Roberto Zanardo - Fisioterapista

Roberto Zanardo - Fisioterapista Fisioterapista per disturbi muscoloscheletrici e dolore cronico. Per potersi muovere liberi e sicuri.

10/04/2026

Quando ci si infortuna facendo sport, spesso si cerca una causa sola: la tecnica, la forza, la mobilità, la stanchezza. Peccato che il corpo non funzioni così. 🤸

Molti infortuni sportivi non nascono da un fattore isolato, ma dall’interazione tra più elementi che si influenzano a vicenda. Carico di allenamento, fatica, controllo neuromuscolare, caratteristiche individuali, aspetti psicologici, richieste del gesto sportivo e contesto possono intrecciarsi in modi diversi. 🧠

Questo significa che un singolo fattore, da solo, spesso spiega poco, ma dentro una certa combinazione può diventare rilevante.

Per esempio, una ridotta dorsiflessione di caviglia non basta da sola a spiegare un problema del tendine rotuleo. Può pesare di più soprattutto quando si associa a un carico elevato di salti. Allo stesso modo, nel rischio di lesione del legamento crociato anteriore possono entrare in gioco più fattori insieme, come fatica, forza dell’anca, controllo neuromuscolare, carico di allenamento, attenzione, ansia e ambiente di gioco.

Il punto è questo: non sempre serve trovare "la" causa: serve capire come i fattori si combinano in quella persona, in quel momento, in quello sport. 🎯

Qui la fisioterapia ha un ruolo preciso: leggere il quadro nel suo insieme, riconoscere i profili di rischio e costruire un lavoro di prevenzione o recupero più adatto alla persona.

Capire un infortunio non significa cercare un colpevole a tutti i costi, ma leggere il quadro nel suo insieme. Se stai affrontando un dolore o un infortunio e vuoi capire meglio quali fattori possono entrare in gioco nel tuo caso, una valutazione fisioterapica può aiutare a orientare il percorso.



Bittencourt NFN, Meeuwisse WH, Mendonça LD, Nettel-Aguirre A, Ocarino JM, Fonseca ST. Complex systems approach for sports injuries: moving from risk factor identification to injury pattern recognition - narrative review and new concept. Br J Sports Med. 2016;50(21):1309-14. doi:10.1136/bjsports-2015-095850

Quando ci si infortuna facendo sport, spesso si cerca una causa sola: la tecnica, la forza, la mobilità, la stanchezza. ...
10/04/2026

Quando ci si infortuna facendo sport, spesso si cerca una causa sola: la tecnica, la forza, la mobilità, la stanchezza. Peccato che il corpo non funzioni così. 🤸

Molti infortuni sportivi non nascono da un fattore isolato, ma dall’interazione tra più elementi che si influenzano a vicenda. Carico di allenamento, fatica, controllo neuromuscolare, caratteristiche individuali, aspetti psicologici, richieste del gesto sportivo e contesto possono intrecciarsi in modi diversi. 🧠

Questo significa che un singolo fattore, da solo, spesso spiega poco, ma dentro una certa combinazione può diventare rilevante.

Per esempio, una ridotta dorsiflessione di caviglia non basta da sola a spiegare un problema del tendine rotuleo. Può pesare di più soprattutto quando si associa a un carico elevato di salti. Allo stesso modo, nel rischio di lesione del legamento crociato anteriore possono entrare in gioco più fattori insieme, come fatica, forza dell’anca, controllo neuromuscolare, carico di allenamento, attenzione, ansia e ambiente di gioco.

Il punto è questo: non sempre serve trovare "la" causa: serve capire come i fattori si combinano in quella persona, in quel momento, in quello sport. 🎯

Qui la fisioterapia ha un ruolo preciso: leggere il quadro nel suo insieme, riconoscere i profili di rischio e costruire un lavoro di prevenzione o recupero più adatto alla persona.

