25/08/2025
Evitare le minacce è una capacità essenziale per la sopravvivenza: ci aiuta a prevedere e fronteggiare i pericoli con tre strategie principali:
✔️ Lotta, quando ci sentiamo abbastanza forti da affrontare il problema.
✔️ Fuga, quando il rischio ci sembra troppo grande e preferiamo evitarlo.
✔️ Congelamento, quando ci sentiamo sopraffatti e incapaci di agire.
Ma non si attiva solo davanti a un pericolo fisico: anche un rifiuto, un fallimento o un cambiamento possono sembrare minacce.
IL PROBLEMA? A volte, ci porta a rimanere bloccati in situazioni che ci fanno stare male, perché interpretiamo il cambiamento come un rischio maggiore dell’insoddisfazione attuale.
Forse non ti sorprenderà il fatto che i ricordi legati alla paura sono i più rapidi da rievocare: il cervello li usa per “prevedere” i rischi. Cosi' finiamo a ricordare più il male che il bene e a recuperare selettivamente errori commessi in passato. ᎠᎥ conseguenza, ci autoflagelliamo con le chiacchiere mentali negative, domandandoci se e come avremmo potuto fare meglio, e scegliamo di evitare le minacce ipotetiche perché non siamo sicuri di saperle gestire bene. Ogni nuova esperienza aggiorna le nostre previsioni di scenari potenzialmente pericolosi e, con il tempo, questa banca dei ricordi delle minacce potenziali diventa sempre più grande. Presto la paura delle minacce potenziali può paralizzarci e confinarci nel familiare, per cui siamo restii ad afferrare le nuove opportunità che potrebbero migliorare la nostra vita.
ED È QUI CHE NASCE L'AUTOSABOTAGGIO. Quando la paura di un fallimento, di un giudizio negativo o dell’ignoto diventa più forte del desiderio di ottenere qualcosa di positivo, iniziamo a sabotarci senza nemmeno rendercene conto. E' un tentativo maldestro di proteggerci dalla sofferenza, dal rifiuto o dall insuccesso e ci dà una scusa pronta da ti**re fuori quando le cose non vanno come vorremmo ( perchè in realtà fin dall inizio non ci siamo impegnati al 100%).
ᴇ ꜱᴇ ꜱᴍᴇᴛᴛᴇꜱꜱɪ ᴅɪ ᴄʜɪᴇᴅᴇʀᴛɪ “ᴄᴏꜱᴀ ᴘᴏᴛʀᴇʙʙᴇ ᴀɴᴅᴀʀᴇ ꜱᴛᴏʀᴛᴏ? ᴇ ɪɴɪᴢɪᴀꜱꜱɪ ᴀ ᴄʜɪᴇᴅᴇʀᴛɪ “ᴄᴏꜱᴀ ᴘᴏᴛʀᴇʙʙᴇ ᴀɴᴅᴀʀᴇ ʙᴇɴᴇ?”
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