Roberto Zanardo - Fisioterapista

Roberto Zanardo - Fisioterapista Fisioterapista per disturbi muscoloscheletrici e dolore cronico. Per potersi muovere liberi e sicuri.

Quando arriva un dolore muscolare o articolare, la sensazione è sempre quella: “E adesso da dove comincio?”In realtà, gu...
09/01/2026

Quando arriva un dolore muscolare o articolare, la sensazione è sempre quella: “E adesso da dove comincio?”

In realtà, guardando le linee guida più solide su schiena, collo, spalla, anca e ginocchio, il quadro è più semplice di quanto sembri.

Quando arrivi in studio, la prima cosa che faccio non è toccarti la schiena o proporti un esercizio: è capire te.
La tua storia, come vivi quel dolore, cosa ti preoccupa e cosa vuoi tornare a fare.
Le linee guida lo chiamano “approccio centrato sulla persona”. Per me è semplicemente lavorare con un essere umano, non con un sintomo.

Poi c’è una verifica importante: ci sono segnali che fanno pensare a qualcosa di serio?
Se sì, si va dal medico. Se no, il dolore è quasi sempre legato a meccanismi comuni del sistema muscoloscheletrico, e si può lavorare in sicurezza.

Le linee guida spiegano anche che radiografie e risonanze servono meno di quanto si creda. Non perché siano sbagliate, ma perché spesso non cambiano la cura. A volte mostrano cose “anormali” che hanno anche persone senza dolore.

In studio si parte da una valutazione chiara: come ti muovi, cosa ti limita, cosa peggiora o allevia il dolore.
Da lì si costruisce un percorso che combina informazione e movimento.
Movimento semplice, progressivo, che ti aiuta a ritrovare fiducia nel corpo.

Le tecniche manuali? Ci stanno, ma come supporto, non come unica soluzione.
La chirurgia? Solo quando serve davvero e dopo un percorso non chirurgico adeguato.
Le attività quotidiane? Sono parte della cura, non un premio dopo mesi di attesa.

La fisioterapia è questo: rimettere ordine nel caos che il dolore ti porta, fino a farti sentire più sicuro, più capace e più libero nei movimenti di ogni giorno.



Lin I et al. What does best practice care for musculoskeletal pain look like? Br J Sports Med. 2019. doi:10.1136/bjsports-2018-099878.

09/01/2026

Quando arriva un dolore muscolare o articolare, la sensazione è sempre quella: “E adesso da dove comincio?”

In realtà, guardando le linee guida più solide su schiena, collo, spalla, anca e ginocchio, il quadro è più semplice di quanto sembri.

Quando arrivi in studio, la prima cosa che faccio non è toccarti la schiena o proporti un esercizio: è capire te.
La tua storia, come vivi quel dolore, cosa ti preoccupa e cosa vuoi tornare a fare.
Le linee guida lo chiamano “approccio centrato sulla persona”. Per me è semplicemente lavorare con un essere umano, non con un sintomo.

Poi c’è una verifica importante: ci sono segnali che fanno pensare a qualcosa di serio?
Se sì, si va dal medico. Se no, il dolore è quasi sempre legato a meccanismi comuni del sistema muscoloscheletrico, e si può lavorare in sicurezza.

Le linee guida spiegano anche che radiografie e risonanze servono meno di quanto si creda. Non perché siano sbagliate, ma perché spesso non cambiano la cura. A volte mostrano cose “anormali” che hanno anche persone senza dolore.

In studio si parte da una valutazione chiara: come ti muovi, cosa ti limita, cosa peggiora o allevia il dolore.
Da lì si costruisce un percorso che combina informazione e movimento.
Movimento semplice, progressivo, che ti aiuta a ritrovare fiducia nel corpo.

Le tecniche manuali? Ci stanno, ma come supporto, non come unica soluzione.
La chirurgia? Solo quando serve davvero e dopo un percorso non chirurgico adeguato.
Le attività quotidiane? Sono parte della cura, non un premio dopo mesi di attesa.

La fisioterapia è questo: rimettere ordine nel caos che il dolore ti porta, fino a farti sentire più sicuro, più capace e più libero nei movimenti di ogni giorno.



