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Meditate…
18/04/2026

Meditate…

L'INFIAMMAZIONE CRONICA: IL FILO NASCOSTO CHE LEGA LE MALATTIE

(Di Patrizia Coffaro)

Avete mai avuto la sensazione che i medici trattino i vostri problemi come se fossero isole separate? Un farmaco per il colesterolo, un altro per la glicemia, un altro ancora per l’ansia o l’annebbiamento mentale. Un cassetto di pillole per il cuore, un altro per il pancreas, e poi la memoria che sfugge di mano e nessuno che si chieda perché.

Ma se vi dicessi che non si tratta di tre malattie diverse, bensì di rami dello stesso albero malato? E che quell’albero affonda le sue radici in un terreno che conosciamo bene, ma che preferiamo ignorare... l’infiammazione cronica?

La medicina moderna è geniale nelle emergenze, ti salva da un infarto, ti toglie un’appendice infetta, Ti fa un trapianto, ti mette una protesi quando non cammini più. Siamo i numeri uno nel mondo! Ma quando si tratta di malattie croniche, diabete di tipo 2, ipertensione, cardiopatie, declino cognitivo, malattie autoimmuni, il paradigma si inceppa. E quando lo faccio notare con i miei post, subentrano medici che con fare sprezzante mi commentano: "Ma lei è medico?". Quanto gli da fastidio quando si porta alla luce certe dinamiche sanitarie fallace.

Perché?

Perché questa medicina moderna non guarda alle cause, ma ai sintomi. Ti abbassa la glicemia senza chiedersi perché il corpo sia diventato resistente all’insulina. Ti abbassa il colesterolo con una statina senza chiedersi perché i tuoi vasi siano infiammati. Ti prescrive un ansiolitico senza chiedersi perché il tuo cervello stia urlando di stanchezza.

È come se in una casa piena di muffa ci limitassimo a ridipingere le pareti, per qualche giorno sembra meglio, ma il problema resta.
Coincidenze? No. Sono manifestazioni diverse della stessa radice infiammatoria. Quando il corpo è in uno stato di allarme cronico, i vasi sanguigni si irrigidiscono, il cuore lavora male, il pancreas va in tilt, il cervello si spegne lentamente.

La verità scomoda? il novanta per cento dei problemi cardiaci si può prevenire. Lo ripeto perché merita di essere inciso nella mente:
"Il novanta per cento delle malattie cardiovascolari è prevenibile."
E il diabete di tipo 2? In molti casi è reversibile. Non con un’altra pillola, non con un altro intervento, ma con scelte di vita che riportano il corpo a funzionare come è stato progettato.

Questo non lo dico per illudervi, lo dico perché la scienza ormai lo dimostra. Ma non conviene al sistema, un paziente che guarisce è un paziente che smette di comprare farmaci. Il diabete non è solo troppa glicemia. È un segnale che le tue cellule non rispondono più, come dovrebbero, agli ormoni.

La cardiopatia non è solo colesterolo alto. È un segnale che i tuoi vasi sono infiammati e danneggiati. L’annebbiamento mentale non è invecchiamento inevitabile. È un segnale che il cervello sta soffrendo la stessa infiammazione che colpisce il cuore e il pancreas. Eppure li trattiamo separati. Un endocrinologo, un cardiologo, un neurologo. Ognuno guarda il suo pezzo e intanto l’albero continua a seccarsi.

Che cos’è questa infiammazione cronica?

Non è la febbre che sale quando hai l’influenza, non è la caviglia che si gonfia se prendi una storta. Quella è infiammazione acuta, utile, protettiva. Qui parliamo di una fiamma bassa che brucia senza spegnersi mai, invisibile ma costante. È il fuoco che nasce da:

- Alimenti industriali, pieni di zuccheri, grassi ossidati e additivi;
- Tossine ambientali che il corpo fatica a smaltire;
- Stress cronico che tiene il sistema nervoso sempre in allarme;
- Sedentarietà che spegne il metabolismo;
- Sonno disturbato che non permette al corpo di ripararsi.

Questa fiamma, giorno dopo giorno, logora silenziosamente i nostri organi. E se la vera terapia fosse… la semplicità? La parte che più mi sorprende, e che spesso suscita scetticismo, è che le soluzioni sono semplici. Non facili da applicare sempre, certo, ma semplici.

