Dott.ssa Angela Sbordone - Psicoterapeuta/Sessuologa

Dott.ssa Angela Sbordone - Psicoterapeuta/Sessuologa Si riceve per appuntamento: Cell. 3395740791 Studio di Consulenza Psicologica/Psicoterapia. Interventi clinici su individuo, coppia e famiglia.

Disturbi del Comportamento Alimentare
Disturbi Ossessivi Compulsivi
Ansia, Stress, Attacchi di panico
Mobbing
Disturbi sessuali
Disturbi relazionali
Difficoltà legate a particolari eventi e periodi della vita (adolescenza, gravidanza, separazioni, menopausa, pensionamento, lutto, gravi malattie)
Gestione delle emozioni
Problematiche adolescenziali
Insonnia
Disturbi della personalità
Depressione
Ipocondria
Disturbi post-traumatici
Dipendenze

Il Natale che passa mi da’ l’idea delle cose provate e di quelle conquistate, anche faticosamente. Ogni volta che tolgo ...
07/01/2024

Il Natale che passa mi da’ l’idea delle cose provate e di quelle conquistate, anche faticosamente. Ogni volta che tolgo gli addobbi lo faccio con grande curiosità. Mi chiedo chi sarò e cosa sceglierò per me e per le persone che amo, l’anno prossimo.
Mi chiedo cosa accadrà alla mia vita.
Chiudo gli scatoloni con fiducia.
Se potete fatelo anche voi.
Ipotizzate gioie nuove, soluzioni alternative, colori nuovi. Chiudete tra gli addobbi le cose che sono andate storte, quelle che avete immaginato diverse per voi.
Sperate per voi.
Abbiate fiducia nel tempo che passerà.
Immaginatevi a riaprire questi scatoloni con il cuore più leggero, con le cose che avete desiderato per voi. Immaginatevi meravigliati per gli addobbi come se fossero nuovi, conservate quelli che vi ricordano tempi belli. E buttate, buttate quelli ancorati ad un passato ripetitivo ed ingombrante.
Sappiate liberarvene.
Chiudo i miei scatoloni.
Immaginando il colore del mio albero per l’anno prossimo.
Conservo quell’ipotesi di me in uno spazio interno, pieno di fiducia verso il tempo che verrà.

Fatelo anche voi.

Dott.ssa Angela Sbordone (Pezzo integrale su pagina Facebook)

A te. Che il Natale lo vivi con un pugno allo stomaco. Perché non riesci ad essere felice come tutti gli altri, non ries...
23/12/2023

A te.
Che il Natale lo vivi con un pugno allo stomaco.
Perché non riesci ad essere felice come tutti gli altri, non riesci a correre come riesce a fare il mondo in questi giorni pieni di fervore.
A te, che hai perso qualcuno e quel posto a tavola vuoto pesa come un macigno.
A te che non riesci ad incontrare gli amici per quell’esame non fatto, quel corpo che non ti piace, quel futuro che ti pesa.
A te che stai smaltendo un amore finito e le luci non bastano, non servono, accecano.
A te che non hai una tavola da apparecchiare, un posto in cui andare.
A te che non ti senti amato.
A te che sei stato rifiutato.
A te che temi il cibo, tanto, troppo di questi giorni.
A te che vedi il 7 gennaio con un sospiro di sollievo.
A te che hai un nodo in gola, un’ansia da gestire in mezzo a tutto questo frastuono.
A te che avevi sperato di festeggiare questo Natale diversamente, eppure, ancora una volta, ancora così, questo Natale.
A te, che l’anno scorso eri felice e tutto questo dolore non lo prevedevi.
A te, dico fatti forza, stai attraversando le luci, il rosso, le assenze, le mancanze, le paure.
Lo stai facendo.
Con il tuo dolore stai affrontando.
Stai gestendo, sopportando, sostenendo, pazientando, aspettando, sperando.
Sei bravo.
Sei brava.
A te, proprio a te, dico che questo Natale passerà.
Ma che pure tutto questo dolore, pure quello, lo farà, passerà.

Io ti abbraccio forte.

