Dott.ssa Silvia Cimarelli Psicologa/Psicoterapeuta

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All'Istituto Comprensivo Via Regina Elena per parlare di Disturbi specifici dell'apprendimento💪✏️📖✅
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"MIO FIGLIO DEVE PARTIRE. MA CON TUTTO QUELLO CHE SUCCEDE, LO FACCIO ANDARE LO STESSO? Noi genitori in queste settimane ...
27/07/2023

"MIO FIGLIO DEVE PARTIRE. MA CON TUTTO QUELLO CHE SUCCEDE, LO FACCIO ANDARE LO STESSO?

Noi genitori in queste settimane vediamo i nostri figli preadolescenti e adolescenti partire e tornare. Sono le settimane delle vacanze con gli scout, dei campi estivi con le loro associazioni sportive, delle esperienze con la parrocchia o gli oratori, dei campus-laboratorio in cui si cimentano negli ambiti verso cui provano passione. Affidiamo i figli ad altri educatori perché vivano esperienze con compagni e amici in un contesto che garantisca anche una proposta educativa. E’ chiaro che leggere ciò che l’allarme meteo rappresenta per chi si trova a trascorrere una settimana lontano da casa ci riempie di ansia e paura. In questi giorni molti genitori mi scrivono domandosi se sia il caso di mandare un figlio a vivere questo genere di esperienze perché, come è già avvenuto qualche giorno fa, “come fai ad essere certo che non accada nulla?” “E se poi non torna più?”. Il dolore di chi perde un figlio per un incidente dovuto ad un evento naturale non credo sia comprensibile. Vedere la vita della persona che ami di più rubata da un evento accidentale è uno strazio che ci fa rabbrividire di sgomento, paura, tristezza. Però, la domanda adesso è: “Perciò, a questo punto, non li facciamo andare più da nessuna parte? Oppure li facciamo viaggiare solo con noi, in modo che gestiamo i pericoli secondo il criterio che a noi risulta più protettivo?”. Pensiamoci bene: da quando li mettiamo al mondo, i nostri figli devono attraversare il territorio del rischio. Senza rischio non può esserci crescita. L’iperprotezione è quell’attitudine genitoriale per cui mi tengo sempre un figlio a portata di sguardo. So dov’è, so cosa fa, controllo ogni sua mossa ed eventuale rischio. Ma questa attitudine in realtà distrugge la crescita di un figlio. Vivere appiccicati ai genitori che ti iperproteggono è l’esatto contrario di ciò che serve ad un figlio per diventare grande. Perciò? Perciò dobbiamo correre il rischio di provare ansia. Di stare in apprensione costante, quando fatti come quelli di questi giorni minano nel profondo il nostro bisogno di certezza e di protezione. C’è un rischio associato al vivere che non è cancellabile. E vivere non comporta proteggersi da tutti i rischi possibili. Bensì prevenire il rischio calcolabile e che dipende da noi. Poi c’è l’imprevedibile. L’accidentale. L’incontrollabile. E ne siamo tutti in balia. Vedere partire e tornare i miei figli in questi giorni mi punge sempre il cuore. Mi inonda la mente di pensieri così carichi di ansia e di paura che vorrei non percepirli mai accesi dentro di me. Eppure so che il mio compito non è fermarli. Ma lasciarli andare incontro alla vita. Con tutto quello che ha da offrire loro. Il bello e il brutto. Il bello lo devono trovare, cercare, scoprire e poi amare e cercare di nuovo. E il bello entra nella vita solo se ci vai incontro, se impari a desiderarlo. Il brutto bisogna evitarlo e prevenirlo. Ma la vita accade. E non tutto è arginabile. Quando succede qualcosa di terribile che non abbiamo potuto evitare, ci troviamo esposti di fronte ad un abisso che ci strazia e provoca un dolore enorme. Un abisso che ci spinge a farci domande che spesso rimangono senza risposte. Si entra in quella zona sospesa del nostro esistere dove tutti i grandi temi del vivere, tutti i dubbi, tutta la percezione della nostra impotenza e del nostro sentirci in balia degli eventi ci intrappolano in una gabbia interiore che sembra non avere vie d’uscita. Essere adulti è trovare la chiave di quella gabbia e sentire che una via d’uscita c’è. Si chiama speranza. Affidamento. Costruzione di un senso di appartenenza alla comunità. Possibilità di non sentirsi soli e disperati di fronte a ciò che non è stato possibile evitare e quindi è accaduto. Dirlo con le parole può anche sembrare semplice. Viverlo è la fatica più tremenda che esista. Eppure è possibile. Scrivo queste poche righe per i genitori che oggi vivono un dolore che per noi risulta incomprensibile e che a loro invece schianta il cuore. Scrivo queste parole per tutti noi adulti, perché l’ansia e l’angoscia non diventino l’unico motore che genera le scelte con cui prendiamo decisioni che potrebbero tenere vivo il corpo dei nostri figli, ma far ammalare la loro interiorità. E ogni giorno non smetto di sperare. E la cosa che più mi aiuta a stare vivo.
Ho scritto queste parole perché ho ricevuto molte richieste da tanti genitori pieni di ansia e preoccupazione di fronte alle partenze dei figli in queste due settimane, a causa di ciò che il meteo ha provocato in moltissimi luoghi. L’ho fatto anche per tutte quelle famiglie e quei ragazzi e ragazze che hanno vissuto momenti di paura, terrore, angoscia e possibile traumatizzazione diretta o indiretta. Se pensate che a qualcuno possano servire, condividetele."
Alberto Pellai