- Movimento consapevole: non parlo di ore di palestra, ma di attività regolari, meglio se all’aperto, che riaccendono la sensibilità insulinica. Bastano poche settimane per vedere i valori cambiare.

- Messa a terra: camminare a piedi nudi sull’erba o sulla sabbia riduce l’infiammazione sistemica più di tanti farmaci. Il corpo si ricollega al campo elettrico naturale della Terra e scarica il suo stress ossidativo.

- Erbe e nutraceutici: alcune piante, conosciute da secoli, hanno un impatto migliore delle statine sul colesterolo e sull’infiammazione vascolare, senza i loro effetti collaterali (non sto parlando del colesterolo genetico, ma di quello che si combatte a tavola e con lo stile di vita)

- Respirazione e gestione dello stress: il sistema nervoso è il grande regista dell’infiammazione. Rilassarlo significa calmare il fuoco interno.

- Alimentazione anti-infiammatoria: ridurre zuccheri e farine raffinate, scegliere grassi buoni, aumentare fibre e polifenoli. È una medicina quotidiana, tre volte al giorno.

Non sono promesse vuote, sono scelte che la scienza conferma e che chiunque può iniziare ad adottare. Uno degli aspetti più affascinanti che emergono dagli studi è che cuore e cervello non sono separati. Hanno un dialogo costante. Un cuore malato porta sofferenza al cervello, un cervello in infiammazione peggiora la salute del cuore.

Ecco perché la demenza è così legata al diabete e alle malattie cardiovascolari. Se curi uno, migliori anche l’altro. E se ignori entrambi, acceleri il declino. Quante volte sento frasi come:

“Eh, invecchiare è così.”

“Il diabete è genetico, non ci puoi fare nulla.”

“Il colesterolo alto lo hanno tutti.”

Sono frasi che tolgono potere. Frasi che trasformano la malattia in destino. La verità è che la genetica è un potenziale, non una condanna. Quello che fa la differenza sono le scelte quotidiane, l’ambiente, lo stile di vita.

Non posso non dirvelo, la malattia cronica è diventata un’industria. Ogni pastiglia, ogni esame, ogni ricovero genera profitti. Un paziente che guarisce è un cliente perso. Per questo si parla tanto di gestione e poco di guarigione. Ma non dobbiamo accettare questo paradigma. Abbiamo il diritto, e il dovere, di conoscere le vere cause e di invertire la rotta.

Questo discorso non è solo per chi è già malato. È per chiunque voglia prevenire. Perché l’infiammazione cronica si costruisce anni prima che i sintomi compaiano. Ogni scelta di oggi è un mattone che costruisce la salute, o la malattia, di domani. Non aspettate l’infarto, non aspettate la diagnosi di diabete, non aspettate la memoria che se ne va... agite ora.

Non ci sono tre malattie diverse da combattere con tre ricette diverse. C’è un unico terreno da guarire... l’infiammazione cronica. E lo si può fare con strumenti che non costano miliardi, che non richiedono brevetti, che non hanno effetti collaterali, il movimento, il cibo vero, la connessione con la natura, il riposo, le erbe, la respirazione, il sostegno emotivo e spirituale.

È tempo di smettere di ridipingere pareti ammuffite e di iniziare a bonificare la casa. La vera prevenzione e la vera guarigione passano di qui. E il vero fallimento della salute sono state le specializzazioni. Quando hanno iniziato a vedere il corpo in sezioni e non nel suo complesso.

Poi, riferito ai post di ieri, quando c’è una componente genetica (come nell’ipercolesterolemia familiare), è vero, il rischio è più alto e spesso la terapia farmacologica viene presa in considerazione. Questo è un dato di fatto, NON ho mai detto il contrario.

Ma da qui a dire che lo stile di vita non conta più e che serve solo le statine, ce ne passa.

Anzi, è esattamente il contrario.

Quando hai una predisposizione genetica, il terreno diventa ancora più importante, non meno. Perché i geni non lavorano nel vuoto, si esprimono dentro un contesto fatto di alimentazione, infiammazione, insulina, stress, sonno, movimento, funzione epatica e metabolica.

Due persone con la stessa predisposizione genetica possono avere evoluzioni completamente diverse, proprio in base a come vivono.

