Ambulatorio di Fisioterapia e Osteopatia a Bologna - Dr. Giora Sluzky

Ambulatorio di Fisioterapia e Osteopatia a Bologna - Dr. Giora Sluzky Trattamenti di fisioterapia e osteopatia, terapia fisica moderna e fisioestetica. Convenzione dirett

Se le case farmaceutiche ti guarissero, fallirebbero.Lo abbiamo visto in diretta mondiale con il “vaccino” anti-Covid.Un...
08/11/2025

Se le case farmaceutiche ti guarissero, fallirebbero.

Lo abbiamo visto in diretta mondiale con il “vaccino” anti-Covid.

Un prodotto venduto come soluzione definitiva, spacciato come salvezza universale, imposto come atto di responsabilità.

Eppure, dopo miliardi di dosi, campagne mediatiche e green pass, la realtà è sotto gli occhi di tutti: non ha fermato il contagio, non ha garantito immunità, e ha solo alimentato un’industria che prospera sulla paura.

Non era una cura, ma un abbonamento.

Un modello di business perfetto: cicli infiniti di richiami, varianti, dosi “aggiornate”.

La salute trasformata in un piano di sottoscrizione, dove il cliente è obbligato a tornare per sentirsi “protetto”.

Chi credeva nella soluzione definitiva si è ritrovato dentro un sistema che non guarisce, ma prolunga.

Un sistema che non punta a farti stare bene, ma a farti restare paziente.

La vera libertà inizia quando capisci che la salute non si compra — si costruisce.

Ogni giorno, con scelte consapevoli: alimentazione, sole, movimento, mente lucida e spirito critico.

✨ Nuova luce, nuova energia! ✨All’Ambulatorio VIVERESANO abbiamo deciso di fare un piccolo ma importante passo verso un ...
24/10/2025

✨ Nuova luce, nuova energia! ✨

All’Ambulatorio VIVERESANO abbiamo deciso di fare un piccolo ma importante passo verso un ambiente ancora più accogliente e confortevole: abbiamo sostituito i vecchi pannelli con nuovi LED a luce calda.

La luce calda non solo crea un’atmosfera rilassante per i nostri pazienti, ma valorizza anche gli spazi esterni, rendendoli più armoniosi e piacevoli.

🌿💡Per noi ogni dettaglio conta — anche l’illuminazione — perché la cura inizia dal benessere che si respira appena si entra.

📍Ambulatorio VIVERESANO – San Lazzaro di Savena

24/10/2025

✨ Nuova luce, nuova energia! ✨

All’Ambulatorio VIVERESANO abbiamo deciso di fare un piccolo ma importante passo verso un ambiente ancora più accogliente e confortevole: abbiamo sostituito i vecchi pannelli con nuovi LED a luce calda.

La luce calda non solo crea un’atmosfera rilassante per i nostri pazienti, ma valorizza anche gli spazi esterni, rendendoli più armoniosi e piacevoli.

🌿💡Per noi ogni dettaglio conta — anche l’illuminazione — perché la cura inizia dal benessere che si respira appena si entra.

📍Ambulatorio VIVERESANO – San Lazzaro di Savena

La Magnetoterapia: un Fantasma Terapeutico che Resiste al TempoLa magnetoterapia “tradizionale” continua a essere propos...
18/10/2025

La Magnetoterapia: un Fantasma Terapeutico che Resiste al Tempo

La magnetoterapia “tradizionale” continua a essere proposta in centinaia di ambulatori e prescritta da numerosi medici come trattamento fisioterapico per dolori articolari, tendiniti, artrosi, fratture e perfino neuropatie. Un rituale terapeutico dall’aspetto tecnologico, rassicurante per il paziente, ma che alla prova dei fatti scientifici e fisici si rivela una pratica priva di efficacia reale.

Di seguito analizziamo in modo dettagliato perché la magnetoterapia è, nella stragrande maggioranza dei casi, un placebo travestito da terapia, nonostante decenni di utilizzo.



📌 Le patologie per cui viene prescritta la magnetoterapia

Nei protocolli più diffusi negli ambulatori “all’antica”, la magnetoterapia viene abitualmente consigliata per:
• artrosi cervicale e lombare
• gonartrosi e coxartrosi
• epicondilite e tendiniti varie
• borsiti e infiammazioni periarticolari
• fratture o ritardi di consolidamento osseo
• dolori muscolari cronici
• neuropatie periferiche
• osteoporosi
• sindromi dolorose croniche aspecifiche

Spesso è abbinata ad altre terapie strumentali di pari inefficacia o bassa intensità. Viene presentata come trattamento “che migliora la circolazione”, “riduce l’infiammazione” o “favorisce la rigenerazione dei tessuti”.