leggi l'articolo 👇https://www.famigliacristiana.it/articolo/agesci-.aspx?fbclid=IwAR0iuHHfoJrJrGyowyBNWm8DKStwjA6nDX8B0jA0D-JngoW9FEYu1IzNrjw

MIO FIGLIO DEVE PARTIRE. MA CON TUTTO QUELLO CHE SUCCEDE, LO FACCIO ANDARE LO STESSO?

Noi genitori in queste settimane vediamo i nostri figli preadolescenti e adolescenti partire e tornare. Sono le settimane delle vacanze con gli scout, dei campi estivi con le loro associazioni sportive, delle esperienze con la parrocchia o gli oratori, dei campus-laboratorio in cui si cimentano negli ambiti verso cui provano passione. Affidiamo i figli ad altri educatori perché vivano esperienze con compagni e amici in un contesto che garantisca anche una proposta educativa. E’ chiaro che leggere ciò che l’allarme meteo rappresenta per chi si trova a trascorrere una settimana lontano da casa ci riempie di ansia e paura. In questi giorni molti genitori mi scrivono domandosi se sia il caso di mandare un figlio a vivere questo genere di esperienze perché, come è già avvenuto qualche giorno fa, “come fai ad essere certo che non accada nulla?” “E se poi non torna più?”. Il dolore di chi perde un figlio per un incidente dovuto ad un evento naturale non credo sia comprensibile. Vedere la vita della persona che ami di più rubata da un evento accidentale è uno strazio che ci fa rabbrividire di sgomento, paura, tristezza. Però, la domanda adesso è: “Perciò, a questo punto, non li facciamo andare più da nessuna parte? Oppure li facciamo viaggiare solo con noi, in modo che gestiamo i pericoli secondo il criterio che a noi risulta più protettivo?”. Pensiamoci bene: da quando li mettiamo al mondo, i nostri figli devono attraversare il territorio del rischio. Senza rischio non può esserci crescita. L’iperprotezione è quell’attitudine genitoriale per cui mi tengo sempre un figlio a portata di sguardo. So dov’è, so cosa fa, controllo ogni sua mossa ed eventuale rischio. Ma questa attitudine in realtà distrugge la crescita di un figlio. Vivere appiccicati ai genitori che ti iperproteggono è l’esatto contrario di ciò che serve ad un figlio per diventare grande. Perciò? Perciò dobbiamo correre il rischio di provare ansia. Di stare in apprensione costante, quando fatti come quelli di questi giorni minano nel profondo il nostro bisogno di certezza e di protezione. C’è un rischio associato al vivere che non è cancellabile. E vivere non comporta proteggersi da tutti i rischi possibili. Bensì prevenire il rischio calcolabile e che dipende da noi. Poi c’è l’imprevedibile. L’accidentale. L’incontrollabile. E ne siamo tutti in balia. Vedere partire e tornare i miei figli in questi giorni mi punge sempre il cuore. Mi inonda la mente di pensieri così carichi di ansia e di paura che vorrei non percepirli mai accesi dentro di me. Eppure so che il mio compito non è fermarli. Ma lasciarli andare incontro alla vita. Con tutto quello che ha da offrire loro. Il bello e il brutto. Il bello lo devono trovare, cercare, scoprire e poi amare e cercare di nuovo. E il bello entra nella vita solo se ci vai incontro, se impari a desiderarlo. Il brutto bisogna evitarlo e prevenirlo. Ma la vita accade. E non tutto è arginabile. Quando succede qualcosa di terribile che non abbiamo potuto evitare, ci troviamo esposti di fronte ad un abisso che ci strazia e provoca un dolore enorme. Un abisso che ci spinge a farci domande che spesso rimangono senza risposte. Si entra in quella zona sospesa del nostro esistere dove tutti i grandi temi del vivere, tutti i dubbi, tutta la percezione della nostra impotenza e del nostro sentirci in balia degli eventi ci intrappolano in una gabbia interiore che sembra non avere vie d’uscita. Essere adulti è trovare la chiave di quella gabbia e sentire che una via d’uscita c’è. Si chiama speranza. Affidamento. Costruzione di un senso di appartenenza alla comunità. Possibilità di non sentirsi soli e disperati di fronte a ciò che non è stato possibile evitare e quindi è accaduto. Dirlo con le parole può anche sembrare semplice. Viverlo è la fatica più tremenda che esista. Eppure è possibile. Scrivo queste poche righe per i genitori che oggi vivono un dolore che per noi risulta incomprensibile e che a loro invece schianta il cuore. Scrivo queste parole per tutti noi adulti, perché l’ansia e l’angoscia non diventino l’unico motore che genera le scelte con cui prendiamo decisioni che potrebbero tenere vivo il corpo dei nostri figli, ma far ammalare la loro interiorità. E ogni giorno non smetto di sperare. E la cosa che più mi aiuta a stare vivo.
Ho scritto queste parole perché ho ricevuto molte richieste da tanti genitori pieni di ansia e preoccupazione di fronte alle partenze dei figli in queste due settimane, a causa di ciò che il meteo ha provocato in moltissimi luoghi. L’ho fatto anche per tutte quelle famiglie e quei ragazzi e ragazze che hanno vissuto momenti di paura, terrore, angoscia e possibile traumatizzazione diretta o indiretta. Se pensate che a qualcuno possano servire, condividetele.