Quindi no, non è o farmaco o stile di vita, è farmaco (quando serve) + lavoro serio sul terreno.

Perché la statina può agire su un parametro, ma non corregge l’infiammazione, non migliora la sensibilità insulinica, non sistema il fegato, non regola il sistema nervoso e ignorare questo, soprattutto nei soggetti genetici, è un errore ancora più grande. La verità è semplice... più il rischio è alto, più lo stile di vita diventa fondamentale.

XO - Patrizia Coffaro

10/04/2026

FEGATO E MAGNESIO

(Di Patrizia Coffaro)

Quando si parla di fegato, quasi tutti pensano a depurazione, detox, integratori miracolosi, tisane amare e diete drastiche. Pochi pensano a un minerale semplice, presente in ogni cellula, che partecipa a centinaia di reazioni biochimiche e che sostiene ogni singolo processo epatico.

Il fegato non è un filtro passivo, é un laboratorio chimico sofisticatissimo che lavora 24 ore su 24. Trasforma, neutralizza, costruisce, smonta, ricicla... e per fare tutto questo ha bisogno di energia, enzimi funzionanti, membrane cellulari stabili, flussi biliari fluidi e un ambiente interno il più possibile calmo e non infiammato.

In ognuno di questi passaggi, il magnesio è coinvolto. Prima di capire perché il magnesio sia così importante, dobbiamo fare un passo indietro. Il fegato non serve solo a disintossicare. Questa è una semplificazione estrema. Il fegato, trasforma nutrienti in forme utilizzabili, regola il metabolismo di grassi e zuccheri, gestisce ormoni in eccesso, produce bile per digerire i grassi, immagazzina vitamine e minerali, filtra e modifica sostanze, potenzialmente dannose.

Ogni pasto, ogni farmaco, ogni ormone, ogni sostanza chimica ambientale passa da lì. È come un enorme centro di smistamento che deve continuamente decidere cosa usare, cosa trasformare e cosa eliminare. Per fare questo, il fegato usa enzimi e la maggior parte degli enzimi epatici funziona solo in presenza di cofattori minerali. Tra questi, il magnesio è uno dei più richiesti.

Quando parliamo di detossificazione epatica, in realtà parliamo di reazioni chimiche molto precise, divise in più fasi. Nella prima fase, il fegato modifica le molecole rendendole più reattive. Nella seconda fase, le lega ad altre sostanze per renderle eliminabili con bile o urina. Queste reazioni richiedono enzimi e moltissimi enzimi hanno bisogno del magnesio per attivarsi.

Senza magnesio a sufficienza, questi sistemi lavorano più lentamente o in modo meno efficiente. Non significa che il fegato si ferma, ma che può diventare più affaticato, soprattutto quando il carico è elevato, farmaci, inquinanti, alcol, eccessi alimentari, squilibri ormonali.

Il magnesio partecipa alla stabilizzazione delle strutture enzimatiche e permette alle reazioni di avvenire nel modo corretto e con la giusta velocità.

Ogni cellula del corpo vive grazie all’ATP, la molecola che rappresenta la moneta energetica dell’organismo. Il fegato, essendo un organo metabolicamente attivissimo, consuma enormi quantità di ATP. Qui arriva un dettaglio spesso ignorato... l’ATP, nella sua forma attiva, è sempre legato al magnesio. In pratica, l’energia cellulare funziona davvero solo come complesso magnesio-ATP.

Se il magnesio è scarso, la produzione e l’utilizzo dell’energia diventano meno efficienti. Le cellule epatiche possono quindi trovarsi in una situazione di stanchezza metabolica, devono fare tanto lavoro, ma con meno carburante realmente disponibile. Questo può riflettersi in una minore capacità di gestire grassi, zuccheri, ormoni e sostanze chimiche. Non è un collasso improvviso, ma un logorio lento, silenzioso, che nel tempo pesa.

Sostenere livelli adeguati di magnesio significa anche sostenere la capacità energetica del fegato.

