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19/07/2024
08/06/2024

MOLTA FOLLA, MOLTA SOLITUDINE

9 giugno 24

Marco 3,20-35

Da sud, arriva per il giovane rabbi una commissione d’inchiesta, con i primi teologi dell’istituzione religiosa pronti ad accusarlo.
Dal nord scendono invece i suoi, per riportarselo a casa.
Sembra una manovra a tenaglia contro quel maestro fuori legge.
Non s’è mai visto in Israele un rabbino che cammina sempre, sempre in giro, con la strada come casa e aula scolastica, seguito da una carovana colorata di uomini e donne.

I dottori della legge arrivano a Cafarnao da Sud e da Ovest, per metterlo in riga, lui che ha fatto di dodici ragazzi il suo esercito, di una parola che guarisce, la sua arma.
E sentenziano che Gesù è figlio del diavolo, marchiato di scomunica.
Eppure la pedagogia del maestro incanta sempre: invece di offendersi, come avrei fatto io, dice Marco “ ma egli li chiamò”, chiama vicino quelli che l’hanno giudicato da lontano, e parla con loro. Gesù ha dei nemici, ma non è nemico di nessuno. Lui è l’amico della vita.

Sua madre e i suoi fratelli, da fuori mandarono a chiamarlo.
Il vangelo di Marco, concreto e asciutto, ci rimette con i piedi per terra, dopo le ultime grandi feste che ci hanno fatto volare alto.
Si riparte dalla casa, dal basso, dai problemi: il Vangelo non nasconde che durante il suo ministero pubblico le relazioni di Gesù con la madre e la famiglia siano segnate da contrasti e distanza.
E alla loro chiamata Gesù risponde, ma solo a quelli seduti attorno a lui: Chi sono i miei fratelli e le mie sorelle? Quelli la fuori? Che si vergognano di me? Del matto di casa?

Particolare drammatico, sembra una canzonatura: c’è tua madre!
E io credo che qui Marco riferisca uno dei momenti più dolorosi della vita di Maria, che si sente dire dal figlio: chi è mia madre?
Un disconoscimento. L’unica volta che Maria appare nel vangelo di Marco è qui (e non ne riporta il nome se non in una menzione indiretta nelle parole dei nazareni: “non è costui il figlio di Maria?”), ed è l’immagine di una madre e di un figlio distanti, ognuno immerso nel proprio dolore.
Anche Maria, come noi, ha dovuto cercare e faticare, affrontare dubbi e parole dure.

Chi fa la volontà del Padre, questi è per me madre, sorella, fratello.
La volontà del Padre è semplice: vuole che sorga un mondo fatto di coraggio, libertà e amore, di fratelli tutti.

Assediato, Gesù non si arrende, si oppone a ciò che è mediocre! Non si ferma, non torna indietro.
Lo immagino: molta folla e molta solitudine.
Ma dove passa lui, fiorisce un sogno di maternità, sorellanza e fraternità nel quale ci invita a entrare.
Un sogno che forse abbiamo spezzato mille volte, ma di cui non ci è concesso stancarci.

https://blog.smariadelcengio.it/

25/05/2024
20/03/2024

Domenica delle Palme - 24 marzo 24

L’ABBANDONATO S’ABBANDONA

Mc 14,1-15,47

Ecco l’uomo! Appare al balcone dell’universo il volto di Gesù intriso di sangue.
Il dolore sotto cui vacilla è quello di tutti noi, lungo le strade contorte della vita, nei sentieri indifesi della storia dell’uomo.
Eccolo, il Figlio di Dio!
Ciò che vediamo non è lo splendore dell’onnipotente, ma il patire di un Dio appassionato. «Dio prima patì e poi si incarnò. Caritas est passio. L’amore è passione e patimento » (Origene). «E chi ama di più si prepari a patire di più» (sant’Agostino).
Un patire che vedo in Lui e nelle donne che osservano da lontano, primo nucleo di timida Chiesa nascente. Guardano Gesù con lo stesso sguardo appassionato con cui Dio guarda l’uomo. Solo fra le donne Gesù non ha avuto nemici.
La Chiesa nasce dalla contemplazione del Dio crocifisso. «A farci cristiani non sono i riti, ma il partecipare alla sofferenza di Dio» (Dietrich Bonhoeffer).

L'ha capito, insieme con loro, un soldato esperto di morte: “costui era figlio di Dio”.
Cosa ha visto in quella morte di così diverso? Non dei prodigi, non l’annuncio della risurrezione.
L’esperto di morte, in quella morte diversa, ha visto Dio.

