17/05/2026
Dal Progetto Clinico al Progetto Vitale: L'Identità come Narrazione
Un progetto di vita della persona con disabilità si trasforma in un reale progetto vitale solo se evita di cadere, ancora una volta, nella trappola di un approccio puramente tecnico, fatto di item da spuntare e obiettivi da misurare.
Esso diventa vitale solo e soltanto se ha senso per la persona che lo vive; se ogni frammento, ogni episodio e ogni esperienza possono legarsi a ciò che precede e a ciò che segue in una trama narrativa.
Quando il protagonista può raccontare la propria storia, il progetto diventa lo strumento principale per la costruzione della sua stessa identità. Il racconto, infatti, è la modalità attraverso cui l'identità si edifica e si riconosce.
In un progetto in cui gli esiti attesi sono funzionali (accrescere e migliorare le performance della persona secondo uno sguardo normalizzatore) il focus dell’intervento saranno le sue abilità, da misurare secondo domini e categorie di funzionamento.
Al contrario, in un progetto in cui gli esiti sono di tipo esistenziale e personale, il focus si sposta sul senso che la persona stessa attribuisce agli eventi. L'orizzonte non è più la performance, ma il raggiungimento degli obiettivi personali che l’individuo ha scelto – e continuamente sceglie – sulla base dei propri sogni, desideri e priorità.
A questo proposito «il filosofo scozzese Alasdair MacIntyre sostiene che le azioni umane non possono essere valutate una a una, come se ciascun atto fosse un atomo separato dagli altri. Non si possono giudicare in base a principi astratti applicabili a chiunque in qualsiasi circostanza. In realtà, le azioni sono sempre episodi di storie più lunghe e diventano comprensibili solo all'interno di quella storie. Scrive che "l'uomo, nelle sue azioni e nelle sua pratiche come nelle sue funzioni, è essenzialmente un animale che racconta storie [...] Diventa attraverso la sua storia, un raccontare di store che aspira alla verità". Se le azioni sono frammenti isolati, la vita non è che una sequenza di episodi sconnessi, e non ha senso chiedersi se una vita nel suo insieme sia riuscita o fallita, buona o cattiva. Ma se la vita è una narrazione, allora ha senso chiedersi come va a finire, quale forma complessiva assume, se i diversi episodi si tengono insieme in un tutto dotato di senso. Per MacIntyre "l'unità di una vita umana è l'unità di una ricerca narrativa". La domanda su come vivere, dunque, diventa la domanda su quale storia vogliamo che la nostra vita racconti. [...] Seguire una storia è avanzare in mezzo a contingenze e peripezie sotto la guida di un'attesa che trova il suo compimento nella conclusione»
Riflessione tratta da Animali narrativi di Paola Gancitano Tlon.