🧲 L’argomento chiave: l’intensità del campo magnetico

La quasi totalità dei dispositivi in uso ambulatoriale lavora con campi magnetici statici o debolmente pulsati compresi tra 5 e 100 Gauss (0,5–10 mT).
Per capire quanto sia debole questo valore, basta confrontarlo con:
• 🌍 Campo magnetico terrestre: 0,25–0,65 Gauss
• 🧲 Calamita da frigo: 50–100 Gauss
• 💪 Magnete al neodimio: 2.000–10.000 Gauss
• 🧠 risonanza magnetica clinica: 15.000 Gauss (1,5 T)
• 🧠 Risonanza da ricerca: 70.000 Gauss (7 T)

👉 Se nemmeno 70.000 Gauss producono effetti fisiologici diretti sui tessuti umani, non esiste alcuna plausibilità fisica che 50 Gauss di magnetoterapia ambulatoriale possano avere un impatto terapeutico misurabile.



🧠 Perché i tessuti non rispondono ai campi magnetici statici
• Il corpo umano non è magnetico: i tessuti sono essenzialmente diamagnetici o debolmente paramagnetici.
• I globuli rossi contengono ferro, ma non ferro metallico: il ferro è legato chimicamente all’emoglobina e non è ferromagnetico.
• Nemmeno a 7 Tesla si registrano spostamenti cellulari o vascolari misurabili.
• Non vengono generate correnti indotte significative perché i campi sono statici o troppo deboli.
• Le forze idrodinamiche del sangue sono milioni di volte superiori alle forze magnetiche in gioco.

👉 Ecco perché una persona può sottoporsi a una risonanza magnetica da 7 Tesla senza che i globuli rossi, le cellule nervose o le ossa “sentano” assolutamente nulla. Se 70.000 Gauss non fanno nulla, è ridicolo pensare che 50 Gauss possano curare artrosi o tendiniti.



🧪 “Migliora la circolazione”? “Biostimola”? Favole da manuale commerciale

Per decenni la magnetoterapia è stata pubblicizzata con frasi vaghe e non verificabili:
• “stimola la microcircolazione”,
• “riattiva i processi riparativi”,
• “riduce l’infiammazione”.

👉 Nessuno di questi effetti è mai stato dimostrato in modo riproducibile in studi seri controllati.
Le meta-analisi cliniche indipendenti mostrano risultati sovrapponibili al placebo nella maggior parte delle patologie trattate.

Le uniche situazioni in cui si intravedono effetti marginali sono alcuni protocolli ortopedici per ritardi di consolidamento osseo, ma:
• richiedono apparecchiature di tutt’altra potenza e frequenza rispetto a quelle usate negli ambulatori standard,
• necessitano di cicli molto lunghi,
• hanno efficacia comunque modesta e controversa.



🧠 Effetto placebo ≠ effetto terapeutico

Il paziente spesso percepisce un beneficio soggettivo perché:
• si trova in un contesto “curativo”,
• vede e sente l’apparecchio,
• riceve attenzione,
• crede nella terapia.

Ma questo non significa che il trattamento agisca sui processi patologici. È un effetto psicologico, non biologico. Può far “sentire meglio”, ma non cura nulla.



🆚 Il confronto con le terapie fisiche realmente efficaci

Mentre la magnetoterapia classica è basata su campi statici debolissimi e meccanismi vaghi, esistono tecnologie con effetti concreti e documentati:
• neuromodulazione
• terapia a onde d’urto focali
• laserterapia ad alta potenza
• tecarterapia

Queste agiscono su:
• modulazione della trasmissione nervosa,
• aumento localizzato del metabolismo tissutale,
• miglioramento della vascolarizzazione,
• stimolazione meccanica e biofisica cellulare.

👉 Effetti misurabili, con parametri fisici coerenti e risultati clinici documentati.



📉 Perché la magnetoterapia sopravvive comunque
• Abitudine: molti studi e ambulatori la usano da decenni e non aggiornano le tecnologie.
• Costi bassi: le apparecchiature costano poco e richiedono poca formazione.
• Illusione di efficacia: il placebo funziona abbastanza da mantenere il business.
• Prescrizioni automatiche da parte di medici che non si occupano direttamente di fisioterapia moderna.



