Meditazione Trascendentale Abruzzo-Molise-Puglia

Meditazione Trascendentale Abruzzo-Molise-Puglia La Meditazione come ricerca di se stessi, come sperimentazione del campo di pura coscienza alla base di Tutto. Meditazione è illuminazione dell'umanità!

Akshaya Tritiya, The Day of Lasting Achievements(Akshaya Tritiya, il Giorno dei Successi Duraturi)The global celebration...
19/04/2026

Akshaya Tritiya, The Day of Lasting Achievements
(Akshaya Tritiya, il Giorno dei Successi Duraturi)
The global celebration will be broadcast on the Maharishi Channel starting with Rashtra Geet at 09.55 CEST (Netherlands time) and concluding with the raising of the Flag of Invincibility in countries around the world.

Maharishi held Akshaya Tritiya, the Day of Lasting Achievements, to be one of the most important days in the Vedic Calendar. According to the Vedic texts, this was the day when the ancient Rishis (sages) performed the first Yagya. This event also marked the beginning of a time when people lived happily in tune with Natural Law.

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La celebrazione globale sarà trasmessa sul Maharishi Channel a partire dalle 09:55 CEST (ora dei Paesi Bassi) con il Rashtra Geet e si concluderà con l'alzabandiera della Bandiera dell'Invincibilità in tutti i paesi del mondo.

Maharishi considerava Akshaya Tritiya, il Giorno dei Risultati Duraturi, uno dei giorni più importanti del calendario vedico. Secondo i testi vedici, questo fu il giorno in cui gli antichi Rishi (saggi) celebrarono il primo Yagya. Questo evento segnò anche l'inizio di un'epoca in cui le persone vivevano felicemente in armonia con la Legge Naturale.

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05/04/2026

"VASUDAIVA KUTUMBAKAM" - "IL MONDO E' LA MIA FAMIGLIA"
Carissimi, vi auguro una Buona Pasqua di Resurrezione, salute, gioia, felicità e che il vostro desiderio di un mondo migliore e in pace si realizzi, perché come dicono i Veda "Vasudaiva Kutumbakam”: “Il Mondo è la mia Famiglia". Siamo tutti interconnessi e speriamo che l’amore sublime che dimora nei cuori di tutti venga ravvivato e vissuto nella sua pienezza divina.

“Il deposito di tutta la saggezza e creatività e pace e felicità è lì. Il cervello dell'uomo è dotato di quella capacità...
05/04/2026

“Il deposito di tutta la saggezza e creatività e pace e felicità è lì. Il cervello dell'uomo è dotato di quella capacità di sperimentare la Beatitudine assoluta, la Felicità assoluta, la Pace assoluta, la Creatività assoluta, la Saggezza assoluta. L'assoluto Campo della Vita potrebbe essere scandagliato, sperimentato e vissuto costantemente dall'uomo. Questa è la capacità, e questa è la Natura misericordiosa dell'Onnipotente…La Coscienza di Beatitudine Assoluta, essendo la sorgente della creazione, permea l'intero campo della creazione, quale verità fondamentale dell'esistenza. E l'uomo ha la capacità di sperimentarla direttamente, ha la capacità di stabilirsi in quel campo dell'Assoluto, e allo stesso tempo continuare ad operare nel campo della relatività.”
- Maharishi

“Solo lo sviluppo spirituale dei membri della famiglia delle nazioni può garantire la pace costante nel mondo"  Maharish...
05/04/2026

“Solo lo sviluppo spirituale dei membri della famiglia delle nazioni può garantire la pace costante nel mondo"
Maharishi 1957

“Abbandonandosi  a Durgāmbā (Madre Durgā, Madre Divina) è un fenomeno che porta la nostra coscienza a quel livello di un...
30/03/2026

“Abbandonandosi a Durgāmbā (Madre Durgā, Madre Divina) è un fenomeno che porta la nostra coscienza a quel livello di unione in cui il manifesto e l'inmanifesto, entrambi i valori, vengono compresi.” Anyonyabhav, lo chiamiamo Anyonyabhav.

