale e forse non è necessario neppure spiegare i benefici dello stesso come alimento e come nutrimento della mente del bambino e come fertilizzante della relazione..

Terrorizzare le mamme con discorsi dei benefici sul sistema immunitario serve solo ad aumentare i sensi di colpa
Accusarla di essere impazienti e farle sentire il bisogno di riposo e di sonno come un peccato è distanziante e genera impotenza

Le mamme vanno informate e sostenute
Vanno accompagnate
Vanno incoraggiate all'idea che il pianto dei bambini è qualcosa di normale e sano
Che la loro stanchezza è normale ed è, soprattutto, lecita
Che hanno di fronte un essere umano con cui costruire una relazione giorno dopo giorno, sguardo dopo sguardo, contatto dopo contatto senza la pretesa di avere una sfera di cristallo e senza la rigida pretesa di non sbagliare perché è anche nell'errore che si apprende e si cresce.

Bisogna dire alle mamme che il post parto è un momento davvero difficile in cui si riferisce la propria autonomia e che quella dipendenza del bimbo è la base più sana ed importante per la futura indipendenza...

Bisogna dire alle mamme che le lavatrici possono attendere
Che va bene mangiare panini
Che va bene dormire a qualsiasi ora quando il piccolo riposa
Che non c è niente di male ad attaccarlo frequentemente perché non significa che non abbiamo dato o nutrito abbastanza ma, al contrario, che per quell'esserino piccolo e indifeso siamo tutto ciò di cui ha bisogno nei primi mesi di vita...

23/01/2022

Stiamo perdendo continuamente noi stessi
In funzione del rumore mentale e delle condizioni esterne. Ogni tanto dovremmo spegnere Radio Non-Stop Thinking (Pensare senza sosta), come la chiamava lui ironicamente, per riprendere il contatto con noi stessi, con i nostri pensieri, per essere consapevolmente presenti nella nostra vita senza permettere alla mente di divagare tra non elaborati del passato e angosce e aspettative del futuro.

Ho letto alcuni dei suoi libri e ne ho sempre apprezzato la semplicità, l’efficacia e la applicazione concreta e consiglio di leggere anche Il dono del silenzio.

Nel suo libro “La pace è a ogni passo” scrisse: .

Solo i grandi maestri hanno l’umiltà di imparare da tutto e da tutti.

Buon proseguimento Thich Nhat Hanh

25/11/2021
12/08/2021
Formazione a qualsiasi ora in qualsiasi posto!
22/02/2021

Formazione a qualsiasi ora in qualsiasi posto!

19/12/2020

La razionalità prende spazio, ci permette di inseguire il mito della sicurezza.
A quale prezzo?
Un'interessante intervista a Umberto Galimberti

4° Giornata Nazionale sulle Dipendenze Tecnologiche, GAP e sul CyberbullismoFormazione continua   .te
28/11/2020

4° Giornata Nazionale sulle Dipendenze Tecnologiche, GAP e sul Cyberbullismo

Formazione continua

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Grazie a voi di aver reso accessibili e fruibili questi strumenti, utili ad integrare la pratica clinica
15/11/2020

Grazie a voi di aver reso accessibili e fruibili questi strumenti, utili ad integrare la pratica clinica

⚡👏🏻 A tutti i professionisti che oggi si sono abilitati all'utilizzo dei software di IDEGO per la pratica clinica: grazie e complimenti.

🔥🚀 Orgogliosi di avere nuovi colleghi con i quali portare avanti la sfida dell'innovazione dei metodi e degli strumenti della Psicologia.

Formazione continua: "Masterclass di psicologia digitale"
14/11/2020

Formazione continua: "Masterclass di psicologia digitale"

Lo spostarsi della "norma", il silenzio e le relazioni.Buona lettura
30/03/2020

Lo spostarsi della "norma", il silenzio e le relazioni.
Buona lettura

Interessante riflessione del professor Cancrini sulla situazione che stiamo vivendo. Le reazioni, cosa ci possiamo aspettare, gli aspetti drammatici ma anche le opportunità

Intervista allo psichiatra Cancrini

«Questo è il tempo della cura, non dell’odio. Un tempo di ascolto e di dolore condiviso che fa bene a tutti, anche ai miei pazienti che coltivano dentro di sé le più terribili delle fantasie». La pandemia attraverso la lente del professor Luigi Cancrini, uno dei più grandi psichiatri italiani, è un’occasione di rigenerazione, «un’opportunità per scoprire vicinanza e solidarietà, ossia le risorse più importanti per vivere meglio». Ottantuno anni, un lungo lavoro al fianco di Franco Basaglia, negli anni Settanta ha fondato il Centro studi di terapia famigliare e relazionale che considera la sua casa professionale.

