Dott.ssa Patrizia La Bruna - Psicologa - Psicoterapeuta

Dott.ssa Patrizia La Bruna - Psicologa - Psicoterapeuta Consulenza, sostegno, psicoterapia adulti coppie e famiglie

Consulenza e sostegno psicologico
Psicoterapia individuale
Psicoterapia di coppia
Servizio di stimolazione e stimolazione cognitiva
Psicoterapia familiare
Superamento di eventi traumatici

20/02/2026
29/01/2026

QUANDO IL CORPO EREDITA LA MEMORIA DEL DOLORE

(Di Patrizia Coffaro)

Ripropongo questo post per chi se lo fosse perso.

Oggi voglio parlarvi dell'epigenetic trauma, o biologia dello stress ereditato. È un campo di ricerca che sta rivoluzionando il modo in cui comprendiamo il trauma e la malattia cronica, perché ci dice una cosa tanto sorprendente quanto sconvolgente... il dolore non si eredita solo nei ricordi, ma anche nei geni.

Mentre in Italia tendiamo ancora a relegare il trauma all’ambito della psicologia, come se fosse solo una questione di mente, emozioni o memoria, la medicina epigenetica ci mostra che il trauma è, prima di tutto, una forma di informazione biologica. Una memoria che si trasmette da una generazione all’altra non attraverso le parole, ma attraverso le modifiche chimiche del DNA, che cambiano il modo in cui i nostri geni si esprimono.

La parola epigenetica viene dal greco epi, che significa sopra. È tutto ciò che sta sopra il gene... non cambia la sequenza del DNA, ma decide come e quando quel gene viene acceso o spento.

Immagina il DNA come un grande pianoforte, i geni sono i tasti, e l’epigenetica è il pianista (so che detto così riesci a comprenderlo meglio). Puoi avere un pianoforte perfetto, ma se il pianista suona in modo dissonante, la musica cambia completamente. Non cambia il DNA, non riscrive il codice della vita, ma cambia il modo in cui quel codice viene espresso. È come se la partitura fosse la stessa, ma l’intonazione, il ritmo e l’intensità con cui viene suonata fossero alterati.

Un gene può restare identico, ma il trauma modifica quanto quel gene viene ascoltato dal corpo. Può far sì che un gene dell’infiammazione si accenda troppo spesso, o che un gene calmante resti silenziato. In pratica, non cambia il contenuto, cambia l’interpretazione biologica della vita.

Ecco perché due persone con lo stesso DNA possono reagire in modo completamente diverso... una rimane stabile, l’altra si ammala. La differenza non sta nel gene, ma nel modo in cui il vissuto ha insegnato al corpo a leggere quei geni. Il trauma, quindi, non cambia chi siamo, cambia come ci esprimiamo a livello cellulare.

Attraverso processi come la metilazione del DNA, l’acetilazione degli istoni e la regolazione dei microRNA, lo stress e l’ambiente emotivo in cui cresciamo modificano l’attività dei geni che controllano l’infiammazione, il sistema immunitario, gli ormoni dello stress e la plasticità neuronale.

Studi hanno osservato, per esempio, che i figli e i nipoti dei sopravvissuti all’0Iocausto presentano alterazioni nei geni che regolano il cortisolo e la risposta allo stress, hanno livelli più bassi di cortisolo mattutino e una maggiore vulnerabilità a disturbi d’ansia, depressione e malattie autoimmuni.

Lo stesso è stato visto nei figli delle donne incinte durante l’11 settembre, nei discendenti di veterani di guerra, di popolazioni schiavlzzate, o di madri esposte a carestie. Ogni volta che il corpo di una generazione vive un trauma intenso, gue*ra, abus0, perdita, fame, abbandono, l’ambiente biochimico del corpo cambia, e quella firma rimane impressa sull’epigenoma.

È come se il corpo dicesse ai figli: “Nel mondo là fuori non sei al sicuro. Preparati.” E così il loro sistema nervoso nasce già più allerta, più reattivo, più infiammabile.