Capire un infortunio non significa cercare un colpevole a tutti i costi, ma leggere il quadro nel suo insieme. Se stai affrontando un dolore o un infortunio e vuoi capire meglio quali fattori possono entrare in gioco nel tuo caso, una valutazione fisioterapica può aiutare a orientare il percorso.



Bittencourt NFN, Meeuwisse WH, Mendonça LD, Nettel-Aguirre A, Ocarino JM, Fonseca ST. Complex systems approach for sports injuries: moving from risk factor identification to injury pattern recognition - narrative review and new concept. Br J Sports Med. 2016;50(21):1309-14. doi:10.1136/bjsports-2015-095850

03/04/2026

Ogni passo che fai è leggermente diverso dal precedente. 🦶

Non perché stai zoppicando. Ma perché il tuo sistema nervoso non si ripete mai in modo identico. Lunghezza della falcata, tempo di appoggio, larghezza del passo: tutto varia, ad ogni ciclo. In un corpo sano, questa variabilità è piccola, controllata, quasi impercettibile. Ed è esattamente quella micro-variabilità a essere un indicatore di salute.
Questo fenomeno si chiama variabilità del cammino. Negli ultimi decenni è diventato uno degli strumenti clinici più utili in riabilitazione. 🔬

Perché conta così tanto? Perché quando la variabilità aumenta fuori misura, o perde la sua struttura interna, è spesso il primo segnale che il controllo motorio si sta deteriorando, prima ancora che cambino velocità media o lunghezza del passo. Negli anziani con alto rischio di caduta, la variabilità del cammino si altera in anticipo rispetto agli altri parametri, e predice le cadute meglio di quanto non faccia la sola velocità.
Non è quanto lentamente cammini che conta di più. È quanto imprevedibilmente ti muovi. 🧠

La fisioterapia lavora su questo: supporta il sistema nervoso nel recuperare un movimento più coordinato e stabile, riducendo progressivamente lo sforzo consapevole che serve a ogni passo. Non solo muscoli e articolazioni. Il controllo profondo del movimento, quello che normalmente non vedi e non senti, finché non smette di funzionare.

Il corpo non si "ripara" come un oggetto rotto. Si riorganizza, si ricalibra, riimpara. E il cammino, quando torna a raccontare salute, lo fa un passo alla volta. 🚶



Hausdorff JM. Gait variability: methods, modeling and meaning. J NeuroEngineering Rehabil. 2005;2:19.

Ogni passo che fai è leggermente diverso dal precedente. 🦶Non perché stai zoppicando. Ma perché il tuo sistema nervoso n...
03/04/2026

Ogni passo che fai è leggermente diverso dal precedente. 🦶

Non perché stai zoppicando. Ma perché il tuo sistema nervoso non si ripete mai in modo identico. Lunghezza della falcata, tempo di appoggio, larghezza del passo: tutto varia, ad ogni ciclo. In un corpo sano, questa variabilità è piccola, controllata, quasi impercettibile. Ed è esattamente quella micro-variabilità a essere un indicatore di salute.
Questo fenomeno si chiama variabilità del cammino. Negli ultimi decenni è diventato uno degli strumenti clinici più utili in riabilitazione. 🔬

Perché conta così tanto? Perché quando la variabilità aumenta fuori misura, o perde la sua struttura interna, è spesso il primo segnale che il controllo motorio si sta deteriorando, prima ancora che cambino velocità media o lunghezza del passo. Negli anziani con alto rischio di caduta, la variabilità del cammino si altera in anticipo rispetto agli altri parametri, e predice le cadute meglio di quanto non faccia la sola velocità.
Non è quanto lentamente cammini che conta di più. È quanto imprevedibilmente ti muovi. 🧠

La fisioterapia lavora su questo: supporta il sistema nervoso nel recuperare un movimento più coordinato e stabile, riducendo progressivamente lo sforzo consapevole che serve a ogni passo. Non solo muscoli e articolazioni. Il controllo profondo del movimento, quello che normalmente non vedi e non senti, finché non smette di funzionare.

