31/12/2025
Nessuno ti prepara a ciò che accade dopo.
Dopo che le sedie vengono piegate, dopo che le condoglianze smettono di arrivare, dopo che il mondo riprende a girare come se niente fosse. Il funerale finisce, sì. Ma il silenzio no. Quello resta. Si insedia nelle stanze, si siede accanto a te, dorme con te.
Tornare a casa è uno dei momenti più duri. Apri la porta e tutto è uguale, eppure nulla lo è davvero. Non c’è quella risata che riempiva l’aria, non c’è quel profumo che ti faceva sentire al sicuro, non c’è l’abbraccio che il corpo continua ad aspettare per abitudine. La casa diventa improvvisamente troppo grande, troppo vuota, troppo vera.
Impari a cercare chi non c’è più nei dettagli più piccoli. In una tazza lasciata lì, come se il tempo si fosse fermato. In una sedia che nessuno occupa, ma che continui a guardare. Nel posto a tavola che continui a servire, perché una parte di te non accetta che sia davvero vuoto.
Il dolore non fa rumore, ma pesa. È un vuoto invisibile che si infila sotto la pelle. È l’amore che non ha più un luogo dove andare, ma che non se ne va. Resta intatto, fedele, ostinato.
È dopo, quando resti solo, che il pianto diventa autentico. Quando non devi essere forte per nessuno. Quando impari a convivere con l’assenza, a baciare fotografie, a parlare al cielo sperando, anche solo per un istante, di sentire una risposta.
Perché il funerale è solo un momento.
Il vero lutto è il cammino che comincia dopo.
Ed è lì che si impara, lentamente, a vivere senza,
ma mai senza amare.