Lin I et al. What does best practice care for musculoskeletal pain look like? Br J Sports Med. 2019. doi:10.1136/bjsports-2018-099878.

02/01/2026

A volte il dolore sembra una spia del corpo: si accende, indica un punto preciso, e tu pensi “ok, lì c’è qualcosa che non va”.
Peccato che la biologia non lavori con questa semplicità. Il dolore non misura lo stato dei tessuti. È una risposta del sistema nervoso che nasce da molte informazioni diverse.
Questo non lo dico per minimizzare l’esperienza, ma per darle un quadro più reale e meno spaventoso.

Gli studi mostrano che il nostro sistema può amplificare o attenuare un segnale doloroso in base al contesto: cosa sta succedendo nel corpo, cosa stiamo pensando, come ci sentiamo, l’ambiente in cui ci troviamo. Tutto concorre alla valutazione inconscia della domanda “quanto è pericoloso questo per il mio corpo?”. Quando la risposta interna è “molto”, il dolore aumenta anche senza un danno evidente.

Succede dopo un infortunio che tarda a migliorare. Succede nel dolore persistente, quando il sistema diventa più sensibile. Succede nelle condizioni complesse, come alcune sindromi dolorose regionali, dove perfino un contatto leggero o un movimento immaginato possono far scattare una risposta protettiva.

Qui entra in gioco la fisioterapia. Non perché “toglie il dolore”, ma perché aiuta il sistema a ricalibrare quella percezione di minaccia: educazione sul dolore, esposizione graduale al movimento, strategie per ridurre l’ipersensibilità, strumenti per recuperare fiducia nel corpo. Passo dopo passo, il sistema nervoso impara di nuovo a rispondere con più precisione e meno allarme.

Non si lavora “contro” il dolore, ma con il corpo. Con le sue paure, le sue strategie di protezione, i suoi tempi. È un processo lento, ma è un processo possibile.



Moseley GL. Reconceptualising pain according to modern pain science. Physical Therapy Reviews. 2007;12:169-178. doi:10.1179/108331907X223010.

A volte il dolore sembra una spia del corpo: si accende, indica un punto preciso, e tu pensi “ok, lì c’è qualcosa che no...
02/01/2026

A volte il dolore sembra una spia del corpo: si accende, indica un punto preciso, e tu pensi “ok, lì c’è qualcosa che non va”.
Peccato che la biologia non lavori con questa semplicità. Il dolore non misura lo stato dei tessuti. È una risposta del sistema nervoso che nasce da molte informazioni diverse.
Questo non lo dico per minimizzare l’esperienza, ma per darle un quadro più reale e meno spaventoso.

Gli studi mostrano che il nostro sistema può amplificare o attenuare un segnale doloroso in base al contesto: cosa sta succedendo nel corpo, cosa stiamo pensando, come ci sentiamo, l’ambiente in cui ci troviamo. Tutto concorre alla valutazione inconscia della domanda “quanto è pericoloso questo per il mio corpo?”. Quando la risposta interna è “molto”, il dolore aumenta anche senza un danno evidente.

Succede dopo un infortunio che tarda a migliorare. Succede nel dolore persistente, quando il sistema diventa più sensibile. Succede nelle condizioni complesse, come alcune sindromi dolorose regionali, dove perfino un contatto leggero o un movimento immaginato possono far scattare una risposta protettiva.

Qui entra in gioco la fisioterapia. Non perché “toglie il dolore”, ma perché aiuta il sistema a ricalibrare quella percezione di minaccia: educazione sul dolore, esposizione graduale al movimento, strategie per ridurre l’ipersensibilità, strumenti per recuperare fiducia nel corpo. Passo dopo passo, il sistema nervoso impara di nuovo a rispondere con più precisione e meno allarme.

Non si lavora “contro” il dolore, ma con il corpo. Con le sue paure, le sue strategie di protezione, i suoi tempi. È un processo lento, ma è un processo possibile.



Moseley GL. Reconceptualising pain according to modern pain science. Physical Therapy Reviews. 2007;12:169-178. doi:10.1179/108331907X223010.

