27/04/2026
Neuroscienze e pratiche contemplative sono concordi:
più scelte hai a disposizione, meno soddisfatto sei.
Viviamo nell'epoca dell'abbondanza illimitata: infinite opzioni, infinite possibilità, infiniti confronti.
Eppure qualcosa non torna...
Nel 2004 lo psicologo Barry Schwartz pubblica "The Paradox of Choice" e dimostra qualcosa di controintuitivo: all'aumentare delle opzioni disponibili, aumentano ansia, rimpianto e insoddisfazione.
La libertà di scegliere, portata all'eccesso, diventa una prigione sottile — fatta di rimpianti, dubbi, e di un'insoddisfazione che non riesce mai a trovare fondo.
Il Buddhismo conosce questo meccanismo da millenni.
E' la spinta incessante verso qualcosa d'altro, qualcosa di più, qualcosa di meglio.
È la struttura stessa del desiderio non esaminato a fondo.
Il paradosso è questo:
non soffriamo per mancanza. Soffriamo per eccesso di possibile.
La meditazione, in questo contesto,
è lo spazio in cui il meccanismo si svela — e, per un momento, si interrompe.
E' un allenamento a riconoscere il momento in cui la mente inizia a costruire la prigione del "potrebbe essere meglio" — e a scegliere, invece, di tornare a ciò che è.