Dottoressa Caterina Vocale - Biologa Nutrizionista

Dottoressa Caterina Vocale - Biologa Nutrizionista Mi occupo di elaborazione piani nutrizionali per varie fasce di età e condizioni di salute.

07/01/2026

Perché la tosse può continuare anche dopo la guarigione?

Chiunque abbia avuto un’influenza o un’altra infezione respiratoria conosce bene il fenomeno. I sintomi acuti scompaiono, la febbre passa, il malessere generale si risolve, ma la tosse resta. A volte per settimane. Non è solo fastidiosa. Può essere invalidante e socialmente imbarazzante. La ricerca degli ultimi decenni ha chiarito che non si tratta di un semplice residuo dell’infezione, ma di un vero e proprio cambiamento funzionale dei nervi delle vie aeree.

L’ipotesi oggi più solida è quella dell’ipersensibilità neuronale post infettiva. Durante un’infezione respiratoria l’infiammazione non colpisce solo la mucosa bronchiale, ma coinvolge direttamente le terminazioni nervose sensoriali responsabili del riflesso della tosse. Questi nervi diventano più reattivi agli stimoli, anche a quelli normalmente innocui.

Fare un respiro profondo, parlare a lungo al telefono, ridere, uscire all’aria fredda. Sono azioni fisiologiche che non rappresentano un pericolo per le vie respiratorie. Tuttavia, in una fase post infettiva, possono innescare violenti accessi di tosse anche in assenza di infezione attiva. È il riflesso che è cambiato, non lo stimolo.

Questa osservazione clinica è stata descritta per la prima volta già negli anni Novanta. Nel 1990 alcuni ricercatori notarono che cavie infettate con un virus simil influenzale mostravano una marcata ipersensibilità del riflesso tussigeno. Esposte a sostanze irritanti come la capsaicina, le cavie infette tossivano molto di più rispetto a quelle sane. Un fenomeno sovrapponibile è stato poi osservato anche nell’uomo, aprendo la strada allo studio dei meccanismi neurobiologici alla base della tosse post infettiva.

Negli anni successivi, l’attenzione si è concentrata sul ruolo delle sostanze infiammatorie rilasciate durante l’infezione e sui recettori presenti sulle fibre nervose delle vie aeree. Tra questi, uno dei più studiati è il recettore TRPV1. Si tratta di un canale ionico espresso sui nervi sensoriali, noto per rispondere alla capsaicina, al calore e a diversi stimoli chimici irritanti.

Nel 2016, diversi gruppi di ricerca hanno dimostrato che un’infezione con virus respiratori simil influenzali induce alcune fibre nervose delle vie aeree a produrre un numero maggiore di recettori TRPV1. In pratica, il nervo diventa più sensibile perché esprime più “antenne” in grado di captare stimoli. Studi successivi, condotti sia su modelli animali sia su cellule umane coltivate in laboratorio, hanno confermato l’aumento non solo di TRPV1 ma anche di altri recettori coinvolti nel riflesso della tosse durante le infezioni virali.

Un dato particolarmente interessante arriva da uno studio del 2017. I ricercatori hanno osservato che anche un virus inattivato, reso incapace di replicarsi tramite esposizione ai raggi ultravioletti, era comunque in grado di aumentare l’espressione di TRPV1 e di altri recettori nelle cellule umane. Questo suggerisce che non è necessaria un’infezione attiva per indurre l’ipersensibilità neuronale. È sufficiente l’interazione tra il virus e il sistema immunitario delle vie aeree per innescare il processo.

Queste evidenze spiegano perché la tosse possa persistere anche quando il virus non è più presente. L’infiammazione si risolve, ma i nervi restano temporaneamente “ripogrammati” su una soglia di attivazione più bassa. È una forma di memoria biologica, simile a quella osservata in altri tipi di dolore cronico.