Un Dio capovolto, che non sacrifica nessuno, sacrifica se stesso, non spezza nessuno, spezza se stesso.
Ha visto che il cuore della passione del Nazareno era una passione per Dio e per l’uomo.
Morire così è cosa solo da Dio, la sua rivelazione.

“Scendi dalla croce!” gridavano. Ma se scende, non è più il nostro Dio, torna a prevalere la solita logica umana che fa vincere il più forte.
E il soldato invece vede oltre; capisce che solo Dio non scende dal legno, che solo Lui si consegna alla Notte passando dall’abbandono “di” Dio («perché mi hai abbandonato?») all’abbandono “a” Dio («nelle tue mani...»), rappresentandoci tutti nei nostri dolori.

Vede il supremo potere che si disarma, dando vita e perdono a chi dà la morte, vede la violenza annullata perché presa su di sé.
Ha visto che questa nostra storia partorisce un’altra storia; che questo mondo porta un altro mondo nel grembo.

Io so che non capirò mai la croce, l’uomo non regge questo amore troppo limpido; ma Dio non è venuto perché lo capissimo, ma perché ci aggrappassimo a Lui, alla sua croce, lasciandoci sollevare in alto, nella risurrezione.
La fede è abbandonarsi all’abbandonato amore.

E noi qui, disorientati e stupiti come le donne, come il centurione, noi sentiamo che nella Croce c'è attrazione, c'è mistero, c’è seduzione e bellezza.
La suprema bellezza della storia è quella accaduta fuori Gerusalemme, su quella piccola collina, dove il Figlio del Dio infinito si lascia inchiodare a un pezzo di legno, grande appena quanto basta per morirvi.
Come è stato per le donne, anche la mia fede poggia salda sulle mura più forti del mondo: un atto d'amore perfetto.

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19/11/2022

CRISTO RE - 20 novembre

TI PORTO CON ME

Lc 23,35-43

Cristo re dell'universo, proclama la liturgia.
Ma dov'è il suo regno, dov'è mai la terra come Lui la sogna, la nuova architettura del mondo e dei rapporti umani?
E soprattutto, che Dio è questo che lascia morire il suo Messia?

Nell’ultima domenica al suo vangelo dedicata, Luca ci guida verso il tesoro della regalità nel luogo più inadatto, nel piccolo spazio della croce.
Il crocifisso è signore appena di quel poco di legno e terra che basta per morire, dove un malfattore, appeso come lui, gli chiede solo di non essere dimenticato, e Gesù invece lo prende con sé.
In quel bandito egli raggiunge tutti noi, consacrando la dignità di ognuno nella sua decadenza, nel suo limite più basso. L'uomo è sempre amabile per Dio. Proprio di Dio è amare perfino l'inamabile.

Non ha meriti da vantare il ladro. Non sa che Dio non si merita, si accoglie. Non sa che la sua giustizia va ben oltre le buone o le cattive azioni. Ai suoi occhi appare un re giustiziato con una derisoria corona di spine, ma che muore amando ostinatamente; un re che si può perfino rifiutare, e il ladro dal cuore buono ne intuisce lo sguardo posato per sempre su di noi, anche da lontano.
E gli si accostavano per dargli da bere aceto.
Il vino nella Bibbia è simbolo d'amore, l'aceto è il suo contrario, il simbolo dell'odio. Tutti lì attorno odiano quell'uomo, lo deridono. Di cosa hanno bisogno questi che uccidono? Di una condanna più severa, della pena di morte? No, hanno bisogno di un supplemento d'amore. E Dio si mette in gioco.
Il malfattore intuisce in quel cuore pulito il primo passo di una storia diversa, intravede un altro modo di essere uomini e l'annuncio di un mondo capace di perdono, di giustizia vera, di pace.

Costui non ha fatto nulla di male! Bella definizione di Gesù, nitida, semplice e perfetta: niente di male, per nessuno, mai, solo bene, tutto bene. Che si preoccupa fino all'ultimo non di sé ma di chi gli muore accanto e gli si aggrappa: ricordati di me quando sarai nel tuo regno d’amore. In questo tuo regno pensami.
E Gesù non solo si ricorda, fa molto di più: lo porta con sé.

Ricordati di me, prega il morente. Sarai con me, risponde l'amante. Ricordati di me, prega la paura. Sarai con me in un abbraccio, risponde il forte. Solo ricordati e mi basterà, prega l'ultima vita. Con me, oggi, in un paradiso di luce, risponde il datore di vita.
Venga il tuo regno, noi preghiamo, e sia più intenso delle lacrime, più bello dei sogni di chi visse e morì per costruirlo.