Dott.ssa Angela Sbordone
Psicologa - Psicoterapeuta

Ieri si sono tenuti i funerali di Emanuela.Non e’ un femminicidio e forse per questo se ne parla così poco. Ma se ne par...
02/12/2023

Ieri si sono tenuti i funerali di Emanuela.
Non e’ un femminicidio e forse per questo se ne parla così poco. Ma se ne parla un po’ di più perché suo padre, Giorgio Perinetti, e’ noto nel mondo dello sport.
Emanuela si e’ spenta a 34 anni per l’anoressia.
Una ragazza che aveva fatto il suo percorso, si era presa le sue soddisfazioni.
Si occupava di marketing applicato allo Sport, in cui si era specializzata dopo la laurea a in Innovation Management alla Luiss di Roma e un master di un anno a Seul. Era stata general manager della Sport Business Unit di Sports Dots e co-founder di Cucu Sports e Stadeo. Nel 2018 era stata segnalata come una delle 150 donne più influenti nel mondo del digital italiano, coinvolgeva atleti di fama mondiale in eventi e iniziative e collaborava con le aziende per realizzare progetti e lanciare start-up.
Eppure.
Eppure.
Eppure.
Eppure si muore per un disturbo alimentare.
Eppure non basta avere tutto: una carriera, una stabilità economica, ecc.
Eppure ci sono dolori nascosti nell’animo umano che logorano.
Eppure si fa ancora troppo poco per chi soffre di Dca. Eppure ci si ferma ancora alla parola anoressia, escludendo visnorerria, vigoressia, bulimia, bed, ortotessia. Potrei continuare. Perché i disturbi alimentari sono molteplici e si muore anche se si mangia troppo, se si mangia male, se si mangia solo quello, se per avere un corpo pieno di muscoli sono disposto a prendere pillole per i cavalli da corsa.
Si muore. E se non si muore si vive male. Molto male.
Saltano reni, nervi, cuore, amori, lavori, possibilità, futuro.
La morte di Emanuela ha qualche titolo sui giornali.
Ma nei piccoli paesi, nelle realtà poco conosciute muoiono persone per un disturbo alimentare senza fare rumore..
La comunità dirà - ha avuto un infarto, “ultimamente” non mangiava più -.
Non dirà - non mangiava più, per questo ha avuto un infarto -.
Perché sembra ancora assurdo che si possa morire per una cosa così semplice, così naturale per tutti: il cibo.
Sembra assurdo che il cibo possa essere il veicolo con cui si racconta qualcosa di molto più profondo, storie di fili spezzati dentro.
Ed invece si.
Emanuela lo ricorda e deve ricordare che ci sono persone che sono morte per un disturbo alimentare senza avere un titolo sui giornali. Ricorda che ci sono persone che rischiano di morire.
Ricorda a chi sta combattendo questa battaglia che la parte più dura da affrontare e’ non lasciarsi morire.
Ricorda agli addetti ai lavori che non basta una laurea per occuparsi di questo male oscuro.
Ricorda alla sanità che fa troppo poco, quasi nulla, per garantire cure, assistenza, sostegno a chi ne soffre, famiglie comprese.
Ricorda che non ci sono solo donne a soffrirne, ma anche uomini, ancora più nascosti ed in solitaria.
Ricorda alle attiviste quanto sono importanti per spingere le loro sorelle ed i loro fratelli verso la direzione giusta.
Ricorda alle associazioni che si occupano di disturbi alimentari che la loro voce e’ fondamentale.
Ricorda che siamo alle porte del 2024 e si muore per un disturbo alimentare.
E c’è qualcosa che va ancora fatto, esattamente come quando ci scandalizziamo per un femminicidio, per un incidente, per una guerra.

Ricorda a tutti voi che giudicate i corpi, che li commentate, che li offendete, che ancora prima di chiedere un come stai vi viene facile dire “ti trovo dimagrita stai bene, come sei ingrassato che succede?”, voi che con leggerezza diventate bilance umane degli altri, che state lanciando mine vaganti nella vita di qualcuno.

Che potete contribuire alla discesa negli inferi di persone che combattono contro un mostro invisibile.

