Dottoressa Emanuela Lupo Psicologo Psicoterapeuta Psicoanalitico

Dottoressa Emanuela Lupo Psicologo Psicoterapeuta Psicoanalitico Si riceve per appuntamento. Roma: Studio zona Pigneto e Studio Via Cavour
Studio di Santa Marinella

Venerdì 24 ottobre presso la facoltà di Sociologia dell’Università La Sapienza,  un convegno davvero interessante.
23/10/2025

Venerdì 24 ottobre presso la facoltà di Sociologia dell’Università La Sapienza, un convegno davvero interessante.

PROGRAMMA KEEP IT REAL L’Hip Hop, traiettorie di un movimento culturale e agente di cambiamento Roma, 24 ottobre 2025 Centro Congressi Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche Sapienza Università di Roma (Via Salaria, 113) Promosso da...

01/08/2025

“Un giorno chiesi al mio maestro: quando capisci che un paziente è guarito?”
“quando non ti manda più cartoline per Natale”.
L’alllievo era Paolo Crepet e il maestro, Cesare Musatti.
Per tutti coloro che sanno andare via.
Per tutti coloro che sanno lasciare andare.
Cresci e abbandona.

Le pause servono, sempre.Per riflettere, per riposarsi, per rigenerarsi.Lo studio di Psicologia e Psicoterapia chiude pe...
31/07/2025

Le pause servono, sempre.
Per riflettere, per riposarsi, per rigenerarsi.
Lo studio di Psicologia e Psicoterapia chiude per la pausa estiva.
Buone vacanze e ci rivediamo a settembre.
🏝️ 🌊 🐟

⚖️ "Consiglio di Stato: Sentenza e Annullamento del Nuovo Codice Deontologico degli Psicologi"🧠🔴 Diretta imperdibile con...
07/02/2025

⚖️ "Consiglio di Stato: Sentenza e Annullamento del Nuovo Codice Deontologico degli Psicologi"🧠

🔴 Diretta imperdibile con l’avvocato Vincenzo Sparti, che ha portato avanti il ricorso, per comprendere a fondo la sentenza del Consiglio di Stato e le importanti conseguenze per la nostra comunità professionale! 🚨

Sei pronto a capire come questa sentenza cambierà le regole del gioco? Unisciti a noi per scoprire l’impatto di questa decisione sulla nostra professione! 💬

📅 Quando: questa sera, Venerdì 7 febbraio, ore 21:15
📍 Dove: Diretta su Google Meet https://meet.google.com/gsy-chag-rui
(la diretta verrà registrata)

Il codice deontologico non riguarda solo alcuni, ma tutti gli psicologi d'Italia. Questa è la tua occasione per fare domande dirette all’avvocato e scoprire come la sentenza influenzerà la nostra professione e l'operato del CNOP.

🌍 Condividi questo messaggio e fai sentire la tua voce!Più partecipanti, più forza avrà la nostra comunità! 💪

Non lasciare che altri decidano per te. Partecipa, fai domande, e sii parte del cambiamento!🌟

