03/12/2025
A YUGJ SAN, M° YAHIRO
Perché? Perché hai lasciato questo mondo terreno quando avresti avuto ancora tanto da dire e da dare? Perché hai pensato che il tuo compito, la tua missione, fosse già terminata?
La tua morte improvvisa, e probabilmente prematura, oltre a lasciarmi tuttora sgomento, ha lasciato un pieno e un vuoto.
C’è un “pieno” in tutto ciò che hai scolpito intorno a te: gli insegnamenti, gli studi, la creazione di accademie e i viaggi di solidarietà nel mondo della sofferenza. Hai reso ancora più grande, comprensibile e universale la figura e l'insegnamento del M° Masahiro Oki. Sono certo che, quando vi rincontrerete nella vostra dimensione più desiderata, vi sarete grati l'un l'altro. È sorprendente come tu sia riuscito a fondere l’insegnamento del M° Oki con il tuo, come foste le due facce della stessa medaglia: una medaglia di luce. Gli stadi dello Yoga, il Meiso Shiatsu, le accademie, gli approfondimenti, gli studi e quei viaggi vissuti sotto il segno della scomodità e della semplicità, per portare nel mondo la vostra "visione". Tutto si è composto in una dimensione di umanità evoluta ed evolutiva, condivisa con donne e uomini di spirito, anima e buona volontà.
E poi c’è “il vuoto”. Il vuoto perché non ci sei più fisicamente. Non è più possibile ascoltarti, ridere con te, confrontarsi con te. Manca la tua presenza, e per chi resta questo silenzio pesa immensamente, soprattutto per i tuoi cari, per la tua splendida famiglia.
In questo periodo avevo deciso di ve**re a trovarti, dopo anni in cui non ci eravamo più visti a causa di incomprensioni che oggi riconosco come futili e dannose per entrambi. Avevo finalmente deciso di farlo, ma il tempo non mi ha concesso il dono di un ultimo abbraccio. So che questa ferita potrà rimarginarsi solo con il tempo e con molta fatica. E spero che, un giorno, accada davvero.
Oltre che come maestro di fondamentali conoscenze, ti voglio ricordare come un amico, un prezioso compagno di viaggio sul cammino verso un mondo di umanità che deve ancora realizzarsi, frenato dagli egoismi e dalla scarsa sete di bellezza e fame di verità. Voglio ricordarti come un fratello maggiore, capace di indicare la correzione più giusta nell’interpretare la via maestra. E non solo: nel momento del bisogno, tu c’eri sempre.
Ricordo quando, senza esitare, partisti dal dojo per ve**re a curarmi da una grave lombosciatalgia invalidante, dedicandomi sei ore di terapia il sabato e quattro la domenica. Dopo averti accompagnato alla stazione di Conegliano per il ritorno, decisi di tornare al lavoro – contro le tue indicazioni – perché le terapie erano state “da cavallo”. Ma tu non sapevi di avere a che fare, purtroppo, con un mulo testardo. Oppure ricordi quando hai trasformato Mery in una “mummia” (parlante), avvolgendola da capo a piedi in bende ben strette, alleviando per giorni i suoi insopportabili dolori articolari? Un altro episodio che testimonia la tua silenziosa generosità.
Hai compiuto tantissime azioni belle che ricordo, e molte altre che non conosco. Per questo ti dico grazie, anche a nome di tutti coloro che hanno ricevuto il tuo aiuto, la tua presenza generosa e la tua confortante terapia, inclusi quelli che non ci sono più e che probabilmente rincontrerai.
Ciò che sono riuscito a ricevere e incorporare dalle tue riflessioni, dai tuoi insegnamenti e dalle tue scoperte (soprattutto nei nostri incontri-studio con la “Clinica Umana” e nelle accademie), lo applico quotidianamente nei miei pensieri e nelle mie azioni, pur sapendo che ognuno, come dicevi tu, si esprime con il proprio stile.
Ho ricordi gioiosi, simpatici, ma anche profondamente intensi.
In Ucraina, dopo un lungo digiuno, mostrasti forza e compostezza in ogni situazione (anche le più critiche!), nel cuore del Kung Fu ucraino, dove eravamo stati invitati a far conoscere lo Shiatsu e molto altro, nel tuo stile inconfondibile. O in Giappone, quando fra seminari, incontri e visite a realtà storiche ed umane trovammo il tempo di passare una meravigliosa serata in un pub di Fukuoka. Lì, dopo vari sake e persino l’assaggio (ahimè) della carne di balena, sollecitato da te, da Stefano e dal mai dimenticato Hirayama San, cantai il canto dei canti: “’O Sole Mio”.
A un certo punto il nostro cammino non è stato più comune, ma sentivamo comunque un legame che ci univa. Ora, per me, si rivela più forte che mai. Mi manchi, e mi mancherai, con la tua espressione talora leggera e compiaciuta, colorita da un bel sorriso; talora invece severa, molto severa, capace di zittire perfino lo scricchiolio di sedie e porte. Sì, penso – anzi, sono sicuro – che mancherai a molti di noi, non solo alla tua grande famiglia.
Il tuo viaggio non finisce così: continuerà in ognuno di coloro che si sentono fortunati nell’aver condiviso la tua vita di “ricercatore”, una vita spesa incessantemente nella strutturazione e ristrutturazione della propria anima, rivolta al bene comune fra tutti gli esseri viventi.
Un percorso interiore verso una meta che si può riassumere nel decimo stadio dello Yoga: Prashad, la Gioia Universale.
Unendomi al cerchio di abbracci di tutti coloro che hanno sentito qualcosa di speciale in te – e soprattutto di Lorena, dei tuoi meravigliosi figli e di tutti i tuoi familiari – scrivo con profondo dolore e gratitudine, sostenuto dal suono e dal ritmodel Munedaiko
ADDIO E ARRIVEDERCI YUGJ SAN. M° YAHIRO
Giorgio Rosanda