Quando viviamo un trauma, il corpo produce ormoni dello stress (come cortisolo e adrenalina) e molecole infiammatorie che servono a farci sopravvivere. Ma se quello stato si prolunga, questi segnali diventano istruzioni epigenetiche.

Lo stress cronico modifica i geni che regolano i recettori del cortisolo, rendendoli meno sensibili, in pratica, il corpo resta sempre in modalità allarme. Allo stesso tempo altera i geni che governano citochine, mastociti, infiammazione intestinale, serotonina e dopamina. Il risultato è un corpo che vive costantemente in risposta al pericolo cellulare, con il sistema immunitario e nervoso in uno stato di iper-vigilanza.

Ecco perché alcuni bambini nascono già con ansia, insonnia, allergie, o una sensibilità eccessiva agli stimoli, non hanno vissuto un trauma diretto, ma portano dentro il linguaggio biologico del trauma dei genitori.

Una delle scoperte più affascinanti è che il trauma non si conserva come ricordo, ma come modifica dei sistemi di regolazione. Il corpo non dimentica, ma non sa neanche distinguere tra passato e presente... un suono, un odore, una parola o un tono di voce possono riattivare l’allarme perché, a livello cellulare, la minaccia non è mai finita.

Questo si riflette in:

- Infiammazione cronica di basso grado,

- Ipersensibilità agli stimoli,

- Disbiosi intestinale persistente,

- Difficoltà a regolare la glicemia e il sonno,

- Iperattività del sistema simpatico,

- ... e vulnerabilità a patologie autoimmuni e neurodegenerative.

In sostanza, il trauma epigenetico mantiene la risposta al pericolo cellulare (CDR - ne abbiamo parlato nei giorni scorsi) attiva anche quando il corpo non è più in pericolo. E questo spiega perché tanti percorsi terapeutici, farmacologici o alimentari non bastano da soli... non si tratta solo di curare, ma di resettare la percezione biologica di sicurezza.

La buona notizia è che l’epigenetica è reversibile. Quello che viene trasmesso può essere riscritto. Gli stessi meccanismi che fissano il trauma possono anche disattivarlo:

- Un ambiente sicuro,

- Relazioni affettive stabili,

- Sonno regolare,

- Nutrizione antiinfiammatoria,

- Esposizione alla natura e alla luce solare,

- Pratiche di consapevolezza e coerenza cuore-cervello.

Ogni esperienza che riduce lo stress e riporta il corpo in modalità parasimpatica modifica la metilazione del DNA, riattivando geni di guarigione, rigenerazione e stabilità emotiva.

Molte persone, quando sentono parlare di trauma ereditato, reagiscono con paura e pensano di portare dentro di loro qualcosa che non possono cambiare. Assolutamente no. Non erediti il trauma... erediti la predisposizione biologica a reagire come se il pericolo fosse ancora presente. Ma la buona notizia è che tutto ciò che si è impresso sull’epigenoma può essere ricalibrato.

Ogni volta che respiri più lentamente, che ti concedi riposo, che nutri il corpo con cibo vero e con relazioni sane, stai scrivendo nuove informazioni sul tuo DNA. L’epigenetica non è destino... è dialogo continuo tra ciò che vivi e ciò che sei.

Il trauma epigenetico non si cura solo con la pslcoterapia, perché non vive solo nella psiche. È impresso nel corpo, nei recettori, nel microbiota, nei mastociti, nei mitocondri. Per questo, i percorsi più efficaci oggi integrano:

- Riprogrammazione limbica, per calmare il cervello emotivo;

- Terapie somatiche, per sciogliere la memoria corporea del trauma;

- Riequilibrio del sistema nervoso autonomo, con respiro, suono, movimento e grounding;

- ... e nutrizione mirata per sostenere metilazione, detossificazione e antiossidanti.

Ogni volta che il corpo percepisce sicurezza, rilascia il segnale biologico che il pericolo è finito. Ed è lì che la riparazione può iniziare.

Una delle aree più studiate è il legame tra trauma, microbiota e sistema immunitario. Lo stress prolungato modifica la flora intestinale, riduce la diversità microbica e aumenta la permeabilità della barriera intestinale. Questo fa sì che molecole infiammatorie entrino in circolo e arrivino al cervello, dove alterano la regolazione neuroendocrina.

