Studio di Psicologia dott.ssa Elisabetta TIUS

Studio di Psicologia dott.ssa Elisabetta TIUS Psicologa

➢ SOSTEGNO PSICOLOGICO INDIVIDUALE PER ADULTI
Aree di intervento:
- Crescita personale
- Disagio emotivo e relazionale
- Ansia, stress e attacchi di panico
- Blocchi emotivi
- Problematiche affettive
- Bassa autostima

➢ SOSTEGNO PSICOLOGICO DI COPPIA E FAMIGLIARE
Aree di intervento:
- Difficoltà relazionali
- Separazione e divorzio
- Conflitti genitori- figli
- Consulenze psicoeducative e supporto alla genitorialità

La separazione di coppia è un momento delicato che porta con sé emozioni intense e cambiamenti profondi. Non riguarda so...
30/03/2026

La separazione di coppia è un momento delicato che porta con sé emozioni intense e cambiamenti profondi. Non riguarda solo la fine di una relazione, ma una trasformazione che coinvolge equilibri, abitudini e legami familiari.

È normale sentirsi sopraffatti da tristezza, rabbia, senso di perdita o confusione. Queste emozioni fanno parte del processo, anche se a volte possono sembrare difficili da gestire.

Da una prospettiva sistemico-relazionale, la separazione tocca non solo i singoli, ma l’intero sistema di relazioni. È un passaggio che richiede una riorganizzazione interna ed esterna, soprattutto quando sono presenti figli.

Il supporto psicologico può aiutare a:
• dare senso a ciò che sta accadendo
• comprendere le dinamiche relazionali
• riconoscere i propri bisogni
• costruire nuovi equilibri

Anche nei momenti più complessi, può essere possibile trasformare questa fase in un’occasione di crescita personale e relazionale.

Elisabetta Tius
www.elisabettatius.com

La dipendenza emotiva non è amore.È paura di perdere l’altro.È quel bisogno costante di conferme, di attenzioni, di rass...
10/03/2026

La dipendenza emotiva non è amore.
È paura di perdere l’altro.

È quel bisogno costante di conferme, di attenzioni, di rassicurazioni. È la sensazione che senza quella persona la propria vita perda significato, direzione, stabilità.

Chi vive una dipendenza emotiva spesso mette l’altro al centro di tutto: dei pensieri, delle scelte, del proprio equilibrio emotivo.
Il problema è che, così facendo, finisce per mettere se stesso sempre più ai margini.

Si accettano comportamenti che fanno soffrire.
Si tollerano mancanze di rispetto.
Si resta anche quando la relazione non nutre più, ma ferisce.

Non perché non si veda il problema.
Ma perché la paura di restare soli sembra più grande della sofferenza che si sta vivendo.

Spesso le radici di questa dinamica affondano nella storia personale e nelle prime relazioni affettive, dove il bisogno di amore e riconoscimento può essere rimasto insoddisfatto o fragile.

Uscire dalla dipendenza emotiva non significa smettere di amare.
Significa imparare a costruire relazioni in cui l’altro è importante, ma non indispensabile per sentirsi completi.

Le relazioni sane non nascono dal bisogno.
Nascono dalla libertà.

Elisabetta Tius
www.elisabettatius.com

Un tempo gli adolescenti riempivano le piazze.Oggi riempiono le chat.Non è solo un cambiamento di abitudini.È un cambiam...
25/02/2026

Un tempo gli adolescenti riempivano le piazze.
Oggi riempiono le chat.

Non è solo un cambiamento di abitudini.
È un cambiamento nel modo di vivere le relazioni.

Molti ragazzi passano ore online, parlano, scrivono, condividono contenuti. Eppure escono poco, si incontrano meno, vivono meno il contatto reale.
Non è pigrizia. Non è disinteresse. È qualcosa di più profondo.

Incontrarsi dal vivo espone.
Espone al giudizio, al confronto, all’imbarazzo, alla possibilità di non sentirsi all’altezza.
Dietro uno schermo, invece, si può filtrare, correggere, cancellare. Si può controllare l’immagine di sé.

Ma crescere passa attraverso l’esperienza reale:
gli sguardi, le pause, le risate fuori tempo, le incomprensioni, persino i piccoli conflitti.
È nel contatto diretto che si costruiscono sicurezza, identità, capacità relazionale.

Quando un adolescente non esce mai, non è solo una questione sociale.
Può essere un segnale di insicurezza, di ansia, di paura del giudizio o di difficoltà a sentirsi adeguato.