Dott.ssa Angela Sbordone
Psicologa - Psicoterapeuta

Dott.ssa Angela Sbordone
Psicologa - Psicoterapeuta

“I lustrini della follia”Voi pensate che i pazzi siano quelli chiusi chissà dove, quelli che parlano da soli, imbottiti ...
19/11/2023

“I lustrini della follia”

Voi pensate che i pazzi siano quelli chiusi chissà dove, quelli che parlano da soli, imbottiti di medicinali, voi pensate che i pazzi siano identificabili da marchi di fabbrica così evidenti da poterli tenere lontano evitandone il pericolo.
Vi sbagliate.
Ci sono pazzi in mezzo a voi, a noi, mascherati dai lustrini che il gergo tecnico chiama “alto funzionamento”: possono studiare, avere professioni, famiglie perbene alle spalle, possono avere cravatte, posizioni, bei modi, parvenze.
Ma dentro hanno germi malati. Non reggono.
Non reggono alle frustrazioni di un abbandono, non reggono al fatto che l’altro possa scegliere di stare senza di loro, non reggono alla rabbia, alla possibilità che qualcuno li sostituisca: con un altro/a, con un corso di studi, con una laurea, un viaggio, con un’uscita con le amiche. Non reggono al fatto che l’altro viva senza di loro.
E allora annientano, distruggono, umiliano, annullano.
Uccidono.
Sono pazzi in mezzo a voi, a noi.
Voi ricordatevelo che c’è una pazzia con i lustrini.
E - puntualmente - quando accade che di mezzo ci va una giovane donna, che una vita venga spezzata, qualcuno dice “era un bravo ragazzo, l’amava”. E ci improvvisiamo pedagogisti, esperti, arrabbiati perché si poteva prevenire.
Ma in realtà siamo anche noi intontiti dai lustrini della pazzia.
E allora questo dovremmo fare: non lasciarci affascinare da ciò che copre un concetto molto semplice ma insidioso: la follia e’ nel comportamento minimal.
In chi ci da’ un calcio mentre discutiamo e poi chiede scusa il giorno dopo.
In chi vuole la nostra password per leggere le nostre conversazioni. In chi ci mette un dubbio sulla scelta di un abito, di una professione, di una qualsiasi cosa che non passi attraverso una supervisione narcisistica.
In chi vi minaccia di uccidersi se lo/la lasci.
Di dire a tutti un tuo segreto se vai via.
La follia può avere occhi buoni.
Per difendercene, per difendere chi la subisce, dobbiamo strappare i lustrini: “bravo ragazzo”, “non me lo aspettavo”, “l’amava così tanto”.
Dobbiamo dare alle cose un giusto nome: malignità, perversione, paranoia, ossessione, compulsione.
Si tratta di follie mascherate, narcisismi maligni fino all’osso, fino all’ultimo bacio, l’ultimo schiaffo, l’ultimo calcio, l’ultimo ti amo, l’ultimo strattonamento, l’ultimo non lo farò più, l’ultimo respiro.
E ci vanno di mezzo sorrisi, vite, anni che non diventano futuro.
I pazzi sono in mezzo a voi, a noi, non lo dimenticate.
Non dimenticate i lustrini della follia.
Certe persone sono rotte.
Non si aggiustano.
Piuttosto distruggono.
Giulia con i suoi bellissimi 22 anni lo aveva pure capito, guardate che brava e coraggiosa e’ stata, lo aveva lasciato per consegnarsi alla sua vita, alla sua laurea. Al suo futuro.
Non e’ bastato.
La follia ha scavalcato la sua libertà, i suoi sogni, la sua volontà, la sua sensibilità, il suo sorriso ancora da bambina.
La follia non ha tollerato la sua voglia di andare avanti.
Perché i folli non vogliono essere lasciati indietro.
Non lo reggono.
Diventano deliranti se vuoi fare un passo in avanti, senza di loro.

Per favore, attente/i ai lustrini.
I pazzi sono in mezzo a noi.
Non lo dimenticate.