🛑 Conclusione (senza fronzoli)

La magnetoterapia a bassa intensità non ha alcun razionale fisico serio, non produce effetti terapeutici clinicamente rilevanti, e continua a essere usata solo per inerzia e suggestione.

È un trattamento obsoleto, da archiviare nei manuali di storia della fisioterapia, non nei protocolli moderni.
Continuare a proporla per artrosi, tendiniti o neuropatie non è medicina: è teatro terapeutico.



📌 Chi lavora con serietà in fisioterapia oggi punta su tecnologie realmente efficaci, basate su parametri fisici solidi e risultati documentati. Tutto il resto — compresa la magnetoterapia classica — appartiene al passato.

Il legame oscuro tra vaccino e tumori: lo studio coreano che riapre il dibattito*Se preferisci, puoi ascoltare l’articol...
08/10/2025

Il legame oscuro tra vaccino e tumori: lo studio coreano che riapre il dibattito*

Se preferisci, puoi ascoltare l’articolo letto dall’AI invece di leggerlo. Il link seguente sarà disponibile per un periodo di tempo limitato:

https://www.dropbox.com/scl/fi/f341jv6teajpay9udhuxf/Il_legame_oscuro_tra_vaccino_e_tumori_lo_studio_c.mp3?rlkey=7bf2vxuh22jb8se7d4zh41f8i&st=pm3tk9fz&dl=0

Da anni il tema degli effetti a lungo termine della vaccinazione anti-Covid divide il mondo scientifico. Ma ora arriva una ricerca imponente, condotta in Corea del Sud, che solleva interrogativi che non possono più essere ignorati.

Pubblicato su Biomarker Research nel 2025, lo studio firmato da Hong Jin Kim, Min-Ho Kim, Myeong Geun Choi e Eun Mi Chun analizza i dati di oltre otto milioni e quattrocentomila persone tra il 2021 e il 2023, ricavati dal database dell’Assicurazione Sanitaria Nazionale coreana.

L’obiettivo: capire se, a distanza di un anno dalla vaccinazione contro il COVID-19, esista un aumento di rischio nello sviluppo di tumori.

I risultati, freddi nei numeri ma dirompenti nelle implicazioni, mostrano che sì, una correlazione statistica esiste. E non marginale.

Il rischio di sviluppare sei tipi di tumore – tiroide, stomaco, colon-retto, polmone, mammella e prostata – risulta significativamente più alto nei vaccinati rispetto ai non vaccinati.

Per esempio, il rischio relativo per il tumore alla tiroide cresce del 35%, per quello gastrico del 34%, per il colon-retto del 28%, per il polmone del 53%, per la mammella del 20%, e per la prostata addirittura del 69%.

Numeri che impongono prudenza, certo, ma che pongono anche un dovere di indagine.

Il virus e il vaccino: due facce dello stesso enigma biologico.

Gli autori ricordano che SARS-CoV-2, come altri virus noti per la loro potenzialità oncogena – ad esempio il papilloma umano o l’Epstein-Barr – possiede caratteristiche biologiche in grado di alterare i processi cellulari.

Il suo effetto sul sistema renina-angiotensina, la capacità di indurre mutazioni e di innescare infiammazione cronica potrebbero, in teoria, creare un terreno favorevole alla trasformazione neoplastica.

Ma c’è un aspetto ancora più inquietante.

Poiché le proteine di superficie del virus, in particolare la spike, sono le stesse su cui si basano le tecnologie vaccinali – mRNA e cDNA – gli studiosi ipotizzano che anche la vaccinazione possa condividere parte di questi meccanismi biologici.

È un’ipotesi, non una condanna, ma lo studio mostra che la correlazione non può essere liquidata come fantasia complottista.

8 virgola 4 milioni di individui sotto la lente.

Per arrivare a queste conclusioni, il gruppo coreano ha esaminato i dati di quasi 8 e mezza milioni dei cittadini.

Attraverso una procedura statistica chiamata propensity score matching, che serve a rendere comparabili i gruppi, sono stati selezionati quasi 609 mila vaccinati e quasi 2 milioni e mezzo non vaccinati.

Tra i vaccinati, 356 mila non avevano ricevuto il richiamo e 712 mila sì.

L’osservazione è durata un anno, analizzando tutte le diagnosi oncologiche emerse nel periodo successivo alla vaccinazione.

