Ginnastica Ortodinamica SANTA LUCIA DI PIAVE

Ginnastica Ortodinamica SANTA LUCIA DI PIAVE Una Ginnastica dinamica preventiva, antidecadimento con recupero morfo attitudinale

Protocollo ben diverso dalla solita ginnastica dolce, Posturale, Yoga, Pilates e similari…è perfezionamento morfologico, educazione fisico dinamica anti invecchiamento. 🌿 GINNASTICA ORTODINAMICA
La Rivoluzione della Ginnastica Specifica per la Terza Età e il Benessere Attivo
📍 Con PROVA GRATUITA – su prenotazione



🧠 Molto più di una ginnastica dolce, posturale, yoga o pilates. ORTODINAMICA è educazione fisico-dinamica anti-invecchiamento, progettata per contrastare la decadenza fisica legata all’età e favorire un recupero morfo-attitudinale globale.

💡 Una ginnastica preventiva, adattiva e funzionale, riconosciuta nel panorama delle attività motorie dal CONI e da Sport e Salute Spa, pensata per soggetti in età adulta o avanzata, con attenzione specifica ai disagi motori e psicofisici che possono insorgere con l’età.
👉 È adatta a tutte le età e condizioni fisiche, con percorsi specifici anche:
🪑 da seduti, per chi ha difficoltà deambulatorie



🔍 Cos’è ORTODINAMICA?
📌 ORTO → si riferisce al settore medico dell’apparato locomotore
📌 DINAMICA → studia il movimento dei corpi, legandolo alla condizione psicofisica

Un sistema che valuta e programma il movimento rispettando la biomeccanica articolare e assiale, migliorando la funzione neuromotoria e la salute generale.



💪 Cosa puoi aspettarti?
✔ Miglioramento della procedura neuro-funzionale
✔ Incremento delle capacità cardio-respiratorie
✔ Aumento controllato delle capacità condizionali (forza, resistenza, equilibrio)
✔ Lavoro mirato su postura e meccanica podalica
✔ Miglioramento dell’autonomia motoria
✔ Allenamento in piedi e, dove necessario, protocollo adattato da seduti



👥 Allenamento in piccoli gruppi, con attenzione individuale e progressione personalizzata.
È ideale anche in fase post-riabilitativa e come supporto alla prevenzione in medicina.



🎓 Chi conduce gli allenamenti? Istruttori altamente qualificati, riconosciuti da Sport e Salute Spa, formati con un percorso selettivo di 6 mesi, che comprende:
🔬 competenze motorie e muscolari
🧠 conoscenze su degenerazioni neurologiche
🤝 strategie per lavorare con soggetti fragili

In costante aggiornamento e supportati da un’équipe formativa nazionale.



📣 PERCHÉ È IMPORTANTE? ORTODINAMICA insegna a muoversi correttamente, per allungare l’indipendenza motoria, ridurre il rischio di infortuni, migliorare la postura e promuovere un atteggiamento mentale positivo.

🎯 In alcuni casi, è possibile richiedere anche consulti specialistici, per un approccio ancora più completo e personalizzato.



📆 Ci alleniamo tutto l’anno, anche in estate e durante le festività.

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🛡 Ginnastica ORTODINAMICA – Il tuo alleato per un’età attiva, sana e consapevole

05/04/2026
Ci salutiamo per le festività pasquali con una foto dei due gruppi, del primo e del secondo turno 🐣✨Un caro augurio di b...
01/04/2026

Ci salutiamo per le festività pasquali con una foto dei due gruppi, del primo e del secondo turno 🐣✨

Un caro augurio di buona Pasqua a tutti, anche a chi oggi non era presente!

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✔️ Ginnastica dinamica adattiva e specialistica, riconosciuta da Sport e Salute S.p.A., CONI tramite C.S.I. e Ministero dello Sport.
✔️ Progettata per contrastare decadimento motorio, cognitivo e sociale.
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Sapevi che il movimento è in grado di stimolare la produzione di liquido sinoviale, il "lubrificante" naturale delle tue...
31/03/2026

Sapevi che il movimento è in grado di stimolare la produzione di liquido sinoviale, il "lubrificante" naturale delle tue articolazioni?