Riflessioni di fine estate
31/08/2024

Riflessioni di fine estate

Santorini - Ciao, mi chiamo Santorini e sono una meta turistica.
Maldive – Ciao.
Tokyo – Ciao.
Parigi – Ciao.
Ibiza – CIAO.
Maiorca – Ciao.
- Come ti senti oggi, Santorini?
Santorini – Come sempre. Stanca.
- Stanca per cosa?
Santorini – E me lo chiedi pure? Tre virgola quattro milioni di turisti.
- Ti va di condividere un po’ con gli altri?
Santorini – Ma è sempre la solita storia, loro lo sanno. Ogni estate arrivano in massa e si aspettano…
- Si aspettano?
Maldive – La versione migliore di noi.
Santorini – Esatto.
- Potete spiegarvi meglio.
Maiorca – Ieri da me ha piovuto. Non avete idea gli insulti. Ma che ci posso fare io? Non la controllo mica la pioggia.
Tokyo – Io ho tutti i ciliegi con l’alopecia.
- Prego?
Tokyo – Per forza! Li vogliono in fiore tutto l’anno. E così poi mi si ammalano.
Groenlandia – Questo è niente. Da me si aspettano l’aurora boreale tutte le volte che vengono.
- Non c’è ogni volta?
Groenlandia – Ma secondo te la faccio io con le tempere? C’hai l’urgenza di emozionarti e allora guardati una pozzanghera di benzina!
Thailandia – Brava. Stessa cosa coi monsoni. Tutti arrabbiati per i monsoni. Ma che posso fare? Fanno parte di me.
Petra – E se per un giorno io non lo volessi essere patrimonio dell’umanità?! Se volessi stare in ciabatte e braghe del pigiama?
Ibiza – SU QUELLE MANI!
- Ibiza, stai urlando.
Ibiza – CHE HA DETTO ORLANDO?
- Mi par di capire che si tratta di un problema comune a tutte voi.
Maiorca – Certo. Dobbiamo sempre essere perfette.
Groenlandia – Ve**re bene in foto.
Maldive - Avere sempre la luce giusta.
Tokyo - Sorridere.
Ibiza - NON AVERE MAI UNA GIORNATA GRIGIA!
Santorini – Essere sempre accoglienti.
Cinque Terre – Ahahah.
Santorini – Cosa?
Cinque Terre – No, mi ha fatto molto ridere “accoglienti”. Scusate, continuate pure.
Parigi – Pensi che io non posso permettermi neanche un museo chiuso.
- Altrimenti?
Parigi – Altrimenti? Legga qua, legga le recensioni. Legga cosa scrivono.
Ibiza – “MI ASPETTAVO MEGLIO!”.
Maiorca – “Noiosa”.
Parigi – “Fredda”.
Groenlandia – “Deludente”.
Londra – “Ha piovuto sempre”.
- C’è Venezia che vuole dire qualcosa.
Venezia – Nessuno mi considera più casa. Io sono un museo, un parco dei divertimenti. E guai che ci sia un’impalcatura. S’incazzano. Ma dico io, vecio sto qua da milleseicento anni, c’avrò pure il diritto di cadere a pezzi, o no?
Santorini – Nessuno ha idea dello stress…
Groenlandia – Dell’ansia…
Maiorca – La paura, gli attacchi di panico, la sensazione di non essere mai abbastanza.
- Per chi?
Maiorca – Eh?
- Hai detto “non essere mai abbastanza”. Per chi?
Maiorca – Per gli altri.
- D’accordo, ma chi sono questi altri?
Santorini – Be’, gli altri. La gente a cui piacciamo, che ci ama, che ci viene a vedere, a visitare.
- Temete che, se non siete sempre al massimo, non vi ameranno più? Non torneranno più?
Maldive – Esatto, e noi diventeremmo solo…
- Solo?
Maldive – Be’, Casalborgone.
Santorini – Guzzano.
Parigi – Barzana.
- E, secondo voi, Casalborgone o Barzana non sono felici con loro stessi?
Parigi – Non vedo come.
- Ho un’altra domanda. Queste persone, la cui approvazione è così fondamentale per voi, come vi lasciano?
Parigi – In che senso?
- Vi lasciano migliori o peggiori? Vi sentite amate o usate?
Santorini – Be’…
- Verrebbero a trovarvi anche con la pioggia?
Mykonos – Nessuno in inverno si preoccupa di sapere come sto.
Groenlandia – Tu hai l’inverno?
Mykonos – Lo vede?
- Voi vi concepite in funzione degli altri. E non c’è niente di male, lo fanno tutti. Il problema è che, a forza di farlo, adesso vi concepite solo in funzione degli altri. Proviamo una cosa, Venezia cerca di pensare a quello che vorresti tu, non gli altri, chi ti vive, chi ti visita e chi ti sfrutta, ma solo tu. Se potessi scegliere cosa vorresti essere?
Venezia – Abitata.
- Ibiza?
Ibiza – SILENZIOSA!
- Parigi?
Parigi – Sciatta.
- Tokyo?
Tokyo – Scortese.
- Maldive?
Maldive – Triste.
- E sono tutte cose che siete o che potete essere, solo che le nascondete per paura di deludere qualcuno che vi dà valore solo se corrispondete all’idea che si è fatto di voi. Alcune persone vi hanno appiccicato delle aspettative e queste aspettative non vi fanno bene perché non sono le vostre. Sono le loro. Sono loro che vi vogliono solari, accoglienti, disponibili. Che vi guardano senza volervi vedere davvero. Sono loro che hanno un’immagine di Venezia, di Santorini, di Parigi e voi che vi affannate a soddisfarla. Voi valete, non indipendentemente dagli altri, questo è impossibile. Ma dovete capire che valete per ciò che siete, non per quello che potreste essere.
Santorini – Io mi sveglio ogni mattina terrorizzata all’idea che tutti smettano di arrivare.
- Forse succederà, forse sarai piovosa e inospitale per un mese o per un anno, e nessuno verrà più. Essere sé stessi ha un prezzo. Forse ti sentirai sola, dimenticata, insignificante. Forse ti sentirai persino Casalborgone. Ma poi qualcuno verrà, magari non qualcuno che ti saresti aspettata, ma qualcuno verrà. Nonostante sia inverno, abbiate i musei chiusi, le ristrutturazioni in corso e nessuna aurora boreale da mostrare. Nonostante la pioggia.
Santorini - …
Maldive – E se non dovesse ve**re comunque nessuno?
Santorini – Esatto, se non viene più nessuno?
- Sapete perché Casalborgone sta bene?
Santorini – Perché?
- Perché sa esattamente chi è. E non gli fa paura.