Il risultato? Un aumento significativo del rischio di sei neoplasie – tiroide, stomaco, colon-retto, polmone, mammella e prostata – con valori di hazard ratio tra 1 virgola 20 e 1 virgola 69, tutti con intervalli di confidenza statisticamente solidi.

Le differenze tra vaccini.

Non tutti i vaccini hanno mostrato lo stesso comportamento.

I vaccini a DNA, cDNA, cioè DNA complementare che è un tipo di DNA sintetico che viene prodotto in laboratorio copiando un filamento di RNA messaggero, mRNA, tramite un enzima chiamato trascrittasi inversa.

In pratica:

l’RNA contiene le istruzioni per produrre una proteina, come la spike del SARS-CoV-2;

la trascrittasi inversa legge quelle istruzioni e le trasforma in DNA;

questo DNA complementare può poi essere inserito in un vettore virale o plasmidico per far produrre la proteina al corpo umano.

Nel linguaggio dei vaccini, quindi, i vaccini a cDNA, detti anche vaccini a DNA o DNA-based vaccines, non usano mRNA libero come Pfizer o Moderna, ma frammenti di DNA circolar, plasmidi, che, una volta iniettati, entrano nel nucleo delle cellule e vengono lì trascritti in mRNA endogeno.

Da quell’mRNA, la cellula sintetizza poi la proteina spike contro cui si genera la risposta immunitaria, si sono associati a un rischio maggiore per tumori alla tiroide, allo stomaco, al colon-retto, al polmone e alla prostata.

I vaccini a mRNA, come quelli di Pfizer e Moderna, risultano invece legati a un incremento per tiroide, colon-retto, polmone e mammella.

Chi ha ricevuto una vaccinazione eterologa, cioè combinando tipi diversi di vaccino, ha mostrato un aumento specifico nei tumori della tiroide e della mammella.

Anche il sesso ha influito.

Gli uomini vaccinati si sono rivelati più vulnerabili ai tumori gastrici e polmonari, mentre le donne hanno mostrato un’incidenza più alta di tumori tiroidei e colorettali.

L’età, infine, sembra giocare un ruolo determinante: sotto i 65 anni, il rischio più evidente riguarda tiroide e mammella; sopra i 75, domina invece il tumore alla prostata.

Il ruolo dei richiami.

L’analisi dei booster ha rivelato nuovi elementi.

In chi ha ricevuto dosi di richiamo, il rischio è aumentato in modo significativo per tumori gastrici e pancreatici, con un hazard ratio per il pancreas di 2 virgola 25, più che raddoppiato.

Inaspettatamente, è emersa una riduzione del rischio di leucemie, HR 0 virgola 56, mentre per la maggior parte delle altre neoplasie non sono state riscontrate variazioni rilevanti.

Gli autori spiegano che il richiamo è concepito per rafforzare la memoria immunitaria, ma ricordano che la protezione del vaccino tende a diminuire nel tempo, richiedendo nuove esposizioni all’antigene.

E proprio queste re-esposizioni ripetute potrebbero, in individui predisposti, alimentare fenomeni infiammatori cronici, una delle vie più note di innesco tumorale.

Un’associazione, non ancora una causa.

La conclusione dei ricercatori è prudente ma netta.

Lo studio non stabilisce un nesso causale diretto tra vaccino e insorgenza di tumori, ma mostra un’associazione epidemiologica robusta, differenziata per età, sesso e tipo di vaccino.

Secondo gli autori, sarà indispensabile proseguire con ricerche molecolari e cliniche per comprendere se l’aumento dei casi oncologici rifletta un effetto biologico reale o soltanto una coincidenza statistica.

Nel frattempo, suggeriscono, i clinici dovrebbero prestare particolare attenzione ai pazienti vaccinati, soprattutto in relazione al rischio di tumori gastrici, tiroidei e pancreatici, osservati con maggiore frequenza dopo i richiami.

Una domanda aperta alla comunità scientifica.

Questo studio non è una sentenza, ma una chiamata alla responsabilità.

Laddove la scienza ufficiale tende a minimizzare o derubricare certi dati come “rumore statistico”, i ricercatori coreani hanno avuto il coraggio di guardare oltre.

Con metodo, numeri e rigore, hanno mostrato che l’immunizzazione di massa può avere effetti complessi, non sempre prevedibili, e che la sicurezza vaccinale non può più essere valutata solo nel breve termine.