Anyonyabhav –il campo di tutte le possibilità, il campo vibrante di tutte le possibilità. Questo è l’abbandono e il processo di abbandono che conosciamo attraverso la nostra pratica della Meditazione Trascendentale. Il processo di liberazione è un sistema automatico in cui gli impulsi più grossolani dei nostri sentimenti si stabilizzano su valori sempre più sottili, poi sul valore più sottile e infine sul valore trascendente: l'intelligenza dell'autoreferenzialità, il campo di potere infinito organizzatore dove risiede ogni potere invincibile. Madre Durga è disponibile spontaneamente.
Disponibile spontaneamente significa senza sforzo, senza sforzo, senza sforzo.
Quindi, qualunque desiderio tu abbia raggiunto a quel livello, quel desiderio viene realizzato perché tutte le leggi della natura si affrettano a soddisfare un moto della Madre Divina; tutta l’amministrazione dell'intero universo, valori infinitamente diversi ma correlati a un'intelligenza suprema che spontaneamente pone ogni cosa nel suo dinamismo infinito ma sempre nel vasto oceano illimitato del vuoto, del nulla, del silenzio.
Silenzio Infinito con dinamismo infinito dei caratteri infiniti di valori diversi nell'intero universo. E tutto ciò presente in un unico punto. Raggiungiamo quel punto attraverso il nostro processo di Meditazione Trascendentale, un processo di trascendenza.
E una volta che la coscienza ha trasceso i confini dello spazio e del tempo, c'è quel campo in cui è possibile il movimento del punto zero. Il movimento c'è, ma c'è il movimento non manifestato; il pensatore c'è, ma non manifesto; il processo del pensiero c'è, ma non manifesto; la meta c'è, ma non si manifesta; il percorso c'è, ma non manifesto; c'è, ma non è evidente.

È nel carattere dell'omogeneità che si cela Durgā, l'abitante della fortezza. Dov'è la fortezza? La fortezza è un luogo dove tutto è al sicuro e protetto. Cos'è questo punto? È il punto, il punto d'incontro tra l'inmanifesto e il manifesto. Lì tutto è al sicuro perché né l'inmanifesto ci delude, né il manifesto ci delude. È il punto comune e arricchente dell'intero percorso dell'inmanifesto e del manifesto.

Ecco perché Parāmbā, la Madre Trascendentale, è una Madre Divina – che irradia quella ricchezza e quell'infinito sostegno per tutti. Questa è la sfera più elevata della mia Scienza Vedica. Ogni persona, nel modo più spontaneo e senza sforzo, conduce la propria coscienza a quel campo così desiderabile di infinito potere organizzativo e da lì, con il solo desiderio, realizza ciò che vuole realizzare. Questa conoscenza, questa tecnologia è il fondamento della nostra aspirazione, la nostra aspirazione globale a creare il Paradiso in Terra."

—Maharishi Mahesh Yogi, Navratri - Maharishi Nagar, India, aprile 1990

La frase nell’immagine non è una citazione letterale dei Veda. È una parafrasi moderna molto diffusa su internet. L’idea...
08/03/2026

La frase nell’immagine non è una citazione letterale dei Veda. È una parafrasi moderna molto diffusa su internet. L’idea però deriva davvero da un testo tradizionale dell’India antica.
La fonte più vicina è questo verso del Manusmriti, capitolo 3, verso 56:
Sanskrit (testo originale):
यत्र नार्यस्तु पूज्यन्ते रमन्ते तत्र देवताः ।
यत्रैतास्तु न पूज्यन्ते सर्वास्तत्राफलाः क्रियाः ॥

Traslitterazione:
Yatra nāryastu pūjyante ramante tatra devatāḥ;
Yatraitāstu na pūjyante sarvāstatra aphalāḥ kriyāḥ.

Traduzione letterale:
“Dove le donne sono onorate, lì gli dei gioiscono;
dove invece non sono onorate, tutte le azioni risultano senza frutto.”