I primi 1000 giorni di vita di un essere umano sono un periodo di importanza strategica che pone le basi per lo sviluppo...
10/06/2023

I primi 1000 giorni di vita di un essere umano sono un periodo di importanza strategica che pone le basi per lo sviluppo e la salute dell’intero arco della vita.Con l’aiuto della pedagogista e consulente genitoriale Leonilde Perdono' parleremo delle tappe evolutive più importanti della primissima infanzia in relazione al movimento, al linguaggio, alla relazione e al gioco.Scopo di questo incontro è:
âś…conoscere i momenti sensibili ossia quei momenti cruciali evolutivi in cui il comportamento del bambino cambia e in cui, di conseguenza, i genitori possono sentirsi disorientati nei loro compiti educativi e di accudimento;
âś…promuovere una genitorialitĂ  positiva, autonoma e competente;
âś…implementare momenti di confronto.

👉👉Vi aspettiamo il 17 giugno 2023 dalle 10:00 alle 12:00 presso l’Auditorium della BibliotecaFilelfica di Tolentino (MC) in Largo Fidi.

Ingresso gratuito, si consiglia la prenotazione attraverso il seguente modulo:
https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfrGo89YdovKx1r9mCqlG-Qo1SXYmfP4a6OX7CyfoTXbE9e0w/viewform?usp=pp_url&entry.904725123=Opzione+1

📝Save the date!
Studio Pedagogico Resilienza - Dott.ssa Leonilde Perdonò - Macerata
Associazione Il Girasole

19/05/2023
(di Alberto Pellai)BLANCO A SANREMO: IL SENSO DEL LIMITEBlanco è un adulto e un artista che ha un enorme privilegio: ha ...
09/02/2023