Non servono prediche.
Serve presenza.
Serve un adulto capace di comprendere il mondo digitale senza demonizzarlo, ma anche di incoraggiare esperienze reali, graduali, possibili.

Gli adolescenti non hanno smesso di avere bisogno degli altri.
Hanno solo cambiato il modo di cercarli.

E noi adulti dobbiamo imparare a leggere questo cambiamento, senza giudizio, ma con responsabilità.

Elisabetta Tius
www.elisabettatius.com

Il lutto ha un tempo tutto suo.Non coincide con quello dell’orologio, né con le aspettative degli altri.C’è chi pensa ch...
08/02/2026

Il lutto ha un tempo tutto suo.
Non coincide con quello dell’orologio, né con le aspettative degli altri.

C’è chi pensa che dopo un po’ si debba “stare meglio”, riprendere, andare avanti.
Ma il dolore non segue scadenze.
Si muove a ondate, torna quando meno ce lo aspettiamo, cambia forma nel tempo.

Nel lutto non si perde solo una persona.
Si perde una presenza, un ruolo, una parte di sé costruita dentro quella relazione.
E ricostruirsi richiede lentezza, rispetto, ascolto.

Il tempo del lutto non è fatto solo di tristezza.
È fatto anche di silenzi, di rabbia, di vuoti improvvisi, di domande senza risposta.
Tutto questo ha diritto di esistere.

Elaborare un lutto non significa dimenticare.
Significa trovare un modo nuovo di portare con sé chi non c’è più, senza che il dolore impedisca di vivere.

E questo tempo, per ciascuno, è diverso.
Va attraversato, non forzato.

Durante l’adolescenza il corpo cambia rapidamente, spesso più velocemente di quanto la mente riesca a elaborare.Quello c...
04/02/2026

Durante l’adolescenza il corpo cambia rapidamente, spesso più velocemente di quanto la mente riesca a elaborare.
Quello che fino a poco tempo prima era familiare, improvvisamente diventa estraneo.

Il corpo diventa un terreno di confronto, di giudizio, di vergogna.
Specchi, foto, social network amplificano il senso di inadeguatezza e alimentano l’idea che esista un modo “giusto” di essere.

Molti adolescenti vivono il proprio corpo come qualcosa da correggere, nascondere o controllare.
Commenti, sguardi, paragoni – anche involontari – possono lasciare segni profondi.

Dietro al disagio corporeo spesso non c’è solo una questione estetica, ma una difficoltà più ampia: il bisogno di sentirsi accettati, desiderabili, degni di essere amati.
Il corpo diventa il linguaggio attraverso cui il disagio emotivo prova a farsi vedere.

Alcuni segnali meritano attenzione: ritiro, vergogna intensa, rifiuto dello specchio, ossessione per il cibo o per l’aspetto, frasi svalutanti verso se stessi.
Non sono “capricci”, ma richieste di aiuto.

Gli adulti possono fare molto, soprattutto evitando giudizi, banalizzazioni o confronti.
Aiutare un adolescente a costruire un rapporto più gentile con il proprio corpo significa aiutarlo a sentirsi più sicuro, più intero, più a casa in se stesso.

Il corpo non è un nemico da combattere, ma una storia da ascoltare.

Elisabetta Tius
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Oggi molti adolescenti sono costantemente connessi, ma profondamente soli.Chat, social, messaggi continui: il contatto n...
04/02/2026

Oggi molti adolescenti sono costantemente connessi, ma profondamente soli.
Chat, social, messaggi continui: il contatto non manca, eppure il senso di vicinanza emotiva spesso sì.

La solitudine adolescenziale non è sempre fatta di isolamento evidente.
A volte si manifesta nel sentirsi invisibili, non compresi, non davvero visti.
È una solitudine silenziosa, che può convivere con una vita sociale apparentemente attiva.

L’adolescenza è una fase di profonda trasformazione: il corpo cambia, l’identità si ridefinisce, il bisogno di appartenenza diventa centrale. In questo passaggio delicato, sentirsi soli può far nascere dubbi su se stessi, sul proprio valore, sul proprio posto nel mondo.

Spesso i ragazzi non sanno come raccontare questa sensazione.
Non hanno le parole, o temono di non essere capiti.
Così il disagio viene mascherato dietro il ritiro, l’irritabilità, il silenzio o un uso eccessivo dei dispositivi.

