03/03/2026
RAI Radio3 - "Terza Pagina " del 3 Marzo 2026 - Conduce Edoardo Camurri.
Il labirinto della Mente e Inland Empire di David Lynch.
"Ma adesso è arrivato il momento di inoltrarci davvero in un labirinto, nell'unico grande labirinto che c'è. Cioè il labirinto della mente.
Tutta la realtà dentro cui noi siamo immersi, nella quale ci perdiamo, esiste perché c'è la mente. La nostra mente che la vive e la percepisce, le dà forma e quindi è la sola fonte dell'elemento labirintico.
Questa premessa perché oggi su Doppiozero, punto com, troviamo un articolo davvero molto bello di Marco Rovelli dedicato al labirinto della mente così come lo ha raccontato, lo ha espresso David Lynch nel suo capolavoro, nel suo ultimo capolavoro Inland Empire, vent'anni dopo. l'Impero della mente.
Ed è In questo articolo Marco Rovelli riesce davvero a guidarci all'interno di questo, di questo di questo labirinto nel mostrare come questo film tentasse in maniera molto efficace di rappresentare il potere della mente, di creare realtà labirintiche. Dopo vent'anni dall'uscita di Inland Empire di David Lynch.
Fra l'altro, ricordiamolo, è morto un po più di un anno fa. Era morto, mi pare il 16 gennaio dell'anno scorso e che appunto Inland Empire, il primo film girato in digitale, tornato nelle sale in una nuova edizione dopo il restauro in 4K realizzato dalla Cineteca di Bologna appunto.
Restauro approvato dallo stesso Lynch e fu il suo ultimo gesto di regista prima della morte, per dare un nuovo compimento al suo ultimo film che fra l'altro vinse la Palma d'Oro a Cannes.
Ricordo che lo vidi in una sala a Roma scrive Marco Rovelli su Doppiozero C'era un pubblico non esiguo, ma ben meno della metà Arrivò a vederlo tutto nell'Impero della mente.
Lo spettatore si smarrisce, resta senza direzione, non trova un plot, una trama, un senso e se ne va. E questa è un'esperienza che è successa davvero a molti spettatori, a molti spettatrici che hanno guardato al cinema Inland Empire.
E giustamente poi Marco Rovelli su Doppiozero ricorda quella che è la chiave più forte per entrare nel labirinto di David Lynch.
Dal '73 Lynch si è dedicato totalmente alla pratica della Meditazione Trascendentale fondata da Maharishi Mahesh e radicata nella tradizione dell'Advaita Vedanta e il Vedanta non duale. La più influente delle scuole filosofiche dei Vedanta, di cui un grande maestro, un grande filosofo come Shankara, è stato il pensatore più importante e nella cui tradizione, per l'appunto, si pone Maharishi Mahesh.
In una delle prime proiezioni di Inland Empire, David Lynch introdusse il film al pubblico in sala, con una citazione tratta dalle Upanishad, che è uno dei grandi testi sacri della tradizione vedica e poi molto importante per la parte della tradizione dell'Advaita Vedanta che, come ricorda Marco Rovelli, è quella tradizione non dualistica che pone tutta la realtà che c'è all'interno della mente come manifestazione e danza di Shiva attraverso la potenza di Maya dell'illusione, della magia.
Ma insomma, Lynch introdusse il film al pubblico con queste parole delle Upanishad Siamo come il ragno tessiamo la nostra vita e poi ci muoviamo in essa. Siamo come il sognatore che sogna e poi vive nel sogno. Questo vale per l'intero universo.
Crediamo quindi alla proiezione, al sogno che noi facciamo e rimaniamo imbrigliati all'interno di questo stesso sogno di cui noi siamo gli autori.
l'Universo è il sogno di una mente. Ogni mente produce il proprio sogno. Continua a scrivere Rovelli su doppiozero.com che si trama con gli altri. E questo sognare della molteplicità è esso stesso il sogno in atto della mente che sogna il tutto sognando se stesso.
Bellissimo! Il mondo che percepiamo nella successione temporale è il mondo che la nostra mente crea e liberarsi significa uscire dal sogno soggettivo prodotto dall'apparenza di una separazione tra enti molteplici e accedere alla consapevolezza di essere materia sognata da un'unica mente.
Ecco questo come dire, molto giustamente individua Marco Rovelli come il punto del grande labirinto di Inland Empire. Che poi, nell'ambizione artistica di David Lynch è il labirinto di tutto ciò che c'è.
C'è una corrispondenza profonda. Prima parlavamo di cartografia, No. Quasi una cartografia, uno a uno tra Island Empire e tutto ciò che c'è. Il testo prosegue con tantissime, tantissime riflessioni che sono molto legate al pensiero non dualistico indiano. Eh Entra dentro alcuni aspetti del film ricordando che il film è anche non soltanto la manifestazione cartografica uno a uno di tutto ciò che c'è, ma è anche un invito, una pratica, una possibilità di liberarsi. Da tutto questo si passa attraverso la liberazione da tutto questo, affrontando innanzitutto le paure e la sofferenza che la paura manifesta e che crea, riconoscendo che tutto ciò che accade è prodotto della nostra mente e del grande gioco di Shiva.
Ma insomma, vi segnalo questo bellissimo articolo di Marco Rovelli su doppiozero.com, che ci ha fatto davvero entrare fino in fondo nel labirinto."