La bile è spesso sottovalutata, ma è fondamentale. Serve a digerire i grassi, a eliminare colesterolo in eccesso, a veicolare fuori dal corpo molte sostanze di scarto, compresi metaboliti ormonali.
La bile deve essere prodotta in quantità adeguata e deve fluire bene nei dotti biliari. Quando ristagna, diventa più densa, i grassi vengono digeriti peggio e il fegato fatica a liberarsi di parte dei suoi rifiuti. Il magnesio ha un effetto rilassante sulla muscolatura liscia, compresa quella che riveste i dotti biliari. Questo favorisce un flusso più armonico della bile. Non sto parlando di un effetto drastico, ma di una facilitazione fisiologica del movimento. Una bile che scorre bene significa avere una digestione dei grassi più efficiente, una migliore eliminazione di sostanze liposolubili, un minore tendenza al ristagno e il fegato lavora con meno pressione interna.

Molti disturbi epatici moderni non nascono da infezioni o intossicazioni acute, ma da uno stato di infiammazione cronica di basso grado. Eccessi alimentari, picchi glicemici frequenti, squilibri ormonali, sostanze chimiche ambientali, tutto questo crea segnali infiammatori continui. Il magnesio è noto per il suo ruolo nella modulazione dell’infiammazione. Partecipa alla regolazione di molecole coinvolte nelle risposte infiammatorie e aiuta a mantenere un ambiente cellulare meno reattivo.

Quando i livelli di magnesio sono bassi, il corpo tende a produrre più facilmente segnali pro-infiammatori. Nel fegato, questo può tradursi in uno stato di irritazione cronica, che nel tempo favorisce alterazioni metaboliche e accumulo di grasso. Sostenere il magnesio significa anche aiutare il fegato a non vivere costantemente in allerta.

Il fegato è un grande centro di gestione dei grassi. Li brucia per produrre energia, li trasforma, li impacchetta e li spedisce nel sangue sotto forma di lipoproteine. Quando questo sistema si inceppa, i grassi iniziano ad accumularsi nel tessuto epatico. Non è solo una questione di calorie in eccesso... è anche una questione di come il fegato riesce a processarli.

Il magnesio è coinvolto in molte reazioni del metabolismo lipidico. Aiuta gli enzimi che regolano l’ossidazione dei grassi (cioè la loro combustione) e partecipa ai meccanismi che permettono al fegato di gestirli correttamente. Una carenza di magnesio può rendere meno efficiente questo sistema, favorendo un ambiente in cui i grassi vengono stoccati più facilmente invece che utilizzati. Non è l’unico fattore, ovviamente. Ma è uno dei tanti tasselli che fanno la differenza tra un fegato che smaltisce e un fegato che accumula.

Ogni volta che il fegato neutralizza sostanze chimiche, produce anche molecole reattive chiamate radicali liberi. In condizioni normali, il corpo ha sistemi antiossidanti che li tengono sotto controllo. Il magnesio contribuisce alla stabilità delle membrane cellulari e supporta indirettamente i sistemi antiossidanti. Quando è carente, le cellule diventano più vulnerabili allo stress ossidativo, soprattutto in periodi di alto carico tossico. Proteggere le cellule epatiche non significa solo ripararle dopo il danno, ma creare le condizioni perché siano più resistenti mentre lavorano.

L’alcol viene metabolizzato quasi interamente dal fegato. Questo processo consuma nutrienti e genera stress ossidativo. Uno dei minerali che si riduce più facilmente con il consumo di alcol è proprio il magnesio. Quando il magnesio si abbassa, il fegato ha meno supporto per produrre energia, meno capacità di modulare l’infiammazione e meno stabilità cellulare. È uno dei motivi per cui, in chi consuma regolarmente alcol, il fabbisogno di magnesio può aumentare. Anche qui, non si tratta di una soluzione magica, ma di comprendere che il fegato ha bisogno di strumenti adeguati per gestire ciò che gli chiediamo di elaborare.

Terreni impoveriti, stress cronico, farmaci, diete raffinate, disturbi intestinali che riducono l’assorbimento... tutto questo rende la carenza di magnesio molto più comune di quanto si pensi. E quando il magnesio è basso, non sempre compaiono sintomi eclatanti. A volte è solo una sensazione di stanchezza persistente, tensione muscolare, sonno disturbato, maggiore sensibilità allo stress. In parallelo, organi ad alto consumo energetico come il fegato lavorano con meno margine di sicurezza.

Il fegato non chiede miracoli, chiede condizioni favorevoli
Il messaggio più importante cje voglio trasmettervi è questo... il fegato non ha bisogno di soluzioni drastiche o di mode detox estreme, ha bisogno di nutrienti di base, energia stabile, flussi regolari, infiammazione sotto controllo.

