23/03/2026
Ieri in treno ho incrociato lo sguardo di un uomo. Era seduto da solo, guardava fuori dal finestrino. Il viso spento, lo sguardo che scorreva sul mare senza davvero vederlo. Se gli avessi chiesto come stesse, avrebbe probabilmente detto “tutto bene”. Con un sorriso solo meccanico. L’ho visto tante volte quello modo di vedere il mondo, nel mio lavoro e fuori. Non è tristezza. Non è rabbia. È qualcosa di più silenzioso. È quando smetti di aspettarti che le cose possano cambiare. Quando non ci credi più davvero. Quando vai avanti, ma senza sentirti davvero dentro.
Se ti è capitato di riconoscerti in queste parole, sappi una cosa. Non sei “rotto”. Non è finita. Sei una persona che si è persa da tanto tempo. E quando ci si perde da tanto, si smette anche di cercarsi. Ma quella sensazione, per quanto pesante, non è definitiva. Non è una condanna. È uno stato. E gli stati si possono attraversare. A volte serve tempo. A volte serve qualcuno accanto. A volte serve solo un primo piccolo movimento nella direzione opposta.
Non è mai troppo tardi per ritrovarsi. Anche quando sembra di aver perso la strada da anni.