🎄A Natale ci chiediamo sempre se possiamo concederci qualcosa senza pagarne le conseguenze. Il BMJ ha provato a risponde...
23/12/2025

🎄A Natale ci chiediamo sempre se possiamo concederci qualcosa senza pagarne le conseguenze. Il BMJ ha provato a rispondere analizzando i dessert natalizi: ha confrontato i singoli ingredienti con i dati delle ricerche e ha visto che, presi uno per uno, dicono poco. Non è lo zucchero o la frutta a fare la differenza: è il contesto.

Nel corpo succede lo stesso.
Il dolore non nasce da un singolo fattore. E il recupero non dipende da una sola scelta. Cambia tutto quando consideri la combinazione: movimento, carico, riposo, stress, abitudini. Nessuna variabile, da sola, racconta davvero come stai.

La fisioterapia si muove qui: dentro l’insieme, non dentro il dettaglio isolato.
Si lavora sull’equilibrio, non sulla “cosa perfetta”.

E allora gli auguri:
che queste feste ti portino un momento in cui le cose smettono di essere “tutto o niente”, e diventano semplicemente gestibili.
Un po’ più morbide, un po’ più tollerabili.
Come spesso accade anche nel corpo, quando gli si dà lo spazio giusto. ✨



Wallach JD, Gautam A, Ramachandran R, Ross JS. Association of health benefits and harms of Christmas dessert ingredients in recipes from The Great British Bake Off: umbrella review of umbrella reviews of meta-analyses of observational studies. BMJ. 2023;383:e077166.

19/12/2025

Nel rapporto tra dolore e autismo, ci sono ancora molte domande aperte, anche quando a parlarne sono donne autistiche (lo studio usa questo termine).

Uno studio pubblicato nel 2025 ha riportato che, nel campione coinvolto, oltre il 65% delle partecipanti riferiva dolore nelle 24 ore precedenti. Molte descrivevano un impatto sulla vita quotidiana (sonno, umore, lavoro, relazioni) e livelli elevati di ansia legata al dolore, con pensieri ricorrenti e uno stato di allerta.

La fisioterapia non risolve da sola questi aspetti. Può però contribuire con un percorso in cui:

*il dolore viene preso sul serio
*obiettivi, comunicazione e carichi di lavoro vengono concordati e adattati
*si lavora in modo progressivo, rispettando tempi e confini

Non è una questione di “soglia del dolore”, ma di rispetto e di cura costruita insieme.



Haid NW, Failla MD, Sturm A. Autistic women report high levels of pain, pain-related anxiety, and pain interference. Pain Rep. 2025;10:e1346. doi:10.1097/PR9.0000000000001346

Nel rapporto tra dolore e autismo, ci sono ancora molte domande aperte, anche quando a parlarne sono donne autistiche (l...
19/12/2025

Nel rapporto tra dolore e autismo, ci sono ancora molte domande aperte, anche quando a parlarne sono donne autistiche (lo studio usa questo termine).

Uno studio pubblicato nel 2025 ha riportato che, nel campione coinvolto, oltre il 65% delle partecipanti riferiva dolore nelle 24 ore precedenti. Molte descrivevano un impatto sulla vita quotidiana (sonno, umore, lavoro, relazioni) e livelli elevati di ansia legata al dolore, con pensieri ricorrenti e uno stato di allerta.

La fisioterapia non risolve da sola questi aspetti. Può però contribuire con un percorso in cui:

*il dolore viene preso sul serio
*obiettivi, comunicazione e carichi di lavoro vengono concordati e adattati
*si lavora in modo progressivo, rispettando tempi e confini

Non è una questione di “soglia del dolore”, ma di rispetto e di cura costruita insieme.



Haid NW, Failla MD, Sturm A. Autistic women report high levels of pain, pain-related anxiety, and pain interference. Pain Rep. 2025;10:e1346. doi:10.1097/PR9.0000000000001346

12/12/2025

Può far male il ginocchio. Ma anche la schiena, la bocca, il petto.
Il problema è che, con l’avanzare della demenza, dirlo diventa sempre più difficile.