La rigidità mattutina è spesso il risultato di una circolazione rallentata e di tessuti che hanno perso elasticità durante il riposo. Capire i meccanismi bio-meccanici dietro questo fenomeno è il primo passo per risolverlo senza ricorrere immediatamente ai farmaci.

In questo articolo del blog Ortodinamica, analizziamo perché il movimento è la tua miglior terapia naturale.

https://ortodinamica.it/rigidita-mattutina-ecco-perche-il-movimento-e-la-tua-medicina-naturale/?fbclid=IwdGRjcAQ5LORleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEeRWh0LUCl_9FneaSN-OO5vhkFYsUxoyBGO1QwJHuFtK6_afrAWntYfKFPuNU_aem_der6QmBoS2snRqbUgFLqWw

Anche oggi un piccolo spunto di benessere per fare un passo in più verso una salute migliore.Se il bacino scende da un l...
29/03/2026

Anche oggi un piccolo spunto di benessere per fare un passo in più verso una salute migliore.

Se il bacino scende da un lato.. il problema è dall’altra parte.

Sembra controintuitivo, ma è proprio così. Quando cammini e il bacino cade verso destra, la debolezza spesso è nel lato sinistro. Questa immagine mostra la classica andatura di Trendelenburg.

Ed è uno di quei casi in cui il corpo ci ricorda una cosa semplice ma potentissima: non sempre il problema è dove senti il movimento strano.

Cosa sta succedendo davvero? Quando sollevi una gamba per fare un passo, il tuo corpo deve evitare che il bacino cada verso il lato della gamba sollevata.

Chi lo impedisce?

Principalmente due muscoli: medio gluteo e piccolo gluteo. Sono loro che stabilizzano il bacino durante l’appoggio.

Se questi muscoli sono deboli o non lavorano bene, succede questo: il bacino scende dal lato opposto e iil tronco si inclina verso la gamba in appoggio, con tutto il corpo che cerca di compensare per non cadere.

Ed ecco comparire l’andatura di Trendelenburg.

Esempio lampante: immagina di portare una borsa pesante con una sola mano.

Cosa succede?

Il corpo si inclina dall’altra parte per compensare il peso. Con il bacino succede qualcosa di simile: se i muscoli laterali dell’anca non tengono il bacino in equilibrio,
il corpo si sposta lateralmente per non cadere.

Non è un errore.
È una strategia di sopravvivenza.

Per chi non è del mestiere, se quando cammini senti l’anca instabile, vedi il bacino oscillare oppure ti dicono che “dondoli” mentre cammini, potrebbe essere semplicemente un muscolo dell’anca che non sta facendo bene il suo lavoro.

Non significa per forza che l’anca sia “rotta”.

Spesso significa solo che il sistema di stabilizzazione è in difficoltà.

Il Trendelenburg gait riflette tipicamente insufficienza del medio gluteo, disfunzione del piccolo gluteo, alterazioni del nervo gluteo superiore, instabilità dell’anca e compenso con lateral trunk lean.

Il tronco si inclina verso il lato in appoggio per ridurre il momento torcente sull’anca e diminuire la richiesta ai muscoli abduttori.

È un classico esempio di compenso biomeccanico intelligente.

E quindi?

Quando vediamo questo tipo di cammino non dobbiamo limitarci a dire: “Cammina male.”

Dobbiamo chiederci: chi sta lavorando troppo? Chi sta lavorando troppo poco? Quale strategia sta usando il corpo per non cadere?

Perché il corpo non sbaglia quasi mai.

Sta solo cercando il modo più economico per sopravvivere al problema.

Molti pensano che camminare storto significhi avere un problema dove si vede il movimento. In realtà spesso è l’opposto. Il corpo non cade dal lato debole. Cade dal lato opposto a quello che dovrebbe tenerlo su.

E come sempre ricordiamolo: sui social i paroloni li lasciamo alle interrogazioni universitarie. Qui ci interessa una cosa sola: che quando guardi il tuo corpo muoversi, tu possa finalmente capire cosa sta succedendo davvero.