In definitiva, i dati parlano chiaro: nel campione osservato, entro un anno dalla vaccinazione contro il Covid-19, l’incidenza di sei tipi di cancro è aumentata in modo statisticamente significativo.

E anche se nessuno può dire oggi se la causa sia diretta o indiretta, il fatto che emerga un pattern coerente tra sesso, età e tipo di vaccino non può essere archiviato come casuale.

Il lavoro di Kim e dei suoi colleghi è destinato a riaccendere il dibattito.

Non tanto per negare la scienza, ma per restaurarla nel suo significato autentico: quello di porre domande scomode e cercare risposte oneste, anche quando disturbano le certezze costruite in fretta.

* Disclaimer: Questo articolo non è un contenuto originale. È stato tradotto dalla lingua originale per rendere le informazioni accessibili al pubblico italiano e poi rielaborato dalla nostra redazione, basandosi sul articolo pubblicato (un link all’articolo originale:https://biomarkerres.biomedcentral.com/counter/pdf/10.1186/s40364-025-00831-w.pdf ).

Quando l’arte contemporanea incontra la storia anticaA volte i luoghi e le esperienze si intrecciano in un filo invisibi...
24/09/2025

Quando l’arte contemporanea incontra la storia antica

A volte i luoghi e le esperienze si intrecciano in un filo invisibile. A Vietri sul Mare, cuore pulsante della ceramica artistica, ho scoperto la bottega di Lucia Carpentieri: uno spazio che sembra una galleria d’arte, dove ogni creazione racconta un ritmo visivo fatto di geometrie, illusioni ottiche e riflessi dorati.

Ho scelto un set di vasi che presto entreranno nel mio ambulatorio, sostituendo le vecchie orchidee artificiali. Saranno quattro, due nella sala d’attesa e due nello studio, e dialogheranno con i quadri d’acciaio già presenti. Non semplici complementi d’arredo, ma vere e proprie presenze, capaci di trasformare lo spazio in un luogo di armonia e suggestione.

Guardandoli, non ho potuto fare a meno di pensare ai mosaici di Pompei: quel pavimento che sembra vibrare, muoversi sotto lo sguardo, creato duemila anni fa e ancora oggi capace di stupire con la sua potenza grafica. C’è un legame sottile tra quell’antica arte illusionistica e le linee ipnotiche di Lucia Carpentieri: entrambe parlano di un’estetica che non invecchia, che sa attraversare i secoli.

Lucia ha il raro dono di trasformare la ceramica in un’esperienza: nelle sue mani l’argilla diventa ritmo, il colore diventa profondità, l’oro diventa luce. Le sue opere non si limitano a decorare: abitano lo spazio, lo arricchiscono, e al tempo stesso lo proiettano in una dimensione senza tempo.

Fra due mesi questi vasi entreranno a far parte del mio quotidiano, e sono certo che ogni giorno, nel vederli, ritroverò un frammento di Vietri, un’eco di Pompei e, soprattutto, il talento di un’artista che ha saputo unire tradizione e visione contemporanea.

https://www.facebook.com/share/1AAbjFeSxj/?mibextid=wwXIfr

31/08/2025

L’amara pillola cinese: dipendenza, geopolitica e rischio sanitario

La Cina non è più soltanto un gigante manifatturiero: è diventata la farmacia del pianeta. Il Dragone controlla oggi la produzione globale di principi attivi farmaceutici, antibiotici e molecole essenziali, imponendo di fatto un monopolio che non è solo economico, ma anche strategico e politico.

La farmacia del mondo, ma a che prezzo?

Dietro i numeri impressionanti — il 75% dei principi attivi e l’80% degli eterosidi prodotti in Cina, un investimento di 55 miliardi di euro in ricerca solo nel 2024, tre quarti dell’export mondiale farmaceutico — si nasconde una realtà inquietante: Europa e Stati Uniti non sono più autosufficienti.

Basta pensare a un’eventuale crisi diplomatica o commerciale: se Pechino decidesse di limitare le esportazioni, le farmacie europee si svuoterebbero in poche settimane. Senza la Cina mancherebbero antibiotici, antidolorifici, persino le banali vitamine. La pandemia da Covid lo aveva già mostrato con le mascherine; oggi il rischio riguarda farmaci salvavita.