Il dolore è frequente tra le persone con demenza, ma spesso non viene riconosciuto. Non perché non ci sia. Ma perché le parole si perdono, i segnali si confondono, e il dolore rimane inascoltato.

Chi non riesce a spiegarsi può iniziare a camminare agitato, ad avere crisi d'ansia o a isolarsi. Sono reazioni comuni, che possono essere fraintese. Ma in molti casi, alla radice, c’è una sofferenza fisica che può (e deve) essere trattata.

La fisioterapia può avere un ruolo centrale:

*nell’osservare e interpretare i segnali del corpo,
*nel proporre interventi non farmacologici sicuri (come il movimento guidato, il contatto umano, il rilassamento),
*nel collaborare con la rete di cura per ridurre il dolore e migliorare la qualità della vita.

Le persone con demenza non sentono meno il dolore. Anzi, spesso lo sentono di più.
Sta a noi imparare ad ascoltarlo, anche quando non viene detto.



Achterberg W, Lautenbacher S, Husebo B, Erdal A, Herr K. Pain in dementia. Pain Reports. 2020;5(1):e803. doi:10.1097/PR9.0000000000000803

Può far male il ginocchio. Ma anche la schiena, la bocca, il petto.Il problema è che, con l’avanzare della demenza, dirl...
12/12/2025

Può far male il ginocchio. Ma anche la schiena, la bocca, il petto.
Il problema è che, con l’avanzare della demenza, dirlo diventa sempre più difficile.

Il dolore è frequente tra le persone con demenza, ma spesso non viene riconosciuto. Non perché non ci sia. Ma perché le parole si perdono, i segnali si confondono, e il dolore rimane inascoltato.

Chi non riesce a spiegarsi può iniziare a camminare agitato, ad avere crisi d'ansia o a isolarsi. Sono reazioni comuni, che possono essere fraintese. Ma in molti casi, alla radice, c’è una sofferenza fisica che può (e deve) essere trattata.

La fisioterapia può avere un ruolo centrale:

*nell’osservare e interpretare i segnali del corpo,
*nel proporre interventi non farmacologici sicuri (come il movimento guidato, il contatto umano, il rilassamento),
*nel collaborare con la rete di cura per ridurre il dolore e migliorare la qualità della vita.

Le persone con demenza non sentono meno il dolore. Anzi, spesso lo sentono di più.
Sta a noi imparare ad ascoltarlo, anche quando non viene detto.



Achterberg W, Lautenbacher S, Husebo B, Erdal A, Herr K. Pain in dementia. Pain Reports. 2020;5(1):e803. doi:10.1097/PR9.0000000000000803

05/12/2025

Dolore persistente, stanchezza che non passa, diagnosi che arrivano tardi.
Chi convive con la fibromialgia si sente spesso sospeso in un limbo: c’è qualcosa che non va, ma non si vede. Nessun esame che “dimostri” il dolore. Nessun marcatore che dica: ecco cos’hai.

Per molti anni si è pensato che fosse “tutto nella testa”. Poi che fosse solo genetica.
🧬 Oggi sappiamo che la realtà è molto più complessa.

La fibromialgia è il risultato di un’interazione costante tra predisposizione genetica, esposizione a fattori ambientali (come traumi fisici o stress importanti) e cambiamenti nei meccanismi di regolazione del dolore.
🧠 Il sistema nervoso si “risetta” su livelli di allerta più alti, e anche stimoli normali possono diventare dolorosi.

💡 La fisioterapia non cambia il DNA.
Ma può aiutarti a lavorare su ciò che è ancora in movimento: il tuo corpo, la risposta allo stress, la regolazione del dolore.
Interventi come esercizio e educazione attivano meccanismi neurofisiologici importanti, anche nel cervello: migliorano il controllo centrale del dolore, potenziano la resilienza e, in alcuni casi, modulano l’espressione genica.

Un approccio che rispetta la complessità, senza semplificare né colpevolizzare.

✨ La fisioterapia non cancella il dolore. Ma può cambiare davvero il modo in cui il tuo sistema nervoso lo vive.



Ablin JN. Fibromyalgia: are you a genetic/environmental disease? PAIN Reports. 2025;10:e1256. doi:10.1097/PR9.0000000000001256.