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Fascite plantare e dolori al tallone: ecco il MUSCOLO più importante.Se hai dolori al piede da fascite plantare, probabi...
27/03/2026

Fascite plantare e dolori al tallone: ecco il MUSCOLO più importante.

Se hai dolori al piede da fascite plantare, probabilmente ti hanno detto di massaggiare la pianta del piede con una pallina, di mettere un plantare, magari di fare qualche allungamento delle dita.

Tutto ragionevole, ma c'è un muscolo che conta più di qualsiasi lavoro diretto sul piede: il gastrocnemio, cioè il muscolo principale del polpaccio.

Il motivo è anatomico, e quando lo capisci cambia il modo in cui guardi il problema.

Il gastrocnemio parte da dietro il ginocchio e scende lungo la gamba fino a fondersi nel tendine d'Achille, che si aggancia al calcagno.

E qui succede qualcosa di molto interessante.

Il calcagno funziona come una carrucola: il tendine d'Achille arriva dall'alto, si inserisce sulla parte posteriore dell'osso, e dalla parte inferiore dello stesso osso riparte la fascia plantare, che corre sotto il piede fino alle dita.

In pratica, il tendine d'Achille e la fascia plantare sono un unico sistema che "gira" intorno al calcagno.

La tensione che arriva dall'alto non si ferma lì: prosegue sotto il piede.

Ora immagina cosa succede quando il gastrocnemio è rigido (e lo è nella maggior parte delle persone, soprattutto chi sta molto seduto o molto in piedi).

Un polpaccio rigido tira costantemente il tendine d'Achille verso l'alto.

Quella tensione gira intorno al calcagno e si scarica direttamente sulla fascia plantare, che si ritrova sotto stress cronico anche senza che tu abbia fatto nulla di particolarmente impegnativo.

Ma il gastrocnemio non è solo un muscolo del polpaccio: è un "ponte".

A differenza del soleo (l'altro muscolo del polpaccio), il gastrocnemio attraversa anche il ginocchio.

Questo significa che la sua tensione è influenzata da quello che succede più in alto: ischiocrurali rigidi, glutei che non lavorano, bacino sbilanciato.

Tutta la rigidità della catena posteriore converge nel gastrocnemio, e da lì si scarica verso il basso, sulla fascia plantare.

Ecco perché la pallina sotto il piede, da sola, spesso non basta.

Qualcosa fa certamente: stimola un po' la circolazione locale e modula il dolore.

Ma va a lavorare su un tessuto (il connettivo) che è poco "allenabile" e che soprattutto è più vittima che causa.

Se vuoi davvero togliere carico alla fascia plantare, devi salire più in alto.

Un buon ricondizionamento del gastrocnemio e di tutta la catena posteriore è molto più utile di qualsiasi lavoro diretto sulla pianta del piede.

Togli rigidità al polpaccio, togli tensione al tendine d'Achille, e la fascia plantare smette di fare gli straordinari.

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Anche oggi un piccolo un piccolo spunto di benessere per migliorare insieme la nostra salute🔍Focus di oggi… Muscoli SCAL...
22/03/2026

Anche oggi un piccolo un piccolo spunto di benessere per migliorare insieme la nostra salute
🔍Focus di oggi… Muscoli SCALENI: i piccoli muscoli del collo che ti "strozzano" i nervi del braccio

Nella parte laterale del collo, nascosti sotto lo sternocleidomastoideo, ci sono tre piccoli muscoli che quasi nessuno conosce per nome: gli scaleni.

Anteriore, medio e posteriore: partono dalle vertebre cervicali e si attaccano alle prime due costole.

Non sono muscoli qualunque.

C'è un dettaglio anatomico che li rende speciali, e anche un po' infidi.

Tra lo scaleno anteriore e lo scaleno medio passa il PLESSO BRACHIALE, ovvero l'intero fascio di nervi che dal collo va al braccio, alla mano e alle dita.

Insieme ai nervi, ci passano anche l'arteria e la vena succlavia, i principali "tubi" che portano sangue al braccio.

In pratica, tra questi due muscoli c'è un corridoio strettissimo dentro il quale transita tutto ciò che serve al tuo braccio per funzionare: comandi nervosi, sensibilità, circolazione.