(di Alberto Pellai)
BLANCO A SANREMO: IL SENSO DEL LIMITE
Blanco è un adulto e un artista che ha un enorme privilegio: ha raggiunto uno status, una popolarità e un potere d’azione nella sua vita di cui dovrebbe sentire un’enorme responsabilità, sia individuale che collettiva. Perché quando ti trovi a quelle altezze, che davvero pochi riescono a raggiungere (e di questo gli va dato merito) dovresti sentire che ciò che dici e ciò che fai ha un peso e un impatto enorme su chi ti segue e ti sceglie. Ci sono limiti che bisogna imparare a rispettare sempre e comunque, ancora di più se si è figure pubbliche e molto amate.
“Ho cercato comunque di divertirmi”. In questa frase c’è tutto quello che Blanco probabilmente ancora non ha imparato. Divertirsi non è spaccare tutto e vandalizzare. Divertirsi non è fare quello che ti viene di fare, senza pensare alle implicazioni e alle conseguenze che ne potrebbero derivare. Divertirsi non è sputare nel piatto in cui mangi, avendo avuto vantaggi e privilegi che probabilmente non ti hanno fatto bene, se ti portano a percepirti dotato di un’onnipotenza che distrugge, ma non di una competenza che non sa riconoscere qual è il limite da non oltrepassare. Caparezza alcuni anni fa cantava “Sono fuori dal tunnel del divertimento”: un inno alla conquista di una libertà e un’autodeterminazione consapevoli, un testo e una canzone che per Blanco potrebbe rappresentare fonte di ispirazione.
Ora ci sarà che si schiera a favore di Blanco e della sua libertà di esprimersi, di essere ciò che vuole. In molti diranno: “Chi siete voi per dire a Blanco come deve stare sul palco, cosa deve fare o non fare?”. Noi siamo quelli che come Gianni Morandi, qualche minuto dopo la scena di distruzione, compaiono sul palco con la scopa e la paletta e risistemano il danno causato dall’artista che si è concesso la libertà di essere chi voleva essere, di fare ciò che gli andava di fare. Se vogliamo dare a Blanco la libertà di distruggere, poi sul palco con scopa e paletta avrebbe dovuto andarci lui.

L’articolo completo è pubblicato sul sito di Famiglia Cristiana e lo potete leggere e condividere al link associato a questo post.

Il cantante è ormai un adulto che ha un enorme privilegio: ha raggiunto uno status, una popolarità e un potere d’azione nella sua vita di cui dovrebbe sentire la responsabilità, sia individuale che collettiva. «Ho cercato comunque di divertirmi»...

24/01/2023

L’autopsia dirà se il bimbo di Anna, nome di fantasia, è morto davvero per soffocamento. Saranno i giudici, invece, a dire se qualcuno ha colpe specifiche per la sua morte. Quello che resta di questa storia, però, è lo squallore di una pratica ospedaliera fredda, scostante, affidata a protocolli che servono più alla tutela legale del personale sanitario che alla salute dei pazienti.
Dobbiamo dire di nuovo, da psicoterapeuti, e con più forza, fino a farci sentire da tutti, che la nascita di un bambino è ogni volta un evento insieme miracoloso e pieno di rischi. Che una partita importante per la salute mentale del bambino e di sua madre si gioca nelle prime ore e nei primi giorni di vita. Che la costruzione di un ambiente umano adatto alla importanza dell’evento dovrebbe essere una priorità assoluta per i luoghi del parto e del puerperio. Che la condivisione col padre e con i famigliari dovrebbe essere favorita con entusiasmo e non subita da un personale stanco ed inaridito dai protocolli. Che la presenza di psicologi e assistenti sociali dovrebbe essere assicurata per tutte le situazioni difficili. Che medici ed infermieri dovrebbero essere educati, nelle Università, a rendersi conto del fatto che negli ospedali non si ha a che fare con dei pazienti ma con delle persone. E’ una cultura psicologica e psicoterapeutica quella di cui c’è sempre più bisogno nelle nostre strutture sanitarie. Anche se gli amministratori e i politici non se ne sono ancora accorti.

" Ai nostri figli, spesso chiediamo di essere sempre felici, di non imporci il loro disagio, le loro tristezze. “Ma dai ...
02/12/2022

" Ai nostri figli, spesso chiediamo di essere sempre felici, di non imporci il loro disagio, le loro tristezze. “Ma dai non piangere, che tutto passa.”. Gli organizziamo feste, gli compriamo regali immaginando che così non sentano il dolore. Ma il dolore non puoi cancellarlo, al contrario devi riuscire ad abitarlo se poi vuoi attraversarlo e venirne fuori. Imparare a maneggiare il dolore senza lasciare che ci distrugga: è questo che dobbiamo imparare a fare tutti. Noi genitori prima di tutto, perché se sappiamo farlo noi, ci riusciranno anche i nostri figli. Famiglia Cristiana mi ha chiesto di riflettere su un caso di cronaca che tocca profondamente nel cuore tutti noi, in particolare noi genitori. Leggete pure questo articolo con i vostri/e figli/e, studenti e studentesse"

Alberto Pellai

Sono fragili di fronte ai fallimenti e alle aspettative della vita adulta. C'è chi arriva a creare una "non verità" che prima o poi  si sgretola. E non sono d'aiuto i social quando dietro le immagini  invidiabili si nascondono vite ben...

Da ora potete trovarmi anche presso il Fisiomed Tolentino - Centro Medico Palazzo Europa âś… psicoterapia individuale,di c...
16/11/2022

Da ora potete trovarmi anche presso il Fisiomed Tolentino - Centro Medico Palazzo Europa

âś… psicoterapia individuale,di coppia e familiare;
âś… sostegno alla genitorialitĂ ;
âś… consulenza psicologica;
âś… percorsi di sostegno.