Il corpo non si "ripara" come un oggetto rotto. Si riorganizza, si ricalibra, riimpara. E il cammino, quando torna a raccontare salute, lo fa un passo alla volta. 🚶



Hausdorff JM. Gait variability: methods, modeling and meaning. J NeuroEngineering Rehabil. 2005;2:19.

27/03/2026

Quasi metà della popolazione mondiale convive con almeno una condizione cronica come diabete, artrosi, scompenso cardiaco, dolore lombare, Parkinson.

E sai qual è una delle terapie più studiate e più sottovalutate per tutte queste condizioni? Muoversi.

Non è una frase da calendario motivazionale. È quello che emerge da una revisione sistematica pubblicata su eClinicalMedicine nel 2024: 990 studi randomizzati controllati, quasi un milione di persone, 39 patologie croniche con evidenze disponibili.

Il risultato? Benefici chiari su qualità di vita e capacità funzionale in 25 condizioni su 45.

Per le malattie coronariche, l'esercizio riduce la mortalità cardiovascolare e il rischio di ricovero. Per lo scompenso cardiaco, i ricoveri specifici si abbassano del 41%. Per artrosi, fibromialgia, depressione, Long-COVID: la letteratura è chiara.
Non ti sto dicendo che "basta camminare e passa tutto".

Ti sto dicendo che il movimento, quando è prescritto in modo appropriato e calibrato sulla tua condizione, non è un accessorio del percorso di cura. È parte del percorso di cura. La sfida è adattare l'esercizio a te. Non alla diagnosi in astratto, a te, con la tua storia, i tuoi limiti, le tue abitudini.

Il corpo risponde. Anche quando fa male, anche quando sembra fermo da troppo tempo. ✨
Cosa ti è stato detto di "evitare" che forse meriterebbe una seconda opinione?



Dibben GO, Gardiner L, Young HML, Wells V, Evans RA, Ahmed Z, et al. Evidence for exercise-based interventions across 45 different long-term conditions: an overview of systematic reviews. eClinicalMedicine. 2024;72:102599.

Quasi metà della popolazione mondiale convive con almeno una condizione cronica come diabete, artrosi, scompenso cardiac...
27/03/2026

Quasi metà della popolazione mondiale convive con almeno una condizione cronica come diabete, artrosi, scompenso cardiaco, dolore lombare, Parkinson.

E sai qual è una delle terapie più studiate e più sottovalutate per tutte queste condizioni? Muoversi.

Non è una frase da calendario motivazionale. È quello che emerge da una revisione sistematica pubblicata su eClinicalMedicine nel 2024: 990 studi randomizzati controllati, quasi un milione di persone, 39 patologie croniche analizzate.

Il risultato? Benefici chiari su qualità di vita e capacità funzionale in 25 condizioni su 45.

Per le malattie coronariche, l'esercizio riduce la mortalità cardiovascolare e il rischio di ricovero. Per lo scompenso cardiaco, i ricoveri specifici si abbassano del 41%. Per artrosi, fibromialgia, depressione, Long-COVID: la letteratura è chiara.
Non ti sto dicendo che "basta camminare e passa tutto".

Ti sto dicendo che il movimento, quando è prescritto in modo appropriato e calibrato sulla tua condizione, non è un accessorio del percorso di cura. È parte del percorso di cura. La sfida è adattare l'esercizio a te. Non alla diagnosi in astratto, a te, con la tua storia, i tuoi limiti, le tue abitudini.

Il corpo risponde. Anche quando fa male, anche quando sembra fermo da troppo tempo. ✨
Cosa ti è stato detto di "evitare" che forse meriterebbe una seconda opinione?



Dibben GO, Gardiner L, Young HML, Wells V, Evans RA, Ahmed Z, et al. Evidence for exercise-based interventions across 45 different long-term conditions: an overview of systematic reviews. eClinicalMedicine. 2024;72:102599.

20/03/2026

“Se ti muovi, peggiori”.