Ordine Psicologhe e Psicologi del Veneto

Illustrazione di Amandine Delclos

31/01/2024
“ἰοίην, che io possa andare oltre!”E' l’unica parola rimasta di una poesia di Saffo, comunemente nota come frammento 182...
29/11/2023

“ἰοίην, che io possa andare oltre!”
E' l’unica parola rimasta di una poesia di Saffo, comunemente nota come frammento 182. E' il termine più ricco di speranza che possa esistere al mondo.

13/10/2023

“Cinque sono le cose che un uomo rimpiange quando sta per morire. Non saranno i viaggi confinati nelle vetrine delle agenzie che rimpiangeremo, e neanche una macchina nuova, una donna o un uomo da sogno o uno stipendio migliore.

La prima sarà non aver vissuto secondo le nostre inclinazioni ma prigionieri delle aspettative degli altri. Cadrà la maschera di pelle con la quale ci siamo resi amabili, o abbiamo creduto di farlo. Ed era la maschera creata dalla moda. La maschera di chi si accontenta di essere amabile. Non amato.

Il secondo rimpianto sarà aver lavorato troppo duramente, lasciandoci prendere dalla competizione, dai risultati, dalla rincorsa di qualcosa che non è mai arrivato perché non esisteva se non nella nostra testa, trascurando legami e relazioni.

Per terzo rimpiangeremo di non aver trovato il coraggio di dire la verità. Rimpiangeremo di non aver detto abbastanza ”ti amo” a chi avevamo accanto, ”sono fiero di te” ai figli, ”scusa” quando avevamo torto, o anche quando avevamo ragione. Abbiamo preferito alla verità rancori incancreniti e lunghissimi silenzi.

Poi rimpiangeremo di non aver trascorso tempo con chi amavamo. Non abbiamo badato a chi avevamo sempre lì, proprio perché era sempre lì. E come abbiamo fatto a sopportare quella solitudine in vita? L’abbiamo tollerata perché era centellinata, come un veleno che abitua a sopportare dosi letali. E abbiamo soffocato il dolore con piccolissimi e dolcissimi surrogati, incapaci di fare anche solo una telefonata e chiedere come stai.

Per ultimo rimpiangeremo di non essere stati più felici. Eppure sarebbe bastato far fiorire ciò che avevamo dentro e attorno, ma ci siamo lasciati schiacciare dall'abitudine, dall'accidia, dall'egoismo, invece di amare come i poeti, invece di conoscere come gli scienziati. Invece di scoprire nel mondo quello che il bambino vede nelle mappe della sua infanzia: tesori.”

Alessandro D'Avenia

07/10/2023

Alla radice di ogni malattia c’è il divieto di fare qualcosa che vorremmo fare o l’ordine di fare qualcosa che non vorremmo.
Qualsiasi guarigione richiede la disobbedienza a tale divieto o a tale ordine.
E per disobbedire occorre perdere il timore infantile di non essere amati; vale a dire, di essere abbandonati.
~Alejandro Jodorowsky

09/09/2023

Una bella riflessione di Festival Psicologia

BOOMER, MILLENNIAL, ZOOMER: PERCHE' L'ODIO SOCIALE PASSA PER LE GENERAZIONI

Qualche tempo fa circolava in rete e in televisione lo spot del progetto The Climate Pledge, lanciato dal CEO di Amazon, Jeff Bezos, e che prevede il coinvolgimento attivo di 108 multinazionali che si impegnano a raggiungere il livello di zero emissioni di CO2 entro il 2040. Fra le aderenti ci sono grandissime compagnie quali Microsoft, Unilever e Mercedes, ma mancano, guarda caso, competitor di Amazon quali Apple e Google.