Quando gli scaleni sono rilassati e funzionano bene, il corridoio è aperto e tutto scorre senza intoppi.

Non ti accorgi nemmeno che esiste.

Ma quando si irrigidiscono, il corridoio si restringe.

E le strutture che ci passano in mezzo iniziano a soffrire.

Il risultato?

Formicolio alle dita, sensazione di debolezza al braccio, dolore che sembra partire dal collo e scende lungo la spalla.

A volte una strana sensazione di freddo o pesantezza alla mano.

In generale, anche senza grandi sintomi, più gli scaleni sono rigidi e più c'è un impatto negativo per le braccia: aumenta anche la possibilità di sviluppare tendiniti alla spalla e al gomito.

Ma perché gli scaleni si irrigidiscono così facilmente?

La risposta è un mix di fattori che si sommano in modo subdolo.

Il primo è la respirazione.

Gli scaleni sono muscoli "accessori" della respirazione: in teoria dovrebbero intervenire solo durante uno sforzo intenso, per aiutare ad alzare le costole e far entrare più aria.

Ma quando il diaframma è bloccato, cosa che succede regolarmente in chi è sotto stress, gli scaleni vengono chiamati a lavorare ad ogni singolo respiro.

Migliaia di micro-contrazioni al giorno che non dovrebbero fare.

Il secondo è la postura.

La famosa posizione con la testa in avanti, tipica di chi sta al computer o guida molto, mette gli scaleni in accorciamento costante.

Non è che la postura sia "sbagliata" in sé, ma se i muscoli passano ore e ore in quella posizione, si adattano e diventano più rigidi.

Il terzo fattore è la tensione nervosa.

Come molti muscoli del collo, gli scaleni sono molto reattivi agli stati emotivi.

Nei periodi di forte stress si irrigidiscono di riflesso, e dato che lo stress moderno non ha una data di scadenza, rimangono contratti a lungo.

Tre fattori che si sommano, giorno dopo giorno, fino a quando il corridoio diventa troppo stretto e i nervi iniziano a protestare.

C'è un dettaglio che rende la situazione ancora più interessante dal punto di vista anatomico.

Gli scaleni non lavorano da soli: fanno parte di una catena che include il trapezio, lo sternocleidomastoideo, i muscoli sub-occipitali e il piccolo pettorale.

Quando uno di questi muscoli va in difficoltà, gli altri compensano.

Ed è per questo che spesso la tensione agli scaleni è solo un pezzo di un quadro più ampio di rigidità cervicale.

È anche il motivo per cui lavorare solo sugli scaleni, per quanto utile, di solito non basta.

Se allunghi gli scaleni ma il diaframma resta bloccato, il piccolo pettorale è rigido e il trapezio fa gli straordinari, nel giro di poco la situazione torna come prima.

La buona notizia è che trattandosi di muscoli, ci possiamo lavorare eccome.

E quando tutto il sistema cervicale torna a funzionare bene, il corridoio si riapre, i nervi smettono di essere compressi, e quei sintomi al braccio che sembravano "da ernia" spariscono.

Non servono manovre particolari.

Serve un lavoro ordinato e progressivo che rimetta in efficienza tutta la zona, dalla respirazione ai muscoli profondi del collo 💪

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Un papà che si allena insegna senza parlare, dimostra che la fatica si affronta, che i limiti si superano e che l'amore ...
19/03/2026

Un papà che si allena insegna senza parlare, dimostra che la fatica si affronta, che i limiti si superano e che l'amore si dimostra anche diventando la versione migliore di sé.
AUGURI SUPER PAPÀ🔥

QUADRATO DEI LOMBI e GLUTEO MEDIO: i due muscoli che ti bloccano il fianco (e perché uno lavora troppo).C'è un gesto che...
18/03/2026

QUADRATO DEI LOMBI e GLUTEO MEDIO: i due muscoli che ti bloccano il fianco (e perché uno lavora troppo).

C'è un gesto che chi ha rigidità lombare fa quasi in automatico.

Si porta la mano sul fianco, affonda il pollice in quel punto preciso sopra il bacino, e inizia a premere, come se volesse sciogliere un nodo.

