Studio di Psicologia dott.ssa Elisabetta TIUS

Studio di Psicologia dott.ssa Elisabetta TIUS Psicologa

➢ SOSTEGNO PSICOLOGICO INDIVIDUALE PER ADULTI
Aree di intervento:
- Crescita personale
- Disagio emotivo e relazionale
- Ansia, stress e attacchi di panico
- Blocchi emotivi
- Problematiche affettive
- Bassa autostima

➢ SOSTEGNO PSICOLOGICO DI COPPIA E FAMIGLIARE
Aree di intervento:
- Difficoltà relazionali
- Separazione e divorzio
- Conflitti genitori- figli
- Consulenze psicoeducative e supporto alla genitorialità

La Mindfulness non è per stare meglio.O almeno, non nel modo in cui spesso viene raccontata.La Mindfulness non è una tec...
13/01/2026

La Mindfulness non è per stare meglio.

O almeno, non nel modo in cui spesso viene raccontata.

La Mindfulness non è una tecnica per calmare la mente, per spegnere i pensieri o per eliminare il disagio.
È piuttosto un invito a fermarsi e a guardare ciò che normalmente evitiamo.

Quando ci si concede uno spazio di silenzio e presenza, non sempre emerge la pace.
Emergono pensieri scomodi, emozioni trattenute, parti di noi che abbiamo imparato a zittire perché considerate “troppo”, “sbagliate” o difficili da sostenere.

La pratica della Mindfulness non chiede di controllare tutto questo, né di cambiarlo subito.
Chiede qualcosa di più complesso e più autentico: restare.
Restare con ciò che c’è, senza fuggire, senza giudicare, senza cercare soluzioni immediate.

In questo senso, la Mindfulness non è una pratica consolatoria.
È un allenamento alla verità interiore.
E spesso è proprio lì, nell’incontro con ciò che abbiamo evitato, che qualcosa inizia lentamente a trasformarsi.

Non perché diventi facile.
Ma perché diventa reale.

Elisabetta Tius
www.elisabettatiuspsicologa.it

Nella visione sistemica di Bert Hellinger, il senso di appartenenza è uno dei bisogni più profondi dell’essere umano.Ogn...
02/01/2026

Nella visione sistemica di Bert Hellinger, il senso di appartenenza è uno dei bisogni più profondi dell’essere umano.
Ognuno di noi nasce all’interno di un sistema familiare e, che lo voglia o no, resta legato a esso da fili invisibili che influenzano il modo in cui si percepisce, ama e sta in relazione.

Appartenere significa sentirsi riconosciuti, avere un posto, sapere che si ha diritto di esserci.
Quando questo diritto viene negato — attraverso esclusioni, rifiuti, rotture, silenzi o ingiustizie — il dolore che ne deriva può essere molto profondo e lasciare segni duraturi nella vita emotiva e relazionale di una persona.

Secondo l’approccio sistemico, l’esclusione è una delle ferite più gravi che un sistema possa produrre.
Essere messi fuori, non visti o non considerati genera spesso sentimenti di rabbia, tristezza, senso di ingiustizia e un vissuto di non valore, che può riattivarsi nelle relazioni successive.

In questi casi, prendere distanza non è sempre una fuga: talvolta è un atto di tutela.
Quando l’appartenenza diventa fonte di sofferenza anziché di nutrimento, può essere necessario ridefinire i confini, riconoscendo ciò che è stato e, allo stesso tempo, scegliendo di non restare esposti a dinamiche che continuano a ferire.

La prospettiva sistemica ci ricorda che non sempre è possibile “aggiustare” i legami,
ma è sempre possibile prendersi cura di sé, del proprio equilibrio e della propria dignità, anche quando l’appartenenza è stata negata.

Elisabetta Tius
www.elisabettatiuspsicologa.it

29/12/2025
22/12/2025
Negli ultimi mesi mi sono fermata un po’.Non è stato un periodo facile, ma mi ha ricordato una cosa importante:quanto le...
04/11/2025

Negli ultimi mesi mi sono fermata un po’.
Non è stato un periodo facile, ma mi ha ricordato una cosa importante:
quanto le relazioni — con gli altri e con noi stessi — influenzino tutto il nostro equilibrio interiore.

Nel mio lavoro incontro ogni giorno persone che vivono difficoltà relazionali: conflitti, incomprensioni, delusioni, solitudini.
E, ogni volta, mi accorgo che dietro la rabbia o la paura, c’è sempre un grande desiderio: quello di essere visti, capiti, amati.

Aiuto le persone a fare proprio questo: a capirsi meglio, a comunicare in modo più autentico, a costruire legami che nutrono invece di svuotare.

Perché non possiamo controllare gli altri, ma possiamo imparare a prenderci cura di noi, dei nostri confini e del modo in cui stiamo nelle relazioni.

È da lì che inizia la rinascita.

Elisabetta Tius
www.elisabettatiuspsicologa.it

Negli ultimi anni lo smartphone è diventato un compagno inseparabile per gli adolescenti. È utile, stimolante, apre mond...
24/09/2025

Negli ultimi anni lo smartphone è diventato un compagno inseparabile per gli adolescenti. È utile, stimolante, apre mondi di conoscenza e relazioni virtuali. Ma sempre più studi scientifici ci mostrano anche il lato oscuro di questo strumento: la sua capacità di interferire con la qualità delle relazioni reali.

COSA DICONO LE RICERCHE

Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Child Development (Twenge et al., 2018), i ragazzi che passano molte ore al giorno davanti allo schermo riportano maggiore solitudine, ansia e sintomi depressivi.

La ricerca dell’American Psychological Association (APA, 2020) evidenzia come l’uso eccessivo dello smartphone riduca il tempo dedicato alle interazioni faccia a faccia, fondamentali per lo sviluppo delle competenze sociali.

Un’indagine condotta in Italia dal CNR (2021) ha mostrato che oltre il 40% degli adolescenti dichiara di sentirsi “a disagio” senza smartphone, un vero e proprio segnale di dipendenza digitale.

EFFETTI SULLA VITA RELAZIONALE

Meno tempo di qualità con amici e familiari: si sta insieme, ma con lo sguardo sullo schermo.

Difficoltà a tollerare la noia: i momenti vuoti, che servono a pensare e riflettere, vengono subito riempiti dallo scrolling.

Autostima condizionata dai social: like, commenti e visualizzazioni diventano l’unico specchio in cui misurarsi.

Comunicazione superficiale: chat veloci e emoticon non sostituiscono il linguaggio ricco del corpo, del tono di voce, dello sguardo.

COME AIUTARE I RAGAZZI

Educare all’uso consapevole: non vietare lo smartphone, ma insegnare a gestirlo.

Promuovere spazi di “digital detox”: momenti in cui la famiglia o il gruppo di amici decide di stare insieme senza telefoni.

Valorizzare le relazioni reali: incoraggiare attività di gruppo, sport, esperienze di socialità concreta.

Riconoscere i segnali di allarme: isolamento, irritabilità senza smartphone, calo scolastico, perdita di interesse per attività “dal vivo”.

In conclusione, lo smartphone non è “il nemico”, ma se usato senza consapevolezza rischia di rubare ai giovani la parte più preziosa della vita: le relazioni vere, quelle che nutrono, fanno crescere e costruiscono identità.

22/09/2025

Indirizzo

Viale San Giovanni, 39/3
San Vito Al Tagliamento
33078

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