Dolore persistente, stanchezza che non passa, diagnosi che arrivano tardi.Chi convive con la fibromialgia si sente spess...
05/12/2025

Dolore persistente, stanchezza che non passa, diagnosi che arrivano tardi.
Chi convive con la fibromialgia si sente spesso sospeso in un limbo: c’è qualcosa che non va, ma non si vede. Nessun esame che “dimostri” il dolore. Nessun marcatore che dica: ecco cos’hai.

Per molti anni si è pensato che fosse “tutto nella testa”. Poi che fosse solo genetica.
🧬 Oggi sappiamo che la realtà è molto più complessa.

La fibromialgia è il risultato di un’interazione costante tra predisposizione genetica, esposizione a fattori ambientali (come traumi fisici o stress importanti) e cambiamenti nei meccanismi di regolazione del dolore.
🧠 Il sistema nervoso si “risetta” su livelli di allerta più alti, e anche stimoli normali possono diventare dolorosi.

💡 La fisioterapia non cambia il DNA.
Ma può aiutarti a lavorare su ciò che è ancora in movimento: il tuo corpo, la risposta allo stress, la regolazione del dolore.
Interventi come esercizio e educazione attivano meccanismi neurofisiologici importanti, anche nel cervello: migliorano il controllo centrale del dolore, potenziano la resilienza e, in alcuni casi, modulano l’espressione genica.

Un approccio che rispetta la complessità, senza semplificare né colpevolizzare.

✨ La fisioterapia non cancella il dolore. Ma può cambiare davvero il modo in cui il tuo sistema nervoso lo vive.



Ablin JN. Fibromyalgia: are you a genetic/environmental disease? PAIN Reports. 2025;10:e1256. doi:10.1097/PR9.0000000000001256.

“Devo imparare a conviverci.”“Non voglio arrendermi.”“Ci sarà pure qualcosa che posso fare.”Chi convive con un mal di sc...
28/11/2025

“Devo imparare a conviverci.”
“Non voglio arrendermi.”
“Ci sarà pure qualcosa che posso fare.”

Chi convive con un mal di schiena persistente ha pensato almeno una di queste frasi.
C’è chi cerca un modo per controllarlo.
Chi lo ignora finché può.
Chi lo combatte ogni giorno, anche quando sembra inutile.

In tutti questi casi, una cosa è certa: serve un percorso che aiuti a gestire il dolore, senza subirlo e senza far finta che non ci sia.

Una recente revisione ha analizzato gli interventi di autogestione che includono anche l’esercizio fisico.
I dati mostrano miglioramenti concreti su dolore e disabilità, nel breve e nel lungo termine.

Ma la qualità del percorso fa la differenza:
📌 i programmi più efficaci erano quelli personalizzati, adattati alla persona, supportati da professionisti.

➡️ La fisioterapia, in questo senso, non si limita a “prescrivere esercizi”, ma aiuta a costruire un piano realistico, sostenibile, centrato su ciò che puoi fare e recuperare, giorno dopo giorno.

🎯 Autogestione non è resa, è riprendere un ruolo attivo nella propria salute, con strumenti concreti, guidati da evidenze scientifiche.



Rathnayake APS, Sparkes V, Sheeran L. What is the effect of low back pain self-management interventions with exercise components added? A systematic review with meta-analysis. Musculoskelet Sci Pract. 2021;56:102469. doi:10.1016/j.msksp.2021.102469

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Via Alcide De Gasperi, 63/A
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31020

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Chi sono

“Riabilitazione è mostrare a qualcuno cosa può fare per sé stesso” - Karel Lewit

Ciao, sono Roberto! Il mio obiettivo quando lavoro è aiutare le persone a conoscere meglio il loro corpo. Ho provato sulla mia pelle cosa significa attraversare degli infortuni, e questo mi ha portato a capire quanto sia importante mantenere in salute il nostro corpo, e come il movimento sia un pilastro di questa salute.

Ognuno di noi, qualunque sia il nostro punto di partenza può migliorare il proprio modo di muoversi. Io lavoro per questo cambiamento!