Questa frase la sento spesso. E capisco da dove nasce.

Perché in alcune persone con dolore persistente succede davvero: dopo l’esercizio il dolore può aumentare. 😣

Ma il punto è un altro.

Nel nostro corpo esistono sistemi che modulano il dolore. Durante e dopo uno sforzo fisico, in molte persone si attiva una riduzione temporanea della sensibilità dolorosa. È una risposta fisiologica: il sistema nervoso può “abbassare il volume” del dolore per un certo periodo. 🧠

Questo meccanismo, però, non funziona sempre allo stesso modo.

Nelle persone senza dolore cronico, l’effetto è piuttosto costante: l’esercizio aerobico o di forza tende a ridurre la sensibilità al dolore.

Nelle persone con dolore persistente la risposta è più variabile:
– in alcuni casi il dolore diminuisce
– in altri resta invariato
– in altri può aumentare temporaneamente

Non significa che il corpo sia fragile. Significa che i sistemi di modulazione del dolore possono essere meno efficienti o alterati.

Quando dopo l’attività senti un aumento dei sintomi, non è automaticamente un segnale di danno. Può essere una risposta del sistema nervoso che sta ancora regolando lo stimolo.

Qui entra in gioco la fisioterapia. Non si tratta solo di “fare esercizi”, ma scegliere il tipo di esercizio, la dose, l’intensità e la progressione in modo coerente con la tua risposta, con come stai tu.

In alcune condizioni può essere utile iniziare con esercizi a intensità più basse. In altre, lavorare su distretti non direttamente dolorosi. In altre ancora, accompagnare il percorso con un’educazione chiara su cosa sta succedendo nel corpo.

Il movimento non è il nemico. È uno strumento molto utile, ma va dosato, adattato e costruito insieme.

Il corpo ha una grande capacità di adattamento. Anche quando il dolore è presente. 🔄



Rice D, Nijs J, Kosek E, Wideman T, Hasenbring MI, Koltyn K, Graven-Nielsen T, Polli A. Exercise-Induced Hypoalgesia in Pain-Free and Chronic Pain Populations: State of the Art and Future Directions. J Pain. 2019;20(11):1249-1266. doi:10.1016/j.jpain.2019.03.005.

“Se ti muovi, peggiori”.Questa frase la sento spesso. E capisco da dove nasce.Perché in alcune persone con dolore persis...
20/03/2026

“Se ti muovi, peggiori”.

Questa frase la sento spesso. E capisco da dove nasce.

Perché in alcune persone con dolore persistente succede davvero: dopo l’esercizio il dolore può aumentare. 😣

Ma il punto è un altro.

Nel nostro corpo esistono sistemi che modulano il dolore. Durante e dopo uno sforzo fisico, in molte persone si attiva una riduzione temporanea della sensibilità dolorosa. È una risposta fisiologica: il sistema nervoso può “abbassare il volume” del dolore per un certo periodo. 🧠

Questo meccanismo, però, non funziona sempre allo stesso modo.

Nelle persone senza dolore cronico, l’effetto è piuttosto costante: l’esercizio aerobico o di forza tende a ridurre la sensibilità al dolore.

Nelle persone con dolore persistente la risposta è più variabile:
– in alcuni casi il dolore diminuisce
– in altri resta invariato
– in altri può aumentare temporaneamente

Non significa che il corpo sia fragile. Significa che i sistemi di modulazione del dolore possono essere meno efficienti o alterati.

Quando dopo l’attività senti un aumento dei sintomi, non è automaticamente un segnale di danno. Può essere una risposta del sistema nervoso che sta ancora regolando lo stimolo.

Qui entra in gioco la fisioterapia. Non si tratta solo di “fare esercizi”, ma scegliere il tipo di esercizio, la dose, l’intensità e la progressione in modo coerente con la tua risposta, con come stai tu.

In alcune condizioni può essere utile iniziare con esercizi a intensità più basse. In altre, lavorare su distretti non direttamente dolorosi. In altre ancora, accompagnare il percorso con un’educazione chiara su cosa sta succedendo nel corpo.