In parole semplici... lo stress ereditato si trasforma in infiammazione ereditata. Un intestino infiammato manda al cervello segnali di allerta, e il cervello, a sua volta, amplifica la risposta immunitaria. È un dialogo circolare che si tramanda anche attraverso l’epigenetica.

Per questo molti approcci moderni alla guarigione dal trauma includono riparazione intestinale, regolazione vagale e modulazione immunitaria. La mente non si calma se il corpo è in fiamme. E il corpo non guarisce se la mente resta in guerra.

Guarire da un trauma epigenetico non significa cancellare la storia familiare, ma riscriverne la conclusione. Significa riconoscere che sì, il dolore dei nostri genitori vive anche in noi, ma non come condanna, ma come richiesta di consapevolezza.

Ogni volta che scegli la calma invece della reazione, che smetti di giudicare il corpo e inizi ad ascoltarlo, rompi la catena biologica dello stress. Ogni atto di cura verso te stesso cambia la chimica del sangue, l’attività dei geni e il destino delle generazioni future.

E forse questo è il vero significato di guarigione ancestrale, non un concetto mistico, ma una riscrittura epigenetica collettiva. Il trauma non è solo un ricordo. È un linguaggio che il corpo continua a parlare, finché qualcuno non lo ascolta. L’epigenetica ci mostra che la biologia e l’anima non sono mai state separate, ciò che senti, pensi e vivi ogni giorno lascia impronte misurabili nei tuoi geni.

E se il dolore si può trasmettere, anche la guarigione può farlo. Perché ogni volta che un essere umano smette di reagire e inizia a comprendere, cambia non solo se stesso, ma tutto il suo albero genealogico.

XO - Patrizia Coffaro

06/01/2026

Come psicologa e come cittadina, desidero esprimere la mia più profonda vicinanza alle famiglie colpite dalla terribile tragedia di Crans-Montana.
In questi momenti di dolore inimmaginabile, il silenzio e la presenza diventano i primi strumenti di cura. Quando un evento traumatico di questa portata spezza la vita di così tanti giovani, l'intera comunità sperimenta un senso di vulnerabilità e smarrimento.
È fondamentale, in queste ore di angoscia, proteggere il dolore dei familiari e offrire loro non solo solidarietà, ma un supporto psicologico che possa aiutarli ad affrontare i primi, difficilissimi passi dell'elaborazione del lutto e del trauma e per questo ringraziamo la protezione civile italiana e tutte le associazioni di psicologi dell'emergenza tra le quali la Sipem che stanno operando sul posto.
Un pensiero va anche ai sopravvissuti e ai soccorritori, che porteranno con sé i segni di quella notte. Restiamo uniti nel sostegno a chi oggi non ha più parole, ma solo bisogno di calore e vicinanza umana."

08/12/2025

Uscite le graduatorie definitive per il bonus psicologo. Verificate nel sito dell’INPS

29/11/2025

Studiare per "Dispetto": Quando la rivincita vale più del 30 e Lode

In un video virale su Tiktok ha fatto vedere la sua tesi con la dedica alla sua prof di matematica: "Ai mai visti. Ai derisi, agli esclusi. Io vi vedo". 

La notizia della ragazza che ha dedicato la tesi alla prof che la insultava ("Ah, ma allora lo sai usare il cervello") è la prova definitiva di una verità che spesso non ammettiamo: il rancore può essere un carburante accademico eccezionale.

C'è una narrativa romantica secondo cui bisogna studiare solo per passione e curiosità. Bellissimo, ma poco realistico quando sei bloccato su un manuale di 800 pagine alle due di notte e la passione è finita da ore. In quei momenti, la "Spite Motivation" (motivazione per dispetto) è l'energia cinetica più pura a disposizione.

Secondo la teoria della reattanza psicologica (Jack Brehm), quando qualcuno minaccia la nostra competenza o il nostro potenziale dicendoci "non ce la farai" o "non sei portato", il cervello reagisce con un'attivazione motivazionale violenta per ristabilire il senso di controllo e libertà. Quell'esame non è più solo una verifica burocratica: diventa una battaglia per la tua identità!