Quindi la frase:
“Where there is respect for women, there will be the presence of the divine”
è una semplificazione moderna di questo verso.
Due note importanti
Non viene propriamente dai Vedas, ma da un testo della tradizione dharmica successiva.
Il senso tradizionale è più forte: non parla solo di “rispetto”, ma di onorare e venerare (pūjyante).
La forma più fedele sarebbe:
“Dove le donne sono onorate, lì dimorano gli dei.”
oppure
“Dove le donne sono onorate, lì gli dei gioiscono.”

Quando si parla di riduzionismo neuro-computazionale si intende un’idea oggi molto diffusa nelle scienze cognitive: la m...
06/03/2026

Quando si parla di riduzionismo neuro-computazionale si intende un’idea oggi molto diffusa nelle scienze cognitive: la mente sarebbe semplicemente il risultato dell’attività del cervello, un po’ come il software è il risultato del funzionamento dell’hardware di un computer.
Secondo questa prospettiva, pensieri, emozioni, decisioni e perfino la coscienza non sarebbero altro che processi neuronali elaborati dal cervello, descrivibili in termini di calcolo, informazione e circuiti biologici.
Questa visione nasce da una tendenza più ampia della scienza moderna: il riduzionismo, cioè il metodo di studiare i fenomeni complessi scomponendoli nei loro elementi più semplici. È grazie a questo approccio che la scienza ha ottenuto risultati straordinari nella fisica, nella chimica e nella biologia.
Ma questo metodo ha anche avuto una conseguenza importante: per studiare la realtà in modo oggettivo, la scienza ha progressivamente messo tra parentesi il soggetto che conosce, cioè l’esperienza cosciente stessa.
Il paradosso è che proprio la coscienza – l’esperienza attraverso cui conosciamo qualsiasi cosa – è diventata una delle realtà più difficili da spiegare.
È da qui che nasce il dibattito contemporaneo: alcuni filosofi e scienziati si chiedono se la coscienza possa davvero essere ridotta a pura attività neuronale, oppure se sia una dimensione più fondamentale della realtà, che il metodo scientifico tradizionale fatica ancora a descrivere pienamente.
Ma qui emerge anche una differenza culturale interessante.
Il modo occidentale di studiare la realtà – quello che ha dato origine alla scienza moderna – si basa soprattutto su un principio: separare il soggetto dall’oggetto della conoscenza. Per capire un fenomeno lo si osserva dall’esterno, lo si misura, lo si scompone nei suoi elementi più semplici. Questo approccio ha permesso progressi straordinari: dalla fisica alla medicina, dalla chimica alla tecnologia.
Tuttavia questo metodo implica una scelta precisa: per studiare la realtà in modo oggettivo bisogna mettere tra parentesi l’esperienza soggettiva, cioè la coscienza stessa.
Nelle grandi tradizioni filosofiche dell’Asia il punto di partenza è spesso diverso.
Nella tradizione indiana, per esempio, molte scuole filosofiche – dall’Advaita Vedānta allo Yoga – partono dall’idea che la coscienza sia il dato più immediato e fondamentale dell’esperienza. Non è qualcosa che deve essere spiegato riducendolo ad altro: è piuttosto il campo in cui ogni cosa appare.
Per questo motivo le tradizioni indiane hanno sviluppato non solo speculazioni filosofiche ma anche metodi di osservazione interiore, come la meditazione e l’introspezione disciplinata, considerate strumenti di conoscenza tanto quanto l’osservazione esterna.
Anche nelle tradizioni dell’Estremo Oriente troviamo prospettive simili.
Nel pensiero cinese classico – ad esempio nel taoismo – la realtà non è vista come un insieme di oggetti separati ma come una rete dinamica di relazioni e processi.
Nel buddhismo, sviluppatosi poi in Cina e in Giappone, la coscienza viene studiata attraverso l’esperienza diretta della mente e dei suoi stati.
Naturalmente anche queste tradizioni hanno i loro limiti e non hanno sviluppato una scienza sperimentale nel senso moderno. Ma mostrano un’altra possibilità: studiare la realtà senza escludere completamente il soggetto che la conosce.
In un certo senso il dibattito contemporaneo sulla coscienza sta riaprendo proprio questa domanda: è possibile integrare lo studio oggettivo della natura con una comprensione più profonda dell’esperienza soggettiva?
Per capire perché la scienza occidentale abbia preso la strada del riduzionismo bisogna tornare molto indietro nella storia delle idee.
Già nell’antica Grecia alcuni filosofi cercarono di spiegare la natura riducendola ai suoi elementi più semplici. Pensatori come Talete, e soprattutto gli atomisti come Democrito ed Epicuro, immaginarono che la realtà fosse composta da particelle elementari che si muovono nel vuoto secondo leggi naturali.
Questa intuizione fu espressa in forma poetica e straordinariamente potente nel poema di Lucrezio, il 'De rerum natura', dove l’universo viene descritto come un immenso movimento di atomi che si combinano e si separano.
Molti secoli dopo, con la nascita della scienza moderna tra XVII e XVIII secolo, questa visione si trasformò in un vero e proprio programma scientifico: spiegare i fenomeni complessi riducendoli ai meccanismi elementari della materia.
La fisica moderna – da Galileo a Newton fino alla fisica contemporanea – ha costruito gran parte del proprio metodo su questa idea: isolare i fenomeni, oggettivarli, analizzarli nelle loro componenti fondamentali.
È grazie a questo metodo che abbiamo compreso il funzionamento della materia, delle stelle, della chimica e della biologia.
Ma proprio questo straordinario successo ha avuto anche una conseguenza: la conoscenza scientifica si è concentrata quasi esclusivamente sulla dimensione oggettiva della realtà, lasciando in secondo piano la dimensione soggettiva dell’esperienza.
Oggi, quando filosofi e scienziati discutono della natura della coscienza, ci troviamo davanti a una domanda affascinante: se il metodo scientifico ha spiegato così bene la struttura del mondo fisico, può bastare anche per spiegare la coscienza?
Oppure la coscienza è qualcosa che richiede un ampliamento del nostro modo di conoscere la realtà?
È una domanda aperta.
E forse è una delle più profonde che la filosofia e la scienza del nostro tempo stanno tornando a porsi.