A volte verrebbe quasi voglia di infilarci una lama, tanto è fastidiosa quella sensazione di blocco.

Ecco, quel punto non è un punto a caso: stai toccando il quadrato dei lombi, un muscolo che collega l'ultima costola, le vertebre lombari e il bacino.

È un muscolo non grandissimo, ma è un vero "centro di raccolta" delle forze: gli piove addosso praticamente tutto, e lui reagisce nell'unico modo che conosce per proteggersi: si irrigidisce.

Ma la domanda interessante non è "perché il quadrato dei lombi è rigido".

La domanda è: perché è costretto a lavorare così tanto?

E qui entra in gioco il gluteo medio, un muscolo che sta sul lato esterno del bacino e che la maggior parte delle persone non sa nemmeno di avere.

Il gluteo medio ha un compito fondamentale: stabilizzare il bacino quando cammini, quando stai su una gamba, quando sali le scale.

Ogni volta che il piede appoggia a terra, il gluteo medio è quello che impedisce al bacino di "cadere" dall'altra parte.

Quando i due funzionano in equilibrio, il fianco è stabile e la colonna non deve fare straordinari.

Il guaio è che il gluteo medio si spegne con una facilità impressionante.

Ore seduti, poca camminata, niente scale: il gluteo medio "si dimentica" di lavorare, e qualcun altro deve coprirgli le spalle.

Indovina chi si prende il carico: il quadrato dei lombi.

Ogni passo, ogni spostamento, ogni volta che il bacino ha bisogno di stabilità e il gluteo medio non risponde, il quadrato dei lombi si contrae per compensare.

È come un collega che fa il lavoro di due persone perché l'altro è sempre assente: all'inizio regge, poi si irrigidisce, poi si esaurisce.

Ed ecco da dove arriva quella sensazione di "fianco di legno" che non va via con nessun massaggio e nessuno stretching.

Perché il massaggio rilassa il quadrato dei lombi per qualche ora, ma se il gluteo medio continua a non lavorare, il quadrato si irrigidisce di nuovo entro sera.

Stai trattando la conseguenza, non la causa.

La vera svolta arriva quando fai entrambe le cose: riduci la tensione del quadrato dei lombi E riattivi il gluteo medio, in modo che ognuno torni a fare il suo lavoro.

Quando questo succede, il fianco si sblocca e quella sensazione di rigidità laterale che sembrava permanente inizia a sciogliersi.

Non servono ore di palestra: serve un lavoro mirato che rimetta in equilibrio i muscoli della zona, ridando a ciascuno il ruolo che gli spetta.

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Paolo Istruttore Gdm 3470469348

IL MOVIMENTO CHE ABBIAMO DIMENTICATO 🧘 ♂️ 🦴Guarda un bambino che gioca per terra. Quando vuole raggiungere un giocattolo...
11/03/2026

IL MOVIMENTO CHE ABBIAMO DIMENTICATO 🧘 ♂️ 🦴

Guarda un bambino che gioca per terra. Quando vuole raggiungere un giocattolo, non si piega con le gambe rigide e non si piega la schiena. Scende naturalmente a uno squat profondo, con i talloni appoggiati e il corpo stabile, e può rimanere tale per lunghi periodi senza sforzo.

Questa è la posizione di riposo innata dell'essere umano. Così mangiavano, parlavano e svolgevano le loro attività quotidiane i nostri antenati.

Oggi, se chiedi a molti adulti di adottare questa posizione, perderanno l'equilibrio, sentiranno tensione alle ginocchia o noteranno un forte strappo alle caviglie. Non perché il corpo sia "disegnato male", ma perché ha smesso di praticare questa gamma di movimento.

Abbiamo ceduto una capacità biomeccanica di base. Il grande responsabile? Un oggetto quotidiano e apparentemente innocuo: la sedia.

La legge biologica: ciò che non si usa, si deteriora

Le tue articolazioni – fianchi, ginocchia e caviglie – sono coperte da cartilagine ialina.

Questo tessuto non ha irrigazione sanguigna diretta. Per nutrirsi e rimuovere i rifiuti dipende da un meccanismo meccanico: la compressione e la decompressione lungo tutto il movimento. Funziona come una spugna: ha bisogno di pressione e rilascio per assorbire il liquido sinoviale che lo mantiene vivo e flessibile.