Secondo Lorcan McGarvey, uno dei massimi esperti mondiali di tosse cronica, questo stato di ipersensibilità è alla base di molte tosse post infettive persistenti. Non si tratta di una malattia strutturale, ma di un’alterazione funzionale del sistema nervoso periferico delle vie aeree.

Quando rivolgersi al medico?

Nella maggior parte dei casi la tosse post infettiva si risolve spontaneamente entro due o tre settimane. Questo andamento è considerato fisiologico. Tuttavia, se la tosse persiste oltre le otto settimane, è corretto parlarne con un medico per escludere altre cause e valutare eventuali strategie terapeutiche.

La valutazione deve essere più tempestiva se la tosse è accompagnata da segnali di allarme come febbre persistente, respiro affannoso, presenza di sangue nel catarro, calo ponderale non intenzionale o dolore toracico significativo.

Lukasz Antoniewicz, pneumologo dell’unità di tosse cronica dell’Università di Vienna, sottolinea che alcune settimane di tosse dopo una malattia respiratoria sono del tutto normali. Nella pratica clinica, però, anche un mese di tosse può avere un impatto importante sulla qualità di vita.

Antoniewicz riporta casi di pazienti giovani, senza patologie ossee, che hanno sviluppato fratture costali semplicemente a causa della forza del riflesso tussigeno. Questo rende evidente come la tosse non sia un sintomo banale, ma un riflesso potentissimo che può diventare invalidante se protratto nel tempo.

In quest’ottica, già dopo quattro settimane di tosse persistente, una valutazione clinica può essere ragionevole, non tanto per “medicalizzare” un fenomeno fisiologico, quanto per offrire sollievo, rassicurazione e una corretta esclusione di cause alternative.

https://www.nationalgeographic.it/perche-continuiamo-a-tossire-dopo-aver-superato-l-influenza-e-il-raffreddore?utm_source=meta&utm_medium=cpc&utm_campaign=dplace&utm_content=articolo&fbclid=IwdGRleAPJnyZleHRuA2FlbQEwAGFkaWQBqy3ivJGlQXNydGMGYXBwX2lkCjY2Mjg1NjgzNzkAAR5yTxHxNNRAof1B6yaJF1S5AFWYaVwqtwczflbwgOQOXGE87d0-cNDp1Uo2LA_aem_M7jXw2CrRB10PMp5OIwAvw&utm_id=120240266792420561&utm_term=120240266792490561

23/12/2025
01/07/2025

Quando resti senza cibo per un po', il tuo corpo non se ne sta semplicemente fermo ad aspettare, ma attiva un potente processo di pulizia chiamato autofagia. Questo termine, che in greco significa “autodigestione”, descrive come le cellule inizino a smontare e riciclare le proprie parti danneggiate quando percepiscono una carenza di nutrienti. Dopo circa 14–16 ore di digiuno, i livelli di insulina diminuiscono, attivando enzimi che iniziano a segnalare le componenti cellulari difettose da eliminare. Tra queste vi sono proteine malformate e mitocondri danneggiati, entrambi associati all’invecchiamento e a malattie come il morbo di Parkinson e il diabete di tipo 2.

Durante l’autofagia, le cellule creano speciali “contenitori” per intrappolare questi scarti, distruggerli e riutilizzare le parti utili per generare energia o costruire nuove strutture cellulari.
Le ricerche hanno dimostrato che, semplicemente digiunando, i topi mostravano fino al 30% in più di attività autofagica, con una riduzione dei segni di invecchiamento.

Non è necessario patire la fame: pratiche come il digiuno intermittente (ad esempio mangiare solo durante una finestra di 8 ore) o un digiuno di 24 ore ogni tanto, sono sufficienti per attivare questo meccanismo. Anche l’esercizio fisico ad alta intensità può stimolare l’autofagia.
Gli scienziati sostengono che questo processo contribuisce anche a rafforzare il sistema immunitario, aiutando a eliminare agenti patogeni nascosti all’interno delle cellule.