Il video mostra immagini da diverse zone del mondo, nelle quali, in uno scenario devastato dall’inquinamento, persone appartenenti a differenti culture (anglosassoni, tedeschi, italiani, spagnoli, giapponesi) lanciano un monito alle imprese, considerate la causa principale dell’inquinamento atmosferico, coerentemente con quanto affermano le statistiche sul climate change.

La caratteristica è che tutti i protagonisti del video appartengono alla Generazione Z, gli Zoomer, quella classe d’età nata fra il 1997 e metà degli anni ‘10 del 2000, e che comprende dunque gli attuali ventenni, adolescenti e bambini.
Ad una prima occhiata il messaggio appare un topos del discorso ambientalista: stiamo rovinando il pianeta e chi ne subirà le conseguenze maggiori saranno le future generazioni. Verso la fine del video, un bambino di origini asiatiche dice con tenera enfasi “I’m only six. You figure it out” (“ho solo sei anni, sta a te capire [cosa fare]”).

Eppure c’è un elemento che sovverte la retorica classica sul discorso ambientale - una retorica spesso paternalista e gattopardiana - nel momento in cui sono gli stessi Zoomer a parlare, cioè quella classe generazionale che dall’esempio di Greta Thunberg in poi si sta imponendo quale portavoce dell’urgenza di un intervento per limitare i danni del cambiamento climatico, non più delegando al comportamento del singolo la responsabilità dell’inquinamento, quanto agli elementi strutturali del sistema produttivo capitalista.

Lo spot strizza l’occhio a questa versione generazionale del conflitto sociale, che ha radici ben più profonde e che s’inserisce in quella che nei paesi anglosassoni è chiamata generational warfare. Amazon identifica da subito qual è il nuovo target di consumatori che vuole intercettare, titillando il sistema di valori e la subcultura da loro espressi, accreditandosi sul piano etico senza rinunciare alla necessità di engagement del potenziale consumatore.

Il concetto di generazione è piuttosto recente. Esso nasce quando viene introdotto per la prima volta il concetto di cultura giovanile, cioè attorno alla metà degli anni ‘50, quando un capitalismo in forte espansione cominciava ad avere la necessità di diversificare i consumatori ed identificare nuovi potenziali clienti a cui rivolgere i propri prodotti.
Si cominciò così a parlare di Silent Generation (quella prebellica), di Baby Boomer (nata e cresciuta durante il boom economico postbellico), di Generazione X, di Generazione Y o Millennials (nata e cresciuta a cavallo del nuovo millennio), sino alla più recente, la Generazione Z o degli Zoomer, la prima vera generazione nativo-digitale.

Negli ultimi decenni questa attenzione sempre più ossessiva alle classificazioni generazionali, alla ricerca di target distinti “spiritualmente” gli uni dagli altri, è stata fomentata dalle principali società di consulenza, affamate di nuovi sistemi di profilazione da vendere alle imprese sia per motivi commerciali che di gestione delle risorse umane, avendo ampie ricadute sul piano identitario per gli stessi “utenti” organizzati in segmenti secondo la nascita.

Ciascuna generazione viene descritta come monolitica: nonni e bisnonni della Silent Generation erano conformisti, i Boomer liberali e spreconi, i Millennial fragili e narcisisti, gli Zoomer maggiormente materialisti e fortemente autocentrati, ma interessati all’ambiente come alla propria crescita personale.

Lo studio sociologico delle generazioni si è da sempre confrontato con una domanda centrale: sono gli eventi storici a determinare i tratti comuni a ciascuna generazione, o è la cultura giovanile nata dal basso ad indirizzare la Storia?
Gli Zoomer - come fu per i Boomer negli anni ‘60 e per i Millennial nei primi anni 2000 - sono convinti che la seconda ipotesi sia più vicina alla realtà. Nel libro Gen Z, Explained, quattro ricercatrici profetizzano l’arrivo di una nuova era guidata dalla Generazione Z, più attenta alle questioni ambientali, alle tematiche intersezionali, alla libertà individuale.

Come la generazione hippie degli anni ‘60 vedeva nella rivoluzione lisergica la strada maestra nella costruzione di un mondo migliore, oggi una piccola porzione di Zoomer guarda a sé stessa come avanguardia messianica verso un cambiamento reso necessario dalle colpe delle generazioni precedenti, in particolare i Boomer - i padri, considerati edonisti incapaci di prevedere il disastro che il sistema economico da loro costruito, fatto di sprechi e scarsa lungimiranza, stesse generando - ed i Millennials - i fratelli maggiori, ritenuti più consapevoli, ma fragili, incistati nel proprio narcisismo e incapaci di visioni a lungo termine.