Professor Cancrini, stiamo sperimentando la solitudine, la paura, i morti, il dolore, la sospensione della libertà. Molti hanno accostato il disagio di oggi all’esperienza di una guerra.
«Io ho una memoria molto viva dei bombardamenti del 1943.
Abitavamo vicino a San Lorenzo, il quartiere romano raso al suolo dagli angloamericani, e ricordo molto bene il terrore, il rumore assordante degli aerei, la fuga nelle cantine. Ma si tratta di esperienze molto diverse».
Perché?
«La guerra è il tempo dell’odio. In guerra per sopravvivere si è costretti a uccidere l’altro, come recita la canzone di De André: Piero muore perché esita a sparare contro il nemico, e paga con la vita la sua premura verso l’avversario.
Invece questo di oggi è il tempo della vicinanza e della solidarietà.
Il nemico è esterno all’umanità e gli uomini sono costretti a unirsi per far fronte alla comune minaccia».
La paura ci fa scoprire la prossimità?
«Sì, succede quando il nemico è comune a tutti. Mi ha colpito lo slogan: resta a casa, così fai bene a te stesso e agli altri. L’idea che aiutando se stessi si aiuta l’altro mette in moto un movimento emotivo che fa crescere la solidarietà».
Un sentimento molto lontano dall’umore collettivo dell’Italia più recente, diagnosticata da diverse società psicoanalitiche come "psicopatica", "paranoica", "autoritaria" e "intollerante".
«Io userei termini diversi. Il nostro paese, come tutto l’Occidente, è malato di narcisismo: avendo a disposizione tutto, tendiamo a sentirci onnipotenti e allo stesso tempo sospettosi verso il prossimo, considerato una minaccia per i nostri beni.
L’esperienza del coronavirus ci mette di fronte al senso del limite – non possiamo avere tutto – e alla necessità di legami solidali: può essere il rimedio migliore per il nostro disturbo narcisista».
Ma in questi giorni lei ha avuto modo di riscontrare un cambiamento anche nei suoi pazienti?
«Mi colpisce la reazione di quelli con disturbi psicotici, capaci di elaborare le fantasie più terribili, proiettate all’esterno dal loro mondo interiore. Ora che questa figura minacciosa si sostanzia nell’immaginario di tutti, questi pazienti si sentono più "normali", uguali agli altri. E quindi stanno meglio».
L’eccezionalità mette in campo energie insperate?
«È un dato confermato dai manuali psichiatrici: molti malati gravi migliorano in tempo di guerra. E diminuiscono i suicidi, perché nel pericolo prevale l’istinto di sopravvivenza. Per la mente umana avere a che fare con un nemico interno è molto peggio che avere a che fare con un nemico esterno da cui ci si difende insieme agli altri».
Vale anche per chi soffre di tossicodipendenza?
«Sì, chi vi è soggetto tende a fuggire da un pesante senso di morte attraverso lo stordimento e l’atto del nascondersi alla realtà.
Quando bisogna stare in allerta per sconfiggere un nemico esterno, tutto questo viene meno».
Questi meccanismi reattivi scattano anche in chi non ha particolari patologie?
«Naturalmente. E viene potenziato quel sentimento di vicinanza di cui parlavo prima.
Finita l’emergenza, dovremmo sforzarci di mantenerlo intatto, nella consapevolezza che prossimità e solidarietà sono le risorse più importanti per vivere meglio. Temo invece che la coesione prodotta dall’eccezionalità possa ve**re meno con l’esaurirsi del virus. Ne vedo già i segni nella polemica politica ospitata da qualche talk show».
Qual è il consiglio del terapeuta per coltivare nella difficoltà la fiammella vitale?
«In psicoanalisi si dice che un buon terapeuta è quello che sa accogliere i tempi del silenzio. Nel silenzio si trasmettono le emozioni, il rispetto, le perplessità, i dubbi, anche i limiti della comunicazione attraverso le parole. In questo momento ciascuno di noi, nella propria casa, può sperimentare una costrizione al silenzio che potrebbe riportarci a un rapporto migliore con noi stessi, e con gli altri».
Lei sperimenta questa trasformazione anche sul piano personale?
«Sì. Anche se continuo a vedere i pazienti che hanno più necessità della relazione terapeutica, ho più tempo per me, per leggere i miei amati russi, per ascoltare musica classica e per suonare il pianoforte. Mi capita di guardare gli alberi dalla finestra, che è una cosa che non avevo mai fatto prima. E poi sogno moltissimo: ricordare i sogni è il segno del ritrovato rapporto con se stessi».
Superata l’emergenza sanitaria, la crisi economica e sociale sarà spaventosa. Non c’è il rischio di tornare a un individualismo ancora più agguerrito?
«Sì, certo, tutto dipenderà da come questa crisi sarà gestita: se in termini solidali o di sopraffazione.
Da uomo di sinistra, registro con tristezza che oggi in Europa i paesi forti rifiutano la solidarietà a quelli più deboli. E mi fa paura il modo in cui la grande speculazione agisce sulle borse».
Come tutti i traumi collettivi anche il coronavirus lascerà dei segni. Tra i simboli più crudeli di questa pandemia resterà la sfilata solitaria delle bare. Si muore da soli. E si è costretti ad assistere impotenti alla morte solitaria delle persone a cui si vuole bene.
«È un aspetto angoscioso e terribile, ma anche in questi passaggi si avverte una vicinanza e una condivisione collettiva a cui non eravamo più abituati. Certo, i rituali del lutto sono fondamentali per l’elaborazione della perdita. E l’impossibilità di piangere e di abbracciarsi insieme nel momento della sepoltura può lasciare ferite profonde. Molte delle patologie con cui mi confronto sono legate a lutti mai elaborati».
Torneremo ad abbracciarci e a baciarci con la spensierata allegria di prima o dentro di noi agiranno paure inconsapevoli?
«Torneremo a farlo anche con maggiore entusiasmo, rivalutando tutte quelle cose che davamo per scontate».
Lei ha definito questo del coronavirus il tempo della solidarietà e della cura. Ne sono simbolo i medici e gli operatori sanitari impegnati in prima linea.
«Freud diceva che la vocazione del medico era legata all’idea di curare i propri genitori. Io penso che in tante vocazioni delle professioni sanitarie ci sia un sentimento profondo di amore per il genere umano. Sono loro a guidare quella trasformazione della comunità alla quale oggi dobbiamo guardare: è il modo migliore per non cedere allo sconforto».

Indirizzo

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San Giuliano Terme
56017

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