Il magnesio rientra pienamente in questa logica di sostegno fisiologico. Non forza il fegato, non lo stimola artificialmente, lo aiuta a fare meglio ciò che già sa fare. È un supporto di fondo, silenzioso, ma profondamente coerente con il modo in cui il corpo è progettato per funzionare.

Quando guardiamo alla salute epatica da questa prospettiva, cambiamo paradigma. Non pensiamo più solo a ripulire, ma a creare un ambiente interno in cui il fegato possa lavorare con meno attrito, più efficienza e maggiore resilienza nel tempo e a volte, il primo passo non è aggiungere qualcosa di straordinario, ma assicurarsi che non manchi ciò che è essenziale. Il magnesio è una di quelle fondamenta invisibili su cui si regge una parte enorme della nostra fisiologia.

XO - Patrizia Coffaro

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05/04/2026

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22/01/2026

SE IL TUO CORPO È IN SQUILIBRIO, GUARDA PRIMA IL FEGATO

(Di Patrizia Coffaro)

Il fegato non è un organo accessorio o un filtro passivo, é un centro di comando. Un laboratorio vivente, un organo che lavora senza sosta, minuto dopo minuto, filtrando circa un litro e mezzo di sangue al minuto e lo fa senza mai fare una pausa.

Eppure, nella cultura moderna, il fegato viene considerato solo quando si alzano le transaminasi o quando compare un fegato grasso in un’ecografia fatta per caso. Prima di allora, sembra invisibile, ma il corpo non funziona così... il corpo parla molto prima, solo che spesso non lo ascoltiamo o non colleghiamo i puntini.

Uno dei ruoli più sottovalutati del fegato è il suo rapporto diretto con l’equilibrio ormonale. Il fegato metabolizza gli ormoni sessuali, li attiva, li inattiva, li trasporta, li elimina quando sono in eccesso. Gestisce estrogeni, progesterone, testosterone, cortisolo, ormoni tiroidei, ormone della crescita. Se questo sistema rallenta, si inceppa o lavora sotto stress cronico, l’equilibrio ormonale semplicemente non regge. Non perché il corpo sbaglia, ma perché sta facendo il possibile con un organo sovraccarico.

Quando si parla di estrogeni, ad esempio, il fegato ha il compito delicatissimo di neutralizzare ed eliminare quelli in eccesso, soprattutto quelli che provengono dall’ambiente, dall’alimentazione industriale, dalla plastica, dai cosmetici, dagli inquinanti. Questi estrogeni non sono quelli che il corpo produce fisiologicamente, ma molecole che imitano l’azione estrogenica e confondono i recettori. Se il fegato non riesce a smaltirli in modo efficace, il risultato non è solo un valore alterato su un esame, ma una cascata di sintomi... gonfiore, tensione mammaria, ciclo doloroso, sbalzi d’umore, ritenzione, aumento di peso resistente, peggioramento dei sintomi in menopausa o una totale intolleranza a qualsiasi supporto ormonale.

Il fegato è anche il luogo in cui il colesterolo viene prodotto e trasformato e qui vale la pena fermarsi un attimino, perché il colesterolo non è il nemico che per anni ci è stato raccontato. È il mattone di partenza per la sintesi di molti ormoni steroidei. Senza colesterolo non si producono correttamente cortisolo, estrogeni, progesterone, testosterone. Un fegato sotto stress spesso produce colesterolo in modo disfunzionale, oppure altera il rapporto tra le diverse frazioni lipidiche, e questo ha un impatto diretto sia sul sistema ormonale sia su quello cardiovascolare.

Un altro aspetto cruciale è la gestione della glicemia. Il fegato è il grande regolatore dello zucchero nel sangue. Immagazzina glucosio, lo rilascia quando serve, impedisce cali improvvisi e picchi eccessivi. Quando questa funzione non è efficiente, compaiono fame nervosa, voglia di zuccheri, risvegli notturni, stanchezza cronica, difficoltà a dimagrire, irritabilità. E anche qui, il legame con gli ormoni è diretto... insulina, cortisolo e ormoni tiroidei sono tutti coinvolti in questo delicato equilibrio.