Il collasso della strategia europea

Il Vecchio Continente, che un tempo guidava l’innovazione farmaceutica, ha abdicato al suo ruolo, soffocato da burocrazia, lentezza decisionale e scelte miopi. In media, in Europa servono 578 giorni per l’approvazione di un nuovo farmaco, contro i tempi molto più rapidi degli Stati Uniti. Intanto le aziende hanno delocalizzato in Asia le produzioni meno redditizie, consegnando a Pechino un vantaggio competitivo inscalfibile.

Non è solo un problema economico: è una questione di sicurezza nazionale. Come può l’Europa parlare di “autonomia strategica” se dipende da un unico Paese straniero per la fornitura dei medicinali di base?

Il ricatto del Dragone

Il monopolio cinese non è neutrale. Pechino lo sa e lo utilizza come arma geopolitica. Controllando antibiotici, analgesici e principi attivi, il regime di Xi Jinping può esercitare una pressione silenziosa ma devastante sulle economie occidentali. È una forma di ricatto moderno: non con carri armati o missili, ma con pillole e fiale.

Gli Stati Uniti hanno colto il pericolo e creato commissioni speciali per recuperare il terreno perduto. L’Europa, invece, continua a oscillare tra l’illusione del libero mercato e la paralisi burocratica, senza una vera strategia industriale.

L’Italia tra eccellenza e rischio marginalità

Il nostro Paese resta un polo importante: il 25% dei principi attivi europei viene prodotto in Italia e il surplus commerciale ha toccato i 21 miliardi nel 2024. Ma questo non basta. Senza una politica comune europea e senza investimenti mirati, anche l’Italia rischia di essere trascinata nel declino generale.

Come ha ammonito Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, “non possiamo vivere di rendita. La Cina corre, noi camminiamo”.

Una nuova guerra silenziosa

La dipendenza dai farmaci cinesi non è un tema tecnico, ma un fronte di guerra silenziosa. Chi controlla le medicine controlla la salute, la stabilità sociale, persino la capacità di resistere a emergenze sanitarie future. E oggi, questo potere, appartiene quasi interamente al Dragone.

I depositi di grasso viscerale accelerano l’invecchiamento cardiaco*Se preferisci, puoi ascoltare l’articolo letto dall’...
25/08/2025

I depositi di grasso viscerale accelerano l’invecchiamento cardiaco*

Se preferisci, puoi ascoltare l’articolo letto dall’AI invece di leggerlo. Il link seguente sarà disponibile per un periodo di tempo limitato:
https://www.dropbox.com/scl/fi/f4jqm5iteut4wbuqrs02v/I_depositi_di_grasso_viscerale_accelerano_l-invecc.mp3?rlkey=t3ybbtnffjr7g6n0hwo7ecd59&st=q2ck4u4s&dl=0

Un nuovo studio pubblicato sull’European Heart Journal ha identificato una connessione significativa tra i depositi di grasso viscerale — il grasso che si accumula in profondità attorno a organi come stomaco, intestino e fegato — e l’invecchiamento precoce del cuore.

A differenza del grasso sottocutaneo, quello viscerale non è visibile dall’esterno e può essere presente anche in persone normopeso. La ricerca condotta dal gruppo del professor Declan O’Regan (MRC Laboratory of Medical Sciences, Imperial College di Londra) mostra che questo grasso “nascosto” favorisce processi infiammatori sistemici che compromettono la funzionalità cardiaca, indipendentemente dallo stato di forma fisica apparente.



Metodologia dello studio

I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 21.000 partecipanti della UK Biobank, un ampio progetto di ricerca britannico.

• Attraverso la risonanza magnetica è stato possibile quantificare i depositi di grasso corporeo e valutare la struttura del cuore e dei vasi sanguigni.

• A ogni individuo è stata attribuita un’“età cardiaca”, definita in base ai segni di usura osservati nel sistema cardiovascolare.

L’analisi ha dimostrato che una maggiore quantità di grasso viscerale corrisponde a un’accelerazione del processo di invecchiamento cardiaco.



Risultati principali

• Infiammazione sistemica: gli esami del sangue hanno evidenziato che l’accumulo di grasso viscerale è associato a marcatori infiammatori elevati, noti per accelerare il danno tissutale e vascolare.

• Differenze di genere:

• Negli uomini, una distribuzione del grasso “a mela” (concentrata sull’addome) è risultata strettamente collegata a un cuore più “vecchio”.

• Nelle donne, la distribuzione “a pera” (grasso su fianchi e cosce) sembra avere un effetto protettivo, probabilmente grazie alla produzione di estrogeni, ormoni associati a un invecchiamento cardiaco più lento.