La domanda che 'la mente come condizione dell’apparire della realtà e non semplice prodotto del cervello' — non è affatt...
05/03/2026

La domanda che 'la mente come condizione dell’apparire della realtà e non semplice prodotto del cervello' — non è affatto isolata oggi. Negli ultimi decenni diverse correnti filosofiche contemporanee hanno riaperto questo problema, spesso proprio in reazione al riduzionismo neuro-computazionale.

Ecco un elenco sintetico delle principali linee di pensiero attuali che indicano la mente come condizione dell’apparire della realtà e non semplice prodotto del cervello.

1. Idealismo analitico
Principale esponente: Bernardo Kastrup
Questa corrente sostiene che 'la coscienza è la realtà fondamentale'.
La materia non sarebbe una sostanza indipendente ma 'un’apparenza all’interno della coscienza universale'.
Il cervello non produrrebbe la mente: funzionerebbe piuttosto come 'un filtro o una localizzazione della coscienza'.

Secondo questa prospettiva:
- la realtà è 'mentale alla radice'.
- gli individui sono 'dissociazioni locali di una coscienza più ampia' e il mondo fisico è 'l’aspetto esterno dei processi mentali'.

È una forma moderna di idealismo che utilizza argomenti della filosofia analitica e della filosofia della mente.

2. Panpsichismo contemporaneo
Autori importanti: Galen Strawson, Philip Goff
Il panpsichismo sostiene che 'la coscienza è una proprietà fondamentale della natura', come massa o carica.
Non nasce dal cervello: il cervello 'organizza forme elementari di esperienza già presenti nella realtà'.

In questa visione:
- la materia non è completamente “muta”
- esiste una 'proto-esperienza diffusa nella natura'
- la mente umana è una 'forma complessa di coscienza cosmica di base'
Molti filosofi la considerano oggi una possibile via d’uscita al cosiddetto '“hard problem” della coscienza'.