Dott.ssa Angela Sbordone
Psicologa - Psicoterapeuta

“L’influencer che vuole curare la depressione: andiamo oltre” (riflessione completa su pagina Fb) Se per curarmi dalla d...
26/09/2023

“L’influencer che vuole curare la depressione: andiamo oltre” (riflessione completa su pagina Fb)

Se per curarmi dalla depressione credo che l’influencer del momento sia la soluzione adatta a me significa che ho un problema che va oltre la depressione (o magari - semplicemente - non e’ depressione).
Se devo operarmi sceglierò un medico, magari assicurandomi che abbia tutte le competenze e le esperienze in materia. Vuol dire che ho consapevolezza del mio problema e che voglio risolverlo meglio che posso.
Se sono depresso e credo che L’influencer mi possa aiutare significa che non ho consapevolezza del mio problema, non sto cercando la persona qualificata, ma la soluzione alla mia insicurezza con un modello di rispecchiamento (potenzialmente sbagliato): la depressione va oltre l’insicurezza ed i modelli di rispecchiamento possono servire ad un bel niente.
Quindi se sono sbagliati i personaggi che fanno abuso della professione, se sono sbagliati i terapeuti che fanno male questa professione, sono sbagliate anche le scelte che fanno alcuni “pazienti”. Il primo errore forse e’ proprio quello di non volersi sentire tali.
Fare una psicoterapia e’ impegnativo, distruttivo delle volte (per costruire cose nuove qualcosa va necessariamente distrutto), e’ un processo faticoso: per il paziente e per il terapeuta.
Se ci affidiamo ad un’influencer non ci vogliamo impegnare, distruggere per costruire, non vogliamo faticare per comprendere chi possiamo essere oltre quello che abbiamo paura di essere.
Vogliamo solo somigliare. Imitare qualcuno che abbiamo idealizzato.
Non guarire.
Allora se siamo tutti un po’ psicologi, se ci sono psicologi che fanno errori, ci sono ANCHE pazienti che scelgono male, non credendo loro stessi alla serietà della cura.
Siamo tutti un po’ responsabili, quando la psicoterapia viene stropicciata e a volte pure offesa.
Quindi se questa Nikita sta facendo una ca***ta colossale e punibile, pure ogni iscritto al suo corso sta facendo la sua ca***ta colossale.
Entrambi stanno offendendo il mondo della psicologia/psicoterapia e soprattutto chi di depressione ne soffre sul serio.

Dott.ssa Angela Sbordone

- Un aereo che si schianta. Le fatalità. I nostri inutili “Se”. - La notizia me la da’ ieri mio fratello, che con gli ae...
17/09/2023