 Mentre la tristezza ci fa chiudere e rinunciare, le neuroscienze classificano la rabbia come un'emozione di "avvicinamento" (approach motivation). Studi recenti confermano che la rabbia, se canalizzata, aumenta la persistenza ostinata verso obiettivi difficili e la resistenza allo sforzo.

Se avete un professore, un parente o un ex compagno che vi ha sminuito, non cercate di dimenticarlo. Usatelo. Mettetelo idealmente seduto sulla sedia vuota davanti a voi mentre ripetete. La laurea presa per dimostrare che si sbagliavano ha un sapore diverso. Forse migliore!

Trasforma il "non sei capace" nel tuo "guarda come lo faccio"!

Che dici?

🔥 Seguimi su .fenomenici e .memovia 

03/11/2025
22/10/2025

Mi chiamo Giancarlo Catino e credo nell’amicizia! Ho 6 anni e oggi è il mio primo giorno di scuola! ho conosciuto subito la popolazione degli unni: sono i miei compagni di classe! nel giro di tre minuti abbiamo urlato a squarciagola la lettera e.

eeeeeeeehhh!!!!!!
Giochiamo a buttasse de sotto dalla finestra? (io mi so buttato loro no)

eeeeeeeehhh!!!!!!
Giochiamo ad ammazzare gli zombi e le femmine fanno gli zombi?

eeeeeeeehhh!!!!!!
Poi ho preso 3 ceffoni, 6 sgambetti e 1 cazzottone in testa, è per questo che mi sono ritrovato al primo banco.
Andrea Rozzi, un compagnuccio scalmanato, mi ha subito ribattezzato “bersaglio mobile” e la mia schiena è diventata il campo di atterraggio di aerei di carta, bucce di banana e matite spezzate… (ride) mi tirano addosso di tutto! all’ultima ora mi è arrivato in testa pure un compasso! É un giorno che non dimenticherò mai… la mia prima cicatrice in fronte!

Mi chiamo Giancarlo Catino e credo nell’amicizia.
I miei compagnucci nel corso degli anni hanno declinato il mio nome per scherzo in ogni modo: “giancappio, giancavolo, giancacca e giancojòne.
Poi si sono sbizzarriti anche col cognome che ha ispirato una canzoncina mitica che mi cantano sempre a ricreazione: “Catino cretino, sei un quattrocchi e c’hai il pisellino”

Che spasso! Andrea Rozzi per farmi uno scherzo ha sparso la voce che avevo i pidocchi, che matto! Oh, ci credete che da allora nessuno mi ha più invitato a una festa? Adesso oltre a quattrocchi mi chiamano pure pidocchioso! Mio cugino luca che fa la quinta, a ricreazione li ha sentiti e dice che non dovrebbero chiamarmi così… io li lascio fare perché penso che prima o poi smetteranno.

Mi chiamo Giancarlo Catino e credo nell’amicizia. Ho 11 anni e sto alle medie! Pure i nuovi compagni di scuola sono una banda di buontemponi! Sono stato fortunato perché in classe mia ho trovato anche Andrea Rozzi, cioè così almeno conosco qualcuno! Sono andato un po’ su di peso e così hanno cominciato a chiamarmi con dei nuovi simpatici appellativi: suppli’, bombolone, strofinaccio, cicciottone/carta da parati, quattrocchi e zinnacchione/puzza di piedi, cacone, calcinaccio/sterco, pippa, sega, cicciabomba, palla e straccio.