3. Cosmopsichismo
Autori associati: Philip Goff, Itay Shani
È una variante del panpsichismo.
Qui l’idea è ancora più radicale:
- 'la coscienza fondamentale non è nei singoli oggetti'
- ma 'nell’universo nel suo insieme'
La mente umana sarebbe quindi 'una porzione locale della coscienza cosmica'.

In questa prospettiva l’universo non è un meccanismo privo di interiorità, ma 'un sistema dotato di esperienza globale'.

4. Enattivismo e fenomenologia della mente
Autori principali: Francisco Varela, Evan Thompson
Questa corrente nasce dall’incontro tra fenomenologia e scienze cognitive.
L’idea centrale è che:
- 'la mente non rappresenta semplicemente il mondo'
- ma 'lo co-costruisce attraverso l’esperienza incarnata'

La realtà percepita emerge dall’interazione tra:
- organismo
- ambiente
- coscienza

La mente non è un prodotto passivo del cervello: è 'un processo dinamico che fa emergere il mondo percepito'.

5. Idealismo informazionale
Autore noto: Federico Faggin
Qui si propone che la realtà sia costituita 'da informazione cosciente'.
Secondo questa visione:
- la coscienza è primaria
- la materia è una 'manifestazione informazionale della coscienza'
- l’universo è un 'campo di coscienza che evolve'.

È un tentativo di integrare fisica, informazione e esperienza soggettiva.

6. Realismo partecipativo
Associato al pensiero del fisico John Archibald Wheeler
Qui l’idea è che 'l’osservatore partecipi alla costituzione della realtà'.
Non nel senso banale dell’osservazione quotidiana, ma nel senso profondo suggerito dalla fisica quantistica:
'l’universo diventa definito attraverso l’atto di osservazione'.

Wheeler parlava infatti di “universo partecipativo”.

In sintesi

Molte correnti contemporanee stanno riaprendo la stessa domanda antica:
- la coscienza è 'prodotto della materia'?
- oppure è la 'condizione dell’apparire della materia'?

Le risposte sono diverse, ma condividono una stessa intuizione:
la mente potrebbe non essere 'un epifenomeno del cervello', ma 'una dimensione fondamentale della realtà'.

HAGEL, LYNCH E ROVELLI...  NEL LABIRINTO INTERIORE DELLA MENTE.Dal campo unificato al labirinto della menteLa trasmissio...
03/03/2026

HAGEL, LYNCH E ROVELLI... NEL LABIRINTO INTERIORE DELLA MENTE.

Dal campo unificato al labirinto della mente

La trasmissione di 'Terza Pagina' di Radio 3 dedicata a "Inland Empire" di David Lynch intercetta, forse senza dirlo esplicitamente, lo stesso nodo che John Hagelin affronta nel post precedente dal versante della fisica teorica: "Il rapporto tra mente e realtà".

Storicamente, la questione non è nuova.
Dalla metafisica platonica alla rivoluzione copernicana, da Kant all’idealismo tedesco, fino alla fenomenologia del Novecento, l’Occidente ha oscillato tra due poli:
- la realtà come indipendente dalla mente
- la realtà come strutturata, o addirittura costituita, dall’attività della coscienza
Il Novecento scientifico ha radicalizzato questa tensione: la meccanica quantistica ha incrinato l’idea di un osservatore neutrale, mentre la filosofia della scienza ha mostrato che ogni conoscenza è mediata da strutture interpretative.

In questo quadro, l’idea di Lynch — letta da Rovelli attraverso la lente dell’Advaita Vedānta — non appare come un esotismo spirituale, ma come una radicalizzazione artistica di un problema epistemologico antico: "Se la realtà è vissuta, percepita, narrata dalla mente, dove finisce il mondo e dove comincia il sogno?"

EPISTEMOLOGIA (Filosofia della Scienza)
Epistemologicamente. Hagelin, nel filmato di ieri, propone una tesi ontologica forte: il campo unificato della fisica e la coscienza pura sarebbero lo stesso livello fondamentale della realtà.
Lynch, invece, non dimostra nulla. Non argomenta. Non costruisce un sistema.
Opera diversamente: "Mette lo spettatore dentro il labirinto".
L’assenza di trama lineare in "Inland Empire" non è un vezzo sperimentale: è un dispositivo epistemologico.
Lo spettatore cerca un ordine, una causalità, un senso narrativo — ma il film lo costringe a sperimentare ciò che accade quando l’ordine non è più esterno, ma nasce (o si frantuma) nella mente stessa.
Non c’è più una cartografia stabile del reale.
C’è una mente che tesse il proprio mondo — come il ragno delle Upanishad.

ERMENEUTICA (Significato dei testi antichi)

Ermeneuticamente, la citazione che Lynch sceglie per introdurre il film è decisiva: "Siamo come il ragno: tessiamo la nostra vita e poi ci muoviamo in essa."
Qui non siamo più nel terreno della fisica teorica, ma in quello della non-dualità.
Nell’Advaita Vedānta, la molteplicità non è negata, ma reinterpretata come manifestazione di un’unica coscienza. Maya non è “falsità”, ma potenza generativa dell’apparenza. Il mondo è reale come esperienza, ma non è autonomo rispetto alla coscienza che lo sogna.
Lynch non traduce questo in concetti: lo traduce in immagini disturbanti, fratture narrative, sovrapposizioni temporali.
Lo spettatore che “abbandona la sala” è colui che non accetta di perdere la sicurezza di un mondo oggettivo stabilmente narrabile.

IL PUNTO DI CONTATTO CON HAGELIN

Qui si incontra e si incrocia il filmato di Haghelin del post precedente.
Hagelin sostiene che il campo unificato sia un campo di pura intelligenza dinamica, e che la coscienza non sia un epifenomeno, ma il fondamento stesso della realtà.
Lynch non parla di superstringhe, ma compie un gesto parallelo:
mostra che la realtà percepita è inseparabile dall’atto del percepire.

La differenza è metodologica:
- Hagelin propone una sintesi ontologica (campo = coscienza).
- Lynch propone un’esperienza estetica che destabilizza la distinzione soggetto/oggetto.
Ma entrambi convergono su un punto: "Il reale non è semplicemente “là fuori”."

NEUROSCIENZE E MODELLI DELLA MENTE

In un’epoca dominata da neuroscienze, algoritmi e modelli computazionali della mente, il rischio è ridurre la coscienza a output neuronale.
Lynch (come alcune correnti filosofiche contemporanee) riapre la domanda radicale: e se la mente non fosse un prodotto della realtà, ma la condizione del suo apparire?
Non è una risposta scientifica. È una provocazione ontologica.

CONCLUSIONE

"Inland Empire" non è un film da capire.
È un film da attraversare.
Come dice Rovelli, è una cartografia uno-a-uno con “tutto ciò che c’è”. Ma non nel senso di una mappa oggettiva: nel senso che ogni spettatore vi incontra il proprio stesso labirinto.
E qui la questione diventa più ampia di Lynch e più ampia di Hagelin: Se la realtà è, almeno in parte, un intreccio tra percezione e mondo, allora la grande domanda non è solo cosmologica, ma esistenziale.
Chi sogna?
E chi si accorge di stare sognando?

Articolo su 'DOPPIOZERO.COM"
https://www.doppiozero.com/inland-empire-ventanni-dopo

RAI Radio3 - "Terza Pagina " del 3 Marzo 2026 - Conduce Edoardo Camurri.Il labirinto della Mente e Inland Empire di Davi...
03/03/2026

RAI Radio3 - "Terza Pagina " del 3 Marzo 2026 - Conduce Edoardo Camurri.
Il labirinto della Mente e Inland Empire di David Lynch.