Il movimento non è il nemico. È uno strumento molto utile, ma va dosato, adattato e costruito insieme.

Il corpo ha una grande capacità di adattamento. Anche quando il dolore è presente. 🔄



Rice D, Nijs J, Kosek E, Wideman T, Hasenbring MI, Koltyn K, Graven-Nielsen T, Polli A. Exercise-Induced Hypoalgesia in Pain-Free and Chronic Pain Populations: State of the Art and Future Directions. J Pain. 2019;20(11):1249-1266. doi:10.1016/j.jpain.2019.03.005.

13/03/2026

Quando si parla di prevenzione degli infortuni, spesso si pensa subito allo stretching.

Ma non tutte le strategie hanno lo stesso effetto.

I programmi basati sul potenziamento muscolare e sul lavoro di controllo del movimento mostrano una riduzione significativa del rischio di infortunio.
Lo stretching, da solo, non sembra offrire lo stesso risultato.

Cosa significa praticamente?

Che preparare il corpo al carico è diverso dal "sentirsi sciolti".
Un muscolo più forte e un sistema più coordinato tollerano meglio salti, cambi di direzione, ripetizioni, aumenti di intensità.

Questo vale per l’atleta, ma anche per chi torna a correre dopo uno stop, per chi riprende l’attività dopo un infortunio, per chi vuole semplicemente allenarsi con più consapevolezza.

La prevenzione non è un rituale prima dell’allenamento.
È un percorso costruito nel tempo.

Allenare forza e controllo significa rendere il corpo più capace di adattarsi.

Ed è proprio questa capacità di adattamento che riduce il rischio di farsi male 💪

Se vuoi impostare un lavoro mirato alla prevenzione, possiamo costruirlo insieme.



Lauersen JB, Bertelsen DM, Andersen LB. The effectiveness of exercise interventions to prevent sports injuries: a systematic review and meta-analysis of randomised controlled trials. Br J Sports Med. 2013;0:1–8. doi:10.1136/bjsports-2013-092538

Quando si parla di prevenzione degli infortuni, spesso si pensa subito allo stretching.Ma non tutte le strategie hanno l...
13/03/2026

Quando si parla di prevenzione degli infortuni, spesso si pensa subito allo stretching.

Ma non tutte le strategie hanno lo stesso effetto.

I programmi basati sul potenziamento muscolare e sul lavoro di controllo del movimento mostrano una riduzione significativa del rischio di infortunio.
Lo stretching, da solo, non sembra offrire lo stesso risultato.

Cosa significa praticamente?

Che preparare il corpo al carico è diverso dal "sentirsi sciolti".
Un muscolo più forte e un sistema più coordinato tollerano meglio salti, cambi di direzione, ripetizioni, aumenti di intensità.

Questo vale per l’atleta, ma anche per chi torna a correre dopo uno stop, per chi riprende l’attività dopo un infortunio, per chi vuole semplicemente allenarsi con più consapevolezza.

La prevenzione non è un rituale prima dell’allenamento.
È un percorso costruito nel tempo.

Allenare forza e controllo significa rendere il corpo più capace di adattarsi.

Ed è proprio questa capacità di adattamento che riduce il rischio di farsi male 💪

Se vuoi impostare un lavoro mirato alla prevenzione, possiamo costruirlo insieme.



Lauersen JB, Bertelsen DM, Andersen LB. The effectiveness of exercise interventions to prevent sports injuries: a systematic review and meta-analysis of randomised controlled trials. Br J Sports Med. 2013;0:1–8. doi:10.1136/bjsports-2013-092538

06/03/2026

Quando il dolore non passa, la tentazione è pensare che “ci sia qualcosa di rotto”.
Un muscolo, un nervo, una struttura da aggiustare.