Non è che mi fa piacere ma pazienza, se penso che Rinaldi lo chiamano vomito, a me è andata di lusso. L’altro giorno mi hanno buttato dentro ad un cassonetto della mondezza! Sono riuscito fuori tutto sporco de sugo e avanzi. Mio cugino luca che è in terza mi ha visto, io per la vergogna mi sono accucciato nel cassonetto e tutti hanno riso, come ci torno a scuola domani…

Certe sere mi affaccio dalla finestra e mi chiedo come sarebbe volare via e sparire per sempre… di sicuro non mi chiamerebbero più sterco…

Mi chiamo Giancarlo Catino e credo nell’amicizia. Ho 14 anni e ho iniziato il liceo scientifico.
In classe mia ci sono due gruppi…. e poi ci sto io.
Ho capito che la cosa migliore è parlare il meno possibile così non mi vedono, invece che p***e non è servito a niente: mi hanno avvolto nel nastro adesivo, mi hanno bruciato i jeans con l’accendino e mi hanno disegnato un pene sulla fronte col pennarello indelebile.
A causa di questo ultimo avvenimento a casa mia si sono accorti di quello che mi fanno a scuola, mia madre ha fatto un sacco di storie, poi mi hanno costretto a parlare con la psicologa, perchè in quel video su you tube non facevo bella figura.
la verità è che mi vergognavo a parlare con i miei… La verità è che vorrei essere diverso… stamattina sono entrato nella palestra di scuola mia e ho puntato il più carogna dei miei compagni, l’ho guardato fisso negli occhi e ho pensato che volevo sconfiggerlo.

Così l’ho abbracciato… e ho vinto io.

Monologo di Paola Cortellesi contro il bullismo.

Straordinario!!
21/10/2025

Straordinario!!

6 Verità Sbalorditive sulla Vita Prima della Nascita

Il grembo materno non è solo una sala d’attesa per la nascita — è un intero universo di scoperta, emozione e crescita. Ciò che accade al suo interno è sorprendente, rivelando quanto complessi e umani siamo ancor prima di prendere il nostro primo respiro.

1. I bambini assaporano il mondo prima di nascere
Intorno alla 14ª settimana di gravidanza, il feto inizia a percepire il sapore del liquido amniotico — e il suo gusto cambia a seconda di ciò che la madre mangia. Carote, aglio, cioccolato — tutto influenza delicatamente il palato del bambino. Quando apprezzano il sapore, ne ingeriscono di più, il che significa che le preferenze alimentari potrebbero iniziare molto prima del primo cucchiaio.

2. Sognano prima ancora di vedere il mondo
Nel terzo trimestre, i feti sperimentano il sonno REM — lo stesso stadio in cui noi sogniamo. Cosa sognino resta un mistero, ma i loro cervelli attivi potrebbero già formare schemi di immaginazione e memoria, dipingendo immagini silenziose nell’oscurità.

3. La voce della madre è il loro primo conforto
Verso la 25ª settimana, il bambino può sentire — e il suono più familiare e rassicurante è la voce della madre. Le sue risate, le parole e il battito del cuore creano un ritmo di sicurezza che rallenta il cuore del bambino e lo calma, forgiando un legame molto prima della nascita.

4. I feti maschi possono avere erezioni
Anche nel grembo, i feti maschi sperimentano erezioni. Non è un atto sessuale ma semplicemente parte dello sviluppo ormonale naturale — uno dei tanti modi straordinari in cui il corpo si prepara alla vita esterna.

5. Piangono prima di nascere
Anche se non ci sono lacrime, i bambini mostrano espressioni facciali, schemi respiratori e menti tremanti che assomigliano al pianto. Che sia un riflesso o un’emozione, dimostra che le basi del sentimento umano sono già presenti prima della nascita.

6. Bevono la propria urina — ed è benefica
Il liquido amniotico è composto in gran parte da urina fetale, e i bambini lo ingeriscono regolarmente. Lungi dall’essere qualcosa di sgradevole, questo processo gioca un ruolo vitale nello sviluppo dei reni, dei polmoni e del sistema digestivo, preparandoli alla sopravvivenza nel mondo esterno.

Pensiero finale
Dietro ogni ecografia si nasconde un miracolo silenzioso — un mondo nascosto dove la vita si sviluppa in miniatura. Ogni battito, ogni movimento e ogni momento fanno parte di una storia straordinaria: la nascita di un essere umano.

16/10/2025

Indirizzo

Via Alghero, 6
San Sperate
09026

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Dott.ssa Patrizia La Bruna - Psicologa - Psicoterapeuta pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Dott.ssa Patrizia La Bruna - Psicologa - Psicoterapeuta:

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram