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Ci sono forme di sofferenza che non si esprimono apertamente.Non perché siano meno intense ma perché non hanno trovato l...
26/03/2026

Ci sono forme di sofferenza che non si esprimono apertamente.
Non perché siano meno intense ma perché non hanno trovato le condizioni per essere riconosciute e pensate.

In questi casi il dolore tende a persistere, a riemergere sotto altre forme, spesso difficili da collegare alla loro origine.

Il lavoro psicologico non consiste nell’eliminarlo ma nel renderlo progressivamente rappresentabile.

25/03/2026

Ti è mai successo di sentirti in pericolo senza sapere perché?
Come se qualcosa stesse per accadere ma non c’è nulla di visibile fuori?
Quando l’ansia diventa intensa, non è solo agitazione.

È un’esperienza che prende il corpo, lo attraversa, lo mette in allarme: il cuore accelera, il respiro si stringe, la mente cerca spiegazioni ma non le trova.
E allora nasce qualcosa di ancora più difficile: a paura che possa tornare.
Si inizia a controllare, a evitare, a prevenire.
E lentamente la vita si restringe.
Ma in molti casi il punto non è solo “fermare l’ansia”: è provare a capire cosa sta cercando di dire.

In una prospettiva psicodinamica, l’ansia non è solo un sintomo da eliminare. È un segnale.
Il modo in cui una parte della mente prova a esprimere qualcosa che non è ancora diventato pensabile: conflitti interni, tensioni, vissuti che non hanno ancora trovato parole.
Per questo il lavoro terapeutico non consiste solo nel calmare i sintomi ma nel dare forma a ciò che li genera.

Non c’è nulla di “rotto”, c’è qualcosa che sta cercando di essere compreso.

Se questa esperienza ti riguarda, prova a non fermarti solo al sintomo.
Riflettici. Salva questo contenuto.
Tu cosa senti davvero dentro di te quando arriva l'ansia?

Ti è mai capitato di sentirti “a posto” ma solo in superficie?Di andare avanti, funzionare… e allo stesso tempo sentirti...
24/03/2026

Ti è mai capitato di sentirti “a posto” ma solo in superficie?
Di andare avanti, funzionare… e allo stesso tempo sentirti lontano da te?

La maschera emotiva spesso può
proteggere da ciò che non si riesce a sentire.
E spesso funziona.
Ti aiuta a reggere, a non crollare, a stare dentro situazioni che altrimenti sarebbero troppo.
Ma c’è un punto più sottile.
La maschera è qualcosa che può aiutare
ma che può anche allontanare
e, alla lunga, fare sentire soli.

Perché mentre una parte di te continua a mostrarsi forte, lucida, adeguata, un’altra resta indietro, più fragile, meno dicibile, non ancora pensabile fino in fondo.
Non è debolezza.
È una difesa che ha avuto senso.

Ma quando resta l’unico modo per stare al mondo, può creare distanza.
Non solo dagli altri ma anche da te stesso.

Il lavoro, allora, non è togliere la maschera di colpo ma creare uno spazio in cui, poco alla volta, non sia più così necessaria.

Se questa riflessione ti ha toccato, salvala: potrebbe aiutarti a rileggere alcune parti di te con più attenzione.

E tu, dove senti che la tua maschera ti protegge ma allo stesso tempo ti allontana?

23/03/2026

Ci sono sofferenze che non si dicono, non perché non esistano ma perché non hanno ancora trovato un modo per essere pensate.

E allora passano dal corpo:
Insonnia.
Stanchezza.
Tensione.
Dolori diffusi.
Segnali che spesso vengono letti come problemi fisici, quando in realtà possono essere il modo in cui una parte della mente continua a esprimersi, anche senza parole.

In questi casi non è il corpo che non funziona.
È il corpo che sta cercando di dire qualcosa.
Il lavoro non è zittire il sintomo: è costruire un ponte tra ciò che si sente nel corpo e ciò che accade nel proprio mondo interno. Dare forma a ciò che prima era solo un dolore senza nome. Collegarlo alla tua storia, alle esperienze, ai punti in cui qualcosa si è interrotto.

Perché a volte il corpo non è il problema: è il luogo in cui una parte di noi continua, ostinatamente, a chiedere ascolto.

Se ti sei riconosciuto anche solo in una parte di questi contenuti, salva questo video.

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I ricordi vengono spesso pensati come qualcosa che appartiene esclusivamente al passato: qualcosa che è statoe che non c...
22/03/2026

I ricordi vengono spesso pensati come qualcosa che appartiene esclusivamente al passato: qualcosa che è statoe che non c’è più.
Ma non funziona davvero così.
In una prospettiva psicodinamica, i ricordi non sono mai solo un qualcosa di “indietro nel tempo”... Sono vivi. Sono modi con cui alcune parti di noi continuano a esistere nel presente.