Quando passi da 8 a 12 ore al giorno seduto, fianchi e ginocchia raramente superano i 90 gradi di flessione.

Il corpo, sempre alla ricerca di efficienza, interpreta questo rango non usato come inutile. Riduci gli "investimenti biologici" in questa zona.

Il risultato: la cartilagine perde idratazione, diventa più fragile e col tempo degenera. Questo viene spesso chiamato "usura propria dell'età" o artrosi. Ma in molti casi, non è semplicemente invecchiamento: è adattamento al disuso.

Lo psoas accorciato e i glutei addormentati

Il tempo prolungato sulla sedia mantiene anche i flessori dell'anca, specialmente lo psoas. Allo stesso tempo, i glutei riducono la loro attivazione abituale.

Quando ti alzi, questi muscoli tesi tirano la zona lombare in avanti, alterando la postura e favorendo fastidi cronici alla parte lombare.

Non è fragilità: è mancanza di variabilità di movimento.

Come recuperare lo squat naturale

Non puoi cancellare decenni di abitudini in pochi giorni, ma puoi iniziare a riportare mobilità e nutrimento alle tue articolazioni.

Fase iniziale (settimane 1-4)

Aggrappati a una porta, ringhiera o struttura stabile. Scende lentamente verso uno squat profondo senza staccare i talloni dal pavimento (tenerli appoggiati è fondamentale). Usa le braccia come aiuto. Rimani 60 secondi al giorno.

Fase de adaptación (Semanas 4–8)

Cerca di accumulare fino a 10 minuti al giorno in questa posizione. Puoi dividerlo in intervalli di 1–2 minuti. Esercitati mentre leggi o vedi qualcosa sul tuo telefono.

Torna a terra

Una strategia semplice: passa più tempo seduto per terra invece che sul divano. Incrocia le gambe, cambiale posizione, allungale. Il semplice fatto di alzarsi e sedersi più volte al giorno sviluppa una combinazione di forza, equilibrio e mobilità difficile da replicare con le macchine.

Il tuo corpo non ha perso la capacità. Ha solo bisogno di ricordarla di nuovo.

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Addominali deboli: ecco cosa succede alla schiena (e non solo)!Tenere gli addominali ben allenati non è soltanto questio...
07/03/2026

Addominali deboli: ecco cosa succede alla schiena (e non solo)!

Tenere gli addominali ben allenati non è soltanto questione di estetica o di avere un addome tonico, cosa che comunque non dispiace.

Non tutti sanno che gli addominali sono tra i muscoli più importanti per la postura e per la colonna.

Se il retto addominale è debole ed inefficiente, la schiena tende a fare male in estensione, perchè c'è poca forza a contrastare la lordosi.

Se il trasverso non fa bene il suo lavoro di "cintura", la forza del diaframma non è contrastata e si scarica sul pavimento pelvico.

E se non lavorano bene gli addominali, la lombare è molto meno protetta dalle forze di taglio e di rotazione.

Insomma, avere addominali efficienti è davvero importante.

Giusto allora fare un sacco di crunch a terra? Non proprio, anzi: volendo il crunch è uno degli esercizi dei quali abusare meno.

Gli esercizi di stabilizzazione come plank e side plank sono sicuramente la base, ma non ci sono soltanto quelli: è importante lavorare sulla mobilità dell'anca, sulla rigidità di tutti gli altri muscoli...

Insomma, una schiena forte e sana passa per un addome forte, ma prima di tutto per un allenamento completo.

Paolo Istruttore Gdm
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Il TRUCCO nel plank che rinforza la schiena.Il plank o Tavola Bassa, è uno degli esercizi più famosi e più eseguiti al m...
06/03/2026

Il TRUCCO nel plank che rinforza la schiena.

Il plank o Tavola Bassa, è uno degli esercizi più famosi e più eseguiti al mondo, anche da me 😉, e giustamente: è semplice, non servono attrezzi, e lavora su tutto il core.

Ma c'è una piccola chicca che la maggior parte delle persone non conosce, e che trasforma un buon esercizio in un esercizio eccellente.