Per gli adulti non è semplice riconoscere questi segnali.
La tentazione è minimizzare (“è solo un’età difficile”) o forzare il dialogo.
In realtà, ciò di cui un adolescente ha più bisogno è sentirsi accolto senza essere giudicato, ascoltato senza essere interrogato.

La solitudine non va combattuta con le soluzioni, ma attraversata con la presenza.
A volte, sapere che c’è un adulto capace di restare, di ascoltare e di comprendere fa già una grande differenza.

Elisabetta Tius
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22/01/2026
La Mindfulness non è per stare meglio.O almeno, non nel modo in cui spesso viene raccontata.La Mindfulness non è una tec...
13/01/2026

La Mindfulness non è per stare meglio.

O almeno, non nel modo in cui spesso viene raccontata.

La Mindfulness non è una tecnica per calmare la mente, per spegnere i pensieri o per eliminare il disagio.
È piuttosto un invito a fermarsi e a guardare ciò che normalmente evitiamo.

Quando ci si concede uno spazio di silenzio e presenza, non sempre emerge la pace.
Emergono pensieri scomodi, emozioni trattenute, parti di noi che abbiamo imparato a zittire perché considerate “troppo”, “sbagliate” o difficili da sostenere.

La pratica della Mindfulness non chiede di controllare tutto questo, né di cambiarlo subito.
Chiede qualcosa di più complesso e più autentico: restare.
Restare con ciò che c’è, senza fuggire, senza giudicare, senza cercare soluzioni immediate.

In questo senso, la Mindfulness non è una pratica consolatoria.
È un allenamento alla verità interiore.
E spesso è proprio lì, nell’incontro con ciò che abbiamo evitato, che qualcosa inizia lentamente a trasformarsi.

Non perché diventi facile.
Ma perché diventa reale.

Elisabetta Tius
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Nella visione sistemica di Bert Hellinger, il senso di appartenenza è uno dei bisogni più profondi dell’essere umano.Ogn...
02/01/2026

Nella visione sistemica di Bert Hellinger, il senso di appartenenza è uno dei bisogni più profondi dell’essere umano.
Ognuno di noi nasce all’interno di un sistema familiare e, che lo voglia o no, resta legato a esso da fili invisibili che influenzano il modo in cui si percepisce, ama e sta in relazione.

Appartenere significa sentirsi riconosciuti, avere un posto, sapere che si ha diritto di esserci.
Quando questo diritto viene negato — attraverso esclusioni, rifiuti, rotture, silenzi o ingiustizie — il dolore che ne deriva può essere molto profondo e lasciare segni duraturi nella vita emotiva e relazionale di una persona.

Secondo l’approccio sistemico, l’esclusione è una delle ferite più gravi che un sistema possa produrre.
Essere messi fuori, non visti o non considerati genera spesso sentimenti di rabbia, tristezza, senso di ingiustizia e un vissuto di non valore, che può riattivarsi nelle relazioni successive.

In questi casi, prendere distanza non è sempre una fuga: talvolta è un atto di tutela.
Quando l’appartenenza diventa fonte di sofferenza anziché di nutrimento, può essere necessario ridefinire i confini, riconoscendo ciò che è stato e, allo stesso tempo, scegliendo di non restare esposti a dinamiche che continuano a ferire.

La prospettiva sistemica ci ricorda che non sempre è possibile “aggiustare” i legami,
ma è sempre possibile prendersi cura di sé, del proprio equilibrio e della propria dignità, anche quando l’appartenenza è stata negata.

Elisabetta Tius
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22/12/2025
Negli ultimi mesi mi sono fermata un po’.Non è stato un periodo facile, ma mi ha ricordato una cosa importante:quanto le...
04/11/2025

Negli ultimi mesi mi sono fermata un po’.
Non è stato un periodo facile, ma mi ha ricordato una cosa importante:
quanto le relazioni — con gli altri e con noi stessi — influenzino tutto il nostro equilibrio interiore.

Nel mio lavoro incontro ogni giorno persone che vivono difficoltà relazionali: conflitti, incomprensioni, delusioni, solitudini.
E, ogni volta, mi accorgo che dietro la rabbia o la paura, c’è sempre un grande desiderio: quello di essere visti, capiti, amati.

Aiuto le persone a fare proprio questo: a capirsi meglio, a comunicare in modo più autentico, a costruire legami che nutrono invece di svuotare.

Perché non possiamo controllare gli altri, ma possiamo imparare a prenderci cura di noi, dei nostri confini e del modo in cui stiamo nelle relazioni.

È da lì che inizia la rinascita.

Elisabetta Tius
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