• Limiti del BMI: l’indice di massa corporea si è rivelato poco affidabile nel predire l’età cardiaca, confermando che non conta solo il peso totale, ma soprattutto dove il grasso si accumula.



Implicazioni cliniche

Lo studio sottolinea la necessità di valutazioni più accurate nella prevenzione cardiovascolare. Non basta controllare il peso corporeo: è cruciale misurare la quantità e la localizzazione del grasso.

Gli autori suggeriscono che una corretta gestione del grasso viscerale potrebbe diventare un obiettivo specifico per ridurre il rischio di malattie cardiache. In futuro, i ricercatori intendono esplorare se terapie dimagranti basate su farmaci come i GLP-1 agonisti (ad esempio Ozempic) possano avere un impatto diretto sulla riduzione del grasso viscerale e, di conseguenza, sull’invecchiamento cardiaco.



Messaggio per la popolazione

I risultati rafforzano l’importanza di uno stile di vita sano, che includa alimentazione equilibrata, attività fisica regolare e controlli medici mirati. Gli individui dovrebbero chiedere al proprio medico una valutazione del grasso viscerale e ricevere indicazioni personalizzate su come ridurne l’accumulo, anche in assenza di sovrappeso visibile.

* Disclaimer: Questo articolo non è un contenuto originale del giornale citato. È stato tradotto dalla lingua originale per rendere le informazioni accessibili al pubblico italiano e poi rielaborato dalla nostra redazione, basandosi sul articolo pubblicato dal suddetto giornale.

Lo svapo: la nuova trappola per ragazzi, dietro la facciata “salutista” del tabacco 2.0*Se preferisci, puoi ascoltare l’...
20/08/2025

Lo svapo: la nuova trappola per ragazzi, dietro la facciata “salutista” del tabacco 2.0*

Se preferisci, puoi ascoltare l’articolo letto dall’AI invece di leggerlo. Il link seguente sarà disponibile per un periodo di tempo limitato:
https://www.dropbox.com/scl/fi/23h0r21fbtn5p42rnmjs1/Lo_svapo_la_nuova_trappola_per_ragazzi-_dietro_la.mp3?rlkey=jhm70s5qsqeanynvethkce641&st=dii58s3g&dl=0

Il più ampio studio mai realizzato sullo svapo tra i giovani – condotto da ricercatori dell’Università di York e della London School of Hygiene and Tropical Medicine – ha demolito una volta per tutte la favola del “fumo innocuo”. I dati parlano chiaro: i ragazzi che svapano hanno tre volte più probabilità di diventare fumatori tradizionali, con tutte le conseguenze che questo comporta.

Ma non è solo questione di si*****te: il report, basato su 384 studi e 56 revisioni scientifiche, elenca un bollettino di guerra. Asma, bronchite, polmonite, riduzione della fertilità maschile, vertigini, mal di testa cronici. E ancora: depressione, ansia, persino pensieri suicidi. Un quadro che trasforma lo svapo da passatempo “trendy” a porta d’ingresso verso la dipendenza e la malattia.

Gli autori parlano di evidenze “coerenti e forti”, al punto da ipotizzare un rapporto causale. Tradotto: non è solo una coincidenza se i ragazzi che iniziano a svapare finiscono poi a fumare più e più si*****te. Il passaggio è sistematico, quasi programmato.

Non a caso, il governo britannico ha deciso nel giugno 2025 di mettere al bando le e-cig usa e getta in tutto il Regno Unito, nel tentativo di arginare un fenomeno ormai fuori controllo. Restano in commercio le ricaricabili, naturalmente quelle più redditizie per l’industria.

E qui arriva la contraddizione. Da un lato, i ricercatori invocano misure drastiche di sanità pubblica, ricordando che il marketing verso i minori è “sempre inaccettabile”. Dall’altro, i colossi del tabacco – gli stessi che controllano il mercato dello svapo – provano a ripulirsi l’immagine. British American To***co, con un candore disarmante, sostiene che non esistono prove solide sul ruolo di “porta d’ingresso” e che, anzi, lo svapo avrebbe aiutato milioni di adulti a smettere di fumare. Peccato che lo stesso studio dimostri l’opposto: lo svapo non spezza il legame con la nicotina, lo cementa.

