26/03/2026
Chi lavora nell'ambito delle pratiche contemplative -come ad esempio la meditazione- non è un semplice "operatore" della disciplina.
Non può limitarsi ad insegnare una tecnica, una serie di passaggi, a dare istruzioni fini a se stesse.
Il suo messaggio sarebbe certamente diretto, ma probabilmente arido. Quello che davvero fa la differenza è il fatto che incarni o meno ciò che desidera trasmettere agli altri.
E ciò non può prescindere dal cammino personale che si è percorso, dalla consapevolezza che si è raggiunta attraverso l'esperienza e da come questo ha cambiato il modo di vedere e percepire se stessi, gli altri, il mondo che ci circonda.
Tutto ciò avviene attraverso anni di ricerca, di cadute, di intuizioni, di dubbi, di passaggi silenziosi, di trasformazioni a cui nessuno ha assistito, ma che in qualche modo qualcuno tra i più attenti e sensibili può avere intravisto, intuito, colto sottilmente: quanto la pratica sia in grado di donare e trasformare in termini di energia vitale, consapevolezza di sè, visione e direzione.
Se si incarna ciò in cui si crede, la pratica non diventa solo un insieme di strumenti, utili ma freddi.
Diventa una vibrazione che riesce a risuonare dentro il mondo interiore dell'altro.
Un messaggio in bottiglia che viene visto, accolto, aperto e compreso, attraverso la propria personale chiave di lettura.
Diventa un invito a lavorare su di sè non come l'ennesimo impegno da incastrare nel quotidiano, ma come una luce che ci mostra qualcosa di noi che nemmeno credevamo di possedere.
Grazie alle mie "donne" che, rinnovandomi ad ogni corso la loro fiducia, mi accompagnano in questo cammino professionale, ma soprattutto umano e che mi dedicano sempre parole meravigliose, lavorando su se stesse e scolpendo quotidianamente il loro meraviglioso Essere"