"Ma adesso è arrivato il momento di inoltrarci davvero in un labirinto, nell'unico grande labirinto che c'è. Cioè il labirinto della mente.
Tutta la realtà dentro cui noi siamo immersi, nella quale ci perdiamo, esiste perché c'è la mente. La nostra mente che la vive e la percepisce, le dà forma e quindi è la sola fonte dell'elemento labirintico.
Questa premessa perché oggi su Doppiozero, punto com, troviamo un articolo davvero molto bello di Marco Rovelli dedicato al labirinto della mente così come lo ha raccontato, lo ha espresso David Lynch nel suo capolavoro, nel suo ultimo capolavoro Inland Empire, vent'anni dopo. l'Impero della mente.
Ed è In questo articolo Marco Rovelli riesce davvero a guidarci all'interno di questo, di questo di questo labirinto nel mostrare come questo film tentasse in maniera molto efficace di rappresentare il potere della mente, di creare realtà labirintiche. Dopo vent'anni dall'uscita di Inland Empire di David Lynch.
Fra l'altro, ricordiamolo, è morto un po più di un anno fa. Era morto, mi pare il 16 gennaio dell'anno scorso e che appunto Inland Empire, il primo film girato in digitale, tornato nelle sale in una nuova edizione dopo il restauro in 4K realizzato dalla Cineteca di Bologna appunto.
Restauro approvato dallo stesso Lynch e fu il suo ultimo gesto di regista prima della morte, per dare un nuovo compimento al suo ultimo film che fra l'altro vinse la Palma d'Oro a Cannes.
Ricordo che lo vidi in una sala a Roma scrive Marco Rovelli su Doppiozero C'era un pubblico non esiguo, ma ben meno della metà Arrivò a vederlo tutto nell'Impero della mente.
Lo spettatore si smarrisce, resta senza direzione, non trova un plot, una trama, un senso e se ne va. E questa è un'esperienza che è successa davvero a molti spettatori, a molti spettatrici che hanno guardato al cinema Inland Empire.
E giustamente poi Marco Rovelli su Doppiozero ricorda quella che è la chiave più forte per entrare nel labirinto di David Lynch.
Dal '73 Lynch si è dedicato totalmente alla pratica della Meditazione Trascendentale fondata da Maharishi Mahesh e radicata nella tradizione dell'Advaita Vedanta e il Vedanta non duale. La più influente delle scuole filosofiche dei Vedanta, di cui un grande maestro, un grande filosofo come Shankara, è stato il pensatore più importante e nella cui tradizione, per l'appunto, si pone Maharishi Mahesh.
In una delle prime proiezioni di Inland Empire, David Lynch introdusse il film al pubblico in sala, con una citazione tratta dalle Upanishad, che è uno dei grandi testi sacri della tradizione vedica e poi molto importante per la parte della tradizione dell'Advaita Vedanta che, come ricorda Marco Rovelli, è quella tradizione non dualistica che pone tutta la realtà che c'è all'interno della mente come manifestazione e danza di Shiva attraverso la potenza di Maya dell'illusione, della magia.
Ma insomma, Lynch introdusse il film al pubblico con queste parole delle Upanishad Siamo come il ragno tessiamo la nostra vita e poi ci muoviamo in essa. Siamo come il sognatore che sogna e poi vive nel sogno. Questo vale per l'intero universo.
Crediamo quindi alla proiezione, al sogno che noi facciamo e rimaniamo imbrigliati all'interno di questo stesso sogno di cui noi siamo gli autori.
l'Universo è il sogno di una mente. Ogni mente produce il proprio sogno. Continua a scrivere Rovelli su doppiozero.com che si trama con gli altri. E questo sognare della molteplicità è esso stesso il sogno in atto della mente che sogna il tutto sognando se stesso.
Bellissimo! Il mondo che percepiamo nella successione temporale è il mondo che la nostra mente crea e liberarsi significa uscire dal sogno soggettivo prodotto dall'apparenza di una separazione tra enti molteplici e accedere alla consapevolezza di essere materia sognata da un'unica mente.
Ecco questo come dire, molto giustamente individua Marco Rovelli come il punto del grande labirinto di Inland Empire. Che poi, nell'ambizione artistica di David Lynch è il labirinto di tutto ciò che c'è.
C'è una corrispondenza profonda. Prima parlavamo di cartografia, No. Quasi una cartografia, uno a uno tra Island Empire e tutto ciò che c'è. Il testo prosegue con tantissime, tantissime riflessioni che sono molto legate al pensiero non dualistico indiano. Eh Entra dentro alcuni aspetti del film ricordando che il film è anche non soltanto la manifestazione cartografica uno a uno di tutto ciò che c'è, ma è anche un invito, una pratica, una possibilità di liberarsi. Da tutto questo si passa attraverso la liberazione da tutto questo, affrontando innanzitutto le paure e la sofferenza che la paura manifesta e che crea, riconoscendo che tutto ciò che accade è prodotto della nostra mente e del grande gioco di Shiva.
Ma insomma, vi segnalo questo bellissimo articolo di Marco Rovelli su doppiozero.com, che ci ha fatto davvero entrare fino in fondo nel labirinto."