Insomma, dietro le nuvolette colorate e aromatizzate al mango, c’è il solito copione: una generazione di adolescenti trasformata in clientela a lungo termine. Un business miliardario che si alimenta di dipendenze, mascherato da “alternativa salutare”.

* Disclaimer: Questo articolo non è un contenuto originale del giornale citato. È stato tradotto dalla lingua originale per rendere le informazioni accessibili al pubblico italiano e poi rielaborato dalla nostra redazione, basandosi sul articolo pubblicato dal suddetto giornale.

Mangiare meno cibi ultraprocessati può raddoppiare la perdita di peso*Se preferisci, puoi ascoltare l’articolo letto dal...
06/08/2025

Mangiare meno cibi ultraprocessati può raddoppiare la perdita di peso*

Se preferisci, puoi ascoltare l’articolo letto dall’AI invece di leggerlo. Il link seguente sarà disponibile per un periodo di tempo limitato:
https://www.dropbox.com/scl/fi/9yei96smdt6sh56zzqxgt/Mangiare_meno_cibi_ultraprocessati_pu-_raddoppiare.mp3?rlkey=xq3tudsbl9ds2mxa3fii3lnm4&st=6w91ckjp&dl=0

Una nuova ricerca clinica ha dimostrato che le persone perdono il doppio del peso quando seguono un’alimentazione basata su cibi minimamente processati, rispetto a una dieta ultraprocessata, anche se entrambe le diete rispettano le stesse linee guida nutrizionali .

Dettagli dello studio

• Il trial ha coinvolto 55 adulti con obesità, per un totale di 8 settimane per ciascuna dieta, con un intervallo di 4 settimane intermedie. Ogni partecipante ha seguito entrambe le diete in sequenza.
• Le pietanze erano consegnate a domicilio, e i partecipanti potevano mangiare liberamente, senza restrizioni sulle calorie  .
• Una dieta era composta da piatti ultraprocessati (es. barrette, lasagne pronte), l’altra da cibi fatti in casa (es. spaghetti al ragù, avena con latte e frutta).

Risultati principali

• Chi ha consumato cibi minimamente processati ha perso in media il 2% del peso corporeo, contro l’1% di chi seguiva la dieta ultraprocessata.
• Il gruppo MPF (minimamente processato) ha ridotto naturalmente l’apporto calorico, assumendo circa 290 kcal al giorno in meno, mentre il gruppo UPF ne ha assunte circa 120 kcal al giorno in meno.
• I partecipanti che consumavano cibi MPF hanno segnalato meno desiderio di cibo e hanno perso una quantità significativamente maggiore di massa grassa.

Gli autori sottolineano che se questi risultati fossero mantenuti su un anno, si potrebbe stimare una riduzione di peso fino al 13% per gli uomini e circa il 9% per le donne con i cibi MPF, rispetto a una riduzione del 4–5% con una dieta ultraprocessata.

Interpretazioni e contesto

• Nonostante le diete fossero equivalenti dal punto di vista nutrizionale (proteine, fibre, zuccheri, grassi, sali, frutta e verdura secondo le linee guida nazionali), il solo livello di processamento alimentare ha avuto un impatto sull’efficacia della perdita di peso  .
• I cibi ultraprocessati tendono ad avere una densità calorica più alta, consistenze più facilmente ingeribili e indurre un minore senso di sazietà, favorendo così un consumo maggiore.
• Non tutti concordano sui meccanismi: alcuni esperti sostengono che l’importante non sia tanto il processo, ma la composizione nutrizionale, e che la differenza emerga solo perché spontaneamente si mangia meno con i cibi fatti in casa.

Nel complesso, si tratta del primo studio clinico in condizioni quotidiane (non in laboratorio) che dimostra chiaramente: mangiare cibi minimamente processati aiuta a perdere più peso rispetto agli ultraprocessati, anche quando le componenti nutrizionali sono le stesse.

Conclusione

Scegliere alimenti freschi e poco elaborati, cucinati in casa, può migliorare significativamente la perdita di peso, grazie a una maggiore riduzione spontanea delle calorie, un senso di sazietà più elevato e minori desideri di cibo. Questi risultati mettono in luce il ruolo del contesto alimentare e della struttura del cibo, oltre al solo conteggio calorico o nutrienti.

* Disclaimer: Questo articolo non è un contenuto originale del giornale citato. È stato tradotto dalla lingua originale per rendere le informazioni accessibili al pubblico italiano e poi rielaborato dalla nostra redazione, basandosi sul articolo pubblicato dal suddetto giornale.

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