Il regno di Dio verrà quando sorgerà un ostinato amore, che avanzando dalle periferie della storia arriverà ad abitare le città degli uomini. Solo questo trasformerà la nostra cronaca amara in storia finalmente umana.

Regale ed eterno è davvero solo questo amore che si inabissa, rassicurante amore, disarmato amore.

Info https://blog.smariadelcengio.it/

12/11/2022

Domenica 13 novembre

LA BEATITUDINE DEGLI OPPOSITORI

Lc 21,5-19

Dov'è la buona notizia su Dio e sull'uomo in questo Vangelo di catastrofi, in questo balenare di spade e di pianeti che cadono?
Siamo sopra il crinale ripido della storia: da un lato il versante oscuro della violenza, il cuore di tenebra che distrugge; dall'altro versante la tenerezza che salva, terra di pace dove “neppure un capello” andrà perduto.

Un Vangelo così denso non anticipa le cose ultime, svela il senso ultimo delle cose.
Dopo ogni crisi ecco un punto di rottura, un tornante che apre una breccia di speranza.
Verranno guerre e attentati, rivoluzioni e disinganni brucianti, ansie e paure. Sarete traditi da chi amate di più, ma voi alzate il capo e risollevatevi.

Ma voi... bellissimo questo «ma»: una disgiunzione, una resistenza a ciò che incombe oggi nel mondo. Ma voi, voi alzatevi: agite, non rassegnatevi, non omologatevi, non arrendetevi.
È la beatitudine degli oppositori.

Ringrazio il mio Signore, perché nel caos della storia il suo sguardo è fisso su di me, custode memore di ogni mio frammento.
E nulla di me è troppo piccolo, per lui. È l'infinita cura di Dio per l'infinitamente fragile, amante anche di un solo unico capello del mio capo.
Cosa c'è più affidabile di un Dio che si perde a contarti i capelli in capo? Che ama l'uomo nella sua interezza, uno solo dei capelli e tutto il suo mistero?

Dentro a tutto questo Gesù ci indica come camminare: con perseveranza. «Nella perseveranza salverete le vostre anime», vale a dire salverete le vostre vite.
La vita si salva non nel disimpegno, ma nel tenace, umile, quotidiano lavoro che si prende cura della terra e delle sue ferite. Senza cedere allo scoraggiamento né alle seduzioni dei falsi profeti.
Restare saldi nella perseveranza poiché il cristiano non evade, non si toglie, sta in mezzo al mondo e alle sue piaghe, prendendosene cura. Vicino alle croci non per caso, se capita, fortuitamente, ma nella perseveranza della vita, che sarà salva.

Ogni volta che vai fino in fondo a un'idea, a una intuizione, a un servizio sfoci nella verità della vita. Ogni atto umano perseverante nel tempo, si avvicina all'assoluto di Dio.
Cadono molti punti di riferimento, ogni giorno di più, ma questo mondo ne porta un altro nel grembo, come in una danza felice. Per ogni mondo che ogni giorno muore, ce n’è uno nuovo che ogni giorno rinasce.

La violenza alla fine si autodistruggerà. Noi lo crediamo. Ciò che deve restare inciso negli occhi del cuore è l'ultima riga di questo vangelo: risollevatevi, perché la vostra liberazione è vicina.

Che cosa posso fare? Usare la tattica del contadino. Rispondere alla grandine piantando nuovi frutteti, per ogni raccolto di oggi perduto impegnarmi a prepararne uno nuovo per domani. Seminare, piantare, attendere, perseverare vegliando su ogni germoglio di vita che, inarrestabile, nasce.

Info https://blog.smariadelcengio.it/

https://youtu.be/20cHZ4M_Nbo
05/11/2019

https://youtu.be/20cHZ4M_Nbo

In this video find out more about the Virtual Articulator new module: • Setting of articulator parameters based on patient’s facial features • Simulation of ...

EGS NEWS: DS Mizar
24/10/2019

EGS NEWS: DS Mizar

DS Mizar is the combination of technology and design. The first of a new series of 3D scanners that provides a workstation capable of handling any articulato...

Indirizzo

Via Caselle 76
San Lazzaro Di Savena
40068

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 13:00
15:00 - 19:00
Martedì 08:00 - 13:00
15:00 - 19:00
Mercoledì 08:00 - 13:00
15:00 - 19:00
Giovedì 08:00 - 13:00
15:00 - 19:00
Venerdì 08:00 - 13:00
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