17/01/2026
Caregiver familiari: questo non è riconoscimento, è un ricatto di Stato 🤬
Il nuovo disegno di legge sui caregiver familiari non è una riforma, ma un calcolo contabile che ignora la realtà e umilia migliaia di famiglie. È uno schiaffo in faccia a chi vive, ogni singolo giorno, l'emergenza della disabilità.
Il Governo ha fissato paletti che sembrano studiati per escludere, non per aiutare. Chiedere 91 ore di assistenza certificata a settimana significa pretendere che una persona lavori per 13 ore al giorno, 7 giorni su 7.
In Italia, nessun contratto di lavoro permetterebbe turni simili: sarebbero considerati sfruttamento. Per lo Stato, invece, questo è il "requisito minimo". È un paradosso crudele: devi essere annientato fisicamente e privato di ogni vita personale per avere diritto a un aiuto.
Mettere sul piatto un contributo di 400 euro al mese — vincolato a un ISEE bassissimo, sotto i 15.000 euro — non è sostegno. È elemosina.
Un caregiver è, contemporaneamente, infermiere, assistente, amministratore e sostegno psicologico h24. Sostituire queste figure professionali costerebbe allo Stato migliaia di euro al mese. Offrirne 400 significa quantificare il sacrificio umano come qualcosa di nullo.
Perché le istituzioni si comportano così? Perché il caregiver è l’ammortizzatore sociale perfetto: non sciopera e non abbandona il proprio caro. Lo Stato risparmia miliardi delegando tutto alle famiglie, ma nega tutele fondamentali — come contributi pensionistici dignitosi o il diritto al riposo — perché "costano troppo".
Non è più accettabile. Trattare la cura come un "fatto privato" significa relegare i caregiver a cittadini di serie B. Riconoscere un caregiver significa dargli dignità e diritti, non un bonus una tantum. Tutto il resto è solo una messinscena sulla pelle di chi soffre.