Parlando di tiroide, è impossibile ignorare il ruolo del fegato nella conversione degli ormoni tiroidei. Gran parte della trasformazione della forma inattiva in quella attiva avviene proprio qui. Questo significa che si può assumere qualsiasi supporto possibile, ma se il fegato non è in grado di fare il suo lavoro, il corpo rimane in una sorta di rallentamento cronico, con freddolosità, aumento di peso, mente annebbiata, umore basso e scarsa energia.

Il fegato è anche un grande regolatore dell’infiammazione sistemica. Quando è sovraccarico, l’infiammazione di basso grado diventa costante, silenziosa, ma profondamente destabilizzante. Il sistema immunitario ne risente, aumentano allergie, sensibilità chimiche, reazioni cutanee, infezioni ricorrenti. Non è che il sistema immunitario impazzisce, sta reagendo a un terreno che non riesce più a mantenere l’equilibrio.

Il corpo manda segnali molto chiari quando il fegato ha bisogno di supporto. Squilibri ormonali persistenti, sintomi mestruali intensi, menopausa difficile, stanchezza che non migliora con il riposo, digestione lenta, gonfiore, intolleranza ai grassi, sensibilità all’alcol o alla caffeina, pelle reattiva, acne, rosacea, alito pesante, lingua patinata, facilità ai lividi, macchie cutanee, occhi arrossati o giallastri. Anche l’umore parla... rabbia, irritabilità, depressi0ne, confusione mentale, sensazione di surriscaldamento interno. Tutto questo non nasce dal nulla.

Sostenere il fegato non significa fare una detox aggressiva o inseguire soluzioni drastiche. Anzi, spesso è l’opposto. Il fegato ama la costanza, la semplicità, il ritmo. Ama essere tolto dal sovraccarico prima ancora di essere stimolato. Ridurre ciò che lo affatica è spesso il primo vero passo. Alcol, eccessi di zuccheri, cibi ultra-processati, infiammazione alimentare cronica sono tra i principali fattori che lo mettono in difficoltà. Anche il caffè, per molte persone già stressate a livello surrenalico ed epatico, può diventare un peso più che un aiuto.

Parallelamente, introdurre elementi che favoriscono il flusso biliare e la capacità di trasformazione è un gesto di profondo rispetto verso il corpo. Le verdure amare e quelle della famiglia delle crucifere stimolano naturalmente i processi di detossificazione, senza forzature. Le erbe amare insegnano al fegato a fare meglio il suo lavoro, non a lavorare di più. Una cena leggera, consumata con anticipo rispetto al sonno, permette al fegato di dedicare la notte alla rigenerazione invece che alla digestione tardiva.

Anche alcuni nutrienti sono fondamentali perché il fegato possa svolgere le sue funzioni enzimatiche. Minerali come il magnesio e vitamine del gruppo B non sono opzionali... sono cofattori essenziali. Senza di loro, molte reazioni biochimiche semplicemente non avvengono. Questo non significa assumere tutto a caso, ma comprendere che il fegato non lavora nel vuoto, lavora con ciò che gli mettiamo a disposizione.

C’è un aspetto che spesso viene dimenticato, ed è quello emotivo e nervoso. Il fegato è profondamente sensibile allo stress. Non allo stress occasionale, ma a quello cronico, trattenuto, silenzioso. Rabbia non espressa, frustrazione, senso di costrizione, ipercontrollo. Il corpo non separa emozioni e fisiologia. Quando il sistema nervoso è costantemente in allerta, il fegato paga il prezzo.

Prendersi cura del fegato non è una moda, né una pratica stagionale... é una scelta di fondo. È riconoscere che molti squilibri che oggi chiamiamo ormonali, metabolici, immunitari sono in realtà il risultato di un organo centrale che da troppo tempo lavora in condizioni non ideali. La buona notizia è che il fegato ha una straordinaria capacità di rigenerazione. Ma ha bisogno di essere ascoltato, sostenuto, rispettato.

Non servono gesti eroici, servono gesti coerenti e questo ogni giorno. Perché quando il fegato ritrova equilibrio, tutto il sistema ne beneficia. Gli ormoni smettono di essere un campo di battaglia. L’energia torna più stabile, la mente si fa più lucida, il corpo smette di urlare perché finalmente qualcuno ha iniziato ad ascoltarlo.

XO - Patrizia Coffaro

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23/12/2025

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