E a volte una componente biologica c’è. Ma non è mai tutta la storia.
Ridurre la salute solo a ciò che è misurabile nel corpo è insufficiente. Il corpo non funziona isolato: il modo in cui ci muoviamo, pensiamo, reagiamo allo stress e viviamo le relazioni influenza realmente come stiamo. Non in senso astratto, ma concreto.

È quello che vediamo ogni giorno anche in fisioterapia.
Dopo un ictus, per esempio, il recupero motorio non dipende solo dal danno neurologico, ma da come il sistema nervoso si riorganizza, da quanto la persona partecipa, dall’ambiente e dal contesto di vita.
Nel dolore persistente, due persone con lo stesso referto possono avere esperienze completamente diverse. Non perché “il dolore è nella testa”, ma perché il dolore è un’esperienza che nasce dall’interazione tra corpo, cervello e ambiente.

La fisioterapia lavora qui.
Non solo sui tessuti, ma sul movimento come esperienza, sull’apprendimento motorio, sulla capacità del sistema nervoso di adattarsi. 🦵
Educare, guidare, accompagnare il recupero significa tenere insieme questi livelli, senza negarli e senza assolutizzarne uno solo.

La salute non è solo eliminare un sintomo.
È ricostruire un equilibrio che permetta alla persona di funzionare, muoversi e vivere meglio nel proprio contesto.
Ed è da lì che parte ogni percorso serio di fisioterapia. ✨



Engel GL. The need for a new medical model: a challenge for biomedicine. Science. 1977;196(4286):129–136.

Quando il dolore non passa, la tentazione è pensare che “ci sia qualcosa di rotto”.Un muscolo, un nervo, una struttura d...
06/03/2026

Quando il dolore non passa, la tentazione è pensare che “ci sia qualcosa di rotto”.
Un muscolo, un nervo, una struttura da aggiustare.

E a volte una componente biologica c’è. Ma non è mai tutta la storia.
Ridurre la salute solo a ciò che è misurabile nel corpo è insufficiente. Il corpo non funziona isolato: il modo in cui ci muoviamo, pensiamo, reagiamo allo stress e viviamo le relazioni influenza realmente come stiamo. Non in senso astratto, ma concreto.

È quello che vediamo ogni giorno anche in fisioterapia.
Dopo un ictus, per esempio, il recupero motorio non dipende solo dal danno neurologico, ma da come il sistema nervoso si riorganizza, da quanto la persona partecipa, dall’ambiente e dal contesto di vita.
Nel dolore persistente, due persone con lo stesso referto possono avere esperienze completamente diverse. Non perché “il dolore è nella testa”, ma perché il dolore è un’esperienza che nasce dall’interazione tra corpo, cervello e ambiente.

La fisioterapia lavora qui.
Non solo sui tessuti, ma sul movimento come esperienza, sull’apprendimento motorio, sulla capacità del sistema nervoso di adattarsi. 🦵
Educare, guidare, accompagnare il recupero significa tenere insieme questi livelli, senza negarli e senza assolutizzarne uno solo.

La salute non è solo eliminare un sintomo.
È ricostruire un equilibrio che permetta alla persona di funzionare, muoversi e vivere meglio nel proprio contesto.
Ed è da lì che parte ogni percorso serio di fisioterapia. ✨



Engel GL. The need for a new medical model: a challenge for biomedicine. Science. 1977;196(4286):129–136.

Indirizzo

Via Alcide De Gasperi, 63/A
San Vendemiano
31020

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Chi sono

“Riabilitazione è mostrare a qualcuno cosa può fare per sé stesso” - Karel Lewit

Ciao, sono Roberto! Il mio obiettivo quando lavoro è aiutare le persone a conoscere meglio il loro corpo. Ho provato sulla mia pelle cosa significa attraversare degli infortuni, e questo mi ha portato a capire quanto sia importante mantenere in salute il nostro corpo, e come il movimento sia un pilastro di questa salute.

Ognuno di noi, qualunque sia il nostro punto di partenza può migliorare il proprio modo di muoversi. Io lavoro per questo cambiamento!