- Un aereo che si schianta.
Le fatalità.
I nostri inutili “Se”. -

La notizia me la da’ ieri mio fratello, che con gli aerei ci lavora, ancor prima che fosse divulgata dal web: tragedie come questa per lui sono ferite di una famiglia chiamata Aerounatica.
E’ inevitabile per me, in una riflessione sistemica, pensare alla sequenza di eventi che ha impattato tragicamente su delle Esistenze.
Uno stormo di uccelli (seguendo le prime ipotesi), ignaro, asseconda la propria natura.
Dei piloti e/seguono il proprio lavoro, anche loro seguono una propria natura, ignari di ciò che sarebbe accaduto.
Una famiglia la cui natura poteva rispettare la gioia di una gita. Una passeggiata. Una spesa. Una visita ad un parente, un naturale movente che li ha messi a quell’ora - in quei minuti - in uno spazio tragico.
Le chiamano fatalità, quegli eventi che sceglie il fato, il destino, le avversità che ci piombano addosso senza poter esercitare un controllo su di esse.
E allora quando i “Se” travolgono: “Se mi lascerà?” “Se mi viene un infarto?” “Se mi ammalerò ?” “Se avrò un attacco di panico?”dovremmo fare solo una cosa, arrenderci.
I “Se” vi inceppano l’esistenza, un tempo buono.
Sono quasi sempre inutili: blocchi del vivere.
Imparate a soffrire nel tempo degli accadimenti. Non prima: non rendete un tempo potenzialmente buono e giusto il tempo delle fantasie. Dei Se.
Vivete la vostra Esistenza osservando i tempi in modo sensato : si soffre quando le cose sono realmente accadute. Se le ipotizzate troppo, se soffrite pensando che possano accadere, sforzandovi di non farle accadere, non siete nel tempo giusto. Siete nel tempo delle fantasie e dell’onnipotenza.
La nostra battaglia per controllare una cosa più grande di noi, la vita, e’ persa in partenza.
Noi abbiamo il compito solo di fare programmi sostenibili: preparare il pranzo ad un figlio, organizzare gli appuntamenti di lavoro, prenotare un biglietto del treno, essere persone perbene, ringraziare, lavorare con serietà, curare il nostro corpo e la nostra salute, programmare un esame, desiderare qualcosa, accettare il fallimento.
Senza avere la pretesa di domare le ondate della vita, che sceglie - nel bene e nel male - cose che noi non possiamo programmare.
Siate fragili ed umili: esistono cose più grandi del vostro controllo.
Le vostre fantasie, le ansie, le ipocondrie, il controllo ossessivo delle calorie, dei parametri, delle persone, sono tutte cose che vi vogliono onnipotenti, in/capaci di controllare fatalità, accadimenti e avversità imprevedibili.
Nel farlo vi rovinate l’esistenza con lo sforzo costante di combattere l’incontrollabile.
Possiamo fare di tutto, ma gli uccelli seguono la loro rotta e possono impattare su un aereo, un giovane pilota può salvarsi per degli istanti di lucidità, tutto questo non può evitare che una famiglia, venga spezzata in modo furioso da un evento che segnerà le loro esistenze per sempre.
Una bimba di cinque anni - che poco prima - magari faceva un capriccio o sorrideva al proprio fratello - non ci sarà più.
Tutto questo e’ assurdo ma l’assurdità fa parte di quella bellissima occasione che abbiamo: vivere.
Vivere il nostro tempo nel migliore dei modi, cercando di non sprecarlo con ipotesi, congetture e sforzi che producono fantasie disastrose, che si trasformano in sintomi, le cui compulsioni, non hanno il potere di controllare l’inevitabile.
La vita sceglie, a volte in modo tragico.
Viverla avendone Paura significa sprecarne una buona parte.
Vivere avendone Cura significa non sprecare l’occasione.
Perché vivere e’ un’occasione.
Noi possiamo solo arrenderci alle cose inevitabili avendo cura di un bene prezioso: il tempo dell’oggi.

Le cose accadono.
Gli uccelli volano.
Gli aerei cadono.
I paracadute salvano.
Le famiglie vengono travolte dal dolore.

Arrendetevi: esistono fatalità, eventi su cui la vostra mente ed il vostro corpo non hanno controllo.
Arrendetevi: vivete la vostra occasione nel modo giusto.

I “Se” non sono sempre pensieri giusti.

E mentre vi arrendete, approfittate.
Di questo tempo in cui nulla di brutto vi sta accadendo.
Non contaminatelo.

Dott.ssa Angela Sbordone
Psicologa - Psicoterapeuta

- Incastrati in lunghe relazioni triangolari - . “Ti amo, ma non posso stare con te”“Non riesco a lasciare mio marito/mi...
04/09/2023

- Incastrati in lunghe relazioni triangolari - .

“Ti amo, ma non posso stare con te”
“Non riesco a lasciare mio marito/mia moglie”,
“Non posso, ci sono i miei figli”
“Abbiamo la casa in comune, non saprei dove andare”.
“Non riesco a fare a meno di te. Ma non posso stare con te” :

Tutte motivazioni “nobili” che dovrebbero portare alla conclusione di una relazione in cui l’inceppo e’ il tempo in cui ci si e’ incontrati, la responsabilità verso una famiglia, l’incapacità a fare grandi cambiamenti.

Non sempre capita che conoscere il limite di una relazione porti - diretti e spediti - alla conclusione della stessa.
A volte in questi “Ti amo ma”, si trascorrono anni. Dolori, tormenti. Patimenti.

Non ci sono vittime e carnefici in situazioni come questa.

Ci sono persone irrisolte.

E da certi irrisolti non si esce facilmente, certi triangoli potrebbero durare un tempo importante: il tuo.