Ogni guerra generazionale, tuttavia, ha profonde motivazioni psicoanalitiche, che tendiamo troppo spesso a sottovalutare. Quella attuale in particolare, tuttavia, ha caratteri peculiari piuttosto preoccupanti.

Thomas Ogden, importante psicoanalista nordamericano - uno dei teorici della riscoperta di Hans Loewald, psicoanalista tedesco post-freudiano, dimenticato troppo presto dalla stessa psicoanalisi - prova a riportare alla luce la riconcettualizzazione dell’Edipo offerta da Loewald quale scontro generazionale necessario al processo di individuazione che conduce all’età adulta.

Per Loewald, l’Edipo non parla dello sviluppo sessuale come era per Freud, quanto della necessità di commettere un parricidio rituale per assumere un posto nel mondo. Ciascuna generazione ha il compito di distruggere, riorganizzare e ricreare in maniera unica e personale ciò che le generazioni precedenti hanno già creato.

L’aspetto centrale del parricidio è tuttavia la tensione tra il debito del figlio verso le generazioni che lo precedono ed il suo desiderio di liberarsi per diventare una persona a sé stante. Il rapporto di dipendenza e autonomia è circolare, passa per l’uccisione del passato, ma anche per il riconoscimento del valore generato da quello stesso passato. Allo stesso tempo, passa per la rinuncia da parte dei padri della funzione di guida, per assumere quella di predecessori ed infine di antenati da ricordare.

Come abbiamo visto, il concetto di generazione è una convenzione arbitraria, nata principalmente dalla necessità di creare dal nulla nuovi trend di consumo. Nonostante ciò, esso è un potente mezzo di costruzione identitaria collettiva, che permette di elaborare il conflitto simbolico fra passato e presente, fra genitori e figli, fra vecchio e nuovo.

Il vero problema con l’attuale welfare è la negazione di quel debito di cui parla Loewald. Il debito è piuttosto quello lasciato dai Boomer agli Zoomer, inteso meramente nella sua accezione economica (ciò che dovremo ripagare in termini monetari, di opportunità professionali, il conto verso il nostro pianeta), mentre il lascito dei padri - in termini di raggiungimento di diritti civili o di sviluppo di valori individuali liberali - non è riconosciuto, né considerato uno strumento culturale prezioso da cui ripartire, che favorisca un passaggio di consegne meno violento. D’altra parte, una classe dominante sempre più anziana che non rinuncia a passare da guida a predecessore, rende il conflitto ancor più esacerbato.

Così, padri eternamente adolescenti, incapaci di passare il testimone, costringono i figli ad un’eterna dipendenza. Figli carichi di rancore generazionale rifiutano il legame di dipendenza, contrapponendo una grandiosità narcisistica che non ammette debiti, ma anzi riconosce solo un credito infinito mai del tutto colmabile.

In attesa che una nuova generazione interrompa il ciclo. O che, più realisticamente, una nuova cultura superi la necessità di leggere la società in termini di divario generazionale.

05/09/2023

Ricominciamo!!
•••Si riceve per appuntamento***

“Gli psicoterapeuti sono spesso delusi dalle risposte che i loro ex pazienti forniscono alla domanda che cosa essi ritengono sia stato loro di maggior beneficio nel corso della psicoterapia. Gli psicoterapeuti si accorgono infatti con sgomento che i loro ex pazienti spesso non ricordano niente delle formulazioni psicodinamiche o delle interpretazioni che il terapeuta ha costruito con cura per cercare di fornire insight (consapevolezza) al paziente. Si ricordano invece di una battuta scherzosa fatta dal terapeuta, di una risata di cuore fatta insieme, di un momento di contatto emozionale commovente, di uno sguardo scambiato in una condizione di particolare vicinanza. Lyons-Ruth et al. considerano questi momenti della terapia - nei quali si verifica qualcosa di riparativo dal punto di vista delle emozioni, che non coinvolge però il regno dell’insight o della comprensione cognitiva — come una forma di conoscenza relazionale implicita. Essi ritengono che momenti come questi svolgano un ruolo cruciale in quanto fattori terapeutici".

G. O. Gabbard

Indirizzo

Santa Marinella

Orario di apertura

Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

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