Giuliana Masetta - Psicologa e Psicoterapeuta

Giuliana Masetta - Psicologa e Psicoterapeuta Psicologa Clinica e di Comunità.

Psicoterapeuta diplomata alla SSPIG
Ricevo adulti, adolescenti e bambini
Psicologa Esperta in DSA 📖 ✏️
Psicologa pediatrica 👦🏻 👧🏼

La mente che corre, che anticipa, che rimugina…spesso nasce dal bisogno di sentirsi al sicuro.Ma questo tentativo di con...
28/04/2026

La mente che corre, che anticipa, che rimugina…
spesso nasce dal bisogno di sentirsi al sicuro.

Ma questo tentativo di controllo ha un costo:
ci allontana dal presente e da ciò che stiamo vivendo davvero.

E nel frattempo, la stanchezza cresce.

“Resta con la tua mente dove sono i tuoi piedi”
non è solo una frase: è un allenamento.

Un ritorno, ogni volta, al qui e ora.





Emozionatevi 🌷 •••
27/04/2026

Emozionatevi 🌷





La Cura di Franco Battiato, più che una canzone, è una promessa sussurrata.Un amore che non invade, ma protegge;che non ...
24/04/2026

La Cura di Franco Battiato, più che una canzone, è una promessa sussurrata.
Un amore che non invade, ma protegge;
che non pretende, ma resta.
È la forma più rara del sentire: avere cura di qualcuno, davvero.

🌷 •••
21/04/2026

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Ci sono silenzi che non sono vuoti.Sono pieni di cose non dette, emozioni trattenute, parole rimaste a metà.🐘 “L’elefant...
20/04/2026

Ci sono silenzi che non sono vuoti.
Sono pieni di cose non dette, emozioni trattenute, parole rimaste a metà.

🐘 “L’elefante nella stanza” è proprio questo:
una presenza invisibile ma ingombrante, che tutti percepiscono… ma che nessuno nomina.

Eppure, evitare non protegge la relazione.
La allontana lentamente. Parlare può fare paura.
Può sembrare rischioso, scomodo, destabilizzante.

Ma è anche l’unico modo per tornare davvero in contatto.

🐘 Dare un nome a ciò che si sente è un atto di coraggio
🐘Condividere ciò che pesa è un atto di fiducia.

A volte non serve risolvere tutto subito.
A volte basta iniziare.





🌟 Ri-uscirai 🌟
16/04/2026

🌟 Ri-uscirai 🌟

Il senso di colpa è un’emozione che tutti conosciamo bene. Ci accompagna quando mettiamo un limite, quando diciamo NO, q...
15/04/2026

Il senso di colpa è un’emozione che tutti conosciamo bene. Ci accompagna quando mettiamo un limite, quando diciamo NO, quando scegliamo noi stessi rispetto agli altri. E può farci sentire come se stessimo sbagliando qualcosa.
Ma non sempre è così.
A volte il senso di colpa nasce da abitudini profonde:
dal bisogno di essere accettati, dal timore di deludere, dall’idea che prendersi spazio significhi togliere qualcosa agli altri.
Imparare a dire NO è un percorso.
Richiede ascolto, pazienza e gentilezza verso se stessi.
Non è un gesto contro qualcuno. È un gesto per sé.

🌿 Puoi iniziare, poco alla volta, a riconoscere ciò che senti
🌿 a rispettare i tuoi limiti
🌿 a lasciar andare, con il tempo, ciò che non ti appartiene più

A volte ci sentiamo in difetto se non troviamo subito una risposta alle nostre domande.Come se il dubbio fosse qualcosa ...
10/04/2026

A volte ci sentiamo in difetto se non troviamo subito una risposta alle nostre domande.
Come se il dubbio fosse qualcosa da evitare o da risolvere in fretta.

Ma nella pratica psicologica, il “non sapere” è uno spazio prezioso.
È lì che può nascere qualcosa di autentico: nuove prospettive, maggiore consapevolezza, un contatto più profondo con sé.

Le risposte arrivano.
Ma arrivano quando siamo pronti ad accoglierle davvero.

🌿 Restare nella domanda è già parte del percorso.

✨ Tu come vivi i momenti in cui non hai risposte?





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09/04/2026

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La salute non è solo ciò che si vede, ma anche ciò che si sente dentro. In questa Giornata della Salute, ricordiamoci ch...
07/04/2026

La salute non è solo ciò che si vede, ma anche ciò che si sente dentro.
In questa Giornata della Salute, ricordiamoci che prendersi cura di sé significa ascoltare i propri pensieri, rispettare le proprie emozioni e concedersi il tempo per stare bene, davvero.
Perché il benessere mentale è parte essenziale di una vita sana. 💙🩵💙





🌷 Buona Rinascita 🌷 •••
04/04/2026

🌷 Buona Rinascita 🌷





03/04/2026

LETTERA A GIORGIA MELONI

Spettabile Presidente del Consiglio dei Ministri Italiani, Giorgia Meloni.

Scrivo a lei come nostro leader politico. Ma anche come madre di una figlia. Le chiedo di riflettere su quanto il suo ruolo politico oggi più che mai deve coincidere anche con il suo ruolo di madre di una (quasi) preadolescente. So che sua figlia ha quasi 10 anni. E’ sulla rampa di lancio per l’ingresso in pubertà. La preadolescenza dei nostri figli oggi è stata catapultata nel mondo virtuale dove – e le cronache di questi giorni ce lo hanno raccontato in più modi – i nostri figli si fanno male, molto male. E fanno anche molto male agli altri. E stanno male.

In queste settimane ho parlato con tantissimi genitori in eventi pubblici. Mi accorgo che mamme e papà oggi si interrogano sulle vite digitali dei loro figli. Eppure continuano a sperimentare un vissuto di profonda impotenza. Queste sono le domande che spesso fanno a noi esperti: Come possiamo imporre ai nostri figli di stare fuori dai social media, se tutti i loro compagni ci sono dentro? Come si può crescerli senza che possiedano uno smartphone, se tutti ce l’hanno? Come si può non farli giocare con i videogiochi, se tra di loro non parlano d’altro e non desiderano che fare questo?
Tutte queste domande sono costantemente lì: come genitore vorrei per mio figlio un’altra cosa, ma poi non posso che cedere alle sue richieste perché altrimenti lo farei soffrire, lo terrei fuori dal mondo, gli impedirei di vivere il suo tempo.

Il dato di fatto è che i figli che hanno precocemente in mano uno smartphone, che si iscrivono ad un social media e che possiedono una consolle connessa con le communities multiplayer stanno molto peggio di quelli che non hanno e non vivono tutto questo.
Il dato di fatto è che la Società Italiana di Pediatria a novembre 2025 ha invitato tutti i genitori a ritardare il possesso dello smartphone e l’accesso ai social media nella vita dei loro figli.

Il dato di fatto è che quel senso di impotenza di noi genitori continuerà a rimanere lì con noi se non torneremo a fare gli adulti nella vita di chi cresce, cosa che però ci risulta impossibile fare visto che le multinazionali del digitale hanno imposto al mondo, alla scuola e alla famiglia la loro agenda: ovvero trasformare i nostri figli nel loro prodotto principale, così da generare profitti enormi proprio sfruttando la loro vulnerabilità psicologica così sensibile all’ingaggio dopaminergico di cui le loro piattaforme sono state scientemente e consapevolmente riempite. La condanna subita la scorsa settimana da Meta e Google a Losa Angeles dimostra la loro totale colpevolezza nel trattare i nostri figli allo stesso modo con cui il Gatto e la Volpe avevano trattato Pinocchio: sfruttarne l’ingenuità per portarsi a casa i loro Zecchini d’oro.

Oggi una politica che si dichiara vicina e attenta ai bisogni dei suoi cittadini non può rimanere indifferente al richiamo che la Comunità Europea ha fatto ad ogni suo singolo stato, con l’invito a legiferare a tutela dei minori. Molte nazioni lo stanno già facendo. L’Italia no. Nonostante le infinite richieste provenienti da più parti. Anche io, insieme a Daniele Novara, sono stato primo firmatario di una petizione in cui chiediamo al governo di intervenire velocemente e con fermezza per salvare il cervello dei nostri figli, la loro salute e tutelare la loro vita. Più di centomila persone l’hanno firmata, ma ad oggi siamo stati inascoltati.

Il 13 aprile alla Camera dei Deputati un folto gruppo di esperti e di rappresentanti dei cittadini invocherà nuovamente il bisogno che la politica intervenga velocemente su questa che è un’emergenza di sanità pubblica. La prego, se le sarà possibile, di non perdersi quell’evento. Le sarà utile come madre. Spero che ispirerà le sue decisioni politiche. I nostri figli ne hanno bisogno. Sua figlia ne ha bisogno. Glielo chiedo da medico, ricercatore universitario, specialista di Medicina Preventiva e Psicoterapeuta dell’età evolutiva. Ma soprattutto glielo chiedo da padre di quattro figli.

La saluto cordialmente. Alberto Pellai

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