In pratica, un po’ di fame offre al corpo l’occasione per eseguire una profonda pulizia interna, come una sorta di “pulizie di primavera” cellulari.

18/01/2025

La Dott.ssa Caterina Nicoletta Vocale è una biologa nutrizionista con esperienza decennale nel settore della nutrizione e salute. Grazie alla sua formazione e competenza, è in grado di offrire un approccio personalizzato e completo per migliorare lo stato di benessere e salute dei suoi pazienti.

Centro medico polispecialistico Santa Maria
06/01/2025

Centro medico polispecialistico Santa Maria

È tempo di tornare in forma....diffida dalle diete facili e contatta un medico. Al centro medico SANTA Maria la Dottoressa Caterina Vocale - Biologa Nutrizionista vi aiuterà a perdere peso senza problemi di salute

23/10/2024

💊È ormai una pratica diffusa assumere in maniera sproporzionata integratori alimentari, credendo erroneamente che pillole di antiossidanti e vitamine possano prevenire diverse malattie croniche e migliorare la qualità nutrizionale della nostra dieta, senza alcuna prova di ciò.

Molto spesso si ricorre al fai da te, non considerando che dagli alimenti possiamo reperire tutti i nutrienti di cui il nostro organismo ha bisogno, variando le nostre scelte alimentari. Infatti, l’assunzione di un nutriente attraverso gli integratori non determina lo stesso effetto benefico osservato dopo il consumo di un cibo ricco di quel nutriente, probabilmente perché è l’azione sinergica di più sostanze presenti nella matrice dell’alimento a determinare questi vantaggi🍎

Possono esserci alcuni periodi della vita in cui aumentano le richieste di nutrienti e, accanto ad un’alimentazione più attenta a tali necessità, il medico può decidere di suggerire anche l’utilizzo di integratori alimentari👩🏻‍⚕️

Tuttavia, la corsa a chi assume più integratori per stare in ottima salute non si basa su evidenze scientifiche. L’abuso incessante dei supplementi non ha alcun senso!☝🏼

Fonte👉🏼Ministero della Salute. Decalogo per un uso corretto degli integratori alimentari, 2019.

02/07/2024

I semi di lino contengono acidi grassi polinsaturi omega-3 (PUFA) tra cui l'acido α-linolenico, varie fibre alimentari e lignani, che sono benefici per la salute perché riducono il rischio di malattie cardiovascolari e cancro, diminuendo i livelli di colesterolo e rilassando le cellule muscolari lisce nelle arterie aumentando il flusso sanguigno✅

Una recente revisione del 2023 si è concentrata sull'olio di semi di lino come principale prodotto dei semi di lino in cui gli acidi grassi α-linolenico e linoleico sono rispettivamente i componenti principali, con particolare attenzione all'interrelazione tra la sua composizione chimica e gli effetti biologici👩🏻‍🔬

Studi in vitro, invece, ne evidenziano un effetto antiossidante, antinfiammatorio, antimicrobico, antitumorale, antiulcera, antiosteoporotico, cardioprotettivo, metabolico e neuroprotettivo🔝

Fonte:
👉🏼Campos JR, Severino P, Ferreira CS, Zielinska A, Santini A, Souto SB, Souto EB. Linseed Essential Oil - Source of Lipids as Active Ingredients for Pharmaceuticals and Nutraceuticals. Curr Med Chem. 2019;26(24):4537-4558. doi: 10.2174/0929867325666181031105603. PMID: 30378485.
👉🏼Fonte Al-Madhagy S, Ashmawy NS, Mamdouh A, Eldahshan OA, Farag MA. A comprehensive review of the health benefits of flaxseed oil in relation to its chemical composition and comparison with other omega-3-rich oils. Eur J Med Res. 2023 Jul 18;28(1):240. doi: 10.1186/s40001-023-01203-6. PMID: 37464425; PMCID: PMC10353157.

02/06/2024

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