A volte tornano come immagini.
Altre volte come emozioni difficili da spiegare.
Altre ancora come sensazioni che non riusciamo a collocare.
Non è il passato che ritorna: è qualcosa che, dentro di noi, non ha ancora trovato uno spazio per essere sentito fino in fondo.

Come suggeriva Wilfred Bion, alcune esperienze non vengono davvero “pensate” nel momento in cui accadono.
E proprio per questo restano dentro di noi, in attesa...
In attesa di trovare una forma.
In attesa di trovare parole.
In attesa di essere finalmente vissute.

I ricordi, allora, non sono solo ciò che è stato: sono ciò che, dentro di noi, sta ancora cercando voce.

Ti è mai capitato di sentire qualcosa
senza riuscire a capire bene da dove viene?

Se questo contenuto ti ha fatto riflettere, salvalo 📌
Potrebbe tornarti utile quando qualcosa dentro di te torna a farsi sentire.





L’incomunicabilità viene spesso attribuita alle parole.A ciò che non viene detto. A ciò che viene detto male. Ai frainte...
20/03/2026

L’incomunicabilità viene spesso attribuita alle parole.
A ciò che non viene detto. A ciò che viene detto male. Ai fraintendimenti.
Ma non è lì che nasce davvero.

L’incomunicabilità più profonda non riguarda il linguaggio, riguarda la distanza: la distanza tra parti di sé che non si incontrano.
Parti che non si riconoscono. Che non si ascoltano. Che, a volte, nemmeno sanno di esistere.

Nella prospettiva psicodinamica, questo accade quando l’esperienza interna si frammenta: alcuni aspetti di sé vengono esclusi, difesi, messi a tacere per poter continuare a funzionare.

Come ci ha insegnato Donald Winnicott, ciò che non trova uno spazio per essere vissuto e riconosciuto non scompare. Rimane. Ma perde la possibilità di essere integrato.

E allora accade qualcosa di sottile ma potente: si può parlare con gli altri ma senza incontrarli davvero.
E, a volte, si può parlare anche con se stessi senza riuscire a sentirsi.
L’incomunicabilità, in fondo, non è assenza di parole. È assenza di contatto.
E il primo incontro che manca è spesso quello con se stessi.

Quando alcune parti smettono di difendersi dalle altre, inizia qualcosa di nuovo: non una spiegazione ma un incontro.

Ti capita mai di provare qualcosa dentro
ma non riuscire a dargli un nome?

Se questo contenuto ti ha fatto fermare un attimo a riflettere, salvalo 📌
Potrebbe tornarti utile nei momenti in cui senti distanza… anche dentro di te.





Siamo abituati a pensare che spesso i problemi siano fuori: le persone, le situazioni, gli eventi.E così iniziamo a dife...
19/03/2026

Siamo abituati a pensare che spesso i problemi siano fuori: le persone, le situazioni, gli eventi.
E così iniziamo a difenderci.
Ci chiudiamo, controlliamo, evitiamo, ci irrigidiamo.

Ma a volte la difesa non è rivolta verso il mondo: è rivolta verso noi stessi, verso emozioni che fanno paura, verso parti di noi che non riconosciamo, verso bisogni che abbiamo imparato a nascondere.

Come osservava Donald Winnicott, quando non possiamo essere davvero noi stessi, impariamo a costruire un modo per proteggerci… anche da ciò che sentiamo dentro.
Ma quella protezione ha un costo.
Ci separa da noi stessi.

Quando non devi più difenderti da te stesso, puoi finalmente incontrarti.
E in quell’incontro, spesso, non trovi qualcosa di sbagliato: trovi qualcosa che aspettava solo di essere accolto.

A volte il cambiamento non nasce dal correggersi, nasce dal darsi il permesso di essere...

Se questo post ti ha fatto pensare, salvalo 📌
Potrebbe essere un piccolo spunto di riflessione nei momenti in cui senti di essere in lotta con te stesso.





Più una mente è superficiale, più si sente certa.https://www.psicologo-online24.it/blog/effetto-dunning-kruger/Più diven...
18/03/2026

Più una mente è superficiale, più si sente certa.

https://www.psicologo-online24.it/blog/effetto-dunning-kruger/

Più diventa profonda, più impara a dubitare.
Non è solo una frase.
È uno dei paradossi più affascinanti della psicologia: l’effetto Dunning-Kruger.
Chi sa meno, spesso non ha gli strumenti per accorgersi di ciò che non sa… e proprio per questo può sentirsi incredibilmente sicuro.

Al contrario, chi approfondisce davvero,
inizia a vedere la complessità, le sfumature, i limiti.
E lì nasce il dubbio.

Ma attenzione:
il dubbio non è debolezza.
È uno dei segnali più autentici di crescita.

👉 Non è la sicurezza assoluta a indicare competenza ma la capacità di restare aperti, di mettere in discussione, di continuare a imparare.