Probabile che tu stia avendo a che fare con una persona profondamente scissa, vuole te, ma non riesce a cambiare una struttura del Se’ e della sua vita per fare delle scelte. E per “scelte” intendo anche il lasciare Te: sarebbe comunque una decisione!

Posso volere un tubino nero, ma posso star comoda nei miei jeans.
Posso passare anni a raccontarmi che sarebbe bellissimo indossare quel tubino, tenendomi i miei affezionati jeans.

Sono due pensieri divergenti che si muovono insieme. E sai ? La scissione può essere contagiosa.
Se l’altro vuole te, ma vuole anche man-tenere la sua vita ed i suoi progetti, la sua immagine sociale, ti farà sentire confus*, a volte ti sentirai amat* , altre volte rifiutat*.

Tra le sue braccia ti sentirai in paradiso, il giorno dopo, da uno spioncino osserverai la sua vita, la sua relazione e ti sentirai fuori posto, arrabbiat*, rifiutat*. Vivrai una girandola di pensieri ed emozioni contrastanti. A lungo andare ti spaccherai in due: amerai, odierai. Sceglierai di andare via, ma poi resterai.
Verra’ fuori - inevitabilmente - la tua di scissione.
Smetterai di stare bene. Ti limiterai a vedere la vita di qualcuno andare avanti, mentre tu hai il tempo sospeso.

E’ necessaria una manovra di salvataggio.

Anche se ti sembra impossibile separartene, anche ti manca l’aria al pensiero di farne a meno, anche se ti sentirai attanagliat* dai sensi di colpa (magari con un altro po’ di attesa potrebbe cambiare idea, giusto?), e’ necessario salvarsi dalla scissione dell’altro e dalla propria.

Non dirti che e’ infelice nella sua vita. Anche le vite infelici possono rassicurare.

Mi piacerebbe dirti che se tu vai via, qualcuno sentirà la tua mancanza e stravolgerà tutto, correrà da te. Può capitare. Certo.

Potrà capitare che non riesca a fare a meno di te, del tuo amore incondizionato, inesauribile, dipendente. Potrà ritornare da te a prendersi la certezza che tu ci sei ancora, perché tu nutri con la tua costanza. Sei rifornimento.
Ma questo non sarà sufficiente a mettere ordine nella sua vita.
Non lascerà niente e nessuno. Nemmeno te.
E a te sembrerà che sia tornat*, che non riesca a stare senza di te. Ed e’ vero: ma solo in parte, quella parte che ha bisogno di te.
Ma (si c’è un altro ma): non riesce a rendere quel bisogno di te un amore tutto intero. Tu sei il prodotto della sua scissione, l’espressione di una parte del Se’: il tubino nero di prima. Ci sono i jeans, ricorda.
E adesso viene la parte che ti fa più paura: se scegli di chiudere, se decidi, ma sul serio, non come le mille volte in cui hai fatto dietrofront e sei ricascat* in quell’amore al cubo, può capitare che la persona che diceva di amarti con tutti i suoi Ma, rientri nella sua vita, magari più felice, più sereno, tanto sei stat* tu a scegliere di andare via. Mica e’ colpa sua?!

Fa paura vero? Dopo tutti gli sforzi per farti amare, tu cosa fai? Gli spalanchi la porta per andare via?

Eh si. L’amore per se stessi richiede rischi.