Per Info e prenotazoni:
📱3392653900
📞 0733 96 97 18
silvia_cimarelli@yahoo.it

📣 NOVITÀ 📣
La dottoressa Silvia Cimarelli, psicologa e psicoterapeuta, entra a far parte della Grande famiglia Fisiomed.
Presso il centro di Tolentino la dottoressa esegue

âś… Consuelnze Psicologiche
âś… Consulenza di Psicoterapia Individuale, di coppia e Familiare
âś… Percorsi di Sostegno

Per Info e prenotazoni:
📞 0733 96 97 18
👨‍⚕️ 216 specialisti a tua disposizione

da mammemarchigiane.it "Oltre 200 famiglie, in sinergia con le scuole, si sono accordate per un'educazione digitale fina...
08/11/2022

da mammemarchigiane.it
"Oltre 200 famiglie, in sinergia con le scuole, si sono accordate per un'educazione digitale finalmente adeguata all'etĂ  dei propri figli.

Muoversi come una comunitĂ  che sappia dare un messaggio coerente ai ragazzi per formare cittadini consapevoli.

Questo è successo in Lombardia, ma pian piano in tutta Italia ci si sta dirigendo in questo senso.

Nelle Marche, con RED- Rete Educazione Digitale stiamo lavorando assiduamente tramite incontri formativi con tutte le fasce di popolazione, dando la massima attenzione alle scuole, ma pensando anche ai genitori, agli anziani, ai professionisti, agli artigiani, alle associazioni sportive e molto altro.

Ai genitori in particolare suggerisco di non accontentarsi, di non dare per scontato che la scelta della massa sia per forza quella giusta, di prendere posizione, in modo forte e deciso, nelle decisioni che riguardano la crescita e la formazione dei propri figli."

GiĂ  duecento famiglie hanno aderito alla proposta lanciata dai genitori di studenti degli istituti comprensivi Ermanno Olmi e Rinnovata Pizzigoni

‼️‼️
28/10/2022

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Dott. ssa Silvia Cimarelli

Sono Silvia Cimarelli e sono una psicologa clinica e psicoterapeuta sistemico-familiare. Mi sono laureata presso l’Università degli studi di Padova poi nel periodo di tirocinio post lauream, in cui mi sono occupata molto di disturbi dell’apprendimento, ho deciso di approfondire le mie conoscenze in questo ambito perfezionandomi presso l’Università degli studi di Urbino in Psicopatologia dell’apprendimento. Mi sono poi specializzata in Psicoterapia presso l’Accademia di Psicoterapia della famiglia nella sede di Ancona, un percorso personale e formativo di cinque anni estremamente importante che mi ha profondamente segnato. Da molti anni mi occupo di famiglie a vari livelli e la mia formazione non ha fatto altro che dar seguito ad un mio profondo interesse. Dapprima ho avuto la possibilità di occuparmi di famiglie, genitori, figli, bambini e adolescenti, in quella che definisco la mia “scuola di vita”, l’Agesci (Associazione Guide e Scout Italiani) dove sono cresciuta e dove ho avuto la mia prima esperienza di educatrice. Poi nei molti anni di tirocinio durante la mia specializzazione in diversi consultori familiari dell’Asur AV3 dove ho avuto l’opportunità di incontrare e lavorare con molte famiglie talvolta in situazioni molto fragili. Infine nel mio lavoro, dove da tempo opero in strutture ed in ambiti differenti: * nel campo della disabilità in un centro socio-educativo-riabilitativo diurno e residenziale per disabili in età adulta; * in una comunità psichiatrica terapeutica per minori; * nell’associazionismo locale dove collaboro da molti anni in progetti ed interventi di naturale sociale con l’Associazione di Promozione Sociale Il Girasole e con enti pubblici locali (centro per la famiglia, sportello antiviolenza di genere, centri d’ascolto per le popolazioni terremotate, progetto di sostegno per famiglie negligenti, ecc.). Da otto anni circa opero come libera professionista presso il Centro medico Blu Gallery, occupandomi di sostegno psicologico, consulenze, psicoterapia familiare, individuale e di coppia, psicologia perinatale. Da qualche mese collaboro infine con la Dott.ssa Leonilde Perdonò presso lo Studio Pedagogico Resilienza.

Dott.ssa Silvia Cimarelli - Psicologa Psicoterapeuta

tel. 339 2653900

silvia_cimarelli@yahoo.it