18/02/2026
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«L’unico cibo che porta all’epatite fulminante è il fungo», spiega Maurizio Bissoli, a capo del Centro AntiVeleni dell’ospedale Niguarda di Milano, mentre cerca di fare luce su quanto accaduto a Pietracatella. Mercoledì verrà effettuata l’autopsia su Antonella Di Ielsi, 50 anni, e sua figlia Sara Di Vita, 15 anni, entrambe decedute nel giro di poche ore per quella che si sospetta sia stata una grave intossicazione.
Le due donne si erano presentate al pronto soccorso di Campobasso dopo aver cenato la sera della Vigilia di Natale, ma dopo i primi controlli erano tornate a casa. La ragazza, secondo quanto emerso, sarebbe tornata in ospedale una seconda volta prima di morire. Nel frattempo, gli investigatori hanno sequestrato cartelle cliniche e avanzi di cibo trovati nella loro abitazione. Sotto inchiesta ci sono cinque tra medici e infermieri.
L’attenzione degli inquirenti si concentra su ciò che la famiglia ha mangiato prima della cena, a cui erano presenti altre dieci persone che però non hanno avuto alcun sintomo. Anche il padre di Sara, marito di Antonella, ha manifestato disturbi ed è stato ricoverato allo Spallanzani di Roma, attualmente in terapia intensiva insieme alla figlia maggiore, che invece sembra non aver avuto problemi di salute.
Al momento, si ipotizza una epatite fulminante, ma la conferma potrà arrivare solo dopo l’autopsia. Bissoli chiarisce che, tra gli alimenti, solo i funghi velenosi possono causare un danno epatico così rapido e devastante. «Epatite fulminante è un termine un po' generico e anche direi poco scientifico. Si fa riferimento a un danno epatico rapidissimo, che si sviluppa in pochi giorni e che porta alla distruzione delle cellule del fegato. La persona o muore o deve essere subito sottoposta a trapianto. L'unico cibo che porta all'epatite fulminante è il fungo. Le varie intossicazioni da pesci possono portare a un'epatite, ma non fulminante. Non così rapida. Unico cibo quindi è legato all'Amanita falloide, ovvero un fungo mortale».
Quando gli viene chiesto se sia possibile trovare questi funghi velenosi in commercio, Bissoli è netto: in Italia, grazie ai controlli, non accade. Il rischio esiste solo con funghi raccolti direttamente nei boschi o regalati da conoscenti. In questo periodo, può succedere che siano stati raccolti tempo prima, cucinati, surgelati e poi consumati durante le feste.
I sintomi iniziali sono spesso sottovalutati: affaticamento improvviso, dolore nella zona del fegato, e poi il progressivo cedimento delle funzioni vitali, fino al coma. I funghi velenosi all’inizio provocano vomito e diarrea, poi il danno al fegato peggiora rapidamente. La morte, però, non arriva subito: possono passare anche cinque o sei giorni.
Oltre ai funghi, solo il botulino può provocare un’intossicazione alimentare letale, con insufficienza renale acuta. Altre sostanze o batteri, invece, di solito non portano a simili conseguenze.
Un consiglio pratico per chi cucina in questi giorni di festa? Prestare attenzione ai funghi, soprattutto a quelli regalati o raccolti da amici, non acquistati nei negozi e non sottoposti a controlli ufficiali. Anche i prodotti fatti in casa, come conserve sott’olio, possono essere rischiosi per la presenza di botulino.