Tu dovresti rischiare di comprendere la verità.
Che non sei stat* abbastanza.
Perche’ per risolvere gli irrisolti di chi ci ama, con tutti quei Ma interni, non e’ sufficiente essere Abbastanza, Troppo o Niente.
Non e’ sufficiente rendere il tuo amore una pezza che sostiene i suoi buchi.
Bisogna sgobbare per andarsi a guardare i propri irrisolti, per capire i modi strambi che usiamo per riempire i nostri vuoti!
Dovrebbe farlo chi stai rincorrendo, aspettando, centralizzando.
E dovresti farlo pure tu.
Tu puoi essere un modo per riempire il vuoto di qualcuno, non risolvere, bada bene: riempire.
C’e’ da dire, però, che ci sei tu con il tuo bisogno estremo di tenere, dare, fare, per prenderti conferme, approvazioni, amori di plastica.
Fino a svuotarti.
Perché le cose che si riempiono, si svuotano pure, con cadenze puntuali. S-finendoti.
Le cose tutte intere, invece, le persone tutte intere, sono altro.
Tu sgobba. Non per trat/tenere qualcuno che sogna di indossare tubini ma sta comodo nei suoi jeans. E usura pure quelli, a furia di estremizzare le abitudini!
Sgobba per diventare altro, per essere una persona tutta intera, che rifiuta le persone scisse, i “ma” portati all’estremo, che possono diventare anni di una vita, vissuti male, andati a male.
Promettiti interezza, solo cosi riuscirai ad uscire da relazioni a metà, con persone spezzate, che spezzano.

Promettiti interezza, solo così - da certe storie - ne esci tutt* inter*.

Dott.ssa Angela Sbordone
Psicologa - Psicoterapeuta

C'é stata una guerra che ha cambiato me.Ed é quella che non racconterò.(Dal web)
01/09/2023

C'é stata una guerra che ha cambiato me.
Ed é quella che non racconterò.

(Dal web)

Nonostante sia tradizionalmente associato con la fine dell’estate e l’imminente arrivo dell’autunno, settembre a me è se...
01/09/2023

Nonostante sia tradizionalmente associato con la fine dell’estate e l’imminente arrivo dell’autunno,
settembre a me è sempre parso un mese di inizi,
una sorta di primavera.

Mohsin Hamid

“Egg crack challenge”: La chiamano così la nuova sfida che impazza su tik tok. Un genitore spacca un uovo sulla fronte d...
30/08/2023

“Egg crack challenge”:

La chiamano così la nuova sfida che impazza su tik tok.

Un genitore spacca un uovo sulla fronte di un bambino, mentre prepara una ricetta e lo filma, a caccia di like o chissà cosa.

Mi e’ venuto in mente Winnicott, brillante pediatra e psicoanalista britannico, che definiva “la madre sufficientemente buona”, il genitore che e’ in grado di costruire per il figlio uno spazio sicuro all’interno del quale potrà crescere soddisfatto e sereno.

Non oso immaginare come Winnicott, oggi, definirebbe questa categoria di genitori, che ignora come un gesto come questo possa essere avvertito dai propri figli.
Per comprendere occorre semplicemente vedere le facce dei bimbi che lo subiscono: di certo non si divertono.

Come vedrebbe un momento gioioso, quale la preparazione di un dolce insieme alla propria mamma, trasformarsi in un momento di spavento per un bambino.

Forse lo valuterebbe un atto di violenza.

Perché usare la paura di un bambino per una propria (stupida) soddisfazione, produrre spavento, sbigottimento, turbare un momento di armonia per farne derisione, scherno, e’ un atto violento (e anche sadico, per essere precisi).

Non so Winnicott cosa direbbe di questa genitorialita’ targata 2023.
Io banalmente in questi video vedo “adulti sufficientemente deficienti”.
A cui romperei un uovo su l’unico neurone che mostrano di avere.

Dott.ssa Angela Sbordone
Psicologa - Psicoterapeuta

«Si può amare una sola persona(…).Chiunque ne ami due mente,e mente tutte e due le volte.»da «I Fiori del Bene»
25/07/2023

«Si può amare una sola persona
(…).
Chiunque ne ami due mente,
e mente tutte e due le volte.»

da «I Fiori del Bene»

Deludere, dal latinode e ludere: usciredal gioco, sgusciarevia dal ludicoinganno.Benedico la miadelusione,atto di rottur...
15/07/2023

Deludere, dal latino
de e ludere: uscire
dal gioco, sgusciare
via dal ludico
inganno.
Benedico la mia
delusione,
atto di rottura e
rinascita.
Benedico te che mi
hai deluso,
liberandomi l'anima
a nuova vita.

Oscar Travino

Indirizzo

Corso Aldo Moro, 168 Santa Maria Capua Vetere (Ce)
Santa Maria Capua Vetere
81055

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 13:00

Telefono

+393395740791

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