Ho approfondito meglio questo fenomeno nel mio ultimo articolo sul blog di psicologo-online24.it
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personale

La nostalgia viene spesso raccontata come un legame con il passato: come il desiderio di tornare indietro, a ciò che è s...
17/03/2026

La nostalgia viene spesso raccontata come un legame con il passato: come il desiderio di tornare indietro, a ciò che è stato.
Ma dal punto di vista psicologico, non riguarda davvero il tempo.
Riguarda una parte di noi.
Una parte che, in quel tempo, in quella relazione, in quella fase della vita si sentiva viva.

Quando quella vitalità si interrompe, non perdiamo solo qualcosa fuori di noi.
Perdiamo anche il modo in cui riuscivamo a "sentirci"...

E allora il passato diventa il luogo in cui cerchiamo di ritrovare quella sensazione.
Non perché vogliamo tornare indietro ma perché stiamo cercando di tornare a noi.
In questo senso, la nostalgia non è solo una mancanza. È anche un segnale.
Indica qualcosa che ha avuto valore.
E che forse, in una forma diversa, può ancora trovare spazio nel presente.

A volte, il punto non è lasciar andare il passato ma comprendere cosa di noi è rimasto lì.
La nostalgia non riguarda il passato: riguarda una parte di noi che lì si sentiva viva...





16/03/2026

Siamo abituati a pensare che la paura di rimanere single riguardi solo la solitudine.
Ma spesso non è così.
Molte persone non temono semplicemente di essere sole.

Temono ciò che quella solitudine sembra dire su di loro.
“Se sono solo, forse non sono stato scelto.”
“Se sono solo, forse non sono abbastanza.”
E così la relazione rischia di diventare qualcosa di più di un incontro.
Diventa una conferma.
Una prova del proprio valore.

Ma dal punto di vista psicologico, la paura di restare single non nasce quasi mai dal nulla.
Spesso è il segnale di qualcosa di più profondo:
il bisogno di sentirsi riconosciuti, scelti, importanti per qualcuno.
Quando iniziamo a guardare questa paura in modo diverso, può accadere qualcosa di importante.

La relazione smette di essere una protezione contro la solitudine…
e può tornare ad essere uno spazio di incontro autentico.
A volte il primo passo non è trovare qualcuno.
È comprendere cosa la solitudine sta cercando di dirci 🌱
Se questo post ti ha fatto riflettere, salvalo 📌
Potrebbe tornarti utile nei momenti in cui questa paura torna a farsi sentire.





Ci sono incontri in cui l’altro diventa lo spazio in cui la nostra vita emotiva può finalmente respirareCi sono incontri...
15/03/2026

Ci sono incontri in cui l’altro diventa lo spazio in cui la nostra vita emotiva può finalmente respirare

Ci sono incontri che non cambiano solo la nostra vita esterna ma anche il modo in cui si sviluppa la nostra vita interiore.
A volte accade che una persona diventi uno "spazio nuovo" dentro cui la nostra esperienza emotiva può finalmente respirare.

Sentimenti confusi, paure, fragilità o parti di noi rimaste troppo a lungo in silenzio trovano, in quell’incontro, la possibilità di essere accolte e riconosciute.
In una prospettiva psicodinamica, non è solo l’amore a trasformarci ma la qualità dell’incontro tra due menti.

Quando ci sentiamo davvero visti e compresi, qualcosa dentro di noi si riorganizza: ciò che prima sembrava pesante o indicibile può diventare pensabile.
Forse è anche per questo che certi incontri restano impressi nella memoria.
Perché non ci fanno semplicemente sentire meno soli.
Ci permettono di diventare, poco a poco, più abitabili per noi stessi.





Non sempre la depressione appare come tristezza evidente.https://www.psicologo-online24.it/blog/la-depressione-mascherat...
13/03/2026

Non sempre la depressione appare come tristezza evidente.

https://www.psicologo-online24.it/blog/la-depressione-mascherata/

Esiste una forma più silenziosa, che in psicologia viene talvolta descritta come depressione mascherata.

La persona continua a lavorare, a occuparsi delle proprie responsabilità, a mostrarsi presente nella vita quotidiana.
Eppure dentro può emergere una fatica profonda, difficile da spiegare.

Questa condizione può manifestarsi attraverso segnali meno riconoscibili:
– irritabilità improvvisa
– stanchezza persistente
– difficoltà di concentrazione
– sensazione di vuoto o perdita di interesse
– tensione emotiva che non trova parole.
In una prospettiva psicodinamica, questi segnali non vengono ridotti a semplici sintomi da eliminare.

Possono rappresentare il modo con cui parti più profonde della nostra esperienza cercano di essere ascoltate.

Se questo post ti ha fatto riflettere, salvalo 📌
Potrebbe tornarti utile nei momenti in cui senti che qualcosa dentro di te sta cercando di dirti qualcosa.

Per chi desidera approfondire meglio il tema della depressione mascherata, ho scritto anche un articolo più completo.
Lo trovate nel blog di psicologo-online24.it





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