
25/07/2025
Progetto di vita, narrazione personale e sviluppo identitario: per una costruzione sempre più consapevole del proprio progetto di vita.
Ne parleremo assieme a settembre, durante il prossimo incontro di formazione del percorso Filo di Arianna promosso APS DeEsi, riflettendo assieme alle famiglie su come coinvolgere il proprio figlio, in modo sempre più consapevole e attivo, nel percorso progettuale di cui è protagonista, aiutandolo a percepirsi cuore pulsante del proprio progetto di vita. Un percorso di consapevolezza che può essere intrapreso fin dalla prima infanzia e che rende visibile ed esplicita una rete di supporto che la persona stessa può attivare e utilizzare nel tempo per costruire il proprio futuro.
Da qualche tempo abbiamo iniziato a dedicare particolare attenzione alla dimensione autobiografica dei nostri progetti. Si tratta di aiutare i giovani adulti con disabilità con cui lavoriamo non solo a vivere occasioni per allargare il proprio campo di esperienza e la propria visone del mondo, ma in parallelo fare in modo che se ne approprino, attraverso la riflessione, così che quelle esperienze divengano per loro possibilità di sviluppo identitario e di costruzione di sé, di una personale storia di vita, di un personale e autentico progetto di vita.
La costruzione dell'identità personale è un continuo processo di interpretazione e di appropriazione dell'esperienza. Cosa ho fatto, come l'ho fatto, in che modo sono cambiato, che tracce ho lasciato? Cosa desidero, di cosa ho bisogno, cosa mi occorre per superare le difficoltà? A chi chiedere, cosa chiedere...? Tutto questo esiste nel momento in cui possiamo narrarlo a noi stessi. Il linguaggio rappresenta uno strumento fondamentale per portare alla coscienza i processi e le tracce della nostra esperienza e se il linguaggio non c'è o è deficitario vanno allora ricercati altri strumenti. In un modo o nell'altro quella storia personale non deve andare perduta, va salvaguardata!
Autobiografia e narrazione personale sono possibili tanto più la persona è sostenuta nel poter agire in prima persona, secondo una propria intenzionalità e alimentando "l'effetto che fa il mio sentirmi vivo, il mio guardare il mondo, il mio gioire e il mio soffrire, in altre parole l'esser sempre mio dell'esperienza che non può derivare dalla volontà e dal punto di vista di altri. [...] D'altro canto Io, proprio Io, prendo il tempo del mio vivere creando la mia storia e il mio destino appropriandomi attraverso il linguaggio, dei miei fatti che, così, diventano fatti miei." Sulle tracce di sé, G. Arciero
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