Interessante intervento del Dott. John Hagelin.Sintesi (IT)Nel video si propone un’idea forte: la fisica moderna, passan...
02/03/2026

Interessante intervento del Dott. John Hagelin.
Sintesi (IT)
Nel video si propone un’idea forte: la fisica moderna, passando da meccanica classica a quantistica, teoria dei campi e superstringhe, tende a descrivere la realtà come un “campo unificato” di potenzialità e informazione. Da qui l’ipotesi: la coscienza non sarebbe solo un prodotto del cervello, ma potrebbe avere un legame con questo livello fondamentale. La meditazione viene presentata come via esperienziale per “andare in profondità” e come fenomeno con correlati misurabili (maggiore coerenza dell’attività cerebrale). Conclusione filosofica: l’identità tra coscienza interiore e principio unificante dell’universo (Atman = Brahman).

Summary (EN)
The talk advances a strong idea: modern physics—from classical mechanics to quantum theory, quantum fields, and superstrings—points toward a unified field underlying reality, described as a fundamental level of potentiality and information. From this, it hypothesizes that consciousness may not be merely a byproduct of the brain, but could relate to that deeper level. Meditation is presented as an experiential path inward, with measurable correlates such as increased brain coherence. The philosophical conclusion is an identity between inner awareness and the universe’s unifying principle (Atman = Brahman).

To receive an email notification whenever new episodes are posted, subscribe at: https://simplest-state.kit.comIn this episode, Ron welcomes Dr. John Hagelin...

शिवं शान्तमद्वैMAHARISHI: "Le Upanishad descrivono lo stato di minima eccitazione [campo unificato di tutte le leggi del...
15/02/2026

शिवं शान्तमद्वै
MAHARISHI: "Le Upanishad descrivono lo stato di minima eccitazione [campo unificato di tutte le leggi della natura] come Shiva.
तं चतुर्थं मन्यन्ते स आत्मा सविज्ञेय
SHIVAM SHÂNTAM ADVAITAM CHATURTHAM MANYANTE SAÂTMÂ SA VIGYEYAH.
SHIVAM... Cos'è Shiva?
SHÂNTAM… silenzio eterno,
ADVAITAM… non duale, Unità, infinito, sconfinatezza, immortalità. SHIVAM SHÂNTAM ADVAITAM CHATURTHAM MANYANTE... lo consideriamo il Quarto, il quarto stato di coscienza.
Dall'attività relativa e dal silenzio, dalla relatività, nasce la trascendenza. Questo è Shiva.
SHIVAM SHÂNTAM ADVAITAM CHATURTHAM MANYANTE... cos'è? È il Sé. Il nostro Sé, il vostro Sé. È il Sé di ogni cosa. È la vita pura, la pura intelligenza, la pura esistenza. CHATURTHAM MANYANTE... è il quarto stato di coscienza. Lo consideriamo il Quarto. Nello stato di ignoranza, lo consideriamo il Quarto.
SA ÂTMÂ... questo è il Sé, è il nostro Essere. SA VIGÑYEYAH... questo è degno di essere conosciuto, questo è l'oggetto della conoscenza.
È una grandissima verità.
---Maharishi, 12 ottobre 1975

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