Il trucco è tutto nel RESPIRO, e più precisamente nella ESPIRAZIONE.

Quando sei in posizione di plank, prova a buttare fuori TUTTA l'aria che hai, e a far si che l'ombelico si avvicini il più possibile alla schiena.

Senti cosa succede?

L'addome si "risucchia" verso l'interno, e improvvisamente percepisci muscoli che nel plank normale neanche sapevi di avere.

Quello che sta succedendo è che stai attivando il TRASVERSO DELL'ADDOME, il muscolo più profondo della parete addominale.

È una specie di corsetto naturale che avvolge tutta la zona lombare e che ha un compito fondamentale: stabilizzare e proteggere la schiena dall'interno.

Nel plank "classico" il trasverso lavora, ma molto meno.

Con la massima espirazione lo accendi al 100%, e questo cambia tutto.

Quando devi inspirare, inspiri normalmente, ovvio, ma poi torni subito in massima espirazione.

È un continuo "svuota - riempi - svuota" che tiene il trasverso sotto tensione costante.

Il risultato? Tre cose concrete 💪

Una schiena più protetta, perché il corsetto naturale lavora davvero.

Un addome che si attiva molto di più rispetto al plank standard.

E nel tempo, un profilo addominale migliore, perché il trasverso è il muscolo che "tiene dentro la pancia", ovviamente al netto del grasso.

Tutto questo senza cambiare esercizio, senza aggiungere nulla, senza complicarsi la vita.

Solo respirando in modo diverso.

Il plank con espirazione forzata è uno dei tanti "dettagli intelligenti" che fanno la differenza tra allenarsi e allenarsi BENE.

E dopo i 40, sono proprio questi dettagli a contare di più 😉

Paolo Istruttore Gdm
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Ogni giorno è buono per migliorare: ecco il nostro spunto di benessere di oggi.🔍 Focus di oggi…Il tessuto che se ti ferm...
01/03/2026

Ogni giorno è buono per migliorare: ecco il nostro spunto di benessere di oggi.
🔍 Focus di oggi…
Il tessuto che se ti fermi.... "muore" letteralmente!

Nel nostro corpo c'è un tessuto che ha un difetto di fabbrica piuttosto importante: non ha vasi sanguigni. Zero. Niente sangue che arriva direttamente.

Stiamo parlando della cartilagine, e il modo in cui sopravvive è uno dei meccanismi più affascinanti, e meno conosciuti, del corpo umano.

Per nutrirsi e restare viva, la cartilagine ha bisogno di essere compressa e rilasciata, come una spugna che si immerge e si strizza nell'acqua.

Quell'acqua è il liquido sinoviale, e il movimento è l'unico meccanismo che lo fa circolare.

Ogni volta che pieghi un ginocchio, muovi una spalla o ruoti un'anca, stai letteralmente nutrendo la cartilagine.

Ogni volta che resti fermo troppo a lungo, la stai mettendo a digiuno.

Ed è qui che si crea il paradosso più comune: la persona che ha un po' di dolore al ginocchio smette di muoversi "per non peggiorare", e facendo così toglie alla cartilagine l'unica cosa che la tiene in vita.

Il riposo prolungato non protegge le articolazioni: le affama.

Questo non vuol dire che bisogna lanciarsi in movimenti estremi o sovraccaricare tutto.

Vuol dire che le articolazioni hanno bisogno di essere portate nel loro arco di movimento con regolarità, alternando compressione e rilascio, rispettando i tempi del tessuto.

È anche vero che non possiamo fermare del tutto l'usura: dopo i 40, ma a volte anche prima, è normale che qualche struttura non sia più perfettamente integra.

Ma "non perfettamente integra" e "che funziona male" sono due cose molto diverse.

La differenza la fanno i muscoli: quando sono forti e ben allenati, distribuiscono i carichi in modo ottimale e tolgono pressione dalle strutture articolari.

In pratica, il modo migliore per prenderti cura delle tue articolazioni non è risparmiarle, è allenarle.

Con intelligenza, con costanza, e soprattutto con un programma che coinvolga tutto il corpo, non solo la zona che dà fastidio.

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Santa Lucia Di Piave
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